I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

LA RABBIA E L'AMORE

Fu certo perché Sarah aveva quell‘età che fa impazzire le donne, che si trovò impicciata in una storia sbagliata che a raccontarla nessuno ci avrebbe creduto.Tanto per cominciare, l’idea di iscriversi a quel corso di scrittura creativa era stata il massimo dell’assurdo per una come lei, incapace di scrivere perfino un biglietto d’auguri. Purtroppo non c’era di meglio, il corso d’informatica era al completo!

Già alla prima lezione avrebbe voluto scappare; dieci donne e due soli uomini e tutti di un’età superiore agli ‘anta! Quasi le veniva da piangere.

Lei che pensava di fare nuove amicizie, di uscire dalla solita routine si ritrovava invece in una specie d’oratorio.

Mancava solo che si mettessero a dire il rosario!La professoressa poi (una donna e ti pareva!) sembrava sua zia Giuseppa, bianca e rossa come una mela. Altro che a scrivere!Avrebbe potuto a malapena insegnarle a lavorare all’uncinetto!

Le colleghe spaziavano dalla zitella acida alla vedova affranta, passando per la single per scelta e quella per destino. Mancava solo la donna in carriera. E per forza!Non ha tempo quella per simili scempiaggini e certo non si annoia come lei e quell’altre, impegnate solo ad inanellare giorni sul filo consunto delle loro inutili vite.

 Dei due maschi uno sembrava il fratello gemello del commendatore Pampini, quello del quinto piano.

Aveva una tale pancia che per entrare nell’aula, doveva mettersi di lato. Il suo faccione tondo e sempre sorridente che la mancanza del collo faceva sembrare conficcato nel torace possente, non faceva pensare a prima vista, che il padrone possedesse un livello accettabile d’intelligenza. E neanche conoscendolo meglio a dire il vero ci si poteva illudere…

Il secondo invece era da considerare.

Sara lo osservò con interesse: alto, magro, un viso simpatico senza essere bello, sguardo vivace e accattivante, spiritoso quanto basta…si erano piaciuti subito.Amichevolmente s’intende

Metti un uomo piacente nel mezzo di un nugolo di femmine insoddisfatte e subito l’aria diventa elettrica.

In poco più di cinque minuti se l’erano covato, soppesato, accarezzato con gli occhi.

Fra scherzi, doppi e tripli sensi, le vedove affrante dimenticarono il dolore, le single per scelta si pentirono e quelle per destino ricominciarono ad illudersi….

E le Casalinghe frustrate come Sarah?… A casa oltre la fede, si era dimenticata anche l’esistenza dell’ingombrante (in quel momento) marito…

Far finta d’essere libera sentendosi tale, era stata una tentazione irresistibile….

Dimenticando di botto i chili di troppo e le vene varicose, Sara si sentiva leggera e frizzante come una ventenne e come una ventenne desiderò avere la vita davanti con una serie infinita di possibilità fra cui scegliere.

Lui apparentemente ignaro dell’interesse che aveva suscitato, dispiegava al massimo il suo fascino discreto fra quelle donne inequivocabilmente dirette verso il viale del tramonto.

Dolcemente spiritoso, vagamente distratto, volutamente maldestro, ispirava loro di volta in volta l’istinto materno, il desiderio di conquista, la sfida e una sana competizione per avere i suoi ipotetici e non ben definiti favori.

Con inequivocabile maestria era riuscito ad istillare in ognuna di loro, la convinzione d’essere lei la prescelta e per ognuna aveva la battuta giusta, lo sguardo complice, il gesto galante.

Che magnifico esemplare di giovane uomo, si dicevano tutte.

Scoprire dove abitava fu per Sarah del tutto casuale. Lui le aveva chiesto un passaggio un giorno uscendo dal corso. Lo accompagnò sotto casa con il cuore al galoppo e la lingua di carta vetrata.

-Ciao Sarah, ci vediamo giovedì.- Con che dolcezza aveva pronunciato il suo nome scendendo dalla macchina! La voce roca dal tono suadente, era scivolata sulla sua pelle e sul suo viso in fiamme come una carezza.

”Ciao Marco.”La lingua di carta vetrata si era imparpagliata fra i denti producendo un bisbiglio appena percepibile e lui aveva sorriso…

Quel sorriso colpì Sarah dritto al cuore e per lei non ci fu più scampo…

Tornando a casa, sbagliando tutti gli incroci e girando a vuoto per un’ora, quel”Sarah”sussurrato le allagava il cervello, le bruciava sulla pelle a dieta di carezze, le coccolava il cuore d’adolescente attempata.

Più tardi, molto più tardi, mentre preparava la cena, Sarah sorrideva da sola. Sentiva senza ascoltare, le chiacchiere di sua figlia, i monosillabi di suo marito, lo sfrigolio della pentola dimenticata sul fuoco che bruciava tranquillamente.

Il puzzo di bruciato costrinse suo marito a sgomitolarsi dal divano dove faceva tutt’uno con i cuscini a fiori, per trascinarsi verso i fornelli e vedere cosa succedeva.

-            -Certo che da quando ti sei data alla letteratura, non capisci più niente! –

-            Le disse con il suo solito aplomb.

-            -Vuoi che vada a fuoco la casa?-

-            -Che ne direste di una pizza stasera?Non ho voglia di cucinare di nuovo-.

-            Sarah era troppo euforica per innervosirsi.

Dopo interminabili”Vai tu, ” “No, vai tu”, Sarah s’infilò il cappotto sopra la tuta e mandandoli allegramente al quel paese tutti e due, uscì nella sera invernale sola con i suoi pensieri.

L’aria era fredda ma non gelida, dalla pizzeria all’angolo voci di ragazzi, risate e schiamazzi.

Sara entrò nella pizzeria senza guardarsi intorno. Ordinò tre pizze margherita da portare via e andò verso la cassa a pagare.

-            -Sarah! -

-            Di nuovo quella voce che le ciancica il cuore. E che ci fa lui qui?

-            - Sono venuto a prendermi una pizza, qui le fanno molto buone e poi non è lontano da casa.-

-             Ma come! Se lei ci aveva messo un’ora buona per tornare a casa dopo averlo accompagnato!

Lui si mise a spiegarle tutto il tragitto, il perché e il percome lei avesse probabilmente sbagliato strada. Intanto il suo sguardo carezzevole, leggermente ironico, ma appena un po’, la scrutava…

Ma perché mi sono messa questa tuta.Avrò i capelli di uno schifo e l’alito pesante.Accidenti a me e all’idea della pizza! L’imbarazzo di Sarah era tangibile evidente come il rossore che adornava per il freddo la punta del suo naso. L’impulso era di scappare, invece si sedettero su un muretto fuori della pizzeria a parlare un po’ mentre le pizze si freddavano inesorabilmente.

Di quella sera Sarah ebbe poi un ricordo confuso come di un sogno. Non ricorda oggi cosa disse a suoi quando tornò a casa con le pizze irrimediabilmente fredde.

 Non ricorda il resto della serata passato probabilmente a guardare svogliatamente la televisione. Ricorda però bene quel calore al cuore e quella voce”Sarah” dolce come una carezza…

Una cotta a quarant’anni, è come una malattia della crescita, bisogna aspettare che passi.

Ma a Sarah non passava accidenti. E incontrarlo tre volte alla settimana non era certo una buona medicina!

Le giornate vuote della sua presenza, lei le riempiva con interminabili sogni ad occhi aperti in cui pensava mille volte alle cose che gli avrebbe detto quando si fossero visti, al modo in cui gliele avrebbe dette e quello che lui avrebbe potuto rispondere.

Dire a se stessa che lo amava era forse troppo anche per lei che pure era sempre stata sincera. L’amore per il suo compagno di sempre era troppo forte e comunque indiscutibile.

Preferiva pensare che questa fosse una gratificazione tardiva alla sua femminilità che cominciava ad appassirsi.

La sua “ fetta di torta”in una vita a dieta…

Questo amore tardivo, lo percepiva come l’ultima occasione, l’ultima spiaggia prima dell’inevitabile declino.

Ci si aggrappava con disperata allegria, senza voler pensare al domani, al fatto che lui neanche sospettasse la tempesta suscitata.

Ogni nuovo giorno il suo senso del limite si affievoliva sempre più. Lo aspettava passando “per caso “davanti a casa sua, solo per scambiare due parole, solo per vederlo da lontano, lui e la sua andatura dinoccolata e noncurante, il viso assorto in chissà quali pensieri, le mani sottili affondate nelle tasche del giaccone.

Incredibilmente non credeva di tradire il suo uomo perché l’amava come sempre, anzi di più con una tenerezza inusuale, con una sensualità nuova che riaccendeva l’antica passione nel talamo coniugale. In realtà nel suo cuore c’era posto per entrambi…

 Il corso di scrittura creativa divenne solo un pretesto per incontrarlo.

Come la irritava il doverlo dividere con le altre. Quanto la infastidivano le loro voci acute e ridicolmente carezzevoli che gli parlavano alla minima occasione distraendolo dal parlare con lei… Lui era così allegro, così simpaticamente ironico e brillante così incredibilmente giovane!…

Che avesse simpatia per lei era evidente. Ogni pretesto era buono per parlarle, per scherzare con quella sua leggerezza così affascinante.

Sarah!” Bastava la sua voce profonda che pronunciava il suo nome, ad accenderle dentro mille scintille…

_ Credo che smetterò di frequentare questo corso, dopotutto._ Le disse un giorno all’improvviso e a Sarah sembrò che il mondo si rimpicciolisse all’improvviso alle dimensioni di un fotogramma sfocato.

-Lo trovo inutile. Dobbiamo renderci conto che nessuno di noi sarà mai uno scrittore. Non abbiamo nessun talento, siamo solo ridicoli…-

- Ma che m’importa del corso, ci vengo solo per vedere te!- Sarah pensava furiosamente, sentendo le lacrime pungerle le ciglia. A questo punto era arrivata!

-Non ti vedrò più! –

 Lo disse prima di pensare e non tanto le parole quanto il tono la tradirono. Lui la guardò con quei suoi occhi profondi senza sorridere. Spiazzato non seppe che risponderle…

In realtà continuò a frequentare il corso. Per un po’ non tornarono sull’argomento, ma erano entrambi consapevoli che un limite tacito era stato superato e non sapevano come gestire la cosa. Apparentemente i loro discorsi erano sempre gli stessi, ma le parole però rimandavano a pensieri diversi che facevano loro paura. Magari fosse stata un’avventura! Magari fosse stato il desiderio di una notte! Una certa vicinanza di carattere, gusti simili, pensieri condivisi li andava avviluppando in un legame incomprensibile e sottile in cui l’attrazione fisica occupava una parte molto marginale.

 Sarah continuava a vivere la sua vita di sempre, frammentata fra il sentimento tenace verso suo marito che continuava ad amare con la profondità di sempre e questa nuova emozione che dava un sapore irrinunciabile alla sua vita.

I suoi occhi non erano stati mai così luminosi, il suo corpo dalle forme morbide sembrava diventare ad un tratto più elastico e sodo. Sarah scopriva ogni giorno il piacere di piacersi. Sua figlia la guardava preoccupata o almeno incuriosita. Suo marito sembrava non accorgersi di niente, ma godeva comunque della sua rinnovata vitalità, del suo umore allegro.

“ Sarà dura quando dovrò risvegliarmi da questo sogno. Perché arriverà quel giorno e Dio solo sa cosa farò…”

Per quanto ancora si sarebbe accontentata di parlargli soltanto, per quanto si sarebbe impedita di desiderarlo e di superare quel limite sottile che li divideva dalla consapevolezza del loro reciproco desiderio?

Lo superò lui all’improvviso in un giorno qualunque dell’inizio della primavera, mentre stavano parlando come sempre del più e del meno.

All’inizio fu uno sguardo particolare capitato per caso fra parole banali.

Le parole arrivarono dopo come pugni in pieno viso…

-            _Domani parto._ Lo disse così senza esitazioni, la faccia di sempre, gli occhi bassi.

-            _ Non torno, mi hanno offerto un nuovo lavoro a Milano e ho accettato.

-            Sarah lo guardò con espressione assente senza sapere cosa dire. Le emozioni contrastanti che provava, le si erano attorcigliate intorno al cuore e lo soffocavano.

-            Lui la guardava con tristezza.

-            _ Lo sai che non poteva essere…

-            _ Non poteva essere cosa?

-            _ Sai bene di cosa parlo, non mi far dire cose di cui poi mi pentirei.

-            _ Io non ti ho chiesto mai niente._ Non erano parole, erano lacrime.

-            _ Volevo dirti…Insomma è mio il problema, tu non c’entri niente. Sono io che sono fatto così. I legami mi fanno paura…Qualunque donna…Tu non c’entri niente.

-            Ripeté, la voce leggermente appannata.

-            _ Mi piaci veramente, mi sei piaciuta subito, ma non poteva essere…

-            Sarah restava lì, i piedi come inchiodati per terra, il cuore a galoppo, la bocca asciutta, le labbra serrate.

-            Rabbia, dolore, frustrazione, ma chi era lui per parlarle così! Quale assurda presunzione gli faceva credere che lei si fosse aspettata qualcosa da lui al di là di quelle sciocche parole che si scambiavano di tanto in tanto ?

-            Perché smascherare il suo amore per poi sbatterglielo in faccia con un umiliante rifiuto?

-            E poi scappava, che bisogno c’era? Cambiava città quasi a voler mettere chilometri fra sé e il desiderio di lei. Credeva forse che lei l’avrebbe cercato, assillato con il suo amore non corrisposto. Credeva forse che l’avrebbe, pregato implorato di amarla? Sciocco, presuntuoso e sciocco.

-            Chi era mai lui perché lei dovesse soffrire così come ora soffriva, l’anima in frantumi, l’orgoglio a pezzetti…

-            Gli voltò le spalle senza dire una parola, perché lui non vedesse le lacrime nei suoi occhi. Con passi veloci si allontanò senza voltarsi. Non sopportava di vederlo neanche un’ultima volta.

-            Era fatta così lei: un taglio netto e morire…Già troppo era stato che lui avesse capito il suo amore. Doveva risparmiare a se stessa l’umiliazione di saperlo anche spettatore del suo inutile dolore…

-            E vattene dunque se è questo che vuoi. Vattene, ne trovo mille altri come te. Coniglio, di cosa avevi paura? La rabbia la prendeva ad ondate, ma cosa avrebbe lasciato quando si fosse ritirata?

Il giorno le parse ad un tratto interminabile, un inutile affastellarsi di ore per scivolare nella sera e poi nella notte che certo sarebbe stata insonne. E domani? Cosa avrebbe fatto domani? Non sarà facile Una voce che non era la sua, le sussurrava piano. La razionalità per giorni sospinta negli angoli bui della sua anima, cercava ora di farsi sentire…Momento sbagliato senza dubbio, la rabbia e il dolore erano troppo forti….

La rabbia e l’amore ad ondate la travolgevano. Un momento l’amava disperatamente sciogliendosi in lacrime inutili che non le davano sollievo; un momento soffocava di rancore per l’umiliazione del rifiuto.

I giorni che seguirono furono un cupo groviglio di emozioni contrastanti, accuratamente celate a marito e figlia, ma che la rodevano dall’interno senza tregua.

Le lacrime trattenute con volontà ferrea, si erano trasformate in aculei che la macinavano dentro. Ma il sorriso era sempre lo stesso sulla maschera che era diventato il suo viso, e nascondeva il suo sguardo senza luce.

Vivere come sempre, parlare, ridere perfino, la schiena dritta e gli occhi asciutti, mentre dentro muori. Sarah continuava la sua solita esistenza, ma ci pensava sempre, e dentro, l’anima gridava il nome di chi non poteva sentirla….

Era terribile. Ad un tratto era come se la luce si fosse spenta sul mondo.

Si guardava allo specchio e vedeva i primi segni del tempo sul suo viso e una fila di giorni interminabili e bui, vuoti d’amore e di speranza.

Vedeva tutti i sogni, tutti i desideri dietro alle spalle, come se il domani ormai non potesse portarle più nulla oltre un’orribile e non desiderata vecchiaia.

Non era più andata al corso di scrittura creativa. Che importava ormai? Suo marito non aveva fatto domande. Se si fosse accorto di qualcosa oppure no, non era dato saperlo.

Lui aveva il suo modo curioso di amarla, senza slanci ma con una sorta di tranquilla pacatezza che spesso la irritava, ma che in quei giorni di lotta e dolore la sollevavano dal dargli troppe spiegazioni.

Sua figlia poi era troppo giovane, troppo presa dal vortice della vita e la guardava con sguardi distratti e noncuranti. Come una farfalla volava sui giorni, con allegra leggerezza, troppo presa di se stessa per accorgersi di un mondo che non fosse il suo.

Il tempo passava ma Sarah non guariva.

Una sera all’inizio dell’estate, seduta dentro la sua auto ferma sul molo, il muso puntato verso il mare, passava in rassegna i ricordi, come fossero vecchie fotografie.

L’infanzia sbiadita, sprazzi di adolescenza, la giovinezza…Aveva avuto dei bei momenti dopo tutto. La sua era stata una bella vita. I cari amici, i molti amori, lo sguardo di cristallo del suo uomo, la sua voce tranquilla. Tutti i bei momenti che aveva vissuto… Sorrise. Si dovrebbe morire quando si è felici,scivolare nel nulla con il sole negli occhi. Amava troppo la vita per vederla sgomitolarsi di giorno in giorno in una tristezza senza fine.

Chi era Marco in fondo se non il proiettarsi del suo desiderio di fermare il tempo, di ritrovare in se la ragazza che era stata, l’antica allegria, quel suo afferrare la vita a morsi con il cuore a folle?

Se l’aveva amato davvero o era stata solo un’infatuazione non era importante. Attraverso di lui amava se stessa. Non era riuscita a trattenerlo, non era riuscita a trattenere la vita dentro di lei…

Si passò la mano sugli occhi, il tramonto aveva lasciato il posto alla notte. Non pensava alla figlia e alle sue ali di farfalla che presto si sarebbero spezzate. Non pensava al suo compagno che pure amava e che le aveva dato tanto.

Non si deve sopravvivere a se stessi, nutrire un corpo che contiene un’anima spenta, che tira i giorni verso un’inutile vecchiaia. Meglio bruciare in un’unica fiamma che spegnersi lentamente come cenere sotto un ciocco

Sarah si guardò nello specchietto retrovisore, ma nel buio il suo viso era solo una macchia indistinta.

Accese il motore con gesti lenti, un colpo deciso sull’acceleratore, la macchina rispose ruggendo.

Sarebbe così facile, ora, chiudere gli occhi spingendo a fondo il pedale. Un salto nel buio e poi il nulla…

La brezza dal mare portava profumi leggeri, mentre le stelle sembravano lucciole danzanti sul lucido specchio dell’acqua.

Sarah spinse lo sguardo all’orizzonte estremo della notte, fece un respiro profondo tirando indietro le spalle e …facendo manovra si avviò verso casa.

ULTIMI FUOCHI ALL'OMBRA DELLA SERA

il ventre profondo dell'america