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E' SOLTANTO UN GIOCO ♣
di Alice H.
Sono certa che
tu lo sapevi. Quella scusa banale…”Dammi un passaggio
per favore:” Già un passaggio! Un passaggio per dove? Il
luogo segreto delle mie trasgressioni?
Lo sapevo anche
io che era una scusa, più per me che per te. Solo un
pretesto dietro il quale nascondere le mie incertezze, o
i miei desideri…
Così per gioco
ho cominciato con te. Sembrava quasi innocente. Una cosa
fra amici, tanto per passare il tempo e riderci un po’
su.
Un gioco di
parole soltanto questo, ma dopo le parole sono diventate
di carne e di sangue.
Ed eccomi in
macchina con te, su una strada deserta e tu che parli e
parli.
I tuoi discorsi
freddi, direi quasi scientifici, e io che ti tengo
dietro con fatica cercando di spiegarti, spiegarmi e chi
lo sa.
Era tutto il
pomeriggio che ci pensavo. Era come un fatalistico
scivolare verso l’inevitabile. La sola idea mi accendeva
il sangue. Che fare? Tirarmi indietro? Una scusa
qualunque, tu non avresti insistito.
E poi
l’incontro, ero ancora in tempo. Parlare del più e del
meno, di quello che dovevamo fare, niente di più niente
di meno. Eri così impassibile, cordialmente amichevole.
Mi offrivi la perfetta sciance di defilarmi e invece
io…” Mi dai un passaggio?” Figurati se rifiutavi, non ti
sei concesso neanche un sorrisetto. Un signore, bisogna
dirlo, tanto sarebbe stata semplice una facile ironia,
date le circostanze, invece tu hai finto di credere alla
mia scusa e così siamo andati.
Gli ingredienti
erano giusti: la notte, il rumore del mare, i fari delle
auto, tutto complice di un gradevole anonimato. E tu
parlavi, parlavi. Ho quasi pensato che non l’avresti
fatto mai. Non sarei stata certo io a facilitarti il
compito. Invece poi mi hai chiesto se potevi baciarmi.
Mi hai divertito. Mi chiedevi il permesso? In realtà non
aspettavo altro che tu lo facessi, e quel fermare la
macchina di botto e attirarmi a te, è stato l’unico modo
in cui avrei accettato che tu lo facessi. Senza darmi il
tempo per pensarci e forse per tirami indietro.
Ecco quel bacio.
Mi è rimasta in mente la dolcezza, la morbidezza delle
tue labbra, il sapore gradevole della tua saliva
mischiata alla mia, e mi sono accorta di desiderare quel
bacio da un mucchio di tempo e che bastava quello per
accendermi il sangue, più della tua mano scivolata quasi
per caso sulla mia gamba.
Non riesco ad
indovinare i tuoi pensieri. Ma devono essere semplici,
scorrere sul filo della tua eccitazione.
Non hai la
complessità di una personalità intrigante tu. Nella tua
testa pregiudizi e desideri si mischiano in parti
uguali, sfuggendo certe volte dal piano inclinato della
razionalità.
Però baci bene e
questo mi basta.
Labbra dolci,
morbide, suadenti. Posso perfino fingere che non siano
le tue quelle labbra ma di un altro. Di chi desidero più
del giorno e invano.
Sesso, amore.
Sei lontano anni luce dall’amore.
Sono solo il tuo
giocattolo di carne. Tu sei il mio giocattolo di carne.
In questa notte che sembra di cristallo, dove una luna
bugiarda, si affaccia fra le nuvole estenuate di un
autunno infinito, ci siamo trovati di nuovo in questa
macchina lanciata nella notte e nel fondo dei nostri
desideri.
C’è poco tempo,
temo, anche stavolta. Devo tornare a casa, c’è chi mi
aspetta paziente senza fare domande. Questa volta la
scusa è stata un’altra, una pizza con gli amici. Ma tu
mi hai accompagnata per ultima, al solo scopo di
rimanere da solo con me. Hai fretta. Poco tempo per le
smancerie che d’altronde non vuoi. E neanche io, penso.
Voglio solo tornare, solo scappare. Scappare dal
desiderio che mi pulsa tra le gambe, mentre tu mi
accarezzi la nuca, affondando le mani nei capelli,
mentre fai scorrere la mano nella scollatura della mia
maglietta, sfiorandomi i seni per poi stringerli piano.
La macchina sbanda, la mia pelle ti accende. Io resto
impassibile perché tu non veda quanto sono eccitata. Mi
avvicino al tuo viso. Ti bacio mentre continui a guidare
sulla strada deserta che porta verso il nulla.
Ti permetto di
toccarmi appena un po e poi ti tocco anche io. Sentire
un’altra carne fra le mani è così strano dopo tanto
tempo. Riesco soltanto a pensare che è così diversa da
quella che conosco bene. Sono tesa, in ansia, mi chiedo
se mi porterò addosso il tuo odore quando mi stenderò a
fianco del mio uomo. Mi chiedo se lui troverà nella mia
bocca il tuo sapore….
Vorresti
forzarmi, ma non voglio, più per la fretta che per
convinzione, ti chiedo di tornare e tu, vinto e ormai
sazio, acconsenti.
Ci salutiamo
come vecchi amici, che non siamo mai stati e che a
questo punto non saremo mai.
Salgo le scale
in fretta, entro nell’ascensore. Lo specchio mi rimanda
l’immagine del mio viso stravolto, della febbre della
lussuria che mi brilla negli occhi e dei segni che i
baci hanno lasciato sulla pelle.
Entro in casa.
Tutto è buio. Nel letto la sagoma del mio uomo che
dorme. Dorme? Il suo respiro è leggero e silenzioso, lui
è immobile, così immobile che io sento che mi sta
aspettando. Nel silenzio mi stendo accanto a lui. So che
non mi chiederà niente. Allungo la mano verso di lui
perché spenga la febbre che sento sulla pelle, perché
cancelli dal mio corpo le tracce di te.
L’amore fra noi
questa notte, è diverso. Ho questa avidità nel
desiderio, mentre nel cervello ho l’immagine di te, del
mio giocattolo di carne. Mischio sulle sue labbra, il
ricordo delle tue. E’ come se facessi l’amore con
entrambi mentre lo faccio con lui.
Un pensiero
improvviso: il tuo profumo, quella colonia leggera che
mi è rimasta addosso nell’abbracciarti e che ora lui
potrebbe percepire fra una carezza e l’altra. Ma lui
sente solo la passione che metto nei gesti, sente solo
la mia carne calda che si offre …
E così passa
una notte che sembrava eterna. Una notte agitata e
parossistica. Il giorno mi sorprende con ancora il
desiderio addosso che sembra non potersi placare. Mi
chiedo quando sarà il nostro prossimo incontro, e quale
altro limite supererò questa volta.
Alla luce del
giorno, mi sembra quasi che nulla sia accaduto. Gli
stessi gesti, le stesse parole, nella mia vita di
sempre. Ma qualcosa è accaduto e accadrà ancora, forse,
e ancora e ancora….
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