I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

STELLA

 

  Stella aveva negli occhi quella strana luce che Guido conosceva bene. Non ci provò nemmeno a chiederle dove stesse per andare.

La guardava mentre si vestiva: i lunghi capelli scuri, sciolti sulla schiena nuda, il reggiseno che conteneva a stento i seni alti e sodi, il perizoma che scolpiva le sue natiche perfette che andavano a stringersi nella vita sottile. Con gesti lenti si infilò una lunga gonna di organza nera con piccoli fiori rossi e sopra un top di raso rosso chiuso sul davanti da laccetti di seta.

Ai piedi, le piccole unghie laccate di rosso, pesanti zatteroni di sughero dal disegno sgargiante.

“ Sei volgare” Avrebbe voluto dirle, ma non lo fece, perché in fondo gli piaceva che lei fosse così com’era, vistosamente provocante e sfacciata anche se spesso non lo era per lui.

Gli piaceva sapere che altri uomini la guardavano desiderandola e che lei ne godesse.

L’aveva amata per la sua inquietudine, per la smania del corpo e della mente che non le dava tregua, trasformando la sua vita in un altalena di euforie e disperazione.

Ora non l’amava più, ma le voleva bene, come ad una bambina un po’ troppo vivace, con quella tenerezza insofferente che certe volte rasenta la rabbia.

E poi lei era così bella! Una donna così accanto a lui! Non l’avrebbe sperato nelle sue fantasie più accese di ragazzo, invece l’aveva avuta, e poteva averla ogni volta che voleva.

Conosceva quel corpo nei minimi dettagli, in ogni piega della pelle, in ogni sospiro. Niente in lei riusciva a stupirlo e a incuriosirlo ormai. Era come un bel quadro noto ormai troppo bene al punto da confondersi con la parete.

Anche il desiderio si era affievolito, perdendosi nella quieta abitudine di rapporti sempre uguali, prevedibili e rassicuranti, dove il fuoco di lei riscaldava senza più bruciare.

Continuò a guardarla mettersi il profumo, pochi spruzzi dietro le orecchie, ai polsi, nell’incavo del seno. Gli sembrò patetica in quella sua smania di piacere a tutti i costi.

Ma Stella in quel momento non si accorgeva di nulla. Aveva per la testa altri pensieri. L’avrebbe incontrato? O forse la serata si sarebbe trascinata nella solita noia delle chiacchiere oziose con le amiche? A Guido non pensava. Del resto anche quando uscivano insieme, lui le camminava accanto in un silenzio esasperante, assente e lontano, chiuso nei suoi pensieri al punto da essere irritante.

Stella ricordava i primi tempi del loro amore, quando lui ascoltava attento, almeno le sembrava, i suoi discorsi interminabili. A giudicare dal dopo, lei si chiedeva cosa in realtà pensasse, se pensava, mentre lei lo inondava di quel profluvio di parole, tanto poco, negli anni successivi, si era dimostrato attento o curioso dei suoi pensieri e delle sue stesse emozioni.

Ora in ogni caso era tardi, distillati di silenzi gelidi e pungenti avevano scavato solchi di incomprensione fra di loro, che nulla avrebbe oramai colmato.

Meglio pensare a “lui” al suo passo elastico e sensuale, al suo sguardo denso e vagamente ironico, meglio pensare a come conquistarlo o almeno accendere una scintilla di interesse nei suoi occhi. Finora i risultati dei suoi sforzi erano stati molto deludenti a dire il vero. Lui sembrava sfuggire le sue attenzioni, i suoi sguardi insistenti…Alzò le spalle in un gesto di insofferenza. Che importa si disse, il mondo è pieno di uomini. Si diede un’ultima occhiata nel grande specchio dell’ingresso prima di uscire senza neanche salutare.

Guido sentì lo scatto della porta che si chiudeva alle sue spalle. Sorrise.

Persino la porta sembrava irritata, il rumore che aveva fatto era stato secco e tagliente, come il passo sicuro di Stella, che col suo corpo fendeva l’aria, aggressiva e dolce.

Guido percepiva la sua infelicità, ma non poteva farci nulla. Era come la pioggia insistente di novembre, che scende monotona e lenta a coprire ogni cosa senza che qualcuno possa fermarla. Erano così diversi! Universi paralleli che non potevano incontrarsi. L’errore era stato pensarlo, lasciarsi attrarre dal fuoco fugace di un’attrazione subitanea dettata dalla curiosità o forse dalla giovinezza…

Ora la immaginava incontrare le amiche, immergersi in quei discorsi inconcludenti e fatui che lo annoiavano a morte e annoiavano anche Stella ne era certo, ma lei li subiva come un male inevitabile da barattare con la solitudine.

Stella attraversò la strada con passo veloce, reso incerto dall’altezza degli zatteroni. Lo sguardo verso l’orizzonte a cercare nella folla che passeggiava sul corso in quella sera d’estate, le solite amiche o almeno una faccia conosciuta.

Ad un tratto si sentì chiamare: “ Stella!” Una macchina di passaggio? Ma no, la voce era di quelle conosciute!

“ Dove vai bella mora?” La voce tornò a ripetere. Stella si girò, incontrando lo sguardo brillante di qualcuno che conosceva bene e che avrebbe preferito dimenticare.

“ Ciao Marco.” Sorrise stringendogli la mano che sporgeva dal finestrino di un’auto di grossa cilindrata.

“ Neanche un bacio sulla guancia? Mi deludi! Dopo tanto tempo che non ci vediamo!” Esclamò lui trattenendole la mano un secondo di troppo.

“ Sei sicuro di potertelo permettere?” Chiese lei con l’antica civetteria che lui ricordava bene.

“ Ti trovo in perfetta forma, Stella!”

“ Lo sono sempre, dovresti saperlo. Anche tu ti difendi bene, ragazzo”

“ Dove stai andando così elegante?” La guardava malizioso, cercando di scoprire sul viso di lei, le tracce dell’antica passione che un tempo aveva nutrito per lui. Ma il suo volto era sereno e tranquillo, la voce pacata, i gesti misurati.

“Ti do un passaggio?” La provocò.

“ Grazie ma non è necessario, gli amici mi aspettano in piazza.” Mentì lei. All’improvviso voleva interrompere quella conversazione, perché Marco non si accorgesse che non aveva più niente da dirgli e che cominciava a sentirsi imbarazzata.

Si salutarono cordiali e lei proseguì il cammino, conscia che lui la guardava. Inconsapevolmente la schiena si tese, i seni alti bucarono la stoffa del top, i fianchi morbidi ondeggiarono appena più del solito nella morbida gonna di organza.

“ E’ ancora una gran bella donna!” Pensava Marco guardandola. Poi rimise in moto la macchina.

 Li vide da lontano, i soliti amici. Chiacchieravano in gruppo, interrompendo le parole con allegre risate. C’era anche “ Lui”. Stella sorrise contenta. E chissà se questa volta sarebbe successo quel qualcosa che aspettava da tempo.

Più tardi in pizzeria, fece in modo di sederglisi accanto. Si sentiva piacevolmente eccitata come nei suoi momenti migliori. Il seno procace si alzava e si abbassava al ritmo del suo respiro, costretto a mala pena nella stoffa sottile. Lui le lanciava sguardi volutamente incuranti, ma i suoi occhi brillavano per il vino forse o per la sua vicinanza.

Ad un tratto entrò anche Marco e le fece un cenno di saluto andandosi a sedere ad un tavolo quasi di fronte a lei. La sua presenza, in quel momento in quel posto, le fece l’effetto di una scarica di adrenalina, le sue guance già arrossate dal vino, avvamparono ancora di più.

In un attimo di freddezza, si sentì patetica e sciocca mentre si avvicinava a “ lui” al suo fianco a mormorargli qualcosa nell’orecchio, gli occhi agganciati a quelli di Marco che la guardava sornione.

“ Non hai più l’età per queste sciocchezze” Si disse, mettendosi subito a tacere, perché si sentiva la ragazza che era stata tantissimi anni prima e non voleva perdere quell’euforia superficiale e disperata che le faceva dimenticare… già dimenticare.

La serata passò in allegria. “ Lui” al suo fianco sembrò sciogliersi un po’ dalla sua solita indifferenza scherzosa. Le toccò il braccio nudo con la punta delle dita, in un gesto di fuggevole confidenza, raccontandole qualcosa che lei ascoltò appena, conscia dello sguardo di Marco che seguiva ogni suo gesto.

“ E guardala!” Si diceva lui. “ Ha trovato un altro oggetto per le sue attenzioni. Non poteva nascondersi una punta di delusione. Non pensava che lei l’avrebbe accantonato così presto. Ma del resto lui non l’aveva voluta. Avrebbe potuto averla con uno schiocco di dita, pensò compiaciuto di se stesso, ma l’aveva respinta. Perché? Ora le risposte che poteva dare a quella domanda, gli sembravano fragili e inconsistenti. Non che non gli piacesse! Non gli piaceva abbastanza ecco tutto, per le complicazioni che sarebbero sorte. Una donna sposata e poi Guido! Non erano amici ma si conoscevano da una vita. Suvvia! Chissà se quest’altro le avrebbe dato un po’ più di spago! Non gli sembrava il tipo. Ma poi chi poteva saperlo.

 “ Angelo, stasera ti tocca accompagnarla tu a Stella, noi facciamo un’altra strada questa volta.” Disse Giulia ridendo, rivolgendosi a “Lui”.

A Stella il cuore fece una capriola nel petto.

“ Posso tornare a casa da sola, non preoccupatevi.” Si provò a dire.

“ A quest’ora? Scherzi? Che vuoi che sia per Angelo darti un passaggio? Vero Angelo?”

“ Figurati!” Mormorò lui, ma sembrava scontento. E a Stella questo non sfuggi.

“ Ma no, davvero. Torno a casa da sola. Non preoccupatevi. Ci vediamo domani.” Esclamò decisa. Poi voltò loro le spalle e si avviò verso casa. Nessuno la richiamò indietro.

Aveva voglia di piangere nella sua gonna fru fru, sugli zatteroni dipinti. Aveva voglia di piangere, mentre camminava veloce sui marciapiedi deserti, senza guardarsi intorno, gli occhi sulla punta delle scarpe che calpestavano la sua anima ferita e persa.

“ Stella!” Si sentì chiamare. Angelo?

“ Ma dai fermati. Ti accompagno, salta su.” Insistette ”lui”, accostando la macchina al marciapiede e aprendole lo sportello.

Stella montò senza parlare. All’improvviso non le importava più di essere da sola con lui, una cosa che aveva aspettato da così tanto tempo. Sembrava un copione già visto, le stesse battute, gli stessi gesti. Tutta la sua vita era un copione già visto che annoia.

Lui mise in moto in silenzio. Il calore del suo corpo inondava tutto l’abitacolo, nella calura estiva. Ma Stella aveva le lacrime sulla punta delle ciglia e non parlava. Voleva essere a casa a piangere in silenzio nella notte indifferente, mentre al suo fianco Guido dormiva i suoi sonni senza sogni.

Voleva togliersi di dosso la gonna frufru, gli zatteroni, il top provocante e ritornare nei suoi soliti panni di fragile incoerenza, di dolori lontani, di delusioni brucianti. Angelo guidava sicuro e silenzioso, forse imbarazzato, ma non lo mostrava. Certo doveva essersi accorto della simpatia di Stella e stava bene attento a non incoraggiarla. Lei gli piaceva, ma non abbastanza. Non a sufficienza per tutte le complicazioni che poteva portargli.

Fermò la macchina davanti al suo portone. Non c’era nessuno sulla strada deserta. Lei si voltò a guardarlo, nel buio brillavano solo le sue labbra carnose dischiuse come un frutto maturo e invitante.

Prima di pensarci, anzi senza pensarci perché se no non l’avrebbe fatto, si chinò a baciarle, spinto da un impulso irrefrenabile. Avevano il sapore del vino che avevano bevuto e un retrogusto amaro e salato come di lacrime….

 

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