DAMMI SOLO UN MINUTO ANCORA…

Dammi solo un minuto ancora, prima di andare. Ho da dirti …
Ebbene si, ti ho amato, in un tempo così lontano che l’ho
dimenticato. Avevo allora occhi luminosi e nelle tasche mille
sogni sgualciti, a furia di spiegarli e accartocciarli ancora,
nell’ansia dei venti anni che illude di possedere tutto senza
avere niente.
Avevo ideali pazzi ed arrabbiati, della rabbia della
giovinezza che conquista il mondo solo con le parole e non
si accorge che il mondo è un tritacarne che fa trucioli di
qualunque cosa.
Correvo nei sentieri del mio vivere, scivolando fra le
braccia di sempre nuovi amori, cercando quello che unico mi
avrebbe reso donna.
Correvo e non capivo in quali sentieri tortuosi stessi
perdendo, spiccioli d’anima.
Correvo incontro al nulla credendolo il futuro.
Dammi un minuto ancora per scoprire ciò che non ho trovato e
che non ho più il tempo di cercare, ora che i giorni sono
scatole vuote.
Ora che la musica del tempo non suona più per me le sue
canzoni d’amore.
Hai preso tutto, lasciando soltanto ombre di ricordi, ancora
più dolorose forse dei ricordi stessi.
Perché ogni cosa perduta, fa male se non può tornare, anche
quella più bella, come la mia giovinezza sassosa e ardita.
Come ogni amore che ho vissuto con tutto il corpo e tutta
l’anima.
Dammi ancora un minuto. Ho ancora da dire.
Ho parole che non ho mai detto e che mi pesano nel cuore.
Ho desideri segreti che non ho mai voluto o saputo vivere.
Ho persone che ho amato e a cui non l’ho detto.
Quante cose!
Valige e valige di rimpianti! Forse è per questo che sogno
sempre case vecchie piene di cose inutili e polverose. Chi
l’avrebbe detto?
Ti ricordi quella bambina dalle trecce castane con assurdi
riflessi di tramonto? Ricordi i suoi occhi dietro le lenti
di occhiali dalla montatura fuori moda? I calzettoni bianchi
sotto le gonne a pieghe, il torace stretto? Quattr’occhi e
mezzo naso mi dicevano gli altri bambini. Portavo
l’apparecchio ai denti e mi credevo brutta. E quell’immagine
di me, mi è rimasta appiccicata nell’anima anche dopo quando
le trecce non le portavo più, quando i miei denti divennero
dritti e bianchi, tutti allineati come soldatini fra le
labbra carnose.
E anche oggi quando mi guardo riflessa, nelle mie gonne fru
fru e gli zatteroni alti che mi regalano la bellezza che non
sento di avere, rivedo la bambina dalle spalle strette che
mi guarda impaurita e timida al di la dello specchio. Come
da un altro mondo di silenzi e di dolore.
Non c’era allegria in casa mia. Solo la tristezza cupa di
mio padre e la rassegnazione piena di rancore di mia madre e
silenzi.
Silenzi come pietre sulla superficie liscia di una tomba.
E io ho scelto l’allegria come una maschera a coprire la mia
disperazione.
Dietro ai miei sorrisi non c’è speranza, ma ti ho amato. In
un tempo lontano che più non ricordo.
Quando addentavo la vita a morsi avidi e rabbiosi, quando
perdevo la rotta nel mare limaccioso dei miei errori, che
sono stati tanti sai. Dio come ti ho amato, con la
disperazione di chi è trascurato, di chi vede la gioia degli
altri al di la di un vetro sapendo di esserne escluso.
E poi non ti ho amato più, per averti amato troppo.
Ma ora aspetta, dammi ancora un minuto per vedere il sole
che tramonta sul mare, per sentire il profumo della pelle di
un amante, per sciogliermi negli occhi di chi amo.
Dammi ancora un minuto per ricordare la gioia, gli attimi
d’estasi, ogni più piccola lacrima.
E io così fragile, così irripetibile, così smaniosa, così
sciocca così vigliacca…e io così soltanto io, un coagulo di
cellule che un destino casuale ha buttato sulla faccia del
mondo…E’ finita dunque?
Attimi, minuti, ore, mesi anni…quanto è breve una vita anche
se dura cento anni.
Saranno polvere tutti i miei pensieri, tutti i miei sorrisi?
Saranno polvere tutti i miei giorni?
E allora sia! Vattene pure, assurda, maledetta
disperatamente amata VITA…