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L’APPUNTAMENTO

Camminava.
Le mani affondate nelle tasche e gli occhi lontani. I passi
lenti risuonavano sull’asfalto bagnato , sulla strada deserta
resa lucida dalla pioggia appena caduta.
Le luci dei lampioni brillavano esauste nella caligine densa
della nebbia. |
Il suo corpo racchiuso nel pesante giaccone, bruciava. Come i
suoi pensieri. Come il suo desiderio.
Fino all’ultimo istante era stato incerto. Ma poi la decisione
era stata presa, irrevocabile, con la forza di un’ossessione.
L’avrebbe guardata arrivare da lontano, con quel suo passo un
po’ goffo, con quell’aria sicura così stridente con la timidezza
del suo sguardo.
Si sarebbe fermato ad attenderla, lì, all’angolo della strada,
sotto quello strano lampione come un adolescente al primo
appuntamento, perché così si sentiva, nonostante i suoi anni. Ma
era ancora un ragazzo in fondo all’anima e l’amore l’aveva colto
alla sprovvista quando non lo cercava, quando ci aveva
rinunciato, come un uomo rinuncia all’amore quando non ha più
l’età, quando si sente forte e convinto della sua forza, perché
i sentimenti sono cose di donne, di riviste femminili lasciate a
impolverarsi nei negozi dei parrucchieri.
E lei era stata l’impercettibile crepa di una vita ordinata.
L’aveva conosciuta per caso, una parola tira l’altra e si
erano raccontati la vita. Una volta, due, tre, alla fine si
erano presi nell’anima.
Questo era sto il guaio. Trovare l’altra metà del suo cielo,
quando i giochi erano fatti, quando i bluff erano oramai
scoperti. Quando tornare indietro o solo ricominciare
sarebbe stato impossibile.
C’era un tacito patto fra loro. Non superare mai il limite
oltre il quale i sentimenti non trovano argini.
Ma il patto era stato infranto, senza volerlo, senza saperlo
e ora…
Ora era qui ad aspettarla sotto quel lampione come un uomo-
ragazzo aspetta la sua donna- bambina, con la stessa
innocenza, con lo stesso entusiasmo, con lo stesso
desiderio.
Pensò a quando tanti anni prima, all’università, portava le
sue donne nella sua stanza alla casa dello studente. Oppure
in quella di qualche suo amico. Si ricordò la trepidazione
di allora, le mani sudate, il cuore che batteva a mille. La
mano tremante che infilava la chiave nella toppa, il respiro
della “lei” di turno, caldo sulla nuca. E quel desiderio
denso che confondeva i pensieri e impastava le parole nella
bocca secca.
Così si sentiva in quel momento sotto quel lampione.
E gli tornò nel ricordo, l’odore di letti sfatti, pieni
delle impronte di molte carezze, e l’aria pesante di quelle
stanze chiuse dove i suoi vent’anni bruciavano in incontri
casuali.
Ed ora dove l’avrebbe portata? Si sistemò il nodo alla
cravatta. Che sciocchezza averla messa, su quell’abbigliamento
sportivo. Per un impulso subitaneo, lo allargò e poi lo
sciolse. Tirò via la cravatta, l’appallottolò e la mise
nella tasca del giaccone.
Diede uno sguardo nervoso all’orologio. Stava facendo tardi.
Diede un’occhiata inquieta alla strada. Pochi passanti
frettolosi, ombre indistinte immerse nella nebbia che
implacabile aveva ricominciato a salire. Sentiva il gelo
tagliargli il viso, ma le mani nelle tasche erano sudate.
L’avrebbe vista arrivare, il suo corpo snello, le lunghe
gambe nervose e quella pelle chiara, liscia e trasparente.
Avrebbe affondato il viso nei suoi capelli scuri aspirandone
il profumo. E poi l’avrebbe presa sotto braccio e
portata…dove? Ma si, da Guido, certo! quel ristorantino così
carino, appartato, in periferia, dove nessuno li avrebbe
riconosciuti…
Aveva previsto tutto. La scusa: una riunione aziendale che
si era protratta fino a tarda notte…
Ma dove l’avrebbe portata poi? Un giro in macchina fino al
Salto, lo strapiombo sul mare, il paradiso delle coppiette…
Non avevano più l’età.
Lui non aveva più l’età per consumare l’amore su un sedile
ribaltabile, senza poter guardare il suo corpo, cercando un
piacere frettoloso e goffo in un groviglio di vestiti
spiegazzati…
In un motel? No! Lei non era donna da portare in un motel,
con quel suo sguardo remoto e quel sorriso ingenuo e a suo
modo innocente. Eppure ora non gli sembrava poi così
importante fare l’amore con lei. Voleva solo vederla
arrivare. Voleva incontrare il suo sguardo tranquillo e quel
sorriso che gli regalava ad ogni incontro casuale.
Si chiese con che spirito lei sarebbe venuta. Si chiese se
avesse capito, che era quello il momento.
Che quell’incontro non sarebbe stato come gli altri.
Ma lei non sarebbe stata l’avventura di una notte! Lo
sentiva. E dopo? Dopo, tutto sarebbe stato diverso, come in
un’altra vita.
Era questo il punto. Lo voleva davvero? Voleva davvero
l’urto dell’amore sulle acque morte della sua esistenza
ordinata e serena?
Si guardò intorno. La strada sempre più deserta. Il
cellulare muto. Lei non sarebbe arrivata.
Senza una spiegazione o forse una scusa.
Preferiva pensarlo, mentre l’aspettava con la segreta
speranza che non arrivasse davvero.
Voleva riprendere con lei l’antica superficiale amicizia che
all’inizio li aveva attratti l’uno verso l’altra, prima che
l’amore scombinasse le carte. Ma era poi amore, o solo
l’ultima illusione di una vita al tramonto.
Si guardò le mani, la vera all’anulare, resa opaca dagli
anni, non aveva neppure pensato di toglierla.
Sua moglie a casa che l’aspettava o forse non l’aspettava
più. Il suo corpo stanco e trascurato dalla sua mancanza di
desiderio eppure così rassicurante e docile. Da quanto non
la guardava più come si guarda una donna amata e non una
vecchia amica consolante come una vestaglia di lana in una
notte di inverno? Eppure capiva che le voleva bene senza
desiderarla più e a questo non c’era rimedio e così era la
vita oramai, una compagna a cui ci si è abituati, che ci fa
stare bene, ma senza palpiti, senza emozioni.
Ma l’altra…L’altra era il confine oltre il quale afferrare
un sogno. Ma poi?
I giochi sono fatti,” rien ne va plus”.
Ma poi ci sarebbero stati i soliti giorni. I gesti
quotidiani, le parole usate, consumate e vuote.
La giovinezza comunque finita e il futuro alle spalle e
allora a che sarebbe valso sprofondare in un sogno così
fragile e vacuo come il profumo che lasciano i ricordi
quando passano in un lampo in una mente distratta?
Lei non arrivava…meglio tornare.
Un passo dopo l’altro, volse le spalle alla luce del
lampione senza voltarsi indietro.
Ma si! Ci sarebbe stata un’altra occasione. Che vuoi che sia
in fondo? Soltanto un imprevisto.
E poi…forse…al prossimo incontro…
Ma il cuore era una scatola vuota nella quale risuonava
secco il rumore prodotto dai suoi tacchi sull’asfalto
bagnato.