STELLA
Stella aveva negli occhi quella strana luce
che Guido conosceva bene. Non ci provò nemmeno a chiederle dove
stesse per andare.
La guardava mentre si vestiva: i lunghi capelli
scuri, sciolti sulla schiena nuda, il reggiseno che conteneva a
stento i seni alti e sodi, il perizoma che scolpiva le sue natiche
perfette che andavano a stringersi nella vita sottile. Con gesti
lenti si infilò una lunga gonna di organza nera con piccoli fiori
rossi e sopra un top di raso rosso chiuso sul davanti da laccetti di
seta.
Ai piedi, le piccole unghie laccate di rosso,
pesanti zatteroni di sughero dal disegno sgargiante.
“ Sei volgare” Avrebbe voluto dirle, ma non lo
fece, perché in fondo gli piaceva che lei fosse così com’era,
vistosamente provocante e sfacciata anche se spesso non lo era per
lui.
Gli piaceva sapere che altri uomini la
guardavano desiderandola e che lei ne godesse.
L’aveva amata per la sua inquietudine, per la
smania del corpo e della mente che non le dava tregua, trasformando
la sua vita in un altalena di euforie e disperazione.
Ora non l’amava più, ma le voleva bene, come ad
una bambina un po’ troppo vivace, con quella tenerezza insofferente
che certe volte rasenta la rabbia.
E poi lei era così bella! Una donna così
accanto a lui! Non l’avrebbe sperato nelle sue fantasie più accese
di ragazzo, invece l’aveva avuta, e poteva averla ogni volta che
voleva.
Conosceva quel corpo nei minimi dettagli, in
ogni piega della pelle, in ogni sospiro. Niente in lei riusciva a
stupirlo e a incuriosirlo ormai. Era come un bel quadro noto ormai
troppo bene al punto da confondersi con la parete.
Anche il desiderio si era affievolito,
perdendosi nella quieta abitudine di rapporti sempre uguali,
prevedibili e rassicuranti, dove il fuoco di lei riscaldava senza
più bruciare.
Continuò a guardarla mettersi il profumo, pochi
spruzzi dietro le orecchie, ai polsi, nell’incavo del seno. Gli
sembrò patetica in quella sua smania di piacere a tutti i costi.
Ma Stella in quel momento non si accorgeva di
nulla. Aveva per la testa altri pensieri. L’avrebbe incontrato? O
forse la serata si sarebbe trascinata nella solita noia delle
chiacchiere oziose con le amiche? A Guido non pensava. Del resto
anche quando uscivano insieme, lui le camminava accanto in un
silenzio esasperante, assente e lontano, chiuso nei suoi pensieri al
punto da essere irritante.
Stella ricordava i primi tempi del loro amore,
quando lui ascoltava attento, almeno le sembrava, i suoi discorsi
interminabili. A giudicare dal dopo, lei si chiedeva cosa in realtà
pensasse, se pensava, mentre lei lo inondava di quel profluvio di
parole, tanto poco, negli anni successivi, si era dimostrato attento
o curioso dei suoi pensieri e delle sue stesse emozioni.
Ora in ogni caso era tardi, distillati di
silenzi gelidi e pungenti avevano scavato solchi di incomprensione
fra di loro, che nulla avrebbe oramai colmato.
Meglio pensare a “lui” al suo passo elastico e
sensuale, al suo sguardo denso e vagamente ironico, meglio pensare a
come conquistarlo o almeno accendere una scintilla di interesse nei
suoi occhi. Finora i risultati dei suoi sforzi erano stati molto
deludenti a dire il vero. Lui sembrava sfuggire le sue attenzioni, i
suoi sguardi insistenti…Alzò le spalle in un gesto di insofferenza.
Che importa si disse, il mondo è pieno di uomini. Si diede un’ultima
occhiata nel grande specchio dell’ingresso prima di uscire senza
neanche salutare.
Guido sentì lo scatto della porta che si
chiudeva alle sue spalle. Sorrise.
Persino la porta sembrava irritata, il rumore
che aveva fatto era stato secco e tagliente, come il passo sicuro di
Stella, che col suo corpo fendeva l’aria, aggressiva e dolce.
Guido percepiva la sua infelicità, ma non
poteva farci nulla. Era come la pioggia insistente di novembre, che
scende monotona e lenta a coprire ogni cosa senza che qualcuno possa
fermarla. Erano così diversi! Universi paralleli che non potevano
incontrarsi. L’errore era stato pensarlo, lasciarsi attrarre dal
fuoco fugace di un’attrazione subitanea dettata dalla curiosità o
forse dalla giovinezza…
Ora la immaginava incontrare le amiche,
immergersi in quei discorsi inconcludenti e fatui che lo annoiavano
a morte e annoiavano anche Stella ne era certo, ma lei li subiva
come un male inevitabile da barattare con la solitudine.
Stella attraversò la strada con passo veloce,
reso incerto dall’altezza degli zatteroni. Lo sguardo verso
l’orizzonte a cercare nella folla che passeggiava sul corso in
quella sera d’estate, le solite amiche o almeno una faccia
conosciuta.
Ad un tratto si sentì chiamare: “ Stella!” Una
macchina di passaggio? Ma no, la voce era di quelle conosciute!
“ Dove vai bella mora?” La voce tornò a
ripetere. Stella si girò, incontrando lo sguardo brillante di
qualcuno che conosceva bene e che avrebbe preferito dimenticare.
“ Ciao Marco.” Sorrise stringendogli la mano
che sporgeva dal finestrino di un’auto di grossa cilindrata.
“ Neanche un bacio sulla guancia? Mi deludi!
Dopo tanto tempo che non ci vediamo!” Esclamò lui trattenendole la
mano un secondo di troppo.
“ Sei sicuro di potertelo permettere?” Chiese
lei con l’antica civetteria che lui ricordava bene.
“ Ti trovo in perfetta forma, Stella!”
“ Lo sono sempre, dovresti saperlo. Anche tu ti
difendi bene, ragazzo”
“ Dove stai andando così elegante?” La guardava
malizioso, cercando di scoprire sul viso di lei, le tracce
dell’antica passione che un tempo aveva nutrito per lui. Ma il suo
volto era sereno e tranquillo, la voce pacata, i gesti misurati.
“Ti do un passaggio?” La provocò.
“ Grazie ma non è necessario, gli amici mi
aspettano in piazza.” Mentì lei. All’improvviso voleva interrompere
quella conversazione, perché Marco non si accorgesse che non aveva
più niente da dirgli e che cominciava a sentirsi imbarazzata.
Si salutarono cordiali e lei proseguì il
cammino, conscia che lui la guardava. Inconsapevolmente la schiena
si tese, i seni alti bucarono la stoffa del top, i fianchi morbidi
ondeggiarono appena più del solito nella morbida gonna di organza.
“ E’ ancora una gran bella donna!” Pensava
Marco guardandola. Poi rimise in moto la macchina.
Li vide da lontano, i soliti amici.
Chiacchieravano in gruppo, interrompendo le parole con allegre
risate. C’era anche “ Lui”. Stella sorrise contenta. E chissà se
questa volta sarebbe successo quel qualcosa che aspettava da tempo.
Più tardi in pizzeria, fece in modo di
sederglisi accanto. Si sentiva piacevolmente eccitata come nei suoi
momenti migliori. Il seno procace si alzava e si abbassava al ritmo
del suo respiro, costretto a mala pena nella stoffa sottile. Lui le
lanciava sguardi volutamente incuranti, ma i suoi occhi brillavano
per il vino forse o per la sua vicinanza.
Ad un tratto entrò anche Marco e le fece un
cenno di saluto andandosi a sedere ad un tavolo quasi di fronte a
lei. La sua presenza, in quel momento in quel posto, le fece
l’effetto di una scarica di adrenalina, le sue guance già arrossate
dal vino, avvamparono ancora di più.
In un attimo di freddezza, si sentì patetica e
sciocca mentre si avvicinava a “ lui” al suo fianco a mormorargli
qualcosa nell’orecchio, gli occhi agganciati a quelli di Marco che
la guardava sornione.
“ Non hai più l’età per queste sciocchezze” Si
disse, mettendosi subito a tacere, perché si sentiva la ragazza che
era stata tantissimi anni prima e non voleva perdere quell’euforia
superficiale e disperata che le faceva dimenticare… già dimenticare.
La serata passò in allegria. “ Lui” al suo
fianco sembrò sciogliersi un po’ dalla sua solita indifferenza
scherzosa. Le toccò il braccio nudo con la punta delle dita, in un
gesto di fuggevole confidenza, raccontandole qualcosa che lei
ascoltò appena, conscia dello sguardo di Marco che seguiva ogni suo
gesto.
“ E guardala!” Si diceva lui. “ Ha trovato un
altro oggetto per le sue attenzioni. Non poteva nascondersi una
punta di delusione. Non pensava che lei l’avrebbe accantonato così
presto. Ma del resto lui non l’aveva voluta. Avrebbe potuto averla
con uno schiocco di dita, pensò compiaciuto di se stesso, ma l’aveva
respinta. Perché? Ora le risposte che poteva dare a quella domanda,
gli sembravano fragili e inconsistenti. Non che non gli piacesse!
Non gli piaceva abbastanza ecco tutto, per le complicazioni che
sarebbero sorte. Una donna sposata e poi Guido! Non erano amici ma
si conoscevano da una vita. Suvvia! Chissà se quest’altro le avrebbe
dato un po’ più di spago! Non gli sembrava il tipo. Ma poi chi
poteva saperlo.
“ Angelo, stasera ti tocca accompagnarla tu a
Stella, noi facciamo un’altra strada questa volta.” Disse Giulia
ridendo, rivolgendosi a “Lui”.
A Stella il cuore fece una capriola nel petto.
“ Posso tornare a casa da sola, non
preoccupatevi.” Si provò a dire.
“ A quest’ora? Scherzi? Che vuoi che sia per
Angelo darti un passaggio? Vero Angelo?”
“ Figurati!” Mormorò lui, ma sembrava
scontento. E a Stella questo non sfuggi.
“ Ma no, davvero. Torno a casa da sola. Non
preoccupatevi. Ci vediamo domani.” Esclamò decisa. Poi voltò loro le
spalle e si avviò verso casa. Nessuno la richiamò indietro.
Aveva voglia di piangere nella sua gonna fru
fru, sugli zatteroni dipinti. Aveva voglia di piangere, mentre
camminava veloce sui marciapiedi deserti, senza guardarsi intorno,
gli occhi sulla punta delle scarpe che calpestavano la sua anima
ferita e persa.
“ Stella!” Si sentì chiamare. Angelo?
“ Ma dai fermati. Ti accompagno, salta su.”
Insistette ”lui”, accostando la macchina al marciapiede e aprendole
lo sportello.
Stella montò senza parlare. All’improvviso non
le importava più di essere da sola con lui, una cosa che aveva
aspettato da così tanto tempo. Sembrava un copione già visto, le
stesse battute, gli stessi gesti. Tutta la sua vita era un copione
già visto che annoia.
Lui mise in moto in silenzio. Il calore del suo
corpo inondava tutto l’abitacolo, nella calura estiva. Ma Stella
aveva le lacrime sulla punta delle ciglia e non parlava. Voleva
essere a casa a piangere in silenzio nella notte indifferente,
mentre al suo fianco Guido dormiva i suoi sonni senza sogni.
Voleva togliersi di dosso la gonna frufru, gli
zatteroni, il top provocante e ritornare nei suoi soliti panni di
fragile incoerenza, di dolori lontani, di delusioni brucianti.
Angelo guidava sicuro e silenzioso, forse imbarazzato, ma non lo
mostrava. Certo doveva essersi accorto della simpatia di Stella e
stava bene attento a non incoraggiarla. Lei gli piaceva, ma non
abbastanza. Non a sufficienza per tutte le complicazioni che poteva
portargli.
Fermò la macchina davanti al suo portone. Non
c’era nessuno sulla strada deserta. Lei si voltò a guardarlo, nel
buio brillavano solo le sue labbra carnose dischiuse come un frutto
maturo e invitante.
Prima di pensarci, anzi senza pensarci perché
se no non l’avrebbe fatto, si chinò a baciarle, spinto da un impulso
irrefrenabile. Avevano il sapore del vino che avevano bevuto e un
retrogusto amaro e salato come di lacrime….