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Dino Campana
-La chimera-
Non so se tra roccie il tuo pallido
Viso m'apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina o Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sui mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l'immobilità dei firmamenti
E i gonfi rivi che vanno piangenti
E l'ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.
Mariagrazia Di Stasi
PIOGGIA
Lucidi attimi di nulla
la pioggia scende
a bagnare l'anima.
Mariagrazia Di Stasi
D'AMORE E D'OMBRE
D’amore e d’ ombre,
l’anima pallida s’annega
in un lago di lacrime.
SCONOSCIUTO
E
L'AQUILA...
E l'aquila,
dalla terra con la preda
a ghermire il cielo,
e l'uomo
verso il cielo
coi sogni ed i rimpianti vola,
e sulla terra muore
DI
CERTO IL SILENZIO
Mariagrazia Di Stasi
Di certo il silenzio
è come una pietra,
scagliata in faccia all’anima.
La pioggia scende a coprire
piccoli spazi di dolore.
Vincenzo Cardarelli
Ottobre
Un tempo, era d'estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all'autunno
dal colore che inebria,
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest'aria che odora
di mosto e di vino,
di questo vecchio sole ottobrino
che splende sulla vigne
saccheggiate.
Sole d'autunno inatteso,
che splendi come in un di là,
con tenera perdizione
e vagabonda felicità,
tu ci trovi fiaccati,
vòlti al peggio e la morte
nell'anima.
Ecco perché ci piaci,
vago sole superstite
che non sai dirci addio,
tornando ogni mattina
come un nuovo miracolo,
tanto più bello quanto più t'inoltri
e sei lì per spirare.
E di queste incredibili giornate
vai componendo la tua stagione
ch'è tutta una dolcissima agonia.
CESARE PAVESE
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
DANZA LENTA
Hai mai guardato I bambini
In un girotondo?
O ascoltato il rumore della pioggia
Quando cade a terra?
O seguito mai lo
svolazzare irregolare di una farfalla?
O osservato il sole allo
svanire della notte?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare cosi veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.
Percorri ogni giorno
In volo?
Quando dici "Come stai"?"
Ascolti la risposta?
Quando la giornata è finita
Ti stendi sul tuo letto
Con centinaia di questioni successive
Che ti passano per la testa?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare cosi veloce
Il tempo è breve.
La musica non durerà
Mai detto a tuo figlio,
lo faremo domani?
Senza notare nella fretta,
Il suo dispiacere?
Mai perso il contatto,
Con una buona amicizia che poi è finita
Perchè tu non avevi mai avuto tempo
Di chiamare e dire "Ciao"?
Faresti meglio a rallentare.
Non danzare cosi veloce
Il tempo è breve.
La musica non durerà
Quando corri cosi veloce
per giungere da qualche parte
Ti perdi la metà del
piacere di andarci.
Quando ti preoccupi e corri
tutto il giorno,
E´ come un regalo mai aperto . . .
Gettato via.
La vita non è una corsa.
Prendila più piano
Ascolta la musica
Prima che la canzone sia
finita. “
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CESARE PAVESE
E allora noi vili
che amavamo la sera
bisbigliante, le case,
i sentieri sul fiume,
le luci rosse e sporche
di quei luoghi, il dolore
addolcito e taciuto -
noi strappammo le mani
dalla viva catena
e tacemmo, ma il cuore
ci sussultò di sangue,
e non fu più dolcezza,
non fu più abbandonarsi
al sentiero sul fiume -
- non più servi, sapemmo
di essere soli e vivi.
JACQUES PREVERT
PER TE AMORE MIO
Sono andato al mercato degli uccelli
e ho comprato degli uccelli
Per Te
amore mio
Sono andato al mercato dei fiori
e ho comprato dei fiori
Per Te
amore mio
Sono andato al mercato dei rottami
e ho comprato catene
pesanti catene
Per Te
amore mio
Poi sono andato al mercato degli schiavi
e ti ho cercata
Ma non ti ho trovata
amore mio.
"Ascolto in silenzio il soffio
vitale.
Attendo...
Sussurrami le remote parole
tanto dimenticate.
Nomi risonanti sgorgan dal
silenzio delle volte celesti.
Sei con me,
in ogni tempo,
in ogni luogo.
Sei nel vento,
nei fuochi,
nei fiumi,
nei fiori.
Sei in ogni istante di questa
vita,
dove il tuo cullar mi
accoglie.
E un giorno rinascerò,
odendo ancora da lontano la
tua Parola.
Così... in un tempo assai
remoto,
potrò ricongiungermi con ciò
che mi ha dato,
ora e sempre,
il potere di essere vivo..."
C'è in ognuno di noi l'infinito
i poveri delusi della sera
°°°°°°°°
Terra di fate
di Edgar Allan Poe
Valli di nebbia, fiumi tenebrosi
e boschi che somigliano alle nuvole:
poi che tutto è coperto dalle lacrime
nessuno può distinguerne le forme.
Enormi lune sorgono e tramontano
ancora, ancora, ancora ...
in ogni istante
della notte inquiete, in un mutare
incessante di luogo.
E così
spengono la luce delle stelle
col sospiro del loro volto pallido.
Poi viene mezzanotte sul quadrante lunare
ed una più sottile delle altre
(di una specie che dopo lunghe prove
fu giudicata la migliore)
scende giù,
sempre giù, ancora giù,
fin quando
il suo centro si posa sulla cima
di una montagna, come una corona,
mentre l'immensa superficie,
simile a un arazzo,
s'adagia sui castelli
e sui borghi (dovunque essi si trovino)
e si distende su strane foreste,
sulle ali dei fantasmi, sopra il mare,
sulle cose che dormono e un immenso
labirinto di luce le ricopre.
Allora si fa profonda - profonda! -
la passione del sonno in ogni cosa.
Al mattino, nell'ora del risveglio,
il velo della luna si distende
lungo i cieli in tempesta e,
come tutte le cose,
rassomiglia ad un giallo albatro.
Ma quella luna non è più la stessa:
più non sembra una tenda stravagante.
A poco a poco i suoi esili atomi
si disciolgono in pioggia: le farfalle
che dalla terra salgono a cercare
ansiose il cielo e subito discendono
(creature insoddisfatte!) ce ne portano
solo una goccia sulle ali tremanti.
PERSISTENZA DELL'OBLIO
Felipe Benìtez Reyes
Ricordo una città come ricordo un
corpo.
Calava la luce ormai sulle strade
e calava sul tuo corpo
- in un hotel oscuro, o in non so
che camera senza mobili di non so
quale città - la luce agonizzante
di candele accese.
Un
tremore
di candele, o un tremore di alberi,
nell'autunno succedeva - non lo so -
nella città che non ricordo
- ed era quella smemorata sensazione
di esser stato lì, ignoro dove,
con qualcuno che non so,
forse nella città che sempre dimentico.
Forse era la pioggia: il mio passato
occupa uno scenario di strade desolate.
Senza dubbio era la pioggia battente
sui vetri di un taxi, con qualcuno al mio fianco,
con qualcuno che ha perduto
i suoi lineamenti nel tempo.
O
ero io
- non lo so - forse io stesso
riflesso sui vetri bagnati dalla pioggia.
Forse era un'estate, non ricordo
ed era un'altra città quella che adesso dimentico.
Una città con bar accanto al mare,
dove non eri mai.
Non
so bene
che città era quella in cui la luce
aveva l'apparenza di un fiore bruciato,
ma le tue mani fredde erano nelle mie,
forse in qualche cinema con palchi d'oro vecchio,
nella sua calda oscurità.
Una
città
si vive come un corpo,
si dimentica.
Possibilmente
adesso evoco città che sono esistite
a fianco di quei corpi che sono esistiti
in città che esistono forse nell'oblio.
Che devono esistere, ma non so.
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COME QUANDO C'ERI TU
...ti hanno insegnato il dovere
ti hanno detto cosa fare
ti hanno insegnato a ubbidire
sempre e a non pensare
e col cervello annebbiato
dal concetto degli eroi
ti hanno impedito di avere sogni tuoi.
Splenderà un altro sole
Per non rivederli più
Aprirà il tuo sorriso
Come quando c’eri tu. ..
Salvatore Milazzo
NUVOLE
Lente, enormi,
lucono fitte lontano una plaga che segna l'orizzonte,
addio,
Vincenzo
Cardarelli
Autunno. Già lo sentimmo
venire
nel vento d'agosto,
nelle pioggie di
settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse
la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole
smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest'autunno che
incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della
nostra vita
e lungamente ci dice
addio.
CESARE PAVESE
Passerò per Piazza
di Spagna
Sarà un cielo chiaro.
S'apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
il tumulto delle strade
non muterà quell'aria ferma.
I fiori spruzzati
di colori alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S'aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l'acqua nelle fontane -
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l'odore della pietra e dell'aria
mattutina. S'aprirà una porta.
il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.
Sarai tu - ferma e chiara.
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SALVATORE MILAZZO
Questi alberi dei giardini grandi
invitano agli amori,
là passeggiai con qualche ragazza,
nessuna è rimasta con me.
VORREI
(Mariagrazia Di Stasi)
Vorrei che fossi tu
l'ultimo amore di quest'anima stanca.
Vorrei che fossi tu
col tuo sguardo tranquillo
come il mare in certi giorni d'agosto
specchio muto del mio desiderio.
SALVATORE MILAZZO
Visione della terra.
Pesante sfera vortica nello spazio,
temo il caos
Zanus Zachenburg
nato il 19.07.1929 –
morto il 18-12.1943
ad Auschwitz
Infanzia miserabile,
catena
che ti lega al nemico
e alla forca.
Miserabile infanzia,
che dentro il
suo squallore
già distingue il bene
e il male.
Laggiù dove
l’infanzia dolcemente
riposa
nelle piccole aiuole
di un parco
laggiù, in quella
casa, qualcosa si è
spezzato
quando su me è caduto
il disprezzo:
laggiù, nei giardini
o nei fiori
o sul seno materno,
dove io sono nato
per piangere ….
Alla luce di una
candela m’addormento
forse per capire un
giorno
che io ero una ben
piccola cosa,
piccola come il coro
dei 30.000,
come la loro vita che
dorme
laggiù nei campi,
che dorme e si
sveglierà,
aprirà gli occhi
e per non vedere
troppo
si lascerà riprendere
dal sonno ….
IERI
come un’aquila guardavo nel sole
il principio della notte
Ieri
con la saggezza del latte
sfuggivo pestilenza e peccato
Ieri
scrutavo nuvole basse
e lamenti di civetta
Ieri
la cenere della alba
si spegneva sulla noia
Oggi
la ginestra è fiorita
nella forte roccia
Oggi
la bocca del tempo
non soffia più sulla candela
...e dove ci sarà un sogno pianterò
di nuovo il cuore
DEI
SEPOLCRI
(Ugo Foscolo)
....Un dí vedrete
mendico un cieco errar sotto le vostre
antichissime ombre, e brancolando
penetrar negli avelli, e abbracciar l'urne,
e interrogarle. Gemeranno gli antri
secreti, e tutta narrerà la tomba
Ilio raso due volte e due risorto
splendidamente su le mute vie
per far piú bello l'ultimo trofeo
ai fatati Pelídi. Il sacro vate,
placando quelle afflitte alme col canto,
i prenci argivi eternerà per quante
abbraccia terre il gran padre Oceàno.
E tu onore di pianti, Ettore, avrai,
ove fia santo e lagrimato il sangue
per la patria versato, e finché il Sole
risplenderà su le sciagure umane.
(Dei
Sepolcri-clicca)
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