UNA STORIA DI PAESE: l’uomo
che cercava se stesso.

Il Maresciallo Calogero Votabene quella mattina si era alzato
col piede sbagliato.
La giornata era afosa, l’Appuntato Vinciguerra era in malattia,
restavano solo Gargiulo e Milone che in due non facevano un solo
cervello.
Dulcis in fundo, sua moglie Adelina gli aveva chiesto di essere
accompagnata a trovare la madre a T.Ora Adelina era una donna di
peso. Prima di tutto perché pesava quasi cento chili e poi
perché quando parlava, urlava in modo tale da perforare i
timpani ad un sordo. Non c’era verso di ignorare le sue
necessità, anche perché aveva la sgradevole tendenza a ripetere
una cosa fino alla nausea.
E quella mattina, inseguendolo perfino in
bagno, gli aveva ripetuto che voleva andare da sua madre
almeno mille volte e lui era stato così stupido da
promettere di farla accompagnare dall’Appuntato Vinciguerra
senza sapere che quello si era messo in malattia.
E ora? Gli sarebbe toccato di accompagnarla lui!
Il telefono sulla scrivania si mise a squillare
all’improvviso e per come vibrava, sembrava che all’altra
parte della cornetta ci fossero moglie e suocera unite. Il
Maresciallo Votabene rabbrividì e alzò la cornetta con mano
quasi tremante.
“ Marescià, scappò…” E ti pareva! Gargiulo.
“ Gargiù, cu scappò?”
“ U’ strologo.” Questo era il guaio di Gargiulo, che parlava
in codice, un codice noto a lui solo.
“ Senti Gargiulo, vedi di spiegarti. Chi scappò e da dove…”
“ Comandi Maresciallo, dal manicomio di B… scappò un pazzo.
Ci chiamarono dieci minuti fa a mìa e a Milone. Nel posto
siamo…” Appunto il posto adatto a loro.
Che camurria! Ma anzi, no. Un’ottima scusa per liberarsi di
Adelina e di sua madre.
“ Va bene sto arrivando. Manda in caserma Milone, perché qui
qualcuno ci deve restare.” E chiuse la comunicazione.
Terminare la comunicazione successiva con Adelina fu molto
meno facile. Dovette spiegarle il perché e il percome e
quella ancora urlava come una pazza, mentre posava la
cornetta. O focu! Ma chi glielo doveva dire che quando
l’aveva sposata e mostrava una voce da uccellino… e non solo
la voce!
Il Direttore del Manicomio o Ospedale psichiatrico che dir
si voglia, era un ometto piccolo e calvo con grandi orecchie
a sventola e piccoli occhietti umidi, nascosti dietro lenti
spesse.
“ Maresciallo, ancora non capisco come sia potuto succedere.
Deve essere scappato ieri sera dopo cena perché questa
mattina non era nel suo letto.”
“ Ma non controllate la sera che ci siano tutti?” Chiese il
Maresciallo con fare annoiato.
“ Un’imperdonabile leggerezza di Pippo Sanfilippo,
l’infermiere responsabile del piano. Ma prima non era mai
successo…”
Ca proprio! C’era da scommettere che capitava tutte le sere,
si disse il Maresciallo lanciando un’occhiata all’infermiere
che se ne stava in disparte, lo sguardo vuoto quasi come
quello dei matti che lo circondavano.
“ Abbiamo perlustrato tutto l’edificio e anche l’annesso
giardino, ma per ora ancora nulla.” Stava intanto dicendo il
direttore.
“ Dal paese sono arrivati anche dei volontari per cercarlo.”
“ Va bene. Chiamerò anche io rinforzi da M. come si chiama
il matto?”
“ Cono Pensabene.” Mai nome fu tanto appropriato, pensò il
maresciallo.
“ E’ pericoloso?” Chiese Gargiulo.
“ Per niente. Ammazzò solo so mugliere. Ma fu cosa di
gelosia.” Intervenne l’infermiere, uscendo dal suo ottuso
mutismo.
Fu battuto a tappeto tutto l’ospedale e il giardino. Ai
carabinieri si erano uniti molti volontari venuti dal paese.
Uomini e donne che dicevano di conoscere il matto. Ma i tre
quarti di loro sicuramente erano li per pura curiosità. Si
agitavano come polli impazziti in un pollaio intralciando le
ricerche come meglio non avrebbero potuto fare.
Poi si passò a perlustrare il paese e il territorio
circostante. Ovviamente non fu trovato nessuno a parte
qualche picciotto che si era appartato con la ragazza.
Il Maresciallo Votabene cominciava a rimpiangere di non aver
accompagnato sua moglie dalla madre, dove avrebbe potuto
sicuramente potuto mangiare degli ottimi sfinciuni che erano
la sua specialità.
In quel momento era sudato come un cavallo e puzzava sotto
la calura che aveva trasformato la sua divisa in una corazza
intrisa d’acqua.
Gli facevano male i piedi e aveva sete e fame.
Gargiulo gli saltellava intorno assolutamente inutile e del
matto nessuna traccia.
Era arrivata perfino la tv locale con Fabio Scalise,
giornalista d’assalto, diceva lui, che se continuava così
gli avrebbe fatto fare la figura dello scemo.
Si passò il fazzoletto sul faccione sudato, guardando il
sole che stava ormai tramontando.
Piano piano la squadra dei volontari si era assottigliata.
Alla chetichella ognuno se ne tornava a casa sua dove
certamente lo aspettava una bella doccia fresca e un bel
piatto di pasta. A questo pensiero al maresciallo cominciò a
gorgogliare lo stomaco.
L’appuntato Salvatori della caserma di M. si avvicinò con
fare guardingo.
“Maresciallo. Fra poco sarà buio. Suggerirei di riprendere
domani le ricerche…Ho lasciato qualche uomo a sorvegliare le
case dei parenti e conoscenti del malato…tante volte
dovesse…”
“ D’accordo Salvatori, ha fatto benissimo. Penso che
riprenderemo le ricerche appena fa giorno.” Rispose Votabene
sollevato.
“ Comandi.” L’altro si mise sull’attenti.
Fabio Scalise si avvicinò a grandi passi e dallo sguardo
luccicante che aveva, c’era da scommettere che si preparava
a scrivere un articolo di fuoco.
“ Allora Maresciallo, che novità ci riferisce sulle
ricerche?” Chiese piazzando il microfono sotto il naso
sudato del Maresciallo.
Quest’ultimo gli lanciò un’occhiata di fuoco.
“ Abbiamo varie segnalazioni, che verificheremo.” Rispose in
tono gelido.
“ Praticamente brancolate nel buio.” Rise quello.
“ Se scrivi una cosa del genere, ti cambio i connotati.” Lo
minacciò il Maresciallo.
Il giornalista si allontanò ridendo.
Gargiulo intanto si era seduto su un muretto e si guardava
intorno pensieroso.
“ Gargiù! Hai intenzione di passare qui tutta la notte?” gli
chiese irritato il maresciallo.
L’altro esclamò come parlando fra se. “ Qualcuno trovammo.
Trovammo la suocera di Sarino u curto. Se l’era persa quasi
tre mesi fa. Era andato pure a chi l’ha visto….”
“ Ma va! Se era in un reparto dell’ospedale di B.”
“ Co tutti i pinseri che ave, nun se ne ricordava. Che c’è
di male?” Il Maresciallo fece finta di non sentire.
“ Trovammo pure la figlia di Calogero Santachiara…”
“ Si, incinta al nono mese. Un po tardi la trovammo.”
“ Perché lei non voleva farsi trovare.”
“ Ma no! E chi l’avrebbe mai detto!” Il Maresciallo stava
per esplodere.
“ Come si impegnò quello nelle ricerche…” Stava dicendo
Gargiulo, alludendo ad un uomo seduto sullo stesso muretto,
poco distante. Votabene seguì la direzione del suo sguardo.
Nell’oscurità, la sagoma dell’uomo si intravedeva appena. Se
ne stava come prostrato, la testa fra le mani.
“ Taliasse marescià! E’ da questa mattina che furrìa da una
parte all’altra. Sembrava strologo macari lui…” Esclamò
Gargiulo
“ Forse è un parente del matto, un amico…” Obiettò il
Maresciallo. Intanto Gargiulo si era alzato in piedi.
“ Puvirazzo! Meglio che s’arricampa. Tanto ormai per stasera
abbiamo finito.”
Il Maresciallo decise di avvicinarsi al pover’uomo. Mica
potevano lasciarlo lì in quello stato. Tanto valeva
accompagnarlo a casa.
“ Mi scusasse.” Disse quando gli fu vicino.
“Forse è meglio che lei vada a casa. Le ricerche
riprenderanno domani. Lei è un parente?”
“ Lei cu?” Chiese quello.
“ Lei …tu sei un parente?”
“ Non aio né matri né patri…” Oh marò un altro strologo!
“ Ma una casa l’avrai?” Votabene si impose di mantenersi
calmo, ma aveva la vescica piena e non ne poteva più dalla
fame e dal caldo. L’uomo continuava a guardarlo con uno
sguardo vuoto e addolorato.
“ L’avevo, prima che quella buttana…” Esplose,
interrompendosi di botto.
Il maresciallo Votabene sentì un brivido nel fondo della
schiena. Lui e Gargiulo si guardarono negli occhi e forse
anche nel cervello ottuso di Gargiulo dovette farsi largo lo
stesso pensiero
“Ma insomma come ti chiami?” Chiese il maresciallo Votabene
con un fil di voce.
“ Cu? Io? Pensabene Cono. Nuzzo per gli amici…”
|
|
|