I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

IL VESTITO A FIORI DI LULA

“Guardi il fiume.Il tramonto è entrato nella sala.Nei tuoi occhi ridenti”


“Dicevano che la casa fosse servita per un rapimento, per nasconderci  un ostaggio, e che fosse rimasta così da quando era arrivata la polizia.

A lui non importava a cosa fosse servita prima.

A lui interessava a cosa sarebbe servita adesso.

Era a quello che pensava, nudo tra le assi polverose, attento a non farsi trafiggere dalle schegge di legno….”(di Carlo Lucarelli)

 

In realtà, pensava anche che non aveva la più pallida idea del perché si trovasse in quel posto e soprattutto di dove fossero finiti i suoi vestiti.

A pensarci bene, non riusciva a ricordare neanche il suo nome e la cosa gli provocò una sensazione simile al panico.

Si guardò intorno, incerto.La casa in cui si trovava, gli sembrò vagamente familiare anche se non sapeva spiegarsene il motivo.Era evidente che qualcuno stava ristrutturando i locali.

C’erano calcinacci dappertutto e travi di legno di quelle che si usano per i ponteggi.

Si avvicinò ad una delle finestre e guardò fuori.Di bene in meglio!Era in aperta campagna, alberi d’ulivo e mandorli a perdita d’occhio, e non si vedeva la strada.

Una strada doveva pur esserci!

Il problema più urgente, però, era trovare qualcosa con cui coprirsi, perché così nudo com’era, si sentiva vulnerabile e sciocco.

Si decise ad ispezionare la casa.Un mal di testa feroce gli stringeva le tempie, mentre la nausea che gli saliva dalle viscere, aumentava pericolosamente.

In che modo sono arrivato in questo posto?Chi mi ci ha portato?Devo ricordare qualcosa, qualcosa d’importante!Il cervello mi è andato in acqua, non riesco a ricordare niente!

L’immagine di una ragazza dai capelli biondi, poco più che una bambina, si insinuava prepotentemente nei suoi pensieri.Una bella ragazza, con grandi occhi chiari, e un sorriso sicuro.Un viso familiare, ma non conosciuto.Chi poteva essere?Che rapporti aveva con lui?

Tutte le stanze della casa erano più o meno nello stesso stato: polvere e sporcizia dappertutto.In una c’erano vecchi utensili da campagna arrugginiti, ammucchiati in un angolo.La pala era sporca di terra ancora umida.Evidentemente era stata usata da poco.Qualcuno era quindi stato lì, e perché lui non l’aveva visto?Era stato forse costui a prendergli i vestiti e perché?

Voglio un uomo che mi ami, che ami il mio corpo, il mio odore, i miei umori…Una voce dolce di donna-bambina.Mi chiamo Lula, e tu?

La sentiva nelle orecchie, nel cervello.Era forse la voce della ragazza?Non riusciva proprio a ricordare chi fosse. Sentì qualcosa di duro sotto un piede, era un braccialetto d’argento di quelli di poco prezzo, aveva il fermaglio rotto.

Ti piace?me l’ha regalato il mio ragazzo, quando sono partita dal mio paese.Lui non lo sa….Cosa non sa Lula, e cosa non so io!

L’uomo si sentiva confuso, cominciava ad avere freddo, l’immagine della ragazza nel suo cervello, gli impediva di ragionare con calma.

Quasi senza accorgersene si trovò fra i piedi un borsone lasciato lì da qualcuno.L’osservò con attenzione; la marca era buona, il nailon quasi nuovo.

Era evidente che era lì da poco perché non c’erano tracce di polvere.Lo aprì curioso ma diffidente.Dentro c’era un cambio di biancheria, una tuta da palestra e un paio di scarpe da tennis.Il cuore gli balzò in petto, finalmente qualcosa con cui vestirsi!”Speriamo siano della mia taglia”, pensò.La biancheria era perfetta, grazie a Dio, la tuta appena un po’ ampia ma comoda.”Che combinazione, quando si dice la fortuna.”Tuttavia si rallegrò per poco.Chi era quel tipo che aveva portato via i suoi vestiti, per lasciargli la tuta, e soprattutto perché l’aveva fatto.

Continuava a tornargli in mente la ragazza.C’era un uomo con lei, egli ne avvertiva la presenza, come un ombra a margine dei suoi pensieri.Se la ragazza era stata lì, come dimostrava la presenza del braccialetto, qualcuno doveva avercela portata.Un posto così isolato!L’uomo si sentì prendere di nuovo dall’angoscia.Non riusciva a trovare la propria posizione, nelle sue immagini mentali.Era stato lo spettatore di qualcosa che ora non riusciva a ricordare?O aveva partecipato attivamente.Poco lontano dal posto dove aveva trovato il borsone, trovò un rudimentale pagliericcio, fatto con stracci e fogli di giornali, coperti da un vecchio plaid.C’era anche una bottiglia d’acqua minerale piena per metà.Potessi berla!Ho un tale sete!  Si sentiva le labbra arse, e la gola secca, ma non ebbe il coraggio.Probabilmente quel posto era il rifugio di fortuna di qualcuno.Ma perché la ragazza aveva accettato di andarci?e chi era il suo compagno?Lei continuava a muoversi leggiadra nei suoi pensieri, il vestito leggero sulle forme prosperose ma nello stesso tempo acerbe, un’adolescente leggermente sovrappeso, ma così carina, così appetitosa, da mangiare a morsi.

All’uomo erano sempre piaciute le ragazzine, lo intuiva più che saperlo, perché la momentanea amnesia gli impediva di avere ricordi propri.Le adorabili donne-bambine con la peluria sui polpacci, e i seni sodi sotto le magliette sottili, non sanno quanto possono attirare gli uomini!O forse lo sanno e se ne infischiano.

Perché sei venuta in questo posto solitario?Bambolina nelle mani del tuo accompagnatore sconosciuto.Cosa ti ha fatto?Dove sei finita?L’uomo decise di uscire dalla casa, perché ci sentiva una presenza ostile, minacciosa.

All’improvviso gli sembrò di ricordare anche il compagno di Lula.Nei suoi pensieri non lo vedeva bene.Alto, robusto, i radi capelli chiari, lo vedeva di spalle e in ombra.L’uomo sentì l’angoscia aumentare e con essa la certezza improvvisa che nella casa si fosse consumata una tragedia.Forse lui vi aveva assistito e aveva dimenticato tutto per lo spavento.Se le cose stavano così, era in pericolo, doveva andar via di lì al più presto.Si diresse di corsa verso l’ingresso, incespicando per le scale dissestate.

Qualcosa era stato trascinato lungo quelle scale, se ne vedevano le tracce lasciate nella polvere.La ringhiera di legno rotta in più punti recava le tracce di un tessuto: una stoffa leggera a fiori.Il vestito di Lula! Era incredibile come fosse nitida l’immagine della ragazza nei suoi pensieri.La vedeva muoversi leggera sul pavimento sconnesso, i piccoli piedi insudiciati dalla polvere, nei sandali di cuoio.Il sorriso ingenuamente malizioso all’indirizzo del suo accompagnatore sconosciuto.

Gli sembrò quasi di sentire il leggero afrore che emanava dal suo giovane corpo accaldato.Un odore di bambina, o forse di piccolo animaletto selvatico.

Quanti anni hai Lula?15 o 16 o forse meno?La mamma non ti ha detto che non devi dar retta agli sconosciuti?

La casa aveva davanti all’ingresso un piccolo cortile, dal quale non si vedeva la strada.In un angolo, a ridosso del muro l’uomo vide i resti di un falò.

Nell’aria asciutta, sentì sentore di benzina.Una piccola tanica giaceva poco distante.L’uomo si accostò: a prima vista avevano bruciato degli stracci.Ma non erano stracci, erano vestiti!Vestiti di un uomo.I suoi vestiti?….L’uomo si allontanò in fretta, stava per vomitare, l’angoscia gli stringeva la gola, doveva andar via di lì a tutti costi, l’altro poteva tornare.Istintivamente si guardò il polso sinistro alla ricerca dell’orologio che non c’era.Dove l’avrò perduto?Colui che ha preso i vestiti, ha preso anche l’orologio.Ma perché, perché!

Lula è morta!Lo sentiva nelle ossa.Il suo giovane corpo, probabilmente giaceva da qualche parte in mezzo agli ulivi.Forse l’altro l’aveva seppellito usando la pala che lui aveva trovato in una delle stanze.

Ma perché aveva bruciato i vestiti?Nella casa non c’erano tracce di sangue, impensabile quindi che i vestiti si fossero macchiati.

Chissà come l’aveva uccisa.Un colpo in testa?L’aveva strangolata?E perché poi?Forse voleva far l’amore e lei non aveva voluto.Forse aveva voluto prenderla a forza e lei si era difesa…

Ci sono bambine che nascono già donne.L’uomo ne aveva incontrate tante!Non importava l’età anagrafica, loro ti guardavano con certi occhi!Occhi che chiedono tutto e tutto concedono.

E quando si muovono, i loro sono gesti da donne.L’uomo ne ricordava i languori, gli abbandoni…

“E’ incredibile”si disse, ”non ricordo neanche chi sono, ma ricordo queste sensazioni”.L’uomo fu preso da un’irritazione improvvisa e irragionevole: Lula era andata incontro al suo destino dopotutto.Non si può essere come era lei, profumata di terra e miele, non si può tentare un uomo, facendosi portare in quella casa solitaria, e poi sciogliersi dai suoi abbracci come se niente fosse, e magari ridere, ridere a crepapelle, come se fosse una cosa ridicola, come se lui fosse un uomo ridicolo.

Certo che lo sconosciuto aveva reagito!Era stato provocato!Poteva bene immaginare la lotta fra i due: una lotta senza storia, senza speranza…

Due mani grandi intorno ad un collo sottile, un piccolo corpo che si dibatte come quello di una bestiola.Lei che non riesce a respirare, vomito forse urina che imbratta i vestiti di lui.I suoi lamenti sempre più fievoli…E lui che non vede, che non sente se non l’urgenza della sua rabbia, l’impeto della sua foia insoddisfatta.Il grande corpo a coprire quello di lei, i radi capelli scomposti, il suo brusco ansimare, le narici frementi dell’odore di sangue e di sudore….

L’uomo rabbrividì.La scena era così vivida nel suo cervello, sia nelle immagini sia nei suoni, che gli sembrò quasi di avervi assistito.Riusciva quasi a vedere i segni di graffi profondi sul collo dell’uomo, provocati dalle unghie di Lula.Ma la faccia dell’uomo, quella proprio no, non riusciva a ricordarla per quanti sforzi facesse.

Senza accorgersene si trovò fra gli ulivi.Sotto quale pianta dormi il tuo ultimo sonno, bambina?L’uomo si guardava intorno guardingo, gli alberi erano tutti uguali.Il terreno ancora umido di pioggia non sembrava recare tracce di passi, o lui non sapeva trovarne.Eppure Lula era lì vicino, lo sentiva.Sono io che sto lasciando delle tracce, pensò l’uomo all’improvviso, guarda quante impronte che sto lasciando!Solo questo ci manca.Neanche mi sono accorto di aver girato intorno a quest’albero!Meglio andar via di qui.

Tornò verso la casa e girò sul retro.Finalmente vide la strada.Per la verità era piuttosto un sentiero di terra battuta, che partiva stretto per poi andare ad allargarsi verso uno spiazzo poco distante.Li si che c’erano un mucchio di impronte che andavano in direzione opposta rispetto a lui.Andavano verso la casa!Impronte di sandali di donna si affiancavano a quelle di scarpe maschili, all’apparenza mocassini.Lui non se ne intendeva di queste cose e non gli era facile improvvisarsi detective.Gli sembrava di vederla la piccola Lula camminare spedita a fianco del suo compagno.Il bel volto solare rivolto verso di lui, la sua risata argentina piena di promesse…Chissà le cose che gli diceva con quella sua tenera voce di bimba.E lui, l’altro cosa pensava?Era ancora inconsapevole dei suoi desideri, o già almanaccava su come realizzarli?

Sullo spiazzo c’era un’auto di piccola cilindrata, da lontano sembrava una Panda bianca.L’uomo fu preso dal terrore.Un sudore gelido gli bagnò la schiena: E’ lui! Elì che mi aspetta, per eliminare uno scomodo testimone!Suo malgrado le gambe lo portavano in direzione dell’auto.La curiosità era più forte della paura.Sul bordo del sentiero, qualcosa brillava fra l’erba.L’uomo si fermò per guardare meglio: Un orologio con il cinturino di metallo chiaro, un orologio da uomo!L’uomo si chinò e lo raccolse.Il cinturino era rotto nel punto di collegamento con la cassa, anche il vetro era rotto, e l’orologio non funzionava. Era suo quell’orologio?o era dell’assassino?L’oggetto gli sembrava estraneo, ma nello stesso tempo familiare.All’improvviso ebbe la certezza che gli apparteneva, ma non riusciva a capire come si trovasse in quel punto, non ricordava di aver percorso quel sentiero prima di quel momento.Quando e come si è rotto questo orologio?Forse l’aveva preso la stessa persona che ha preso i vestiti.Lo stesso individuo l’aveva poi rotto e perduto.Certo deve essere così, non ci sono altre spiegazioni.Ma poi chi era costui?Il vagabondo che trovava rifugio nella casa, o l’uomo che vi aveva portato la ragazza?Questo posto rischia di diventare affollato!L’improbabilità della situazione lo fece sorridere.Senza accorgersene era arrivato nei pressi della Panda.

L’auto era vuota.L’uomo ci girò intorno.Gli sportelli erano aperti, ma accostati; le chiavi nel quadro, nel vano portaoggetti si vedevano dei documenti.

Il primo pensiero dell’uomo, fu che finalmente poteva andar via da quel posto.Lasciare alle spalle l’angoscia, la paura, uscire da quell’incubo. Avrebbe potuto dimenticare quel luogo e forse anche l’immagine di Lula che gli danzava nel cervello. Ma lei era sempre lì imprigionata nei suoi pensieri,con quel suo viso paffuto,gli occhi spalancati sulla vita,e il suo brutto vestito a fiori.E rideva, rideva con quella sua risata squillante,morbida e calda,il piccolo animaletto vizioso!

L’uomo si infilò nell’auto e prese i documenti nel vano portaoggetti.Un libretto di circolazione , una patente, altre carte di scarso interesse.

Aprì la patente con impazienza:la foto dell’uomo!Radi capelli chiari,stempiato,occhi piccoli,di un celeste slavato,naso regolare,bocca sottile.Un viso tutto sommato gradevole,eppure gli provocò una repulsione che non riusciva a spiegarsi.Forse era l’espressione vagamente viziosa,o la bocca sottile con gli angoli piegati all’ingiù…Vediamo chi è.

Luigi Rivelli,nato a Chioggia il 14-6-63,alto un metro e settantacinque,residente a Foggia in via Martiri della mafia n.6.Ragioniere.

Dove aveva letto o sentito quel nome?Gli era familiare.La faccia non gli diceva nulla ma il nome l’aveva già sentito…Lo colse il pensiero improvviso che se la macchina era dell’assassino,lui non doveva essere lontano.Probabilmente era nascosto da qualche parte,lì vicino.Forse aspettava la notte per dileguarsi,oppure il momento opportuno per…eliminare lui! Doveva fuggire,sentiva il sudore scendergli sul viso e bruciargli sul collo.

Si sedette al sedile di guida,la testa gli girava,aveva gli occhi appannati. Girò la chiave nel quadro,ma la macchina non partiva.Chiuse lo sportello e riprovò inutilmente a metterla in moto.Il panico che provava cominciò a trasformarsi in terrore.

Sentiva che la giacca della tuta ,era impregnata di sudore,il colletto stretto,gli irritava il collo,cercò di allargarlo con le mani.Sotto i polpastrelli sudati,sentì delle linee irregolari in rilievo.Cercò di vedersi il collo nello specchietto retrovisore,e quello che vide fu come un pugno nello stomaco…

Graffi…i graffi provocati dalle unghie di Lula! Sta ferma maledetta gatta,ti voglio e ti avrò.Non gridare,nessuno può sentirti…

L’uomo cominciò a gridare,un lungo urlo disperato via via che i ricordi tornavano a martoriargli l’anima.Il corpo senza vita di Lula,lui che lo trascinava lungo le scale sconnesse,il vestito che si strappava impigliandosi nella ringhiera.La fossa sotto l’albero d’ulivo…Ma era morta davvero?o era solo svenuta…

Non voleva ucciderla;la conosceva appena la piccola nomade che vendeva fazzolettini di carta al semaforo vicino alla stazione.Gli aveva chiesto un passaggio,mentre lui andava in palestra per la solita seduta del venerdì.Lui le aveva offerto un gelato e poi le aveva proposto un giro in macchina .La ragazza aveva accettato.L’idea di portarla alla cascina,gli era venuta strada facendo.Vedeva quella casa seminascosta fra gli ulivi,ogni volta che andava a trovare i genitori che abitavano in provincia.All’inizio era stato divertente.Si erano finti esploratori,un gioco innocente per entrambi.Lei l’aveva seguito senza esitazioni,fiduciosa e curiosa e lui stesso non aveva fatto alcun progetto,preso com’era dall’entusiasmo del gioco.Ma lei era così carina e appetitosa che scivolare nel corteggiamento era stato facile,quasi naturale.E poi chissà quanti uomini se l’erano già goduta!Si sa come sono queste nomadi!Perché lui no?Ma lei non voleva,non voleva lui!

Se almeno non avesse riso!Lo aveva fatto sentire ridicolo,un grosso,goffo idiota.La rabbia gli aveva stretto la gola come in una morsa.Se la sarebbe presa ugualmente,la sgualdrinella che si permetteva di rifiutarlo,dopo che l’aveva seguito in quel posto isolato,come aveva fatto chissà quante altre volte con chissà quanti altri.Non voleva ucciderla,ma solo tenerla ferma mentre la prendeva.Non voleva che morisse,ma solo che smettesse di urlare e di dibattersi.Mai avrebbe pensato che sarebbe stato tanto facile uccidere…

Si era risvegliato come da un sogno,con quel corpicino esanime tra le mani e il cuore che batteva all’impazzata.

E l’orrore, un orrore troppo grande da sopportare, mentre bruciava i suoi vestiti impregnati di umori e di odori…E poi la corsa  verso la casa, per vedere di non aver lasciato tracce, incespicando sulle assi sconnesse,con una fatica sempre più grande che gli faceva scoppiare il cuore,e che lo fece cadere di schianto sul pavimento sporco facendolo scivolare in un oblio misericordioso….

E l’uomo continuò a gridare con la voce sempre più roca, nella campagna deserta, e nella notte che cominciava a discendere fra gli alberi d’ulivo, due occhi azzurri di pazzo, allucinati e fissi, lo fissavano dallo specchietto retrovisore….

 

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