
HO FATTO UN
SOGNO
Questa notte ho fatto un sogno. Mi trovavo in una casa di
campagna con i muri intonacati a calce, la cucina enorme con
le stoviglie di rame appese sul muro e il tavolo di legno
grezzo, circondato da sedie con la seduta di paglia.
Al tavolo c’era seduto un uomo, bruno, aspetto da
intellettuale, sguardo sornione e parlantina sciolta.
Uno scrittore? Forse. O un giornalista, comunque noto. Uno
di quelli sempre presenti nei salotti che contano. Uno con
le conoscenze giuste. Gran figlio di buona mamma comunque.
Lo si sente subito come se avesse intorno l’aura del figlio
di puttana.
Uno di quelli che ti promettono raccomandazioni di quelle
che pesano ed è proprio quello che mi aspetto da lui: una
raccomandazione per poter scrivere in un giornale come
giornalista.
L’aspetto gratificante di certi sogni è che in essi tutto è
possibile e perciò io non sono più una casalinga, poniamo di
Tor Vergata con figlio isterico e marito a carico, ma una
professionista della macchina da scrivere che ha buone
possibilità di arrivare anche se tramite una
raccomandazione.
Perché è ovvio che anche i sogni risentono della realtà e
così dalle raccomandazioni non si può prescindere, pure
quando si dorme. Se avessi potuto, da questo sogno non mi
sarei mai svegliata.
Mi ci sarei accampata in eterno, tanta era la serenità che
provavo. Una calma piacevole e dolce, la consapevolezza
profonda di aver raggiunto l’unico posto dovevo volevo
essere, padrona di me e della mia vita.
Niente più panni da lavare, o cibo con cui nutrire idrovore
a cui non basta niente. E poi niente strilli isterici,
capricci, provocazioni di figli in crisi di preadolescenza
che con i tempi che corrono, rischi di dover sopportare fino
alla morte tua, o loro, chissà, sopravvivrà il più forte!
Niente marito infantilmente adagiato in un puerilità
ritardata nel quale ti confonde con sua madre e che come con
una madre, si aspetta che tu risolva ogni problema,
lasciando a lui l’unico onere di riscaldarti il letto e
neanche tanto spesso. Un marito che ovviamente si aspetta
che tu abbia un orgasmo a lavare le sue mutande o a
stirargli le camice e “perdio, ma sei sempre nervosa tu!”non
capisce che tu ti possa sentire trascurata o insoddisfatta,
ma in ogni caso che non ti salti in mente di rompergli i
coglioni, quando spremuto sul divano guarda rapito i
mondiali di calcio e soprattutto che non ti venga in mente
di fargli discorsi esistenziali, che altrimenti rovescia gli
occhi al cielo, e
“ Ma guarda che camurrìa doveva capitarmi con questa!”
Invece nei sogni gli uomini sono simpatici, affettuosi, non
gli puzzano le ascelle e soprattutto non dormono con la
bocca aperta ronfando come un trattore.
Magari hanno quell’aria un po’ così e quegli occhi dolci che
ti guardano facendoti sentire una regina. In effetti bisogna
dire anche che nei sogni anche noi donne torniamo ad essere
la reginetta dell’ultimo anno di liceo con venti chili di
meno e gli occhi brillanti che non scompaiono in occhiaie
profonde come il Gran Canyon. Ma questi ovviamente sono
dettagli. E non mi si venga a dire che da quando ci siamo
sposati ho messo via le camice di seta per sostituirle con i
pigiamoni di pail che mi fanno sembrare l’omino della
Michlin. Anche tu marito mio dormi con la canottiera
infilata nei boxer, il massimo della libidine credimi. E
quando mi tocchi fai la sintesi della sintesi del Kamasutra,
nel senso che prendi la prima scorciatoia e via.
Mettiamola così: è il matrimonio che è una gran camurria
perché ti costringe a vedere il grande amore della tua vita
quando apre gli occhi la mattina e ha un alito che
stenderebbe Superman.
Per non parlare poi dei figli! Quando nascono ti assorbono
totalmente con poppate, cacchette e pannolini, strilli, e
poi il ruttino e poi le colichette e poi ancora strilli che
alla sera se non li hai prima buttati dalla finestra
assomigli ad uno zomby dei film di Dario Argento. E poi
quando crescono: “ Mamma mi hai stirato la camicia, mamma
non rompermi coglioni, mamma di qui mamma di li, mamma
comunque e fino ad ottanta anni te li vedi girare per la
casa annoiati e scontenti. E mai qualcuno che se li pigli!
Non si sposano più i furbi! Eccerto stanno così comodi! E
anche se si sposano, non ti liberi, ti cresce solo la
famiglia. Due al prezzo di uno, e se ti va male anche tre.
Aiuto! Fermate il mondo, voglio scendere!
Ecco perché dormirei per l’eternità. Quando chiudo gli occhi
aspetto di vedere lo spettacolo in tecnicolor dei miei
desideri che diventano reali, e mi sembra quasi di poterli
toccare.
E
se la morte fosse in fondo proprio questo? Un lungo
incantevole sogno dove si avverino i nostri desideri più
profondi, senza noia, senza delusioni, senza tristezza. Col
sorriso sulle labbra e quel senso di godimento assoluto e
invincibile che per un istante annulla qualunque altra
sensazione, dandoti l'impressione di fermare il tempo su un
istante perfetto?