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CENONE DI FINE D’ANNO

La cravatta stringeva. Non c’era più abituato. Anche al colletto
della camicia. Gli sembrava che gli segasse il collo, ma forse
era solo un’ impressione.
“ Sbrigati!” Disse sua moglie dal bagno, la voce acuta che
sembrava uno squittio.
Sbrigarsi? E perché? Mica scappava il ristorante! I posti
prenotati, gli amici mai puntuali…
Allargò il colletto con le dita e poi si passò le mani sui
capelli radi che portava lunghi sul collo in un’illusione di
giovinezza un pò ridicola.
Provò a tirare dentro la pancia, si sentiva ancora un bell’uomo.
Ma quel ventre lì, tirava i bottoni della camicia e sembrava che
dovessero saltare da un momento all’altro.
Infilò la giacca e poi sistemò una sciarpa di seta bianca
intorno al collo. Il cappotto avrebbe completato l’insieme.
Sua moglie uscì dal bagno, preceduta dal suo profumo. I capelli
freschi di parrucchiere sembravano finti intorno al viso
grassoccio. Il vestito nero, finto sexy, con finte trasparenze e
pizzi nei punti nevralgici, le tirava leggermente sul ventre. Le
gambe sottili inguainate in collant setificati neri e l’assenza
di un punto vita riconoscibile, la facevano sembrare uno strano
cilindro traslucido.
Che modo indecente che hanno le donne di invecchiare! Pensò
guardandola scontroso. Ma lei sorrideva assolutamente
inconsapevole, tutta presa dall’eccitazione della serata che li
attendeva.
L’ultimo dell’anno, il cenone, la musica…si…Sembrava uno
spettacolo teatrale, tutto come da copione.
La moglie infilò la pelliccia che indossava in occasioni come
queste. Sembrava una palla pelosa appena sorretta dalle gambe
esili. L’uomo fece una smorfia.
Uscirono di casa e si avviarono al locale a piedi, tanto era
vicino.
La moglie parlava ininterrottamente. L’uomo aveva imparato a non
sentirla, fingendo di ascoltarla.
Bastava guardarla di tanto in tanto, annuendo leggermente. Lei
non si aspettava una risposta ma solo il suo silenzio partecipe.
E poi presto avrebbe dimenticato la gran parte dei suoi
discorsi. Il viso morbido, leggermente cascante nelle gote,
aveva un’espressione soddisfatta e compiaciuta.
Nel guardarla, l’uomo si chiese dove fosse finita la ragazza che
aveva sposato trent’anni prima.
Che modo indecente hanno le donne di invecchiare! Non ricordava
la sua voce querula, forse si era modificata negli anni, forse
lui si era distratto, sprofondando nei suoi occhi belli e
leggermente ombrosi che allora gli erano sembrati pozzi
misteriosi e opachi. Ma era solo miopia. Lo aveva scoperto dopo.
E dove si era nascosto il suo corpo scattante e leggermente
nervoso? Non c’era più fra le pieghe di grasso così
disordinatamente distribuito nei posti sbagliati.
Ma lei sembrava non accorgersi di nulla, o forse non le
importava. Il suo disinteresse annoiato, i suoi silenzi, quel
suo isolarsi fra i suoi libri e la sua musica, tutto questo non
sembrava toccarla.
Ora gli camminava affianco leggermente affannata sulle sue
gambette sbilenche, continuando a parlargli con quel suo tono
vagamente saccente che tanto lo indisponeva.
Il locale era affollato. Alcuni dei loro amici erano già
arrivati e avevano preso posto rumorosamente. Un cameriere si
fece loro incontro servizievole e distaccato invitandoli a
lasciare cappotto e pelliccia nel guardaroba.
La guardarobiera, era giovane e annoiata. Il suo sorriso era
stereotipato e freddo. Prese gli indumenti che loro le
porgevano, con professionale sveltezza e diede loro i foglietti
con i numeri per ritirarli a fine serata.
Poi furono accompagnati al loro tavolo da un altro cameriere.
Questi era molto giovane. Poco più di venti anni. Aveva un viso
aspro e strani occhi dal taglio lungo, neri e liquidi. I capelli
lisci erano sparati in alto da una dose cospicua di gel. Il
corpo slanciato, anche se non troppo alto, tirava il tessuto
della divisa. Sembrava un giovane animale pronto a scattare. Si
muoveva agile fra i tavoli, con un sorriso impersonale,
incrostato sulle labbra sottili.
L’uomo chissà perché provò una strana soddisfazione al pensiero
che mentre loro erano lì per divertirsi, il giovane fosse
costretto a lavorare anche in una notte come quella.
In fondo ne aveva di tempo lui, per divertirsi…una distesa di
vita davanti come una strada larga che si perda all’infinito.
Ma poi fu distratto dai discorsi dei compagni di tavolo. Agli
antipasti erano state già bevute le prime bottiglie di vino.
Le donne avevano le gote rosse e gli occhi lucidi e gli uomini
parlavano con voce più alta del solito.
Il cantante in fondo alla sala cantava canzoni di altri tempi,
vagamente melense.
L’uomo si guardò intorno. Il locale era pieno di gente più o
meno della sua età o più vecchia.
Gente che trasudava denaro e soddisfazione dai pori dilatati.
Le portate si susseguivano e l’uomo si sentiva sempre più sazio
e appesantito. L’allegria portata dal vino lo spingeva a
pronunciare frasi sempre più insinuanti che si perdevano in
doppi e tripli sensi che le donne fingevano di non capire.
All’improvviso si trovò a pensare che lui e i suoi amici non
facevano che parlare di sesso, non praticandolo più da tanto
tempo, quasi a volersi rassicurare l’un l’altro della loro
prestanza vacillante. Ma se si fosse davvero presentata
l’occasione di carne giovane e fresca, sarebbero scappati via
come conigli spaventati. Questo pensiero lo turbò più di quanto
avrebbe ammesso. Intanto la mezzanotte si avvicinava. Cominciò
il conto alla rovescia.
Tutti si alzarono in piedi per il brindisi. Qualcuno gridò:”
Ammazziamo l’anno vecchio!”
“ E già tanto che lui non abbia ammazzato noi!” Commentò l’uomo
dentro di se.
In fondo alla sala il giovane cameriere stringeva la mano della
guardarobiera.
Allo scoccare della mezzanotte il suo viso aguzzo si volse verso
quello di lei e la baciò sulle labbra socchiuse…I loro due corpi
vicinissimi erano sensuali più che se fossero stai nudi, li
davanti a tutti, con la loro giovinezza aggressiva bramosa di
sogni e di promesse…
E l’uomo capì di non essere più vivo, non solo li in quel
momento, ma da chissà quanto tempo.
E non importava che il suo corpo sopravvivesse per altri dieci o
venti anni, perché la Vita aveva chiuso per lui le sue porte,
perdendo lungo la strada, sogni e desideri e domani sarebbe
stato come ieri.
Intanto fuori, esplodevano i fuochi d’artificio e fu tutto uno
stringersi di mani, di baci dati sulle guance avvizzite, di
coppe di spumante levate in alto e nell’aria l’odore dolciastro
dei profumi costosi misti all’afrore della pelle vizza. Quell’odore
invincibile di vecchiaia imminente che impregna anche l’anima
per abituarla a quello definitivo della tomba.
L’uomo bevve il suo spumante sentendosi gli occhi lucidi, il
braccio intorno al corpo appesantito della moglie che intanto
gli sorrideva distratta…
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