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LA CASA AL MARE♥
Nina neanche sa perché si trova li
davanti a quel computer a scambiarsi effusioni con uno
sconosciuto di cui non conosce il nome, né il viso, né
la voce. Eppure sembra che lui conosca il suo corpo
meglio di se stessa senza neanche averlo mai visto.
Le sue parole sono come lava sulla sua pelle assetata.
Carezze di luce, sprazzi di energia. L’insieme di tutti
gli uomini che aveva avuto nel tempo e nello spazio. Non
ricordava dove e quando. Si sovrappongono i visi, le
mani, le parole e scivolano, tutti ad accarezzarle il
corpo, accendendolo.
“Vorrei baciarti i capezzoli…” danzano le
parole sullo schermo del computer.
accarezzo i tuoi fianchi li mordicchio con le
labbra
lui si mette davanti a te...
ti bacia la nuca... il seno...lo stringe...
stringe i capezzoli...
li mordicchia li succhia mentre io scivolo tra le tue
gambe
ti lecco lentamente...
Nina si passa le mani sul corpo e chiude gli occhi. E
adesso? Sente il piacere bagnarla fra le gambe. Una
fantasia sessuale reale come un corpo in carne ed ossa
avvinghiato al suo. Basta. Spegne il computer la
tensione è insostenibile.
Tutta questa rabbia che sente dentro come un’onda di
lava che cresce…dove si nascondeva? In che recesso
sperduto della sua mente covava e da quanto tempo?
Si alza di scatto dalla poltroncina.
Nina detestava il vuoto, l’immobilità di giornate senza
senso. Detestava la quotidianità banale di momenti
sempre uguali. Aveva un bisogno costante degli eccessi,
dell’adrenalina che scorre nelle vene come una droga, a
coprire i silenzi dell’anima, il vuoto degli affetti, il
freddo brivido della paura.
Il sesso era questo, una dipendenza vissuta come una
scelta, la sbornia della carne, l’ottundimento del
cervello.
Ricordava se stessa ragazza, con quell’idea ingenua
dell’amore che ancora non conosceva la fame della carne.
Ma quando? Ma dove? In che anni lontanissimi e persi? La
sua treccia castana, tredici anni, poco più che una
bambina e lui che le sfiorava i seni acerbi, il
disgusto, allora, dei suoi baci umidi e aggressivi. Ma
poi cosa era successo poi? Il sesso scoperto a poco a
poco, in macchine con i vetri appannati dal fiato e dal
calore dei corpi. Diciassette anni o poco meno con
“lui”appena più grande, la macchina presa di nascosto ad
un padre distratto.
Il suo sesso fra le labbra inesperte, e quel sapore
aspro e salato e sempre quel leggero disgusto nel mezzo
del piacere, quando lui la toccava altrettanto
inesperto, affannato e avido nella febbre ormonale
dell’età. E cosa era successo poi? Negli anni nel tempo
e nello spazio? Quando il disgusto aveva lasciato il
posto al desiderio, al bisogno sempre più estremo di
sensazioni invincibili?
E ora, nell’età di mezzo che dolorosamente traghetta
verso un’età della vita che non lascia speranze, eccola
di fronte ad uno schermo di computer a cercare…
Andò a fare una doccia. Aveva appuntamento con lui, un
altro “lui” uno dei tanti che avevano affollato la sua
vita nel tempo e nello spazio, fantasmi del “maschio”
che la completava fondendo il suo corpo con il suo. Un
maschio dalle molte facce, dalle molte mani, dai molti
corpi ma tutti l’archetipo di un solo corpo diverso dal
suo che aspetta solo di fondersi con esso, in un
amplesso infinito nella sua ripetitività. Nel tempo,
nello spazio, nei momenti che formano l’esausto tessuto
di un’esistenza.
Sotto il getto dell’acqua caldissima, la pelle arrossata
e tesa, Nina aspettava. Aspettava che si sciogliesse la
tensione alla bocca dello stomaco per quell’incontro
atteso, ma non sperato, con un uomo che conosceva appena
e che proprio per questo aveva scelto. Perché dandogli
il suo corpo potesse negargli l’anima che del resto a
lui neanche interessava.
Si vestì con cura, calze autoreggenti nere, vestito
leggero, aderente, tacchi a spillo.Il profumo nei punti
giusti era come una nuvola di aromi intorno al suo corpo
snello.
Lui l’aspettava davanti al portone, seduto al volante
della sua macchina dall’aspetto costoso.
Gli si sedette affianco sorridendo. Anche lui sorrise.
La luce nel suo sguardo la rassicurò: gli piaceva. Mise
in moto. Dove l’avrebbe portata? E incontro a quale
destino. Era questo il brivido.
Non sapere. Tutto poteva accadere.
Lui guidava in silenzio, incapace di trovare le parole
per rompere il silenzio fra loro.
L’uomo realizzò in quel momento che stava incontrando
una sconosciuta; una persona con una sua storia, con un
suo passato, con le sue angosce e le sue tristezze.
Si sono parlati per mesi, si sono confidati segreti
inconfessabili, hanno goduto delle parole ed hanno
raggiunti orgasmi cerebrali, solo al pensiero che tutto
quello potesse diventare vero, che quel momento si
trasformasse in vita reale. Sentiva le gambe tremare, il
cuor battere come la prima volta, tra i banchi di
scuola, quando si era dichiarato al suo primo amore...
Ma avvertiva anche una forte eccitazione e fece fatica a
reprimerla. Al primo sguardo aveva capito che lei
fisicamente non aveva deluso le premesse.
Era graziosa, quasi bella nel suo vestito sexy che lui
sperava, avesse acquistato appositamente per
quell’appuntamento.
Decise all’improvviso, che l’avrebbe portata alla sua
casa al mare. Quella dove non andava mai almeno di
inverno, e dove d’estate ci parcheggiava sua moglie con
i bambini, rimanendo in città a godersi la rinnovata
libertà.
La guardò: uscire dalla quotidianità, dal grigiore,
dalla muffa del formalismo... finalmente avrebbe
incontrato un'anima forse, specchio della sua.
Finalmente avrebbe potuto specchiarsi nei suoi occhi e
dal riflesso leggerne la sincerità. Si erano promessi
che non ci sarebbero stati inutili temporeggiamenti
ipocriti. Se tutto fosse andato bene, se si fossero
sentiti bene già dal primo momento, non avrebbero posto
nessuna condizione.. a nulla..... Sarebbe stato formale
e standard attendere... non volevano la normalità ma
qualcosa di speciale, di divino… Non riusciva ad
immaginare i pensieri di lei. Se ne stava immobile, con
un leggero sorriso sulle labbra, come se pensasse ad
altro, come se fosse lontana…
Ancora lui non sapeva che negli anni, di quei momenti,
sarebbero rimaste schegge di ricordi, come pennellate di
colore su una tela dipinta da altri, che lui avrebbe
raccontato a se stesso come una favola lontana, nei
lunghi giorni della sua solitudine:
“Siamo andati alla mai casa al mare, c'era un bellissimo
il sole autunnale,,, eravamo sulla terrazza e tu mi hai
chiesto di andare al bagno e sei tornata completamente
nuda........
Le gambe affusolate e lucenti, le spalle nude, le forme
del corpo trasparivano tutte dall'asciugamano, le curve
del sedere, i seni ed i capezzoli turgidi che ne
appuntivano le forme erano una valanga di piacere che
all'improvviso mi piombava addosso ... io sono rimasto
estasiato da quella visione ed il profumo che si
espandeva nell'aria rendeva quella scena magica ed
erotica.. . non capivo quella tua fretta improvvisa.
Avrei voluto io stesso far scivolare via dalle tue
spalle il vestito leggero. Srotolare piano le calze
dalle tue gambe lucenti, invece tu scombinavi il gioco,
irriverente e irrispettosa, sciupando la scena della mia
seduzione.
I miei occhi stavano bevendo avidamente tue forme. Senza
esitare ti porsi il bicchiere che avevo preparato per te
e ti feci sedere al sole.. poi con dolcezza ho aperto
quell'asciugamano come si apre un'ostrica sapendo che
contiene una perla preziosa...
Ora sei completamente nuda, il tuo corpo è stupendo,
brilla sotto i raggi del sole ed è profumato come un
fiore nella piena maturità.... mentre sorseggi il suo
drink, io passo dietro di te e con le mani inizio a
massaggiargli il collo e le spalle, un massaggio dolce e
sensuale...
Le mani quasi sfiorano la pelle e man mano scendono sul
petto percorrendone il solco dei seni... con le dita
giro intorno i capezzoli e ne saggio la turgidità, poi i
fianchi e la schiena ...
Le mie mani sono un rivolo d'acqua e piacere che ti
scorre lungo i solchi del corpo....quando sentirò che il
piacere ti sta invadendo, quando la pelle diventerà
calda, le mie labbra sostituiranno le mani ...... Mi
delizio dei tuoi profumi.... Ora mi inginocchio davanti
a te ed inizio ad accarezzarti le gambe. Le mie mani non
son più sole, ci sono le labbra che le seguono in ogni
loro movimento..................”
Nina ha chiuso gli occhi. Essere qui, ora, è come
tornare indietro nel tempo. Nei giochi proibiti della
sua giovinezza. Lo stesso scivolare lieve nei gorghi del
piacere. Volutamente ha escluso i sentimenti come
inutili interferenze. Quest’uomo che le sta davanti ha
il volto confuso delle immagini sognate. Sente che lui è
preso ormai nel suo gioco, mentre lei ha l’anima
distante da quel corpo che ora sta godendo. Un anima
lontana che dall’alto guarda una donna, lei, che si
offre ad un uomo senza amore e senza il desiderio
dell’amore.
Questi sono i patti, bisogna rispettarli e rispettarli
al meglio.Che lui non resti deluso, che il suo desiderio
lo avviluppi come una ragnatela privandolo di volontà e
pensiero.
“Le mie mani ti percorrono le gambe e salgono sempre più
su .. tu allarghi le cosce per invitarmi a salire sino
al tuo sesso. Lo vedo, è bello ed invitante, come un
quadro di Goya ecco tracciato un perfetto triangolo
dell'amore, ma io indugio ancora sulle cosce, mi piace
toccarle accarezzarle, ora sono un fuoco e mi tolgo
tutti gli abiti, voglio mettere a nudo il mio corpo di
fronte a tanto splendore... tu mi guardi con occhi
infuocati io allora affondo la mia testa tra le gambe
ancora spalancate, le afferro e le alzo al cielo, inizio
a baciarti ma so di essere all'inizio. Non voglio un
fuoco violento ma un incendio che man mano diventa
inarrestabile... sento il profumo e l'odore del tuo
sesso che mi eccita in un modo indescrivibile, so che
tra poco potrò dissetarmi del tuo nettare, devo solo
aiutarti per farlo sgorgare da quel calice divino.”
Come ama quest’uomo! Nina sente pian piano cedere ogni
difesa. Il suo corpo è solo un unico grumo di piacere ma
l’anima resta lontana e persa negli inutili gorghi del
suo nulla. Perché è questo che Nina cerca di
dimenticare, in questi incontri occasionali: il nulla
che l’inghiotte. Il senso feroce dello sperdimento di se
stessa nell’inutilità del vivere.
E per quanto vada indietro nei ricordi, questo vuoto
l’accompagna, da quando bambina si perdeva in pianti
imprevisti e incomprensibili che irrompevano senza
ragione apparente, nel mezzo dei suoi giochi a spezzare
una risata. Crescendo si era illusa che qualcosa sarebbe
venuto a riempire quello spazio nero che le inghiottiva
l’anima, ma nulla mai era accaduto.
Nulla a salvarla dall’angoscia tremenda che la vita
fosse tutto questo e solo questo, una serie inutile di
giorni in un vano viaggio verso il nulla.
Ma queste mani, queste labbra ora trascinano via i
pensieri e nella carne si spegne la sua angoscia e nulla
basta in questo piacere che sale, che si infiltra in
ogni angolo della sua pelle.
“Salgo sempre più su sino al tuo sesso che ormai è una
fonte in piena, ti bevo e ti dico che sei divina che il
tuo nettare è dolcissimo, l'odore del sesso si mescola
al tuo profumo.Il mio sesso è turgido, la mia mente è
inebriata di sensazioni, la mia bocca è impregnata del
tuo sapore…
Cristo sei divina a darti così senza frenarti, docile
fra le mie mani e nella mia bocca.
Ma i tuoi pensieri, dove sono i tuoi pensieri?”
All’improvviso in lui sorse la paura che lei lo
guardasse da lontano, presente e assente nello stesso
tempo. Gli occhi opachi di godimento si posavano su di
lui immoti come lo sguardo di un idolo. Ma era solo
un’impressione, sciocco che era. Come può una donna che
goda a quel modo, distaccarsi con l’anima?
“Non riesco a staccarmi dal tuo sesso, mi piace il
sapore e mi eccita l'odore, voglio che ogni goccia sia
preda della mia lingua vorace, che ti scava, ti lecca e
penetra in continuazione.
Ti dico che vorrei entrare dentro di te, ma vorrei farlo
dolcemente e come a te piace di più. Non voglio
penetrarti ma voglio che tu assorba il mio sesso dentro
di te, fondendolo con il tuo corpo, vorrei godere della
luce del tuo viso estasiato, mentre lo accarezzo
stringendo tra le mani le tue guance in un gesto così
assurdamente tenero.
I nostri sguardi si incrociano, ci capiamo al volo, ora
vuoi essere posseduta…”
Nina si aggrappa al corpo dell’uomo. All’improvviso è
stanca di aspettare, anche il piacere ha un sapore
estenuante di un’ attesa troppo lunga.
L’urgenza del desiderio di lui non ha bisogno di inutili
tenerezze.
Ah! Se lui sapesse… Se lui sapesse di essere per lei
soltanto un corpo, un giocattolo di carne, una vana
illusione! Ma lui preso nel suo gioco, non pone domande,
non chiede risposte.
Lui sopra di lei con la sua forza, con la sua carne
tesa.
“ Prendimi, prendimi…” Nina grida e pensa “scopami,
scopami fino a morire…”
“Dentro di te il mio sesso è diventato ancora più
turgido, sento ogni nervatura del tuo sesso, sento il
tuo calore... ora tu sei distesa sulla schiena ed io
sopra di te, con le mani afferro le tue caviglie e alzo
le tue gambe al cielo, ondeggio come il mare, i miei
colpi sono come la risacca dell'alta marea e il tuo
ansimare somiglia alla musa dell'onda che s'infrange
allo scoglio. Poi le tue gambe circondano la mia schiena
e le mie mani ti afferrano, ci guardiamo negli occhi e
con lo sguardo ci parliamo, non abbiamo parole da urlare
ma solo sussulti di piacere... ci baciamo avidamente. Le
nostre lingue di uniscono come i nostri sessi. Non
voglio ancora l'orgasmo ed allora esco da te, desidero
ancora berti e lo faccio avidamente, non c'è una piega
del tuo corpo che no ho percorso con le mani, non c'è un
solco che la mia lingua non ha esplorato, tu adesso mi
vuoi ancora, mi sento parte del tuo corpo... sento che
sto per raggiungere il mio primo orgasmo e ti chiedo di
farlo insieme, non voglio godere da solo voglio dividere
con te quel momento, quell'apice di piacere voglio che
sia un nostro momento e non una mia conquista.. .”
Nina spegne i pensieri, è solo pelle e sensazione. Era
questo che voleva, solo questo che cerca ogni volta nel
tempo e nello spazio, negli uomini a cui si concede e
dei quali finisce per confondere i volti e le voci
scordandone i nomi. Anche questo che si affanna sopra di
lei è come l’immagine sfocata, il fotogramma di un film
visto troppe volte.
I gesti sempre quelli, i movimenti del suo corpo, le
espressioni del suo viso si sovrappongono al ricordo di
altri gesti, altri movimenti altri sospiri. Eppure il
piacere prende il sopravvento e Nina scivola in un gorgo
di dolcezza assoluta e grida….grida….
“ Le tue grida di piacere mi eccitano all'infinito... mi
piace sentirti, non sono ancora sazio, ti voglio ancora,
ti sussurro all'orecchio che mi piaci, che hai un corpo
favoloso. Ora adagiato sul tuo corpo nudo mi lascio
trasportare dalla tua tenerezza, che, dopo il desiderio,
può espandersi. Le mie mani ti accarezzano quasi
volessero avvolgerti in un lenzuolo di dolcezza... la
tua pelle profumata attira le mie labbra che scivolano
su di essa inondandola di baci, mi sento tuo e ti sento
mia ora.,,
Nina guarda l’uomo che dorme. Lui sembra così fragile e
vulnerabile così abbandonato. Le braccia stese sul
guanciale, i capelli scomposti. Il pomeriggio è
scivolato nella notte, silenziosamente. Lei stessa si
sente addosso uno strano torpore, una stanchezza
soddisfatta e amara.
Si alza dal letto cercando di non fare rumore. Si veste
piano. Ha voglia di vedere il mare. Chiude la porta alle
spalle e si avvia verso la strada che corre alta a
strapiombo sul mare. Si affaccia al parapetto.
Sotto gli scogli. e più in la, la spiaggia deserta.
Le onde vi si infrangono inesorabili, alzando bianchi
spruzzi di schiuma che sembrano macchiare il manto della
notte.
Oltre, lo specchio del mare, fondendosi col buio della
notte, le da l’impressione di un liquido nulla, dove
sarebbe così facile sparire, come un destino annunciato
o forse sperato…
L’uomo si svegliò all’improvviso a notte inoltrata.
Stese la mano nel letto. Lei non c’era.
Dove poteva essere? Forse in cucina? Si assopì di nuovo
per risvegliarsi poi, dopo un tempo imprecisato. Guardò
l’orologio sul comodino. Il quadrante luminoso segnava
le tre.
Pensò sollevato alla scusa che aveva trovato con sua
moglie, il solito viaggio di affari. Non c’era nessuna
fretta. Ma Nina dov’era? Si alzò dal letto e cominciò a
cercarla per tutta la casa.
Invano. Non era rimasta alcuna traccia di lei, né i
vestiti, né la borsa, né alcun banale oggetto personale,
nulla. Neanche l’aroma dolce amaro del suo profumo.
Sembrava quasi non fosse mai esistita, se non nelle sue
fantasie.
All’improvviso lo colse, come un artiglio nel cuore, il
senso vero dell’assenza di lei, che non sarebbe mai più
tornata, come un vuoto assoluto….
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