I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

MI RICORDO UNA NOTTE D'ESTATE

Mi ricordo una notte d'estate di molti, troppi anni fa, la strada deserta, la macchina che correva sparata verso Rimini.

Io seduta accanto al guidatore, un uomo che conoscevo appena.

Avevo poco più di venti anni e quell'incoscienza stupida tipica di quell'età che ti porta a seguire l'istinto senza pensare ai pericoli.

E così avevo accettato di fare quella corsa a Rimini nella notte con quell'uomo del quale ora neppure ricordo il nome.

Nel buio i suoi piccoli occhi brillavano. Nell'abitacolo della macchina reso appena meno soffocante dai finestrini aperti, risuonavano le note delle canzoni di Fred Buscaglione, cantante che allora conoscevo appena.

Mi portò sul lungo mare di Rimini a guardare le puttane e i travestiti.

Perché lo fece, non lo so. Forse voleva stupirmi o solo impressionarmi. Non riuscì né nell'una né nell'altra cosa.

Mi sentivo come Alice nel paese delle meraviglie. Una puttana da vicino non l'avevo mai vista.

Alcune mi parvero così belle, che proprio non capivo perché con quella bellezza sfacciata non potessero fare un altro mestiere, ma lui mi spiegò che quelle non erano donne ma transessuali e travestiti.

Lo guardavo stupita perché non ne avevo mai visto uno da vicino e mi pareva impossibile che riuscissero ad essere la quint’ essenza di una donna. Quello che una vera donna non saprebbe o potrebbe essere mai.

Poi ci fermammo in un locale per prendere un panino.

Era uno locale in un certo senso squallido e abbandonato. Pochi avventori annoiati davanti a boccali di birra dimenticati a riscaldarsi sui tavolini di linoleum.

Mi lanciarono sguardi stupiti, a tratti curiosi.

La mia giovinezza allora era così evidente da sembrare eccessiva a quell'ora e in quel luogo.

All’improvviso mi resi conto di essere l’unica donna nel locale e dovettero rendersene conto anche loro, perché gli sguardi assunsero un’aria torbida e densa come di cose non dette e pensieri inconfessabili.

La cosa invece di impensierirmi mi eccitava. Mi chiesi se il mio occasionale compagno mi avrebbe nel caso, difesa. Preferii non darmi una risposta.

 Il panino sapeva di stantio. Lo mangiai contro voglia.

Poi decidemmo di tornare a casa.

Sulla strada di ritorno all'improvviso mi accorsi che l' uomo al mio fianco era eccitato.

Non perché facesse gesti particolari o dicesse qualcosa, ma sentivo la sua eccitazione nell'aria pesante della macchina, mista all'afrore del sudore e dei nostri fiati. O forse era solo il riflesso della mia stessa eccitazione che non volevo riconoscere.

Lui non mi piaceva. Aveva un corpo pesante, un viso dai tratti grossolani e i suoi piccoli occhi avevano un’espressione untuosa e subdola.

Ma era tanto più grande di me, e anche più forte. Sarebbe bastato un nulla su quella strada deserta, a quell'ora di notte. Sarebbe bastato un nulla.

All'improvviso la paura fu come uno spino nel mio cuore che accelerava i battiti.

La paura mista all’eccitazione che quei corpi di uomini vestiti da donne mi avevano involontariamente provocato, aumentava dentro di me espandendosi quasi nel mio ventre e provocandomi una sorta di languore doloroso.

 Il tempo parve dilatarsi fino all'eternità e la strada sembrò non finire più.

Lui guidava in silenzio, gli occhi fissi sulla strada. Io restavo immobile inchiodata al sedile e mi chiedevo quando e se quella notte sarebbe finita.

Lui stringeva con forza il volante al punto che le nocche delle sue mani erano diventate bianche.

Sentivo la sua tensione. La sentivo in ogni fibra del suo corpo e del mio, mentre le note delle canzoni di Buscaglione  continuavano a risuonare nell’auto sempre uguali, sempre le stesse come una nenia.

Arrivammo finalmente.

Lui mi lasciò compunto davanti alla porta di casa mia.

Non fece un gesto, non tentò neanche di baciarmi, ma mi lasciò il ricordo indelebile di quella notte d'estate.

Non l'ho più rivisto.

 

ULTIMI FUOCHI ALL'OMBRA DELLA SERA

il ventre profondo dell'america