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FESTEGGIAMO QUALCOSA STASERA?

E così avrebbe percorso il lungo tunnel buio e poi avrebbe
raggiunto la luce…
Sempre che ci fosse stata la luce alla fine…
Di fronte a lui il viso grigio del suo interlocutore.
Le mani a disegnare cerchi nell’aria per spiegare l’inspiegabile
con discorsi oscuri e vagamente minacciosi.
Le parole come bolle di sapone, incomprensibili e oscure per la
sua mente intorpidita.
Intorno la stanza, la medesima di quando vi era entrato eppure
diversa e fuori, quell’improbabile aria primaverile ad inverno
inoltrato, forse per regalargli un ultima primavera in cambio di
quella che non avrebbe vissuto…
Non sentiva nulla. Nessun dolore.
Era come essere immersi in una bolla d’aria sterile, ma il
dolore sarebbe venuto dopo…quando fosse finita l’anestesia
provocata dallo stordimento.
E come dirlo a lei?
“ Cara, lo sai che c’è di nuovo? Morirò fra tre mesi…” No certo.
così non poteva dirlo.
“ Cara ho un problema, grave, forse fatale, ma le cure…”
Sciocchezze, stronzate grosse come una casa. Sto morendo perdio!
Sono un morto che cammina! e ti ho sempre tradito…
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E che c’entra ora questo, mentre il medico continua a
parlare con quella voce fessa, che viene voglia di tappargli
quella stupida bocca che non sa dire altro che idiozie.
“Sto morendo cara, e ti ho sempre tradita…” anzi togliamo
quel “cara”. Non si può dire cara ad una donna che non si è
mai amata, o forse si, le parole servono anche a questo, a
celare ciò che non si può dire…
L’uomo esce dallo studio del medico come in trance. Fuori la
strada è affollata. Odori e rumori lo assalgono eppure lui è
già fuori da tutto questo.
I suoi passi non sono gli stessi di mezzora prima.
I suoi pensieri sono schegge impazzite. Tutto quello che lo
circonda, sembra un insieme di fotogrammi di un film a cui
abbiano tolto l’audio e gli attori sembrano marionette
impazzite che si affannano in gesti incomprensibili.
L’uomo all’angolo della strada che vende caldarroste, i
monelli che sciamano urlando e urtando i passanti, le
vetrine con i primi addobbi natalizi così fuori luogo in
quel caldo di scirocco, tutto aveva un aspetto provvisorio,
quasi fosse filtrato dalla materia irreale di cui sono fatti
i sogni.
“ Cara sto per morire…” Cristo! Com’era possibile essere qui
e ora, e domani, fra un giorno, un mese, due mesi, non
esserci più?
Lui e la sua collezione di pipe, i suoi dischi del grande
Amstrong, i suoi libri. Lui e quell’abitudine sciocca di
fumare una sigaretta prima di andare a dormire, lui e i suoi
vestiti ordinatamente appesi all’asta dell’armadio, anche
quello grigio che a Giulia piaceva tanto….già Giulia.
Bisognerà dirlo anche a lei. Forse sarà più facile.
Giulia e la sua pelle chiara così morbida e liscia e quegli
occhi scuri così caldi e dolci…Giulia, lei non avrebbe detto
cose sciocche, discorsi di circostanza.
Lei lo avrebbe abbracciato e basta, accogliendolo nel suo
ventre caldo, come tornare nell’utero di sua madre…Giulia.
Non sprecava parole Giulia. Sapeva già tutto lei.
Era sempre un passo avanti. Avanti alle sue incertezze, ai
suoi dubbi, ai pretesti ipocriti con i quali lui la teneva
fuori dalla sua vita.
La sua vita…non per molto oramai.
Infilò la chiave nella toppa. La porta si aprì senza rumore.
Oltre, odore di chiuso, di cucina, di sigarette spente in
fretta.
Angela aveva sempre freddo, l’avrebbe trovata certo perduta
negli strati dei suoi maglioni.
Le gambe ripiegate sotto il corpo, accucciata sul divano a
sonnecchiare davanti alla tv.
Non le aveva detto nulla della visita medica. Per
proteggerla…per proteggersi…ma ora…
Lei si alzò da divano trattenendo uno sbadiglio e si
avvicinò a baciarlo.
Un bacio distratto come il suo sguardo.
Si scambiarono qualche frase banale.
Lui la guardava. I capelli scuri, gli occhi cerchiati, così
familiare eppure diversa.
Quel suo modo di gesticolare a cui si era abituato al punto
di non notarlo più, ora gli sembrava invece così diverso,
così inesplicabilmente legato all’essenza di sua moglie da
essere preziosissimo. L’immagine di lei che si muoveva nello
spazio angusto della stanza aveva qualcosa di irreale e di
irripetibile.
Il gesto più banale assumeva ora una luce diversa, come di
qualcosa di unico e privilegiato.
Una scheggia di infinito, posatasi per un attimo
nell’incessante e crudele fluire del tempo.
Lei parlava e la sua voce era un mormorio monotono appena
punteggiato da brevi risate, per lui che non l’ascoltava.
Gli stava raccontando qualcosa che evidentemente la
divertiva.
“ Ma sai, alla fine Giulia mi ha detto…”
Giulia, certo. Erano amiche loro. Si era sempre chiesto come
era stato possibile nascondere a tutti la loro relazione.
Conoscenti e poi amici da una vita. Non ricordava neppure il
momento preciso in cui qualcosa fra loro era cambiato.
Forse fu uno sguardo diverso. Il gesto impercettibile di una
mano posata su un braccio…e si era trovato a pensare a lei
in modo differente.
Il primo bacio era stato casuale, inaspettato per entrambi e
poi…Poi era stato uno scivolare impercettibile nel piacere
dolce di quell’amore tardivo.
La voce di lei così profonda e calda, la sua pelle morbida e
liscia e quel sorriso che aveva, come se il sole non
tramontasse mai.
Aveva quella naturalezza innata che la trasformava ogni
momento da amica ad amante e viceversa. Era come se in lei
coabitassero due donne diverse.
L’avrebbe rimpianta, ammesso che si possa rimpiangere
qualcosa dopo essere morti.
Eppure adesso si rendeva conto che le aveva amate tutte le
donne della sua vita, per non amarne nessuna in modo
esclusivo.
E ognuna di loro aveva lasciato in lui una traccia
indelebile, un odore, un sapore, l’impronta di un’immagine.
Non l’avrebbe detto a Giulia dopo tutto. Cosa aveva detto il
medico?
“ Lei ha una bomba ad orologeria nel cervello, che può
esplodere da un momento all’altro. Non si può operare
purtroppo, solo tenerla sotto controllo…” Che sciocchezza!
Controllare per far cosa?
Meglio non sapere.
Un giorno si sarebbe svegliato e sarebbe stato il suo ultimo
giorno.
O forse non si sarebbe svegliato affatto e amen. Non è per
tutti così dopo tutto?
Fra un giorno, un anno, trent’anni, un minuto?
Arriva per tutti l’ultimo giorno.
Per lui sarebbe solo arrivato prima.
“ Soffrirò?”
“ Avrà mal di testa sempre più frequenti, ma nulla di
speciale che non si possa tenere a bada con un analgesico…”
Allora!
Allora l’aria era calda per quell’inizio di inverno. Le luci
nelle strade, la gente in giro, Giulia che rideva, Giulia
che lo baciava piano a labbra chiuse, il suo corpo
profumato…
La vita era questo un insieme di attimi indimenticabili
sprofondati in un mare di noia.
L’uomo si chiese come sarebbe stato quando “la cosa” fosse
esplosa.
Cosa avrebbe provato.
Una luce accecante? Il rombo di un tuono lontano, un dolore
feroce da togliere il fiato o sarebbe stato lo sprofondare
in un gorgo di dolcezza estenuante, come quando il suo
desiderio esplodeva nel ventre di Giulia e lui si sentiva
risucchiato al centro di se stesso mentre i lunghi spasimi
del suo corpo, fermavano il tempo sull’orlo di un piacere
perfetto…
Le cellule celebrali via via che muoiono sprigionano
endorfine che inondano l’organismo…
Gli piaceva pensare che l’attimo della morte fosse proprio
questo: l’ultimo orgasmo…
Chiuse gli occhi per un attimo. Quando li riaprì, sua moglie
lo stava guardando preoccupata.
Le si avvicinò sorridendo. Perché impensierirla inutilmente?
Darle un dolore che comunque dopo avrebbe dovuto affrontare.
Lei era la sua compagna, il cuore caldo della sua esistenza.
Se anche si era persa l’antica passione, nella quotidianità
banale dei gesti ripetuti, lei restava comunque l’unica
rotta da percorrere, il porto che avrebbe lasciato solo per
affrontare il nulla senza ritorno. Anche dirle di Giulia,
sarebbe stata un’inutile crudeltà per entrambe.
Non le aveva tolto niente dopo tutto. Chissà se l’aveva resa
felice.
Forse l’unico vero, imperdonabile tradimento era quello di
averla spenta nel tempo, togliendole la tenerezza, il
calore, la gioia, per cadere in un tiepido affetto scontato.
Era avvenuto questo fra loro?
Non aveva il coraggio di chiederglielo.
La guardò sorridendo. Poi le andò vicino e le sfiorò i
capelli con la mano. Lei si stupì di quel gesto inatteso, ma
si vedeva che era contenta.
L’uomo si avvicinò alla finestra chiusa. Fuori, l’incessante
flusso della vita. Gli amori, i tradimenti, la crudeltà,
l’allegria, il dolore, la gioia…Uomini e donne ignari del
loro destino, affaccendati e persi nei loro desideri, nelle
loro meschinerie e nelle loro grandezze….
“ Dai, Angela, vestiti. Stasera andiamo a cena fuori…”
“ Festeggiamo qualcosa?” Chiese lei incuriosita.
“ Festeggiamo noi stessi. Ti pare poco?”
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