OGGI,
DOMANI, SEMPRE…
Hai detto : “Facciamo un giro?”
Un giro dove? E come?
In piazza c’è musica stasera. Ci sono gli amici e tu
vuoi andare chissà dove e chissà perché.
Ti guardo. Sorridi. Il solito sguardo da ragazzo,
trasparente, sincero. Alzi le spalle e torni a
chiedermi: “Facciamo un giro in macchina?”
“ E sia !” Ti rispondo. Gli altri ci guardano
perplessi, curiosi, quasi diffidenti.
Mi viene da ridere. All’improvviso mi sento in
imbarazzo senza sapere perché. Però ti seguo.
Ci allontaniamo, la musica ci insegue nelle prime
ombre della sera. Il tramonto
è
sfocato. Un improvviso scirocco ha reso densa l’aria di
un’umidità fastidiosa e calda.
Tu cammini davanti a me, la testa alta, sembra quasi
tu voglia segnare una distanza fra di noi e mi chiedo
perché.
La tua macchina è parcheggiata lontano. Ci salgo
titubante. E adesso? Ci sarà un motivo per questo
invito, ne sono certa , ma preferisco non pensarci.
Siamo amici, no? Che sarà mai un giro in macchina in un
giorno come tanti. La tua donna ti aspetta a casa. Tu la
raggiungerai più tardi.
Passerete insieme la vostra serata di coppia. Che
sarà mai un giro in macchina con me!
Metti in moto nel traffico caotico dell’ora di punta.
I fari ci accecano, è già così sera. Non me n’ero
accorta.
Parli. La tua voce allegra è un salire e scendere di
toni sull’orlo delle tue battute. La tua allegria è
contagiosa. Ridiamo come due ragazzini, ma intanto hai
preso per la periferia. C’ è poco traffico ora.
Il buio intorno è fitto. Ho caldo. Forse potrei
fumare! Ma no, ti darebbe fastidio. Mi guardi. Nel buio
i tuoi occhi brillano, ma dove mi porti?
Abbasso il finestrino, tu sorridi sornione.
Sento come una strana inquietudine. Come un brivido
sul fondo del cuore. Una dolcezza che scivola dentro di
me come una musica. Tu accendi la radio. Ecco, una
canzone d’amore, ovvio.
Perché mi piaci? Cosa c’è in te che mi attira tanto?
Forse quel tuo sorriso di ragazzo, forse la tua
allegria. O forse il tuo corpo, quel modo di muoverti
elegante e sornione, forse quel moto delle tue
sopracciglia quando sorridi, che disegna giovinezza, nel
reticolo delle tue piccole rughe.
Ora guidi in silenzio, in strade sempre più vuote. Il
tuo profilo si staglia sul vetro del finestrino.
Accelleri. La mano impugna, forte, la leva del cambio. I
muscoli guizzano sul braccio lasciato nudo dalla manica
del maglione tirata su. E’ così sensuale la forza che
imprimi al motore, pigiando sui pedali. “Dove andiamo?”
Ti chiedo.
“ Fidati.” Mi dici e sento che invece non dovrei
fidarmi. Alle nostre spalle le luci della città e
davanti a noi i filari scuri degli alberi che ci guidano
verso il buio della campagna deserta.
Il tempo è sospeso nei tuoi discorsi distratti come
se pensassi ad altro. Ad un tratto mi afferri la mano e
la guidi verso il tuo addome, io ti lascio fare docile e
incerta.
“ Senti? Li senti i miei addominali?” Lo dici ridendo
come fosse uno scherzo. Io non sento nulla se non la
stoffa ruvida del maglione. Intanto ti fermi al margine
della strada, là dove gli alberi degradano verso una
specie di spiazzo di terra battuta. Ti inoltri in quella
direzione, fermandoti in un punto dove le luci dei fari
delle macchine di passaggio non possono raggiungerci.
Appoggi il gomito sulla spalliera del mio sedile e ti
metti a giocare con i miei capelli.
“ Cosa cerchi in un uomo, Rita?” Dici sussurrando,
mentre con l’altra mano mi accarezzi il viso dolcemente.
Cosa cerco? Forse me stessa nello specchio degli
occhi degli uomini che mi amano. Ma non posso dirtelo.
Non è questo che tu vuoi sapere e allora ti rispondo
banale, che cerco un uomo che mi intrighi, che mi
incuriosisca, che si faccia rincorrere senza farsi
raggiungere.
“ E io ti incuriosisco?” Mi chiedi. Le tue dita mi
sfiorano le labbra, e un brivido mi coglie impreparata.
“ Tu mi piaci.” Rispondo prima ancora di pensarci.
Squilla il tuo cellulare, spezzando il momento. E’
lei.
E’ lei che ti cerca, col diritto del possesso,
chiedendoti dove sei, cosa fai, e tu le rispondi
affettuoso e falso, in quel momento, preso come sei ad
accarezzarmi. Mentre tu parli con lei, io ti accarezzo i
capelli che hai scuri e folti. Lascio scorrere la mano
sul tuo torace e poi sotto il maglione. Ti slaccio i
bottoni della camicia, per cercare la tua pelle.
I tuoi occhi mi implorano, “smettila!” sembrano dire.
La tua voce è spezzata, ma lei non se ne accorge. La tua
pelle è calda sotto le mie dita. E il lobo del tuo
orecchio ha un gusto aspro e salato.
Tu bloccato in quella telefonata infinita e io
padrona del tuo corpo che la situazione ha reso
vulnerabile.
Lascio scorrere la mano sulla tua gamba. Sotto il
jeans i muscoli si tendono, ma lei parla e parla, e tu
non riesci a trovare le parole per spezzare senza
sospetti quel fiume di parole.
Ti bacio il collo. Mi prende aspro il profumo della
tua colonia, quel misto di muschio e carne che mi piace
tanto, intanto gioco con la rada peluria del tuo torace.
Ti sento rabbrividire.
“ Che cerchi tu in una donna?” Vorrei chiederti. Non
ti darò il mio corpo. Non ora, non in questo momento. O
forse si, mentre lei ti parla. E’ questa la sfida più
grande. Il mio potere su di te.
Certo e perché no? Cosa cerchi in una donna, dimmelo
tu ora. Cerchi la carne morbida, il profumo della pelle,
l’odore vischioso del sesso? Oppure cerchi la
trasgressione, sfuggire alla noia di giornate sempre
uguali, di sensazioni ed emozioni provate all’infinito.
Perché no dopo tutto?
Mi strappo quasi di dosso le poche cose che separano
te dal mio piacere. Esploro il tuo corpo e tu non ti
difendi, non vuoi, non puoi senza tradirti con lei così
lontana e così vicina.
Tu continui a parlarle, estenuato e vinto, io ti
slaccio la cintura dei pantaloni. La cerniera non scorre
e tu sembri basito. All’improvviso hai perso il
controllo e non sai cosa fare. Intanto lei ti insegue
con discorsi assillanti: “ Dove sei? Che fai? Ti aspetto
il piazza fra mezzora…In piazza? E dov’è ora la piazza?
Forse su un altro pianeta, forse su un altro mondo, in
un altro tempo, mentre io ti sono salita in grembo e ti
ho guidato dentro di me. Troppo presto? Forse. Guastando
il gioco della tua seduzione, che avresti voluto
prolungare ancora un po’, vedendo in me un’ingenuità che
non ho e forse non ho mai avuto. Certo non ti aspettavi
queste mie carezze sfacciate, questi miei baci
insinuanti. Queste mie mani rapaci che non ti lasciano
scampo.
Ma lei ti parla e tu rispondi a piccoli scatti
nervosi. Parole senza senso, parole che si inseguono
sull’onda delle spinte che io imprimo al tuo corpo.
Sento la sua voce distorta dal microfono, in uno
squittio aspro: “ Che hai? “ Dice, anzi grida” Che ti
succede? Stai male?” Tu chiudi gli occhi e non rispondi,
mentre un gemito ti sfugge dalle labbra e il cellulare
ti cade di mano e rotola sotto il sedile. Nel silenzio
la voce di lei è un inutile ronzio che non disturba i
nostri baci, nella notte sempre più nera …
Fra un minuto, fra cent’anni, torneremo alle nostre
vite e tu tornerai da lei, ma adesso nel buio tu hai un
solo padrone, il fuoco dei nostri corpi avvinghiati, fra
i vetri appannati che ci separano dal mondo. E quando
infine gridi il mio nome nel buio della notte complice,
io lo so che porterai impressa nell’anima, la mia
immagine. Oggi, domani, sempre…
|