I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

SOLO DUE RIGHE DI CRONACA

viso

 

Il ragionier Cerutti, si sistemò il nodo alla cravatta. Era un po’ storto, d’altra parte non ci era più abituato. Erano secoli che non la indossava.

Lo diceva sempre sua moglie : “ Emilio, non imparerai mai a fare il nodo alla cravatta in modo decente, se non ci fossi io…” E infatti se non ci fosse stata lei, allora, a sistemargli i vestiti da indossare per andare a lavoro, a portargli il caffè caldo a letto la domenica mattina, se non ci fosse stata lei a riempire la sua solitudine, molto prima ci sarebbe andato forse a quell’appuntamento. Ma forse no, dopotutto. Era giovane allora.

La vita sembrava un’autostrada dritta dritta, da percorrere a velocità sostenuta.

 E anche lei, l’Adelina, era un fiore di ragazza allora, con quelle guance piene e quegli occhi chiari che sembravano laghi di montagna tanto erano trasparenti.

Il ragionier Cerutti si pettinò i radi capelli bianchi, un tocco di colonia, ma appena un po’ che alla sua età non sta bene profumarsi troppo, e uscì dal bagno. La dignità è tutto, pensava e anche l’aspetto conta in ogni circostanza.

Il vestito gli stava un po’ largo.

“ Son dimagrito!” Pensò, “E certo a furia di mangiare solo una zuppa di latte alla sera!”

“ Mangiare poco fa bene alla salute!” Si disse e scoppiò a ridere.

“ E’ vero Adelina?” Chiese a sua moglie, ma lei non rispose, gli occhi fissi e assorti verso un orizzonte imprecisato, nel suo vestito a fiori leggero, quello della festa che a lui piaceva tanto.

Il ragionier Cerutti scosse il capo e si guardò intorno. “ Quanto è vecchia questa casa! Più vecchia di me. Guarda sti muri, avrebbero bisogno di una mano di tinta. Lo specchio del comò è tutto sbrecciato, sembra che l’abbiano rosicchiato i topi. Ci piangerebbe l’Adelina se lo vedesse…”

Perché ci teneva l’Adelina alla casa. Sempre a pulire e strofinare, sempre a rassettare, ci si ammazzava, ecco, perché tutto fosse sempre lindo e in perfetto ordine, che quasi sembrava un museo quella casa e ci si doveva entrare in punta di piedi.

Ricordava bene quando ce l’aveva portata giovane sposa, al ritorno dal viaggio di nozze…

“ Che bella!” Aveva esclamato lei, lo sguardo rapito, ”Ha perfino il bagno!" Lui aveva riso allora.

“ Che credi” aveva detto “ Di essere ancora in mezzo alla campagna nella baracca di tuo padre?”

Lei l’aveva guardato, ferita, con due lacrimoni in punta di ciglia, e lui si era scusato subito, maledicendo quella piccola cattiveria. Lei era così ingenua allora, così sprovveduta. Era sempre vissuta in campagna e si sentiva persa in quella grande città dove lui l’aveva portata.

“ Metterò le tendine alle finestre.” Aveva detto seria, ricacciando indietro le lacrime.

E così era scivolata via la vita in quella casa per loro due. Figli non ne erano arrivati.

“ Ci faremo compagnia da soli.” Aveva detto lei. Invece se ne stava lì, nel suo vestito a fiori, quello della festa che a lui piaceva tanto, con gli occhi chiari persi all’orizzonte e non diceva nulla.

“Tutti questi anni, Adelina, ma ci pensi? Ti ricordi la festa che facemmo quando sono andato in pensione? Sono venuti tutti i colleghi, il capoufficio, ti ricordi? Perfino i tuoi parenti dal paese. E’ stata una bella festa, ti sei pure commossa, hai detto 'adesso ci potremo godere la vita…hai detto!"

Già la vita! Ma mica ti chiede il permesso la vita quando ti vuole togliere qualcosa. Se la prende e basta. Tu lo sai bene Adelina mia, lo sai bene.”

Il ragionier Cerutti andò in cucina a prepararsi il caffè.  Aveva lo sguardo appannato e gli occhi umidi dei vecchi, occhi che hanno visto troppo anche ciò che non avrebbero voluto vedere.

Il suo passo non era più troppo fermo, le sue spalle, strette e magre, sembravano ripiegarsi sul suo corpo smunto. Si sentiva un magone dentro. Come una cosa che cade piano piano e non puoi riprenderla più.

Quanto gli anni che erano andati via fra i muri di quella casa! Ora, neanche loro avrebbero più trattenuti i ricordi…

Nel mettere lo zucchero nella tazzina, la zuccheriera cadde sul pavimento e si ruppe. Era quella del servizio buono, regalato per le loro nozze dalla buon’anima della zia Giovanna. Un servizio da dodici. Le tazzine avevano il bordo di oro zecchino. “Se sapessi Adelina, ho finito per usarlo il servizio buono. A chi dovevamo lasciarlo dopo tutto? E di tazzine non ne sono rimaste poi molte, ora anche la zuccheriera… Queste mani non sono più ferme come una volta Adelina mia…”

Ma poi non era rimasto molto nella casa ormai. Fra ciò che si era rotto e ciò che aveva dato via, solo l’essenziale e fra un po’ neanche quello.

Il ragionier Cerutti tornò a guardarsi intorno. A lui non serviva più nulla ormai.

Neanche prima, del resto.

Era stato sempre un uomo di poche pretese. Solo l’essenziale: il caffè la mattina, il giornale dopo il caffè, un paio di vestiti per l’ufficio, uno buono per la domenica, due paia di scarpe, uno per l’inverno e l’altro per l’estate. Così era anche l’Adelina e poi lo stipendio non era molto e quell’affitto che cresceva sempre, ogni anno di più. Aveva fatto il possibile il ragionier Cerutti, il possibile e l’impossibile. Aveva sempre pagato, fino a togliersi il pane di bocca.

Guardò la busta poggiata sul mobiletto dell’ingresso. Non l’aveva neppure aperta, quasi che avesse paura di scottarsi, tanto gia lo sapeva cosa conteneva…

“ Ci vuole coraggio Adelina mia, e io non ce l’ho. Perdonami se puoi…” Disse rivolgendosi a sua moglie che restò muta nel suo vestito a fiori, quello della festa, con quello sguardo, muto anch’esso, perso all’orizzonte…così come l’aveva colta il fotografo fissando sulla carta per l’eternità quell’inizio della sua maturità che non avrebbe conosciuto futuro.

Perché l’Adelina era andata via un giorno lontano di primavera, senza poter mantenere nessuna delle due promesse che aveva fatto al marito.

Il ragionier Cerutti prese la fotografia di sua moglie con la sua cornice d’argento e se la strinse al petto, il vetro rivolto verso il corpo quasi proteggerla… e si diresse verso la finestra aperta….

 Nella pagina di cronaca del gazzettino di M, qualcuno lesse il giorno dopo un breve trafiletto, quasi nascosto:

“ Dramma della solitudine in via degli Sgrovegni. Un pensionato, Emilio Cerutti di 74 anni si è suicidato ieri mattina, gettandosi dalla finestra del suo appartamento al quarto piano. Era vedovo e viveva solo. Aveva ricevuto l’ingiunzione di sfratto dal suo appartamento, di proprietà di una Finanziaria che aveva deciso di venderlo. Lo sfratto era esecutivo.”

 

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