I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

PER GIOCO O PER AMORE

L'uomo entrò nella trattoria, per pranzare, interrompendo così il suo solito giro. Era stanco, vagamente annoiato e i primi caldi di un giugno
 eccessivo, lo rendevano irritabile e irrequieto. Conosceva il locale per averci
 pranzato e cenato più di una volta. Gli era diventato in qualche modo
 familiare, come una vecchia abitudine che rassicura, in un esistenza per
 certi versi precaria e sempre in movimento. Si sistemò ad un tavolino un po' defilato dal quale però aveva la visione dell'intera sala e dell'entrata.
 Allungò le gambe snelle sotto il tavolo appoggiando le spalle allo schienale della sedia, prese il menù e cominciò a consultarlo. Il suo viso attraente, aveva un'aria stropicciata e cupa, ma subito sorrise all'avvicinarsi del
 cameriere, per l'abitudine che aveva ad una cordialità fittizia e superficiale elargita a chiunque.
 
 In quel momento una coppia entrò nella sala e andò ad occupare un tavolino poco lontano dall'entrata. La donna, graziosa, dall'espressione solare e intensa, si rivolgeva al compagno seduttiva, parlandogli fittamente. L'uomo che l'accompagnava, l'ascoltava sorridendo, standole accanto protettivo ma senza sfiorarla. Apparivano assolutamente inconsapevoli di ciò che li circondava, presi l'uno dall'altra in una tenerezza affettuosa che emanava calore.
 
 L'uomo a tutta prima non li vide, occupato a fare la sua ordinazione, né
 loro videro lui.
 
 Dopo qualche istante, tuttavia, il suo sguardo distratto ci scivolò contro e
 ci rimase inchiodato senza scampo.
 
 " Perdio! Che ci fa qui? Ma sarà proprio lei? Ma no, forse è solo una che le somiglia." Si chiese, talmente stupito da rimanere quasi senza fiato. Cercò di guardare meglio, nonostante la visuale gli fosse un po' impedita dall'andirivieni dei camerieri.
 
 Se era lei, era dimagrita senza dubbio. Sembrava quasi più giovane. Ma no!
 Come poteva trovarsi lì, a centinaia di chilometri da casa sua. E lui? Chi
 poteva essere? E' chiaro che sono in confidenza. Guarda come avvicinano i visi per parlarsi. Un amico? Forse un amante. Certo! Un amante! Come sbagliarsi sull'espressione dei suoi occhi, su quello sguardo denso e carnale attraverso il quale si esprime il desiderio di un uomo. Lo vedeva bene. L'aveva quasi di fronte!
 
 Belloccio, per quanto lui di uomini non si intendesse. Giovanile, più che
 giovane, non molto alto, fisico snello, curato, abbigliamento casual. I
 capelli corti, di quel grigio che piace alle donne.
 
 E a lei doveva piacere, era evidente. Aveva le guance arrossate e anche se non riusciva a vedere il suo sguardo, perché il viso di lei gli si mostrava solo di profilo, poteva intuirlo luminoso e vivo. Lei rideva, spingendo la testa all'indietro, facendo ondeggiare i capelli sulle spalle lasciate scoperte dalla maglietta scollata. Si divertiva alle battute di lui che ad un tratto spinse in avanti il braccio e cominciò a carezzarle con le dita il dorso della mano, con piccoli tocchi timidi ma sensuali, che la fecero smettere di ridere. Lei sembrò imbarazzata, ma non ritrasse la mano, anzi abbassò il viso guardandolo da sotto in su.
 
 " Cavolo! È lei! Non ci sono dubbi. E' lei ma sembra diversa. Cosa faccio? Mi faccio notare? Vado a salutarla? Ma sarò scemo? Vado a salutarla e poi che faccio? Magari finge di non conoscermi. Per forza! E' qui con l'amico e saluta me?Accidenti, ma proprio qui dovevano venire? Quasi quasi mi alzo e me ne vado. Ma perché poi. Sono qui e mangio, a questo punto." Una ridda di pensieri contrastanti si agitavano nella mente dell'uomo, che cominciò a tamburellare nervosamente sulla tovaglia. Se solo il cameriere avesse portato l'ordinazione! Ma a quel punto, quasi non aveva più appetito.
 
 Ma pensa! Si è fatta l'amico! Chi l'avrebbe detto! Ma si che lo sapeva, non gli sarebbe forse caduta fra le braccia se solo lui. Beh! Qualcuno era stato più furbo e aveva colto il frutto.
 
 D'altra parte lei non era mai stata il suo tipo che dire! Un cosino
 grazioso, intelligente, brillante, ma gli piacevano più giovani e più magre
 per quanto.E poi era sposata! E che, non era certo il tipo, lui di andarsi
 ad infilare in queste situazioni complicate, piene di impicci e
 trabocchetti. Solo uno stupido.Però per parlare ci sapeva fare. Quasi gli
 mancavano le lunghe conversazioni fatte insieme dietro il paravento di una ipocrita amicizia. E sarebbero potute continuare se soltanto lei non avesse tradito il suo debole per lui, se soltanto non l'avesse imbarazzato con qualche allusione di troppo.
 
 Ah! Ma l'aveva messa al suo posto. Aveva ripristinato le distanze e le aveva aumentate con un disinteresse offensivo quasi umiliante, perché lei non avesse più dubbi che non era cosa. Perché non rimanesse la più pallida illusione. All'inizio lei aveva fatto qualche timido tentativo di
 riavvicinamento, ma poi il messaggio era arrivato forte e chiaro e aveva
 lasciato perdere di botto, da un giorno all'altro, in un modo perentorio che l'aveva stupito. Erano mesi che non aveva più sue notizie. Certo non si sarebbe mai immaginato di trovarsela davanti in un giorno qualunque, in quella grande città a lei così estranea.
 
 " Ma guarda che sfacciata! Guarda come gli accarezza le labbra con le dita!
 Una vera civetta. Sai che faccio? Ora telefono a suo marito e gli dico:
 Claudio lo sai che ho incontrato tua moglie? Proprio adesso è seduta di
 fronte a me in buona compagnia.Già sarei proprio un figlio di puttana a fare questo. Però se lo meriterebbe proprio." Ma non sapeva spiegarsi perché lei doveva meritarselo. Soltanto perché si era consolata presto? Perché non l'aveva più pensato, non si era strappata i capelli al suo rifiuto? Che altro?
 Perché era una donna leggera che tradiva il marito e scordava la famiglia?
 Guarda come sembrava felice, sarebbe stato facile distruggere quel suo bel giocattolo, spegnere la luce nei suoi occhi rovesciarle addosso vagonate di
 squallore. Guarda lui, già si vede come pregusta le prossime ore, vissute in funzione del momento di portarsela in una stanza d'albergo e sbatterla sul letto e godersi quelle forme morbide, quella pelle chiara, sprofondando nel suo profumo che ricordava ancora così bene dopo tanto tempo.Il suo profumo.
 Ci avrebbe scommesso che lei lo metteva soltanto per lui, per i momenti
 casuali dei loro rari incontri. Gli faceva piacere pensarlo. Come quando la incontrava durante le ferie estive, a passeggiare sul Corso in vestiti
 scollati, con quella sua sensualità ingenua e un po' goffa, e lui le
 scorreva sul corpo con lo sguardo, volutamente, per farla confondere, mentre il marito assente non vedeva o forse soltanto non gli interessava. Ma quell'uomo lì, quello sconosciuto che in questo momento le sfiorava il viso con un gesto sincero di tenerezza assorta, cos'era per lei? L'amore? L'esplodere momentanea di una passione clandestina? Un destino cercato? La forza di un desiderio? Si trovò a detestarlo. Gli era odiosa quella sua aria sorniona, lo sguardo vivo di allegria repressa. Era affascinante e sapeva di esserlo, delicato e dolce come chi non deve dimostrare niente e non ha paura di togliere la maschera.
 
 Orgoglioso di aver vissuto nel bene come nel male, con mille storie dietro le spalle e mille vite.
 
 E lui invece? Dietro la maschera, chi era lui? Dietro le sue arie di
 superiorità apparente, dietro i suoi discorsi ricercati e contorti,
 contraddittori e fatui, c'era il nulla di un egoismo narcisistico e futile.
 
 Di certo lei si era invaghita di quell'apparenza effimera, dandole la
 concretezza dei suoi desideri.
 
 Ma ora un uomo reale aveva preso il posto di sogni fatui, di costruzioni da adolescenza tardiva.
 
 Un uomo da abbracciare e da baciare e non un fantasma da sognare.
 
 Le pennette alla boscaiola non andavano né su né giù. Come un bolo di
 cemento si erano posizionate all'altezza della bocca dello stomaco, dandogli un senso di soffocamento.
 
 Chissà che scusa aveva trovato per quel viaggio! Perché qualcosa doveva pur avere detto al marito per poter partire sola. " Quanto sei scemo Claudio!
 Siete tutti un branco di idioti voi uomini che quando smettete di desiderarle le vostre mogli e neanche le vedete più quasi fossero diventate trasparenti, non immaginate che qualcun altro possa trovare desiderabile ciò che per voi non lo è più. Io non corro questo rischio, questo è certo, io non sarei mai così cieco, io. Ma forse Claudio chissà gliele concede queste trasgressioni, perché non gli importa, perché lei non lo assilli con pretese che non vuole più soddisfare.Ma se io glielo dicessi, lui non potrebbe più fare finta di nulla. Magari la butterebbe fuori di casa, sai lo scandalo!
 Però poi la perdonerebbe, forse."
 
 Il secondo, la vitellina in umido, fu ancora più ostico del primo, a vederseli davanti così presi l'uno dell'altra spilluzzicando qua e là, gli
 occhi negli occhi con dentro quelle promesse che fra qualche ora avrebbero realizzato. La tensione erotica li avvolgeva come una nube e a lui sembrava quasi di percepirla tanto era evidente. Ad un tratto l'uomo avvicinò la sedia a quella della compagna e le circondò le spalle con un braccio, poi le scostò i capelli e la baciò nell'incavo fra il collo e  la spalla, e a lui sembrò di sentire come una scia di fuoco, il brivido che lei sicuramente aveva provato. Ed era troppo davvero, anche per lui che mai l'aveva immaginata in simili atteggiamenti. Lei quella donnina dal destino segnato, dai sogni semplici e dai giorni banali. Una madre di famiglia che gioca a fare la sirena." Quanto sei ridicola alla tua età!" Esclamò con rabbia. Ma lei in quel momento non era ridicola, anzi era perfino bella.
 
 Avevano chiesto il conto. Fra un po' sarebbero usciti. E lei non l'aveva
 neppure visto."Adesso mi alzo e mi avvicino." Si disse l'uomo, tanta era la smania di cancellarle dal viso quella gioia discreta. Già pregustava il suo imbarazzo a vederlo. E poi la vergogna di essere stata scoperta. E se avesse fatto finta di non conoscerlo? Avrebbe fatto la figura della stupido. Ma ormai era tardi. All'idea era seguita l'azione e già le si trovava affianco.
 
 "Giulia!" Sussurrò." Giulia!" Chiamò più forte, in piedi accanto a lei. L'altro lo guardò prima stupito poi solo curioso. Lei si girò lentamente e a vederlo arrossì, ma poi subito riprese il controllo.
 
 " Ciao Marco!" Disse con voce piana, bassa e leggermente roca.
 
 " Mi fa piacere vederti. Come stai?"Le disse lui, provando piacere al suo
 imbarazzo. E ora come te la cavi, carina?
 
 Lei sorrise, lo sguardo luminoso e diretto che lo mise a disagio.
 
 " E tu come stai? Che coincidenza incontrarci. Ti presento un amico. Questo è Sergio, Sergio lui è Marco, te ne ho parlato." Si strinsero la mano con cordialità fredda. Perciò neanche ci provava a nascondere la cosa. Anzi gli aveva parlato di lui. E cosa gli aveva detto?
 
 Marco si sentiva idiota. La sua meschina vendetta si stava ritorcendo contro di lui.
 
 Lei era controllata e serena. Lo guardava diritto negli occhi con il
 coraggio dei suoi desideri. Non le importava affatto di essere stata
 scoperta, anzi.
 
 Sergio sembrava quasi divertito. Evidentemente lo riteneva innocuo, o forse solo non gli importava.
 
 Scambiarono qualche altra parola, mentre lui si sentiva di troppo. Negli
 occhi di lei non c'era più la luce che ricordava e che in passato si
 accendeva per lui, ma un'indifferenza affettuosa, peggiore di ogni rancore.
 Il suo sguardo diretto e sincero, vinceva su ogni ipocrisia. Voleva la sua
 fetta di torta e lui non era invitato al banchetto. Si salutarono come
 semplici conoscenti che si incontrano per caso e non gli restò che tornare al suo tavolo solitario, mentre loro raccoglievano le loro cose,
 disponendosi ad uscire. Li guardò andar via e gli sembrò quasi che stessero ridendo.

ULTIMI FUOCHI ALL'OMBRA DELLA SERA

il ventre profondo dell'america