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QUANTO MI PIACE LA TUA VOCE DI RAGAZZO
Quanto mi piace quella tua voce di ragazzo! Con quella cadenza a
cui non sono abituata. E’ così morbida, elastica, entusiasta e
viva!
“ Sono qui.” Mi dic i. Certo, lo so. Tu ci sei sempre anche se
sei lontano. Ti sei conficcato nella mia anima e a poco a poco e
ora ne occupi ogni angolo, ogni più piccolo anfratto.
Le parole che ci scambiamo, i pensieri, sono solo una pallida
ombra di quello che provo per te.
“ Sono qui!” Ripeti e sembra che tu stia ridendo. E rido anche
io, perché è buffo pensare che da tanto lontano tu mi sia nella
pelle, nella testa, nel cuore.
“ Dai scendi…” E si ,
ti scenderei fra le braccia, su quel corpo che immagino così
bene, invece mi guardo intorno. Questa stanza familiare. Tutte
le mie cose, la mia vita. L’assurda incompletezza di ogni mia
azione. Come qualcosa che manca.
Conosco i tuoi pensieri, ma non so quanto zucchero metti nel
caffè. Non so se ti piacciono gli spaghetti, né il tuo colore
preferito. Conosco i tuoi pensieri ma poco di te. |
Chissà in che posizione ti addormenti, chissà se leggi un
libro prima di dormire…
La tua voce è quella che mi giunge attraverso la cornetta
del telefono, portandoti a me.
E non mi basta mai sentirti, e quando la tua voce si spegne
con un clic, tutto resta vuoto, e la luce non è più la
stessa. Ma poi l’urgenza della vita prende il sopravvento.
Le cose da fare, i gesti quotidiani, tutto cospira e tu
ritorni ad essere quel pensiero costante conficcato dentro
l’anima.
E ora dici:
“ Su scendi, ti sto aspettando…” Non capisco questo gioco.
Mi sembra un po’ crudele in fondo. Una delle tue
provocazioni con le quali mi stuzzichi.
Fuori piove. Quella pioggia furiosa che dura per giorni, che
spazza le strade spinta dal vento.
L’inverno è il regno delle cose perdute, dei ricordi, dei
rimpianti. Non ha la forza carnale dell’estate che accende i
sensi e i pensieri.
L’inverno è quando ho voglia di piangere io che non piango
mai. Perché le lacrime sono una debolezza inaccettabile,
sono l’accettazione di una sconfitta.
“ Insomma, hai intenzione di lasciarmi sotto la pioggia
ancora per molto?” Ora la tua voce è seria, quasi scontrosa.
Sotto la pioggia? SOTTO LA PIOGGIA!
“ Ma dove sei?” La voce mi esce sconnessa, inchiodandosi fra
i denti, inciampando nella lingua che sembra enorme nella
bocca improvvisamente asciutta.
Il cuore galoppa facendo capriole. Ma che scherzo è questo?
Se è uno scherzo, giuro te lo faccio pagare.
Chiudo il telefono senza neanche dirti ciao. Chissà che
penserai! Mi guardo allo specchio. Tuta e scarpe da tennis,
spettinata, non sono precisamente…ma si tanto è uno scherzo.
Infilo il giaccone e mi precipito giù per le scale.
Infinitamente sciocca. Devo essermi impazzita.
La strada è deserta. Pochi passanti sotto ombrelli
sgocciolanti. Macchine dai finestrini appannati e quell’odore
di foglie marcite e di terra bagnata. Lontano il muggito del
mare che il vento trasporta.
I lampioni mandano una luce giallognola e sporca.
Una macchina lampeggia dal fondo della strada. Mi avvicino
titubante.
So che sei tu, prima ancora di vederti. Un miraggio. Uno
scherzo del desiderio. Le allucinazioni esistono. Intanto la
pioggia implacabile mi bagna e già sembro uno
spaventapasseri.
Questo è il colmo per due che non si sono mai visti. Faccio
spavento e tu…Tu scendi dalla macchina. Anche al buio vedo
il tuo viso stanco, appena coperto dal cappuccio della
giacca a vento.
“ E’ da stanotte che guido.” Dici. Solo questo.
A me mancano le parole. Mancano le parole con te. Vorrei
abbracciarti, invece resto li sotto la pioggia a guardarti.
“ Riparto subito. E’ stata una pazzia!” Si è stata una
pazzia. Una donna bagnata come un pulcino, con una vecchia
tuta da casa, il massimo della seduzione! Non era certo così
che avrei voluto mi vedessi. Magari con uno dei miei vestiti
fru fru che mi regalano una bellezza un po’ chiassosa sui
miei sandali con le zeppe. Perché lo sai che ho questi gusti
vistosi. Mi piacciono le tinte forti, non vedo le sfumature
io. Sono come un frutto maturo che se lo addenti il succo ti
cola lungo le mani.
E tu sei così bello invece, anche li sotto la pioggia, nel
tuo giaccone scuro che nasconde il tuo corpo snello che ho
tanto desiderato. Con quegli occhiali che ti fanno sembrare
ancora più giovane e quegli occhi che brillano nel buio. Te
ne stai li, le mani infilate nelle tasche, serio.
Certo ti chiedi quale pazza idea ti abbia spinto all’altro
capo del mondo, inventando chissà quali pretesti,
scardinando ogni tuo schema, ogni consolidata convinzione.
E me lo chiedo anche io.
“ Hai deciso di aspettare il giorno del giudizio, o sali in
macchina così almeno non ci bagniamo? “ Una punta di
irritazione nella tua voce.
“ Chissà perché pensavo che qui da te, non piovesse quasi
mai.”
Salgo in macchina senza risponderti. Chissà che delusione
devo essere per te, con la mia vecchia tuta, il giaccone
bagnato i capelli appiccicati sul viso e per di più
ammutolita, io che con te le parole le trovavo sempre. Però
salgo in macchina. Dentro ci trovo un piacevole tepore e
l’odore di te, mischiato al sentore di plastica
surriscaldata e polvere.
E’ la prima volta…ho di nuovo venti anni. I ricordi sono
come flasc. La stessa timida apprensione di allora, e quell’ansia
dolce, di un futuro imminente ma temuto…
Metti in moto. La tua mano sulla leva del cambio è nervosa e
forte, proprio come me l’aspettavo.
Metti in moto ma dove mi porti?
So che non sei venuto fin qui per portarmi in uno squallido
motel. Non è da te. Non lo faresti mai. E comunque non so
perché tu sia qui ma non intendo pensarci. Mi basta il tuo
corpo accanto al mio, il tuo calore inconsapevole e certo
non voluto.
Tu guidi in silenzio. I vetri appannati, ci dividono dal
mondo. Tutta l’acqua che ho preso, mi fa sentire freddo.
Rabbrividisco. Tu mi lanci un’occhiata e cominci a parlare.
Del più e del meno, come se mi stessi dando un passaggio in
un giorno di pioggia. Ti sento senza ascoltarti. Voglio
imprimere nella mente il suono della tua voce, ogni minimo
dettaglio, l’espressione del tuo viso, il colore del tuo
sguardo per quando non ci sarai.
All’improvviso capisco perché sei qui. Volevi incontrare il
mio sguardo per una volta soltanto, volevi fare di me una
persona e non il riflesso di una tua fantasia.
Ti fermi. Ti togli il giaccone e me lo metti addosso per
riscaldarmi. Io affondo nel tuo odore e so che non riuscirò
mai a dimenticarlo. Profumo della tua carne e di pioggia.
Mi tornerà in mente nelle mie giornate vuote, o quando sarò
con gli amici, o prima di dormire.
Mi tornerà in mente. E tu ricorderai il mio.
Le parole che non posso dirti mi si affollano sulle labbra,
si ingarbugliano e mi soffocano e così taccio, mentre tu
continui a parlare inarrestabile. Sembra che tu voglia dirmi
tutte le parole del mondo, come un fiume in piena. E le tue
parole sono come i miei silenzi, la diga contro l’ignoto. Mi
sei accanto e non riesco neanche a sfiorarti. Neanche un
bacio sulla guancia come due vecchi amici quali siamo, o
dovremmo essere…Neanche una carezza sul tuo viso dai
lineamenti decisi. Sono prigioniera dei tuoi desideri.
Perché sento, so che tu non vuoi che io ti tocchi e non lo
voglio neanche io perché dopo sarebbe impossibile…tornare
indietro.
Tornare indietro a quando tu non mi eri conficcato
nell’anima.
No non mi porterai in uno squallido motel e io che non mi
fermo davanti a nulla, mi fermo davanti a te. E sono la
ragazza di tanto tempo fa, quando avevo le stelle negli
occhi e arrossivo per una timidezza che ho dimenticato.
Mi fermo. Ma tu mi passi un braccio intorno alle spalle, e
ce ne stiamo in silenzio, così vicini che il tuo respiro si
mischia col mio. Fuori ha smesso di piovere.
In un'altra vita non ti lascerò andare. In un'altra vita ti
amerò fino allo sfinimento. Bacerò quella bella bocca,
affonderò nel tuo respiro…In un’altra vita.
Ma ora è tempo di tornare.
Mi lasci sotto casa. Il tuo sguardo è remoto, nascondi il
dispiacere dietro un’apparente durezza, nonostante il
sorriso col quale mi dici: “ Ciao strega, alla prossima…”
“ Ciao “ ti dico e la mia voce è come spezzata e roca. Fa
fatica ad uscire dalle labbra secche.
E poi di te non restano che i fanalini di coda della
macchina che si allontana e allora capisco il perché di
questa tua pazzia.
Volevi guardarmi negli occhi, almeno una volta
e…riconoscermi…
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