chi siamo home poesie top secret Cabo Verde la fototeca i  links i racconti I  VIDEO
 
 

L'OLOCAUSTO

teschio

Chi combatte con i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E quando guardi a lungo in un abisso, anche l'abisso ti guarda dentro...
(F. W. Nietzsche)
 
Giornata mondiale della memoria - 27 gennaio 2002
Lavori di gruppo relativi alle classi V A e V B linguistico Anno scolastico 2001-2002

(dal sito http://www.liceosciasciafermi.it/main6_works_sciascia_non_dimenticare.htm )
 

("la pianificazione  nazista legittimò,  a tutela di una presunta super-razza, lo sterminio di milioni di “diversi”, COLPEVOLI SOLTANTO DI ESISTERE. Tale peculiarità bolla, a imperitura memoria, questo crimine rispetto a qualsiasi altra, sia pur esecrabile, forma di persecuzione".- Andrea Ingianni)

 
▓▒▓▒▓▒▓▒▓▒
 
INTRODUZIONE STORICA (estratto)

 

Hitler prese il potere, seguendo un percorso costituzionale

Nel 1933 Hitler, capo del partito nazionalsocialista, assunse ufficialmente la carica di Cancelliere tedesco...... Nel 1935 fu sancita ufficialmente la discriminazione degli ebrei con le leggi di Norimberga..............
Accanto a queste feroci repressioni in Germania, anche nell'ex-URSS si andava consumando l'altra tragedia dell'Arcipelago Gulag, un insieme di campi di concentramento dove morirono milioni di persone.
Il 27 Gennaio del 1945, le avanguardie del 62° corpo delle armate russe del fronte ucraino entrarono ad Auschwitz mettendo al parola fine a quella tragedia.
Oggi a distanza di 57 anni bisogna non dimenticare. .....

Le deportazioni e la responsabilità fascista
"E' falso che i fascisti non sapessero nulla della soluzione finale, lo confuta il documento stesso a firma di Mussolini, nonché ci sono la testimonianza di DOLMANN, le memorie di SPEER, quindi non c'è di che contendere. Se il documento che è in rete è autentico come tutti, anche i fascisti ammettono, allora non è possibile affermare che non sapevano nulla...

 

DACHAU

…e tutti gli occhi si chiusero lì al campo

… e la notte calò gelida e turpe.

… e le ossa ammassate sugli animi

e la carne avvinghiata alla panca

e il più rumoroso dei silenzi quella notte al campo.

 

Il cielo era stanco e spento

ma le grandi stelle brillano sui mesti panni

di quegli uomini curvi

 

Dachau pioveva dolore

mentre i bambini cantavano le antiche

favole dei loro padri.

 

… E la terra dissipava brandelli di vita d’anima e amore

 

Sguardi lividi e pensieri osati nelle menti

ferite dall’insolenza.

Sogni sterili e desideri evanescenti

strappati al cuore dai biechi intenti umani

 

Donne private del loro "esser donne"

uomini ceduti al fatto della sofferenza

prole depredata di giochi e di sorrisi

 

Fumo nelle menti, abbandonano negli spiriti

 

là non era permesso niente, neppure amare

neppure vivere

 

là tutto era un attimo, un breve sguardo

l’intera tua esistenza.

 

la notte è trascorsa a Dachau

il giorno giunge vivo

e la luce si fa libertà.

 

Ma il vento non ha soffiato troppo forte

affinché si dimenticasse ……….

e non si dimentica.

 

E voi? C’eravate quella notte a Dachau

ed io?

No, noi non sappiamo, noi non capiamo,

non abbiamo mai sentito quel freddo,

mai patito quell’odio, mai perduto quella libertà,

la stessa libertà che oggi ci rende uomini e non ci fa dimenticare.

 

A tutte le "Anna Frank" che avrei voluto salvare

e che oggi, per un solo breve istante,

vorrei rivivessero in ognuno di voi.

Valentina Silicato (V A Linguistico)

 

 

. . .
. .

Monologo di Shylock

Dal Mercante di Venezia di William Shakespeare

 

Mi ha disprezzato e deriso un milione di volte;

ha riso delle mie perdite, ha disprezzato i miei guadagni e deriso la mia nazione,

reso freddi i miei amici, infuocato i miei nemici.

E qual è il motivo? Sono un ebreo.

Ma un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, organi, misure, sensi, affetti, passioni, non

mangia lo stesso cibo, non viene ferito con le stesse armi, non è soggetto agli stessi disastri, non guarisce allo stesso modo, non sente caldo o freddo nelle stesse estati e inverni allo stesso modo di

un cristiano? Se ci ferite noi non sanguiniamo? Se ci solleticate, noi non ridiamo? Se ci avvelenate

noi non moriamo? E se ci fate un torto, non ci vendicheremo?

Se noi siamo come voi in tutto vi assomiglieremo anche in questo.

Se un ebreo fa un torto ad un cristiano, qual è la sua umiltà? Vendetta.

La cattiveria che tu mi insegni io la metterò in pratica;

e sarà duro ma eseguirò meglio le vostre istruzioni.

 
.
. . .

IL BLUES DEL RIFUGIATO

- Auden -

 

Si dice che questa città abbia diecimilioni di anime

alcune vivono in ville lussuose,altre in buchi

tuttavia non c'è posto per noi, mia cara, tuttavia non c'è posto per noi.

Una volta avevamo una nazione e pensavamo che fosse giusto,

guarda nell'atlante e la troverai la,

non possiamo più andarci adesso, mia cara, non possiamo più andarci adesso.

La nel cimitero del paese cresce un vecchio Tasso

ogni primavera sboccia di nuovo:

i vecchi passaporti non possono farlo, mia cara,

i vecchi passaporti non possono farlo.

Il console batté un pugno sulla tavola e disse:

"Se voi non avete un passaporto siete ufficialmente morti", ma noi siamo

ancora vivi, mia cara, noi siamo ancora vivi.

 

Andai in un comitato; e mi offrirono una sedia; mi chiesero gentilmente di

tornare l'anno prossimo: ma dove andremo oggi, mia cara, dove andremo oggi?

 

Andai ad un comizio l'oratore si alzò e disse: "Se li lasciamo entrare ci

ruberanno il nostro pane quotidiano", stava parlando di tè e di me, mia cara,

stava parlando di tè e di me.

Credetti di sentire il tuono rombare nel cielo; era Hitler sull'Europa, diceva:

"Devono morire", oh, noi eravamo nella sua mente, mia cara, noi eravamo nella

sua mente.

 

Vidi un barboncino in un cappottino chiuso con una spilla vidi una porta

aperta ed un gatto entrare: ma loro non erano ebrei tedeschi, mia cara, loro non

erano ebrei tedeschi.

 

Andai giù al porto e rimasi sul molo, vidi i pesci nuotare come se fossero

liberi: solo dieci piedi sotto di me, mia cara, solo dieci piedi sotto di me.

 

Camminai per il bosco vidi gli uccelli sugli alberi; non avevano politici e

cantavano per conto loro, loro non erano la razza umana, mia cara, loro non

erano la razza umana.

 

Sognai di vedere un palazzo con mille piani, mille finestre e mille porte: ma

nessuna di loro era nostra, mia cara, nessuna di loro era nostra.

 

Stavo su una grande pianura con la neve che cadeva; diecimila soldati

marciavano avanti e indietro: cercavano me e te, mia cara, cercavano me e tè.

Marzo 1939

. . .
. .

Traduzione del brano " Le rose di Atácama" di Luìs  Sepúlveda

IL SIGNOR NESSUNO

Una notte del 1937, alcune mani picchiarono forte sulla porta di un'umile casa di Wuppertal. Una donna interruppe la lettura delle birichinate di Max und Moritz e da quel momento il bambino che le ascoltava si immerse in un profondo silenzio che sarebbe durato tre decenni.

Il bambino si chiamava Fritz Niemand, che si può tradurre con Federico Nessuno. Vide per l'ultima volta i suoi genitori e alcuni vicini in un seminterrato della Gestapo, e anche se aveva appena sette anni ricevette il «trattamento di rigore», ossia botte e torture, perché tradisse eventuali visitatori della sua casa, ma il piccolo Federico Nessuno non poteva parlare perché la sua lingua era ormai diventata un'appendice morta, pietrificata dall'orrore.

I nazisti lo giudicarono un inutile fantoccio e di conseguenza lo internarono in una clinica per malati di mente, in modo che il suo corpo fosse utile allo sviluppo scientifico del Terzo Reich; in altri termini decisero di usarlo come cavia.

Quando compì dieci anni, Federico Nessuno era completamente calvo a causa degli esperimenti con

bambini, delle donne e degli uomini turchini assassinati dai neonazisti a Mölln, nella Germania settentrionale. Gli chiesi come stava, come si sentiva, e mi rispose che aveva paura perché le voci dei carnefici si moltiplicavano.

Aveva ragione Fritz Niemand, Federico Nessuno, e continua ad averla, perché oggi l'estrema destra, con la totale compiacenza della polizia, occupa le strade della ex Repubblica Democratica Tedesca e ringhia i suoi antichi slogan dell'orrore.

Ma ragione, perché oggi il paese di puntaa della costruzione europea viene scosso dall’arroganza dei nazisti che s'infiltrano nel suo esercito, e dalle aperte simpatie delle forze dell'ordine verso i discorsi più incorreggibilmente nazisti. Ha ragione perché oggi in Baviera (nessuno dei suoi abitanti era al corrente dell'esistenza di Dachau), un editore di spazzatura nazista, formalmente proibita, si è i trasformato in un leader politico che partecipa alle elezioni con lo stesso discorso che portò Hitler al potere e la Germania alla catastrofe. Ha ragione perché in Carinzia, in Austria, neonazisti mascherati da liberali affilano gli artigli e si preparano all’assalto. Cinquemila neonazisti di tutta Europa si sono dati appuntamento a Berlino, e Federico Nessuno è tornato a sentire la voce dell'orrore in tutta la sua chiarezza.

E l'Europa? Bene, grazie. Compiacente verso la presenza di Le Pen in Francia, osserva la quotazione del marco tedesco, sostegno dell'euro, e copre l'auge del neonazismo e del razzismo facendo ricorso a sostanze chimiche a cui veniva sottoposto. Poi perse tutti i denti. Quando nel 1945 gli alleati, dopo aver salvato i pochi sopravvissuti ai campi di concentramento, si occuparono anche delle persone rimaste in vita in dozzine di manicomi, lo trovarono sull'orlo della morte per inanizione, cieco e castrato.

Federico Nessuno non poté testimoniare a Norimberga perché la sua lingua era ancora paralizzata, così fu testimone muto del processo di denazificazione, una sorta di succedaneo ideologico che come per incanto - nessuno studioso è mai riuscito a spiegare il modo - trasformò nazisti convinti e praticanti in democratici esemplari.

Ma siccome la vita, anche la più sofferta, non è priva di magia, accadde che grazie all'amore e alla testardaggine di un'infermiera statunitense Federico Nessuno riacquistasse la parola e la usasse per reclamare giustizia. Ma non fu ascoltato.

Nel 1967 identificò la voce di uno dei medici che lo avevano castrato, all'epoca cattedratico all'università di Heidelberg. Furono dimostrati il suo passato nazista e la sua innegabile partecipazione a esperimenti inumani, ma la cecità impedì al nostro di essere testimone a carico.

Conobbi Federico Nessuno nel 1986, quando un gruppo di ammirevoli antifascisti tedeschi, incomparabilmente solidali come sono i mèmbri della Libertaire Assoziation, mi presentarono quello strano cieco che girava la Germania cercando le voci dei colpevoli, il tono dei boia, il respiro degli assassini. Lo vidi per l'ultima volta nel 1990 al funerale dei eufemismi di difesa come «espressione di scontento» o «voti di ammonimento».

Un vecchio fantasma si aggira per l'Europa, ma non è quello del comunismo: è il fantasma del coraggio civico che deve uscire di nuovo in strada per spazzar via definitivamente tutta questa immondizia. Quando accadrà, Federico Nessuno avrà finalmente trovato la giustizia che cerca con le sue orecchie attente e la sua memoria invitta.

.
. . .

Significato del "giorno della memoria"

La storia del genere umano ha conosciuto innumerevoli eccidi e stermini. Quello attuato in Europa nel Novecento contro gli ebrei differisce dagli altri per le sue caratteristiche di radicalità e scientificità. Mai era accaduto, ad esempio, che persone abitanti nell'isola di Rodi o in Norvegia venissero arrestate per essere deportate in un luogo (Auschwitz) appositamente destinato ad assassinarle con modalità tecnologicamente evolute. Per questo si parla di "unicità" della Shoah; definizione che pertanto costituisce il risultato di una comparazione storica, e non un pregiudiziale rifiuto di essa.

Shoah è un vocabolo ebraico che significa catastrofe, distruzione. Esso è sempre più utilizzato per definire ciò che accadde agli ebrei d'Europa dalla metà degli anni Trenta al 1945 e in particolar modo nel quadriennio finale, caratterizzato dall'attuazione del progetto di sistematica uccisione dell'intera popolazione ebraica.

Tale progetto venne deciso e concretizzato dal Terzo Reich nel corso della seconda guerra mondiale; venne attuato con la collaborazione parziale o totale dei governi o dei movimenti politici di altri Stati; venne interrotto dalla vittoria militare dell'Alleanza degli Stati antifascisti e dei movimenti di Resistenza. Se invece i vincitori fossero stati la Germania nazista, l'Italia fascista, la Francia di Vichy, la Croazia degli ustascia ecc…, non un solo ebreo sarebbe rimasto in vita nei ferri tori controllati da questi.

Ricordarsi di quelle vittime serve a mantenere memoria delle loro esistenze e del perché esse vennero troncate. E la memoria di questo passato serve ad aiutarci a costruire il futuro.

Molti Stati hanno istituito un "giorno della memoria". L'Italia lo ha fissato al 27 gennaio: la data in cui nel 1945 fu liberato il campo di sterminio di Auschwitz. In effetti altri ebrei, d'Italia e d'Europa, vennero uccisi nelle settimane seguenti. Ma la data della Liberazione di quel campo è stata giudicata più adatta di altre a simboleggiare la Shoah e la sua fine.

Ovviamente la Shoah fu un evento storico interrelato con gli altri avvenimenti storici; per questo la legge italiana indica altri gruppi di persone la cui memoria va mantenuta viva: coloro che, a rischio della propria vita, combatterono il fascismo e il nazismo e coloro che comunque contrastarono lo sterminio e salvarono delle vite.

Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea CDEC

Per non dimenticare

27 Gennaio 2002 -  Giornata Mondiale della Memoria

Lavoro della classe III A Classico

Anno scolastico 2001-2002

Redazione a cura dei proff. Di Fazio e Musarra

  • Cronologia dello sterminio
  • L’olocausto
  • Mai più un altro olocausto
  • "Non sentite l’odore del fumo"
  • "Se questo è un uomo"
  • "Se questo è un uomo" - Passi Scelti

Manifesto contro i bombardamenti fascisti su Madrid

Poesie per non dimenticare, e

nella speranza che in futuro un

odio come quello nazista mai più

abbia modo di manifestarsi.
Nella prima poesia, scritta da una

bambina di Praga, Eva Pickova, la

piccola autrice, prima di essere

deportata in un campo di

sterminio, esprime una volontà di

vita, di ribellione, nel grido "È

vietalo morire". Nella seconda,

scritta anch'essa da uno dei

bambini deportali nel campo di

Terezin, alla violenza e al

disprezzo si oppone il sonno della

morte, come ultimo momento di

pace e di serenità. Nella terza

poesia, scritta dal poeta Primo

Levi, egli stesso deportato e

sopravvissuto ai campi di

sterminio, si grida contro coloro

che sono stati indifferenti a tanto

odio e a tanta violenza come se

sofferenza e dolore non avessero

alcun significato.

Eva Pickova

Di nuovo l'orrore ha colpito il ghetto
Di nuovo l'orrore ha colpito il ghetto (1),
un male crudele che ne scaccia ogni altro.
La morte, demone folle (2), brandisce una gelida falce (3)
che decapita intorno le sue vittime.
 
I cuori dei padri battono oggi di paura
e le madri nascondevano il viso nel grembo.
La vipera del tifo (4) strangola i bambini
e preleva le sue decime dal branco (5).
 
Ma no, mio Dio, non vogliamo vivere!
Non vogliamo vuoti nelle nostre file.
Il mondo è nostro e noi lo vogliamo migliore
Vogliamo fare qualcosa. E’ vietato morire!

 

1. ghetto: è il quartiere in cui vivevano gli ebrei.

2. demone folle: la morte è un essere demoniaco che agisce senza logica, follemente.

3. una gelida falce: ci si richiama all’immagine tradizionale della morte, un vecchio che porta (brandisce) con sé una grande falce.

4. La vipera del tifo: il tifo è come una serpe che uccide col suo veleno.

5. branco: dal branco dei bambini la morte chiede il suo tributo, ciò che le spetta (le sue decime)

   

Zanus Zachenburg

nato il 19.07.1929 – morto il 18-12.1943 ad Auschwitz

 

Infanzia miserabile, catena

che ti lega al nemico e alla forca.

Miserabile infanzia, che dentro il

suo squallore

già distingue il bene e il male.

Laggiù dove l’infanzia dolcemente

riposa

nelle piccole aiuole di un parco

laggiù, in quella casa, qualcosa si è 

spezzato

quando su me è caduto il disprezzo:

laggiù, nei giardini o nei fiori

o sul seno materno, dove io sono nato

per piangere ….

Alla luce di una candela m’addormento

forse per capire un giorno

che io ero una ben piccola cosa,

piccola come il coro dei 30.000,

come la loro vita che dorme

laggiù nei campi,

che dorme e si sveglierà,

aprirà gli occhi

e per non vedere troppo

si lascerà riprendere dal sonno ….

 

1. forca: è uno strumento con cui si eseguono le condanne a morte per impiccagione.
2. ….male: si fa riferimento allo squallore in cui vivono i bambini deportati, che pur essendo così piccoli hanno imparato a distinguere cos’è il bene e cos’è il male.
3. 30.000: si allude agli ebrei morti dopo mesi di persecuzione in un campo non lontano.
4. per non vedere troppo: per non vedere il male che ancora si annida nel mondo.

Rogo di libri antitedeschi e antinazisti a Berlino nel 1933

   

Dal 28 luglio al 13 settembre 1942, più di 300.000 Ebrei, uomini, donne e bambini, come quello nella foto, furono trasportati dal ghetto di Varsavia verso i campi di concentramento.

Terenzin è un villaggio a 60 Km da Praga. E’ diventato tristemente famoso perché venne trasformato in un campo di concentramento dove venivano raccolti i bambini ebrei prima di essere smistati nei campi di sterminio. L’insegnamento era proibito ed essi potevano studiare clandestinamente, così è potuta arrivare fino a noi la testimonianza di 4000 disegni e numerose poesie.

Primo Levi
Se questo è un uomo
Voi che siete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici (1):

considerate se questo è un uomo (2)
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane (3)
che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo (4)
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato (5)
vi comando queste parole (6)
Scolpite nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetete ai vostri figli.

1. visi amici: l’appello del poeta è rivolto a chi vive nel benessere delle proprie case ed è circondato dall’affetto dei suoi cari.
2. un uomo: si riferisce a chi è stato in campo di concentramento.
3. per mezzo pane: si azzuffa per accaparrarsi un pezzo di pane
4. vuoti …grembo: con gli occhi incavati e il ventre freddo perché spoglio.
5. Meditate che questo è stato: riflettete sul fatto che ciò è veramente accaduto.
6. …queste parole: vi consegno questo messaggio.

 

   
 

 

 

 

adolf hitlerNella misura in cui la natura non desidera l’accoppiamento di un debole con uno più forte, essa si oppone a un frammischiamento di una razza più alta con una razza più bassa, ché altrimenti la sua fatica selezionatrice, che dura da millenni, ne verrebbe compromessa in un’ora sola.
Il risultato di ogni incrocio di razze è, in breve il seguente:

Abbassamento del livello della razza superiore;
retrogradazione fisica e spirituale, e inizio di un contagio lento, ma infallibile.
Adolf Hitler

L’Olocausto (Shoah)

Gli Ebrei sono ormai rassegnati ad essere privati dei diritti fondamentali, quando verso la fine dell'Ottocento viene coniato il termine «anti-semitismo» e si gettano le basi delle teorie razziali che diventeranno poi il fondamento dell'ideologia nazista. Nel 1899 lo scrittore inglese Houston Stewart Chamberlain pubblica Le basi del XIX secolo, un testo razzista ed antisemita dove si sostiene che la razza ebraica è «negativa» e «bastarda» perché contamina tutti gli altri popoli e che l'unica razza veramente pura è quella germanica, destinata a sottomettere le altre razze perché anima della civiltà occidentale e unica speranza di salvezza per il mondo/Nel 1927 Adolf Hitler pubblica Mein Kampf (La mia battaglia) da considerarsi la «Bibbia» del pensiero nazista. Egli sostiene che l'incrocio di razze diverse determina il decadimento fisico e spirituale della razza superiore. Portatrice di ogni progresso e di ogni felicità, questa razza, è quella ariana, a cui si deve lo sviluppo della civiltà occidentale, perché formata da esseri superiori eroici e geniali:

Purtroppo la razza ariana si è corrotta a contatto con le razze inferiori, per cui bisogna farle ritrovare tutta la sua purezza. Il pericolo principale è costituito dal popolo ebraico «parassita dei popoli», che s’introduce furtivamente all'interno di una società per conquistare il potere economico e distruggere l'economia nazionale.

Una volta salito al potere Hitler mise in atto la sua politica razziale con apposite leggi che furono poi estese a tutti i territori europei conquistati dai nazisti. La politica demografica, nazista tendeva ad eliminare bambini e adulti malati o difettosi e tutti i «sub-umani», cioè ebrei e zingari per purificare e lasciare «spazio vitale» al popolo tedesco, il cui destino era quello di governare gli altri «sottopopoli europei».

   
Tre poeti – il prete guerrigliero Ernesto Cardenal, l’israelita Primo Levi sfuggito ai campi di sterminio e il pacifista Danilo Dolci – ci «ordinano» di non dimenticare: Aushwitz è ancora in mezzo a noi, dentro di noi. Dobbiamo vigilare perché non si ripeta.

 

DIO MIO, PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO?

 

Noi siamo gli sradicati

i rifugiati che non hanno un ruolo

i confinati nei campi di concentramento

condannali ai lavori forzati

condannati alle camere a gas

bruciali nei forni crematori

e le ceneri disperse

Siamo il tuo popolo di Auschwitz

di Buchenwaid

di Belsen

di Dachau

Con la nostra pelle hanno fatto abat-jour

e con il nostro grasso han fatto sapone

Come pecore al macello

tu hai permesso che ci portassero

alle camere a gas

Hai lasciato che ci deportassero

Hai messo in vendita a poco prezzo il tuo popolo

e non si trovava un compratore

Andavamo come bestie

assiepati nei vagoni

verso i campi illuminati da riflettori

e circondati da filo spinato

ammucchiati nei camion verso le camere a gas

dove entravamo nudi

chiudevano le porte

spegnevano le luci

e tu ci coprivi con l'ombra della morte

Di noi non son rimasti che mucchi di vestiti

mucchi di giocattoli

e mucchi di scarpe.

Ernesto Cardenal

 

NON SENTITE L'ODORE DEL FUMO 

AUSCHWITZ STA FIGLIANDO

 

Le più grandi risorse

erano la speranza e la dignità.

Chi si rassegna, muore prima.

Non so se i giovani hanno appreso.

Se ci si lascia chiudere, terrorizzare

se ci si lascia cristallizzare

si diventa una cosa

gli altri ci diventano cose.

Molti ancora non sanno:

Auschwitz è tra noi. è in noi.

Non so se i giovani sanno

in ogni parte del mondo:

non c'è rivoluzione se si trattano gli uomini come sassi,

ai giovani occorre

l'esperienza creativa di un mondo

nuovo davvero.

Ad Auschwitz ci torno volentieri.

mi da la misura dei fatti. 

 

Danilo Dolci

 

SE QUESTO È UN UOMO

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

il cibo caldo e visi amici:

 

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore.

Stando in casa andando per via.

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

 

Primo Levi

 

   
. . .
. . Il diario di Anna Frank
Anna Frank, tedesca di origine ebrea, nata a Francoforte nel 1929, morì a soli 16 anni nel campo di concentramento di Bergen Belsen. Trasferitasi con la famiglia ad
anna frank Amsterdam per sfuggire alle persecuzioni naziste (1942), dopo l'occupazione tedesca dell'Olanda, Anna e i suoi famigliari furono costretti a vivere nascosti e segregati in locali piccolissimi, scomodi e molto freddi. Anna, nei due anni di segregazione, decise di scrivere un diario, in cui racconta le sue gioie, i suoi dolori, le sue speranze. Racconta fatti spesso comuni: le discussioni sul cibo, sull'uso del bagno, le piccole insofferenze tra persone costrette a vivere troppo vicine. Lei scrive ogni lettera per un'amica immaginaria, che non esiste: Kitty; emerge un prepotente spirito libero, senza età: sembra di poter vedere un'anima matura in un corpo di bambina, fiduciosa nell'avvenire, nella bontà dell'uomo. Spesso parla di Peter, il ragazzo di cui pian piano si accorge di essersi innamorata. Non riesce quasi più a trovare un minimo di equilibrio in quell'ambiente: il padre sembra allontanarsi da lei, la madre solo un'amica e nulla riguardo all'affetto materno, la sorella disperata quanto lei, il sig. Van Daan noioso, la sig. Van Daan sempre pronta a criticare ad ogni pretesto... A seguito di una segnalazione spionistica, il 4 agosto 1944 venne arrestata con la famiglia e deportata a Westerbork, il più grande campo di concentramento in Olanda. Il 2 settembre 1944 i Frank furono condotti ad Auschwitz, dove il padre venne separato dalle figlie e dalla moglie, che da lì a poco, morì di consunzione. Nel febbraio 1945 Anna e la sorella Margot si ammalarono di tifo, e in marzo Anna morì, pochi giorni dopo sua sorella. Furono entrambe sepolte in una fossa comune. Tre settimane dopo le truppe inglesi liberarono Bergen Belesn.
.
. . .
. . .
. .

Cronologia dello Sterminio

Hitler prese il potere, seguendo un percorso costituzionale

Adolf Hitler diventa cancelliere della Germania nel 1933 e da subito inizio alla persecuzione contro gli Ebrei, istituendo i primi campi di concentramento (Dachau, Oranienburg, Esterwengen, Sachsenburg). Nel 1938 vengono emanate le leggi antisemite che successivamente sono estese a tutti gli stati europei occupati dai nazisti con numerosi «progroms»; nel 1938 le «Leggi razziali» sono promulgate anche in Italia. Nel 1940, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, si costruiscono i campi di Maladanek, Chemno e Treblinka. Si da inizio alla Soluzione Finale con la cattura, la deportazione e lo sterminio degli Ebrei in tutta l’Europa occupata. Le camere a gas e i forni crematori funzionano a pieno ritmo ed alla fine della guerra gli Ebrei trucidati sono 5.900.000, di cui più di un milione sono bambini.

.
. . .

Epigrafe per i caduti di Marzabotto

 

Questa è una memoria di sangue

di fuoco, di martirio,

del più vile sterminio di popolo

voluto dai nazisti di Von Kesserling

e dai loro soldati di ventura

dell'ultima servitù di Salò

per ritorcere azioni di guerra partigiana.

 

I milleottocentotrenta dell'altipiano

fucilati e arsi

da oscura cronaca contadina e operaia

entrano nella storia del mondo

col nome di Marzabotto.

 

Terribile è giusta è la loro gloria:

indica ai potenti le leggi del diritto

il civile consenso

per governare anche il cuore dell'uomo,

non chiede compianto o ira

onore invece di libere armi

davanti alle montagne e alle selve

dove il Lupo e la sua brigata

piegarono più volte

i nemici della libertà.

La loro morte copre uno spazio immenso,

in esso uomini d'ogni terra

non dimenticano Marzabotto

il suo feroce evo

di barbarie contemporanea.

Salvatore Quasimodo

 
. . .
. .

 

L'Olocausto

Nel 1927 Hitler pubblica "Mein Kampf" (La mia battaglia), "Bibbia" del pensiero nazista. Egli sostiene che l'incrocio di razze diverse determina il decadimento fisico e spirituale della razza superiore. Portatrice di ogni progresso è la razza ariana che purtroppo si è corrotta a contatto con le razze inferiori. Il pericolo principale è rappresentato dal popolo ebraico "parassita dei popoli", che furtivamente si introduce all’interno della società per conquistare il potere economico e distruggere l’economia nazionale.

.
. . .
 
. . .
. .

 

Mai più un altro Olocausto

Il 27 Gennaio è il giorno in cui lo Sterminio apparve agli occhi del mondo: In quel giorno, nel 1945, le truppe dell'Armata Rossa entravano nel campo di Auschwitz, in Polonia, e vedevano. I reparti tedeschi sterminatori erano appena scappati precipitosamente. I barattoli di gas, i forni cromatori, le forche, e tutto ciò che era stato depredato agli ultimi sterminati, i vestiti, i denti d'oro, i capelli rasati, tutto era ancora lì. E così sappiamo tutto Nella stanza del comando c'era un pannello pieno di disegni colorati: i simboli dei prigionieri. Gli ebrei portavano una stella gialla, gli slavi un rettangolo rosso, gli omosessuali un rettangolo rosa, e così via per i polacchi, gli zingari, i traditori tedeschi ... un quadro complesso difficile da memorizzare. Quello era il centro principale dell'impero dell'annientamento.

.
. . .
 

Interno del campo di concentramento di Dachau, nel 1936.

fossa comune nel campo di concentramento di Belsen.

 
. . .
. .

"Se questo è un uomo" – Passi scelti

"... Abbiamo appreso il valore degli alimenti; ora anche noi raschiamo diligentemente il fondo della ciotola dopo il rancio, e la teniamo sotto il mento quando mangiamo il pane per non disperderne le briciole..."

"... La legge del Lager diceva: "mangia il tuo pane e se puoi quello del tuo vicino" e non lasciava posto per la gratitudine..."

"... Abbiamo imparato che tutto serve; il fil di ferro, per legarsi le scarpe; gli stracci, per ricavarne pezze da piedi; la carta, per imbottirsi (abusivamente) la giacca contro il freddo..."

"... Resnyk ha trent'anni come me. Mi ha raccontato la sua storia, e oggi l'ho dimenticata, ma era certo una storia dolorosa, crudele e commovente; che tali sono tutte le nostre storie, centinaia di migliaia di storie, tutte diverse e piene di una tragica e sorprendente necessità..."

"... E per la prima volta da che sono in campo, la sveglia mi coglie nel sonno profondo, e il risveglio è un ritorno dal nulla. Alla distribuzione del pane si sente lontano, fuori delle finestre, nell'aria buia, la banda che incomincia a suonare: sono i compagni sani che escono inquadrati al lavoro. Dal Ka - Be la musica non si sente bene..."

"...I motivi sono pochi, una dozzina, ogni giorno gli stessi, mattina e sera: marce e canzoni popolari care a ogni tedesco. Esse giacciono incise nelle nostre menti, saranno l'ultima cosa del Lager che dimenticheremo: sono la VOCE del Lager, l'espressione sensibile della sua follia geometrica, della risoluzione altrui di annullarci prima come uomini per ucciderci poi lentamente..."

"Quando questa musica suona, noi sappiamo che i compagni, fuori nella nebbia, partono in marcia come automi; le loro anime sono morte e la musica li sospinge, come il vento le foglie secche, e si sostituisce alla loro volontà..."

"...Lo impiccheranno, morrà sotto i nostri occhi: e forse i tedeschi non comprendono che la morte solitaria, la morte di uomo che gli è stata riservata, gli frutterà gloria non infamia..."

"... Perché nei Lager si perde l'abitudine di sperare, e anche la fiducia nella propria ragione..."

"...In Lager pensare è inutile, perché gli eventi si svolgono per lo più in modo imprevedibile; ed è dannoso, perché mantiene viva una sensibilità che è fonte di dolore, ma che qualche provvida legge naturale oscura quando le sofferenze sorpassano un certo limite..."

Primo Levi

.
. . .
 
. . .
. .

I silenzi di Papa Ratzinger  (Auschwitz 30.5.06)

Fu veramente soltanto colpa di pochi? Di un gruppo di criminali? Molti hanno osservato che l’analisi di Ratzinger sull’ascesa del nazismo è stata troppo indulgente verso i suoi compatrioti, quasi assolti di fronte alle responsabilità di un «gruppo di criminali» che ad un certo punto ne divennero i capi abbandonandosi, come il Papa ha detto, ad una «smania di distruzione e di dominio».

Dov'era la Chiesa ad Auschwitz? Perché il silenzio di papa Pio XII? Queste sono le domande decisive per noi oggi. (la Stampa)
"Si è trattato di un gesto la cui portata simbolica non può essere sottovalutata. Eppure, nel suo discorso ad Auschwitz, Benedetto XVI è rimasto significativamente impigliato in due «nodi» su cui si è soffermato il dibattito storiografico di questi anni: le responsabilità del popolo tedesco nello sterminio degli ebrei e il rapporto tra la Shoah e il presunto disegno hitleriano di attaccare le radici cristiane della nostra civiltà. Rispetto al primo, l'affermazione del Papa tesa a circoscrivere le colpe a «un gruppo di criminali» che «usò e abusò» del popolo tedesco, rendendolo «strumento della loro smania distruzione e di dominio», entra in rotta di collisione con tutta l'impressionante mole di ricerche storiche che hanno invece insistito sulla «normalità del male»; è un filone al cui interno (sulla scia di Hannah Arendt) l'enormità della Shoah è racchiusa proprio nella «normalità» dei carnefici, fedeli servitori dello Stato e delle sue regole...
Ancora maggiori perplessità suscita poi la sua seconda affermazione sui «nazisti che volevano distruggere il popolo ebraico per strappare la radice su cui si fonda il cristianesimo». Il progetto di sterminio si sviluppò in realtà lungo una direzione che francamente fa apparire il cristianesimo un bersaglio trascurabile, quasi inesistente. Quel progetto, irrinunciabile e totalitario, rivelò soprattutto l'essenza compiutamente biopolitica del nazismo (la vita traducibile immediatamente in politica e, viceversa, la politica segnata da una caratterizzazione intrinsecamente biologica); il regime di Hitler spinse la «biologizzazione» della politica a estremi mai raggiunti in precedenza, e il popolo tedesco diventò una sorta di corpo organico, da curare e proteggere, amputandone violentemente le parti infette, quelle «spiritualmente già morte»: la soppressione del nemico, in particolare degli ebrei, era necessaria per garantire la vita del popolo, lo Stato con lo sterminio di massa garantiva il benessere e la felicità dei suoi sudditi. Sia nell'eutanasia praticata su larga scala sui malati di mente, sia soprattutto ad Auschwitz e dintorni, questa forma di esercizio del potere fece del nazionalsocialismo la sintesi perfetta tra politica, Politik (la lotta contro i nemici interni e esterni dello Stato fino alla loro morte e all'annientamento) e polizia, Polizei (la cura per la vita dei cittadini in tutte le sue estensioni). Come ha scritto Giorgio Agamben, «la polizia diventa politica e la cura della vita coincide con la lotta contro il nemico».

Le radici cristiane dell'ebraismo erano in questo senso ininfluenti; si trattava di un percorso lungo il quale, quando il corpo biologico degli individui arrivava a coincidere con la loro natura politica, la vita e la morte diventavano concetti scientifici e politici allo stesso tempo e il medico e il sovrano si scambiavano le parti. «Io, la dottoressa Ella Lingens-Reinerl, ero là in piedi e guardavo il crematorio, quando Klein mi si avvicinò. Io gli dissi: “Mi chiedo, dottor Klein, come lei possa fare questa cosa. Non le viene mai in mente il giuramento ippocratico?”. Egli mi rispose: “Il mio giuramento ippocratico mi dice di asportare dal corpo umano un'appendice incancrenita. Gli ebrei sono l'appendice incancrenita dell'umanità. Ecco perché io li elimino”». A questo dialogo, riportato nel suo classico studio sui medici nazisti, Robert Jay Lifton aggiungeva: «potremmo dire che il medico sulla rampa rappresentava una sorta di punto omega, un mitico guardiano sulla soglia tra il mondo dei vivi e quello dei morti, una sintesi perfetta della visione nazista della terapia attraverso l'omicidio di massa».

 

Giovanni De Luna  "quel Papa troppo tedesco"

.
. . .
 
. . .
. .
LA CITTA' DOLENTE
 di Daniel Zimmermann, Meridiano zero - trad. M.Cavalli
tuttolibri, 23.4.2005
Siamo tutti dei sopravvissuti alle citta' dolenti dei lager

Treblika e' un luogo molto diverso da Auschwitz. Lo era allora - rudimentale corridoio di morte lungo del filo spinato -, lo e' ancora oggi.
Perche' invece delle baracche ricostruite e dei percorsi didattici, a Treblinka ci sono soltanto una neve tenace, alberi ignari, e rovine. Ruderi che sembrano lapidi sbieche, una radura nel bosco. Il luogo ispira un miscuglio impossibile di sgomento e serenita', e ha soltanto un punto della terra che vagamente gli assomiglia. Si trova dietro la collina dei Giusti, allo Yad Wa Shem di Gerusalemme: li', oltre gli alberi piu' anziani, si estende un sito di rovine: muri spezzati, massi erratici. vegetazione invadente. Ogni frammento di muro porta il nome di uno dei luoghi ebraici d'Europa annientato dalla Shoah. Per rammentarlo, non si e' trovato nulla di piu' loquace di un sito archeologico "finto", al posto di quello che questi luoghi, laggiu' in Europa, non avranno mai, perche' la loro distruzione e' diversa da quella che segna il passo della storia, di solito. E nella somiglianza strana, dolorosa, fra Treblinka e questa collina, si capisce una cosa evidente, ma soprattutto disarmante: e cioe' che quel bosco del nord Europa, con il suo silenzio, non puo' piu' raccontare nulla: e' muto, a meno di non sapere gia'. E lo sara' sempre di piu', muto.
[Š]
Ne ha, invece, il bel romanzo di Daniel Zimmermann, nato nel 1935 da una spia francese al servizio dei sovietici e un'ebrea polacca emigrata in francia dal ghetto di Varsavia. La citta' dolente, pubblicato da Meridiano zero, e' una storia ricca, piena di lucidita' e nostalgia. Il protagonista emigra da quel territorio dell'animo che e' la Commedia dantesca al campo di lavoro di Drancy, dalla matematica al violino, per scoprire che Auschwitz "non e' un sanatorio ma un campo di sterminio".

Elena Loewenthal
 
Daniel Zimmermann è nato nel 1935, figlio di una spia francese al servizio dei sovietici e di un’ebrea polacca emigrata in Francia dal ghetto di Varsavia. La vita dello scrittore si è impigliata nel nazismo ancora prima di cominciare: tutto il ramo familiare materno, ad eccezione della madre fuggita, è stato rinchiuso ad Auschwitz e sterminato, e il padre, smascherato, è stato decapitato dai tedeschi.
Il suo debutto letterario è avvenuto nel 1961 con 80 exercices en zone interdite, una raccolta di racconti sulla guerra d’Algeria che ne narra gli orrori in chiave fortemente antifrancese. È stato un autore assai prolifico: ha pubblicato romanzi, biografie e trattati di pedagogia.

.

. . .
 
. . .
. .   .
. . .