|
LA FOTO
Avevi un’aria
invincibile, in piedi su quella roccia.

Gli occhiali da
sole, uno strano cappello, una maglietta bianca con le
maniche corte, i pantaloni coi tasconi.
Era estate in
quella foto.
E’ così che ti
vedo quando ti penso. Il tuo corpo slanciato in quella
posa noncurante, dalla quale sembri guardarmi con un che
di ironico nell’espressione, come se già prevedessi
allora, che mi avresti preso l’anima e non solo quella.
Ma il tempo non
esiste, la realtà è solo una proiezione circolare che ci
imprigiona, basterebbe una prospettiva diversa e tutto
assumerebbe un’altra forma e un’altra realtà.
Quella della tua
voce che mi sussurra parole d’amore nascondendole dietro
discorsi innocenti, spruzzati di allegria.
Così l’immagine
di te che quella foto mi restituisce immobile, per
sempre imprigionata nell’attimo in cui fu scattata,
all’improvviso prende vita e corpo, calore e sangue…
Ti guardo. Non
voglio che tu mi veda. Non subito almeno. Voglio
riempirmi gli occhi della tua figura.
Mi dai le spalle,
in piedi nella hall di quell’albergo sconosciuto, mi
aspetti. Ti guardi in giro nervoso e per questo
l’espressione del tuo viso è dura, quasi scontrosa.
Non ci sei
abituato.
Non ci sei
abituato ad incontrare una donna in un albergo anonimo.
Ti sembra quasi che non sia giusto per te, per me,
eppure forzandoti sei qui ad aspettarmi con le farfalle
nello stomaco e una tensione nel cuore perché è inutile
negarlo, non è per parlare che ci incontreremo.
Dall’angolo scuro
nel quale mi nascondo, continuo a guardarti. Voglio
lasciare il desiderio crescere dentro di me e penetrare
ogni poro della mia pelle, mentre i miei occhi ti
accarezzano lenti e indugianti.
Hai un pullover
di un rosso cupo su un paio di pantaloni antracite che
ti disegnano i fianchi nervosi e la camicia azzurra
aperta sul collo.
Guardi nervoso
l’orologio, ti stai forse chiedendo il perché del mio
ritardo.
All’improvviso mi
sento nervosa. Vorrei che il mio aspetto fosse perfetto
e mi liscio il vestito sui fianchi rabbrividendo, ma non
per il freddo.
E’ il pensiero
delle tue mani che presto percorreranno lo stesso
sentiero…
Mi faccio
coraggio ed esco dal mio angolo, nel momento stesso che
tu ti giri e mi vedi…
Sorridi, con quel
tuo modo trattenuto di sorridere e il tuo sguardo sembra
distante forse freddo, ma lo so che non è così perché mi
vieni incontro con lunghe falcate impazienti per
fermarti appena ad un passo da me senza abbracciarmi.
E’ strano come
non ci vengano parole da dirci, noi che abbiamo vissuto
solo di parole per mesi, per anni. Tiri fuori dalla
tasca la chiave della stanza. Ti ci aggrappi come ad
un’ancora, puoi ancora salvarti dalla passione che provi
per me, puoi ancora salvarmi.
Perché c’è un
punto di non ritorno, oltrepassato il quale, tornare al
“prima” sarà impossibile.
Tornare al
“prima” sarà un dolore inevitabile e tenace che ci
accompagnerà per sempre.
Lo oltrepassiamo
insieme, quel punto, camminando l’uno affianco
all’altra, senza neanche sfiorarci, tanta è la tensione
che ci unisce e che come un’aura ci circonda palpabile e
densa tanto che le persone presenti ci guardano
incuriosite come se la percepissero. Ma forse è solo la
nostra impressione, perché non ci siamo abituati a
quest’amore così violento che ci ha preso, che ci
sconvolge i pensieri e il sangue.
La chiave ti
scivola di mano mentre cerchi di inserirla nella toppa e
cade per terra con un assurdo tintinnio che sembra
riportarci alla realtà. Mi chino a raccoglierla e la
inserisco con gesti lenti.
All’improvviso mi
sento tranquilla. Sono dove voglio essere.
Ci chiudiamo la
porta alle spalle e rimaniamo fermi a guardarci. I tuoi
occhi sembrano pozzi scuri nei quali mi sembra di
affondare.
E’ un attimo e le
tue braccia mi stringono. Le tue labbra sono feroci,
mordono più che baciare, ma la tua bocca sa di buono. Ti
bacio il viso, il collo, lasciandoti sulla pelle,
l’impronta del mio rossetto o forse della furia che
sento. Ti strappo quasi il pullover mentre tu mi aiuti a
sfilarlo tirandolo con frenesia. Ti sbottono la camicia.
La tua pelle è calda e liscia sotto la leggera peluria
che la copre e segna un sentiero verso il basso, dove le
mie mani scivolano frenetiche.
Apro la cintura,
ma tu mi fermi. E’ il tuo momento. Le tue mani scivolano
sul corpo mentre continui a baciarmi, afferrano il
vestito e brutalmente lo tirano su per i fianchi, e poi
ci si insinuano sotto arrivando alla carne che le
autoreggenti lasciano scoperta e ancora al perizoma che
ho acquistato apposta per te, per questo incontro.
Una parte di me
resta lontano da quella scena frenetica dove insieme ai
vestiti sembriamo strapparci la pelle e i pensieri. Una
parte di me si chiede cosa è mai questa follia che mi ha
spinto fino a te, in questi miei abiti inusuali, scelti
apposta per accendere il tuo desiderio. Se sono
veramente io questa donna stretta al tuo corpo che le
tue mani stanno violando.
E’ amore questo?
E’ l’amore che ci siamo scambiati in dolci discorsi
sentimentali e romantici che ci riempivano i pensieri di
tenerezza, quasi fossimo due adolescenti alla prima
cotta e non l’uomo e la donna che in realtà siamo?
Ma tu hai fretta.
Freneticamente mi sollevi a stringerti i fianchi con le
gambe e trovi la strada del mio sesso e senza esitare,
entri dentro di me con lunghi colpi violenti che mio
malgrado, mi strappano un gemito.
Facciamo l’amore
così, addossati al muro e quasi non ti riconosco fra un
bacio e l’altro, il viso stravolto da un desiderio senza
piacere.
Con movimenti
confusi e a tratti goffi, senza staccarti da me, ti
sposti verso il letto dove ci lasciamo cadere…
E’ così dunque, a
tal punto accendi la mia fantasia, da trascinarmi in
questo vortice di sensi e sesso, dal quale è sparita
ogni tenerezza eppure sento che ti ho aspettato una
vita. Per una vita ho aspettato il tuo corpo d’uomo, i
tratti nervosi del tuo viso e quello sguardo scuro che
affonda in me come un coltello affilato. E ho aspettato
anche questo tuo modo di prendermi, a tratti violento e
senza preamboli, quasi che l’impulso invincibile del
desiderio, voglia raggiungere il centro più profondo del
mio essere, per lasciarci un’impronta di fuoco e di
dolore.
Dopo scivolo
esausta, nel sonno. Accucciata contro la tua carne di
cui sento l’odore aspro e salmastro, bagnata dei tuoi
umori che si sono fusi con i miei.
Quando mi sveglio
è già sera, forse. Nessuna luce penetra dagli scuri
chiusi. Accanto a me tu non ci sei, ma sento scorrere
l’acqua della doccia attraverso la porta del bagno che
tu hai lasciato socchiusa. Mi alzo. Sento le gambe molli
e un languore dolciastro che insieme al corpo sembra
aver invaso anche l’anima.
Nel bagno, ti
vedo nel vapore denso che invade la stanza.
Inconsapevole di me, te ne stai ad occhi chiusi e
l’acqua scivola sul tuo corpo, sul viso, sui capelli.
Sembri preso da una tua fantasia segreta che mi esclude
e la schiuma che spandi sulla pelle, guida le tue dita
nervose in gesti che sembrano carezze solitarie. E così
mi riprende il desiderio di te, improvviso e feroce. Mi
avvicino e tu finalmente ti accorgi della mia presenza e
sorridi. Nel box ci stiamo stretti in due ma non
importa. L’acqua mi da un immediato sollievo. Comincio a
insaponarti le spalle e la schiena e poi i fianchi, il
torace e tu mi lasci fare divertito, in una passività
che è attesa, i muscoli tesi sotto la pelle, lo sguardo
acceso. E’ come un gioco. E’ una doccia che dura mille
anni. Ma poi i miei gesti si fanno carezze e si
mischiano alle tue. Tuttavia non abbiamo fretta ora.
Possiamo asciugarci con calma, scherzando fra noi come
ragazzi.
“ Ho fame.”
Esclamo. “ Anch’io.” Rispondi e mi mordi leggermente una
spalla per poi baciarmi dolcemente il collo.
Torniamo a letto,
avvolti nei nostri asciugamani. La notte è breve. Domani
le nostre vite ci aspettano e non ammettono ritardi.
Abbiamo strappato questi momenti ad un destino beffardo
che ci ha fatto incontrare, soltanto per tenerci divisi
per sempre. Lo sappiamo entrambi e forse questo colora
d’ombra i tuoi occhi mentre riprendi a baciarmi con
dolcezza ora mentre le mani disegnano ghirigori di
emozioni sulla mia pelle.
Chissà perché mi
accorgo che l’unione dei corpi era un dettaglio, un
ritornare a casa e riconoscerci.
E il piacere è
solo il volto nudo dell’amore, la sua espressione più
povera, ma l’amore che provo per te, va ben al di la del
tuo sesso che mi penetra e delle tue mani che mi
esplorano ed sarà l’unica cosa che rimarrà di questa
notte e che supererà il delirio doloroso della tua
assenza a cui non c’è rimedio…
Era estate in
quella foto. Ed è così che ti vedo quando ti penso. Il
tuo corpo slanciato, la maglietta sottile, le gambe
snelle e il desiderio che non mi lascia mai, quando i
miei pensieri raggiungono i tuoi e li afferrano per non
lasciarli.
La realtà è solo
un punto di vista nei sentieri imprevedibili del
possibile…e nel possibile ti ho incontrato e ti
appartengo…per sempre.
|