I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

E LIBERACI DAL MALE

 Tutti i quotidiani riportarono la notizia in prima pagina: “ GRAVE ATTENTATO CONTRO L’AMBASCIATA AMERICANA A ROMA.

Un plico bomba è esploso nell’ufficio dell’addetto stampa, presso l’Ambasciata USA a Roma.

Due le vittime: il segretario dell’addetto stampa e il suo autista. Si indaga la pista dell’estremismo islamico.”

Diedi una scorsa veloce all’articolo che però non dava molti particolari. Praticamente il segretario dell’addetto stampa, il cui nome era James Bellow, era rimasto ucciso nello scoppio di un plico che evidentemente aveva cercato di aprire, l’altra  vittima era un italiano Mario Balestri, che gli faceva da autista da circa sei mesi. Niente si sapeva per ora dell’esplosivo usato, né da dove provenisse il plico, né come fosse arrivato. Le indagini erano in corso e si indagava soprattutto sulla pista dell’estremismo islamico. Questo è pane per i denti del mio amico Bertozzi, pensai.

Decisi di andarlo a trovare nel suo ufficio, presso la Digos.

Come sempre mi accolse cordialmente. Sembrava aspettasse la mia visita. Conosceva la mia passione per i gialli e gli intrighi in genere. Mi fece capire che in ufficio non voleva parlare e così ce ne andammo a prendere un caffè in un bar poco distante.

_ Come te la passi, Guido?_ Mi chiese appena ci sedemmo al tavolino

_ Hai trovato l’editore per il tuo libro?_ La sua voce profonda aveva un tono di affettuoso interesse.

_ Sai com’è, Bertozzi, non è mica facile. Oggi non legge nessuno e io non vado in televisione. E poi la ricerca storica non è molto appetibile…

_ Dovresti darti ai gialli.

_ Ho troppa poca fantasia. A proposito, sai come sono curioso. Che mi dici di questo attentato all’ambasciata? State indagando voi?

_ Come lo sapevo che ti ci saresti buttato a pesce! Quasi quasi ti aspettavo. Per l’extraterritorialità, non possiamo ficcare il naso. Gli americani, si lavano i panni sporchi in casa.

Tuttavia, ufficiosamente abbiamo avuto direttive che ci autorizzano a cercare di sapere cosa è successo. Purtroppo quando siamo arrivati noi, avevano già fatto piazza pulita di tutto ciò che poteva essere importante. Non c’era quasi più niente.

_ E allora?…

_  E allora Amos Bertozzi  ha degli amici anche lì. Questo “amico” mi ha fatto avere un frammento della bomba. Poca roba, intendiamoci. Ma forse la scientifica potrà cavarne qualcosa.

_ E questo James Bellow?

_ Di lui si sa poco. E’ arrivato a Roma dieci mesi fa. Trent’anni circa, laurea in giornalismo all’Harvard University, figlio di un magnate della carta stampata. Vita normale, grigia direi, nessun precedente di rilievo a parte una multa per guida in stato di ubriachezza. Dell’altro ragazzo si sa ancora meno.

E’ stato assunto  come autista sei mesi fa, forse in seguito al fatto che il Bellow fu fermato per ubriachezza. Gli faceva da factotum, da guida e da interprete quando serviva. Questo Mario Balestri è originario della Sicilia, diplomato al Dams, qualche esperienza di droga leggera, poche amicizie, viveva in una pensioncina del centro L’Ortenzia rossa. Al momento non sappiamo altro.

_ E l’esplosivo?

_  Ci vorranno settimane prima di saperne qualcosa, sempre ammettendo che la scientifica riesca a cavare qualche indizio dai pochi frammenti in nostro possesso. Ti posso dire che dalle prime indiscrezioni abbiamo saputo che il plico non è stato spedito. Qualcuno l’ ha consegnato personalmente. Gli americani sono abbottonati, ma ci hanno fatto capire che forse la vittima conosceva la persona che lo ha consegnato. Non sappiamo però se la consegna sia avvenuta all’ambasciata o altrove. Né chi ha portato l’ordigno dentro l’edificio.

_ Bertazzi non è che sappiate un granché, mi pare. _ Gli dissi ridendo.

_ Ehi, e che siamo come quei telefilm americani, dove scoprono tutto nella prima mezz’ora! Qui siamo in Italia, ricordi? Ma vedrai che fino alla fine qualcosa salterà fuori. Ti terrò informato. Ma lo faccio soprattutto perché spero che un giorno o l’altro ci scriverai una storia su tutti questi casi che ti racconto.

Gli sorrisi alzando le spalle, nella vita non si sa mai.

Nei giorni successivi non ci vedemmo né sentimmo. Mi tenevo informato tramite i giornali. Dopo i primi due giorni di clamore, però, sembrava che sulla faccenda, qualcuno tentasse di calare un velo.

Apparentemente le indagini non facevano molti progressi. Si indagava sulla vita della vittima principale per vedere se avesse dei nemici, se qualcuno potesse avere avuto interesse ad eliminarla. I giornali lasciavano intendere però, che lo si faceva giusto per scrupolo, in quanto la pista principale era quella dell’attentato dimostrativo di cui il Bellow e il Balestri, erano state vittime accidentali. C’erano poi i soliti proclami del Presidente Bush, contro il terrorismo. Gli Stati Uniti non lasceranno niente di intentato per sconfiggere il terrorismo e difendere la democrazia nel mondo ecc. Le solite cose.

Dopo cinque giorni dall’attentato ci fu una novità. I giornali titolavano: “Si ricerca attivamente la signorina Rania Kanegi. La ragazza, stagista presso la sede italiana della  Fondazione Johon Fininger, fondazione che si interessa degli scambi culturali fra gli Stati Uniti e il resto del Mondo, era intima amica di Johon Bellow, e si ritiene possa fornire, agli inquirenti, utili elementi per la risoluzione del caso.”

Mi chiesi quando si sarebbe fatto vivo il Bertazzi. Non volevo telefonargli per non assillarlo, ma avrei avuto qualche domanda da fargli. Ultimamente mi sentivo demotivato e depresso. L’insegnamento mi dava poche soddisfazioni e ancora non ero riuscito a trovare un editore per i miei saggi. Avevo bisogno di pensare ad altro, desideravo un diversivo.

Quella sera stessa Bertozzi, come chiamato dal mio desiderio, venne a trovarmi nel mio bilocale più servizi zona Eur, che lui chiamava ”la tana”.

Aveva un’aria stanca e tirata, con profonde ombre sotto gli occhi.

_ Giornata pesante?_ gli chiesi, offrendogli una birra ghiacciata.

_ Mia madre, i soliti acciacchi. La notte scorsa non ho chiuso occhio, e oggi è stata una giornata pesante.

_ Dovresti sposarti, Bertozzi.

_ Bravo! E tu perché non lo fai? Sono cinquant’anni che già sopporto mia madre, figurati se ho voglia di accollarmi un’altra donna.

Sorrisi; Bertozzi viveva con l’anziana madre, donna dal carattere impossibile, per quel che si diceva.

_ Ah Bertò sbottonati, raccontami. Sei venuto per questo no?

_ Hai letto le ultime novità sul caso Bellow?

_ Cercate la ragazza, quella Raina comesichiama.

_  Kanegi, si chiama Kanegi. Passaporto giordano, venticinque anni, irreperibile per ora.

Sappiamo solo che ha un parente che lavora nell’ambasciata Giordana, uno zio, presso il quale abitava. Questo zio però pare sia partito per la Giordania, e perciò siamo al punto di partenza.

Gli Americani sembrano poco interessati a risolvere questo caso. Ogni tanto ci concedono qualche ben dosata indiscrezione,bontà loro…

_ Per esempio?

_ Per esempio che la ragazza è di origine palestinese…

_ Ah! Palestinese, terrorismo… James Bellow tramite la ragazza forse è venuto a conoscenza di qualcosa che non doveva sapere… Ma tu mi sembri poco convinto.

_ Cosa sai della Fondazione Fininger?

_ Quello che sanno tutti, che si interessa degli scambi culturali fra gli USA e il resto del mondo…

_ Cazzate. E’ un covo di spie. Hanno sedi in tutto il mondo attraverso le quali la Cia, fa le sue porcherie. E più facile che sia stata la ragazza a scoprire qualcosa che non si doveva sapere.

E poi c’è il fatto strano che di questa ragazza non esiste una foto, la sua scheda è sparita dall’archivio del personale. E ora è sparito anche lo zio.

_ E dell’autista che mi dici?

_ Niente di più di quello che ti ho già detto. Aveva pochissime conoscenze e nessun amico. Faceva vita riservata. L’unica cosa nuova che ho scoperto, è che fu lo stesso Bellow a farlo assumere. Pare l’avesse conosciuto durante una vacanza in Sicilia.

_ Novità sull’esplosivo?

_ Macché, i frammenti sono troppo piccoli, li stanno ancora studiando. Se il plico non è stato spedito, qualcuno deve averlo portato nello studio dell’addetto stampa…

_ Non credo che fossero in molti ad avere libero accesso…

_ Appunto. Secondo me l’ ha portato la stessa vittima. Ma con ciò non sappiamo chi gliel’abbia dato e perché. E’ stato un attentato dimostrativo o volevano uccidere proprio James Bellow?

_ Non mi sembra granché in fatto di passi avanti. Guarda ti invito a cena, mi pare che tu ne abbia bisogno.

_ Tu non sai cucinare.

_ Infatti ce ne andiamo al Granchio Azzurro, fanno una matricina da leccarsi i baffi.

_ E sia. Ma che non si parli più di questa storia, almeno per questa sera.

                                               ………

La telefonata del Bertozzi, mi raggiunse tre giorni più tardi, nella mia giornata libera, mentre stavo correggendo dei compiti in classe dal contenuto illeggibile. E quanti anni mi mancavano ancora per andare in pensione!

_ Guido, ci sono novità. Abbiamo trovato una ragazza, amica della Kanegi.

_ Okay, ci vediamo al solito bar, sto arrivando._ Non mi pareva vero di aver trovato un’ottima scusa per allontanarmi da quei maledetti compiti.

Il Bertazzi questa volta aveva gli occhi che gli brillavano. Sembrava persino più alto, magro e scattante.

_ Allora? Sputa._ Gli dissi dopo aver aspettato che bevesse il suo caffè.

_ Abbiamo trovato una ragazza, Angela Latorre, con la quale la Kanegi ha vissuto per il primo mese, dopo il suo arrivo in Italia. Le due ragazze diventarono amiche, e si tennero in contatto anche successivamente. E’ stata proprio lei, la signorina Latorre a contattarci spontaneamente.

_ E …?

_ Ci ha confermato che la Kanegi era amica del Bellow, o meglio, che lo zio di questa era amico del Bellow dai tempi dell’università, e che la Kanegi e il Bellow si frequentavano assiduamente.

_ C’era una relazione tra i due?

_ Probabilmente. Ad ogni modo, questa Latorre ci ha detto che circa due settimane prima dell’attentato, la sua amica le aveva telefonato per chiederle ospitalità.

_ E non le ha detto il motivo?

_ Le ha detto solo che gliene avrebbe parlato personalmente, quando si fossero viste. Il giorno successivo ha portato una valigia e un borsone, lasciandole al portiere dello stabile perché le consegnasse alla sua amica, in quel momento assente. Purtroppo però da allora non ha dato più sue notizie.

Raina Kanegi sembra sparita nel nulla. In Giordania non c’è, e nessuna donna con quel nome, ha preso alcun aereo per qualunque destinazione. Stiamo controllando stazioni ferroviarie e scali marittimi, finora senza risultato. Si è volatilizzata.

_  Forse è ancora in Italia.

_ Mah! Se aveva documenti falsi, a quest’ora potrebbe essere dovunque.

_ Gli Americani sanno di questa Angela Latorre?

_ No. E non lo devono sapere, altrimenti non potremmo più lavorare.

Lo squillo del cellulare del Bertozzi, ci fece sobbalzare. Rispose a monosillabi e si alzò di scatto facendo quasi ribaltare la sedia.

_ Abbiamo trovato la zio di Raina.

_ Bene, così lo potrete interrogare…

_ Mi sembra difficile. E’ morto stecchito, vuoi venire con me?

_ Certamente._ Mi affrettai a rispondere prima che cambiasse idea.

_ Spero che tu abbia lo stomaco forte. Un’altra cosa, se c’è il giudice istruttore, tu non mi conosci, sei un curioso qualunque.

_ Dove è stato rinvenuto il cadavere?

_ Nei pressi della circonvallazione.

Arrivammo sul posto, in poco più di mezzora. Il Bertozzi era volato a sirene spiegate, il che lo confesso, mi aveva dato una certa emozione. Mi mischiai ai vari curiosi che c’erano, mentre il mio amico si avvicinava al medico legale che era chino sul cadavere. Parlottarono per un po’, ma dal posto in cui ero, non potevo capire cosa dicessero. Il cadavere giaceva scompostamente, quasi sul ciglio della strada, dalla posizione, sembrava fosse stato fatto rotolare fuori da una macchina in corsa, ma non potevo esserne sicuro perché era stato coperto con dei teli.

Osservavo il Bertozzi muoversi sicuro fra i suoi uomini, e mi chiedevo quanto ci sarebbe voluto per potergli parlare. Visto che le cose andavano per le lunghe, decisi di aspettarlo vicino alla macchina.

Arrivò circa un’ora dopo, scuro in volto. Non ci provai nemmeno a fargli domande. Aspettavo che fosse lui a parlare. Sulla via del ritorno, finalmente si decise.

_ Tarek Kanegi, è proprio lui. E’ stato pugnalato poco al di sotto del cuore, con un’arma lunga e appuntita, la morte deve essere stata pressoché istantanea. Dalla rigidità cadaverica appena iniziata, considerando la temperatura piuttosto rigida che potrebbe averla ritardata, la morte dovrebbe risalire a ieri sera o al più tardi, questa notte. E’ stato trovato da un’automobilista questa mattina all’alba. Era senza documenti, portafoglio, denaro, orologio, carte di credito…

_ E allora come fate a dire che si tratta di Tarek Kanegi? _ Lo interruppi.

_ Nel taschino esterno della giacca, è stato rinvenuto un tesserino diplomatico con il nome.

_ Potrebbe trattarsi di una rapina._ Mi azzardai ad ipotizzare. Bertozzi mi guardò con espressione ironica.

_ Questo è quello che vogliono farci credere! L’uomo è stato ucciso altrove e poi portato sul luogo del ritrovamento, come si deduce dalle pochissime tracce di sangue che abbiamo trovato e dal fatto che con questo freddo, indossasse solo una semplice giacca di gabardine. Ora spiegami, quale ladro occasionale o balordo, si pigliava tutto questo fastidio di caricarsi il morto in macchina e portarlo qui.

_ Tu allora che ne pensi?

_ Questa morte, per me, ha un qualche legame con l’attentato all’ambasciata, ma non riesco ancora a capire quale.

_ E di Rania ancora nessuna notizia?

_ Nessuna. Ma è chiaro che la ragazza è scomparsa ben prima dell’attentato, e mi chiedo perché.

La sua amica, ci ha riferito che nelle ultime telefonate che si erano scambiate, le era parsa tesa, preoccupata di qualcosa. Staremo a vedere.

 

                                                                       …….

 

La morte di Tarek Kanegi, si meritò appena un trafiletto sulla cronaca locale. La cosa mi parse strana. Nell’articolo si insinuava che la vittima avesse gusti “particolari”, che avesse la mania di andare a caccia di travestiti, per cui l’autore del delitto andava probabilmente ricercato in quell’ambiente. Tutto ciò era in assoluto contrasto con quanto riferitomi dal Bertozzi.

La mia curiosità partì in quarta. Era evidente che qualcuno giocava con carte false. Decisi di telefonare al mio amico appena possibile.

Purtroppo la mia curiosità dovette attendere il giorno dopo. Ebbi una riunione di interclasse, che terminò solo nel tardo pomeriggio e a quel punto non riuscii a rintracciarlo.

Mi chiamò lui la mattina dopo, proponendomi di pranzare insieme.

_ Stanno facendo di tutto per far credere ad un delitto di balordi…_ Disse il Bertazzi con la bocca piena di un gustoso cosciotto di agnello.

_ Chi sta facendo di tutto?_ Gli chiesi incuriosito.

_ Quelli dell’ambasciata giordana, e mi chiedo perché. A parte che ci prendono per ciglioni, incapaci di vedere anche le cose più evidenti…Lo sai cosa mi ha detto il medico legale? Mi ha detto che sul cadavere sono stati trovati cristalli di ghiaccio, ora stiamo esaminando i vestiti.

_ Cristalli di ghiaccio? Ma cosa…

_ Svegliati Guido, il Kanegi non è stato ucciso quando ci vogliono far credere, ma prima, e poi è stato conservato in una cella frigorifera fino al momento del ritrovamento.

_ Ma questa è fantascienza Bertò! Tu leggi troppi romanzi gialli. E poi perché avrebbero fatto questo? _ Lo interruppi incredulo.

_ Già perché? A saperlo! Qui sotto c’è un tale marciume che tu neanche te lo immagini.

_ Ricapitoliamo: Abbiamo tre morti probabilmente legati fra loro, e una ragazza scomparsa.

Quest’ultimo morto potrebbe essere stato ucciso prima dell’attentato, ma non sappiamo perché e tanto meno da chi.

_ Ma scusa perché questi morti devono essere per forza collegati?

_  Il Kanegi era zio di Raina la quale era amica intima del Bellow, ma guarda la coincidenza!

_ Questo caso però l’appetito non te l’ ha tolto! Vuoi il dessert?

Il telefonino squillò mentre stavamo facendo fuori uno stratosferico gelato caffè-panna.

Dopo aver risposto, il Bertozzi saltò su come un pupazzo con la molla.

_ Andiamo in ufficio, ci sono novità. _ Disse concitato.

_ Ma è domenica!

_ Ti risulta che noi di domenica non lavoriamo?_ Mi rispose ironico.

In ufficio trovammo ad aspettarci una ragazza minuta, avvolta in un montone consunto, troppo grande per lei. Con i capelli biondi legati a coda di cavallo, sembrava poco più di una bambina, e aveva i più begli occhi azzurri che avessi mai visto.

_ Signorina Latorre? Ispettore Amos Bertozzi, cosa posso fare per lei?_ Si presentò il Bertozzi, stringendole la mano.

La ragazza lo guardò con aria spaurita. La mano che gli porse, sembrava un uccellino morto.

Senza parlare, tirò fuori dalla tasca del montone un pacchetto che tese al mio amico.

_ L’ ho ricevuto sabato pomeriggio. E’ di Rania. Dentro c’è una cassetta di segreteria telefonica e un bigliettino. Sul bigliettino c’è scritto solo di conservare la cassetta e di portarla alla polizia nel caso che a Rania fosse successo qualcosa.

Il Bertozzi diede una scorsa al biglietto, dopo di che diede tutto ad un sottoposto perché lo portasse alla scientifica.

_ Signorina, ha un’ idea del contenuto della cassetta?

_ Ho provato ad ascoltarla sulla mia segreteria, ma non ci ho capito niente. Il suono è disturbato e l’uomo che parla, lo fa in una lingua straniera. Ispettore sono molto preoccupata per Rania; lei di solito mi telefona un giorno si e uno no, ma ora sono passati venti giorni!

_ Signorina, dovrebbe farci dare un’occhiata nei bagagli della sua amica…

_ E’ proprio necessario? Rania è molto gelosa delle sue cose…

_ Mi rendo conto, ma si tratta di un’emergenza. Potrebbe esserle successo qualcosa. A proposito, non deve parlare con nessuno di questo pacchetto. Mi ha capito bene? E’ venuto qualcuno a chiedere della valigia?

_ Nessuno finora.

_ Metterò un agente  di vedetta nel caso qualcuno si dovesse fare vivo.

_ Ispettore, sono in pericolo anch’io?

_ Non credo, ma è meglio essere prudenti. Ci riferisca ogni cosa che accadrà nei prossimi giorni, anche ciò che può sembrarle banale. Ecco, le do il numero del mio cellulare, può chiamarmi in qualunque momento. Ora vada a casa, la farò accompagnare da un agente che ritirerà i bagagli della signorina Kanegi. Non si preoccupi.

Dopo che la ragazza fu uscita, il Bertozzi si avvicinò alla finestra. Guardava fuori ma ci avrei scommesso che non vedeva nulla. Era assorto e preoccupato.

_ Ci vorrà il permesso del giudice per esaminare i bagagli della ragazza. Un’altra perdita di tempo.

Il quadro generale di questa storia è abbastanza chiaro, ma i particolari mi sfuggono…Non credo che l’attentato all’ambasciata sia il fine ultimo di tutti questi omicidi…

_ Cosa vuoi dire? Non credi all’attentato dimostrativo?

_ Non farci caso, non lo so neanche io cosa voglio dire. Ora voglio solo conoscere il contenuto della cassetta…

 

                                                           ………..

 

Nei giorni successivi, dovetti tenere a freno la mia curiosità. Quasi nessun giornale parlava più dell’attentato, né dell’assassinio di Tarek Kanegi. La cosa sembrava non interessare più nessuno, ma io ero convinto che il Bertozzi non avrebbe lasciato perdere. Decisi di andare a trovarlo in ufficio, visto che lui non mi cercava.

Lo trovai seduto alla sua scrivania, che, mordicchiando nervoso il tappo di un evidenziatore, leggeva con grande concentrazione, dei fogli sparsi davanti a lui. Era così preso, che nemmeno rispose al mio saluto. Tossii con intenzione.

_ A sei tu!_ Mi disse con il tono di chi si è visto appena il giorno prima.

_ Sto leggendo la trascrizione della cassetta che ci ha portato la ragazza. Si capisce poco e niente. La voce è quella di un uomo, probabilmente il Kanegi, e parla in arabo. Il traduttore non è molto esperto, ha fatto quello che poteva. A farla breve, l’uomo si rivolge a Raina chiamandola l’equivalente di figlia. Le dice di parlare con Bellow, urgentemente, poi si sentono dei rumori, poi la parola attentato, bomba, Abu Naret. Poi c’è la parola “pericolo”, i saluti e nient’altro

_ E chi sarebbe questo Abu Naret?

_ Si sospetta sia il capo della più grande cellula di AL QUAEDA in Italia…

_ Ma è chiaro! Può darsi che il Kanegi abbia saputo da questo Abu comesichiama, che Al Qaeda preparava un’attentato contro l’Ambasciata Americana, e abbia tentato di avvisare Bellow attraverso Rania, ma la ragazza non ha fatto in tempo e Bellow è morto. I terroristi hanno ucciso Kanegi per vendetta o per evitare che parlasse. Che te ne pare?

_ Potrebbe anche essere, ma ci sono dei punti che non tornano. Perché la ragazza è scomparsa? Perché i terroristi avrebbero messo il cadavere di Kanegi in una cella frigorifera, per farlo trovare in ritardo? A questo punto mi chiedo se la ragazza sia ancora viva. Mi pare difficile. Spero di ricevere quanto prima i risultati delle analisi sull’esplosivo, potrebbero chiarirci molte cose. Se non ci fosse di mezzo la Fondazione Fininger!

Tutte le mie domande per farlo sbottonare, non sortirono nessun risultato. Più di così il Bertozzi non voleva dirmi. Per me la situazione era ormai chiara: lo zio di Rania era venuto a conoscenza della preparazione di un attentato contro l’ambasciata USA ed era stato ucciso perché non parlasse, tuttavia aveva fatto in tempo a telefonare a Rania amica di Bellow. Forse la ragazza non era in casa, forse non fece in tempo ad avvertire il Bellow, comunque l’attentato ci fu con le conseguenze che sappiamo. Forse la ragazza si nasconde per paura, forse è stata uccisa dagli assassini dello zio, non avevo una risposta a queste domande. Ero così convinto di aver trovato il bandolo della matassa, che il mio interesse per il caso scemò. Fui veramente molto sorpreso quando una sera Bertozzi arrivò a casa mia trafelato e scuro in volto. Sprofondò nel divano come se fosse esausto e accettando con gratitudine la birra che gli avevo offerto, tirò fuori dalla tasca del giaccone alcuni fogli di carta, sottolineati con un evidenziatore.

_ Sono  i risultati dell’analisi dell’esplosivo usato._ Disse indicandomeli.

_ Dai, fammi il riassunto. Non vorrai che mi legga tutti quei fogli!

_ Ti dico solo questo: si tratta di un esplosivo quasi sconosciuto, in dotazione solo agli apparati militari di alcuni Paesi, non dell’Italia. E’ un esplosivo ancora in fase di sperimentazione, molto instabile che è stato innescato probabilmente da un ingranaggio a strappo. Tutto questo non ti dice niente?

_ Ti confesso che non capisco dove vuoi arrivare._ Non capivo perché era così agitato.

_ Ma ragiona diamine. Devo portarti per mano come un bambino? Ti chiedo solo questo: come faceva Al Quaeda a possedere qualcosa ancora in fase sperimentale, che possiedono pochissimi paesi al mondo? E poi un esplosivo così facile ad esplodere non si porta in giro come un pacchetto qualunque perché è troppo pericoloso, chi potrebbe maneggiarlo con sufficiente sicurezza? Non certo Bellow o Rania o quell’altro, l’autista. Un’ultima cosa, anzi due: Ho ricevuto la visita di un funzionario dell’ambasciata Americana che mi ha caldamente invitato a smettere di ficcare il naso in questa faccenda. Secondo quanto mi ha detto, Rania è tornata in patria…

_ Ma non è vero!

_ Non è vero che qualcuno con quel nome sia partito dall’Italia, ma potrebbe aver viaggiato con documenti falsi. Comunque neanche io ci credo che sia partita. Un’altra cosa ci sono arrivati ordini dall’alto, di interrompere le indagini.

_ E tu che farai?

_ Ho le mani legate, ma Amos Bertozzi non si arrende tanto facilmente, dovresti saperlo.

A me sembrava invece che dovesse proprio arrendersi. E poi non mi sembrava così improbabile che Al Quaeda possedesse quell’esplosivo. A me sembrava tutto così chiaro…

 

                                                                       …….

 

Passò una settimana prima che tornasse a trovarmi, sempre di sera, sempre con quell’aria trafelata.

_ Guarda un po’ qui. _ Mi disse con gli occhi che gli brillavano, tendendomi un rotolino di carta.

Si sedette senza neanche togliersi la giacca. Aprii il foglietto, era scritto in inglese.

_ Traduci, lo sai che mastico poco le lingue._ Dissi restituendogli il foglietto.

_ E’ stato scritto da Rania…

_ Hai aperto i suoi bagagli!

_ Quando mai! Del resto il giudice aveva negato il permesso. Ma si è rotta la maniglia della valigia, che era vuota all’interno, e dentro c’era questo foglietto.

_Ma guarda la coincidenza!

_ Infatti. La notizia bomba è che qui è spiegato tutto, e tu non ci crederai mai. Tanto per cominciare è Rania che per prima venne a sapere dell’attentato, e ne parlò allo zio. Questi, resosi immediatamente conto del pericolo, pensò di avvisare il suo vecchio compagno di università Bellow tramite Rania. Detto per inciso, fra i due non c’era una relazione, perché Bellow era omosessuale e stava con l’autista…

_ Ma va!

_ Non interrompere, Rania parlò con suo zio, poi avvisò Bellow dell’attentato…

_ Come ti avevo detto io…

_ Non hai capito. L’attentato di cui era venuta a conoscenza Rania non era quello che poi avvenne all’ambasciata. Quello fu messo su, con il duplice obiettivo di liberarsi di Bellow che aveva saputo ciò che non doveva sapere, e di depistare le eventuali indagini. Si sta preparando qualcosa di grosso da qualche parte del mondo.

Rimasi senza parole. Lui continuò imperterrito.

_ Probabilmente Bellow avvisò i suoi superiori e con questo firmò la sua condanna a morte…

_ Continuo a non capire.

_ Ma è così chiaro! Dove Rania può essere venuta a conoscenza dell’attentato? Alla Fondazione Fininger diamine!

_ E allora?

_ Beh! Se non hai capito non so cosa farci. La ragazza ha messo tutto nero su bianco per fortuna.

Un’altra cosa: Tarek Kanegi è stato sicuramente ucciso dentro l’ambasciata Giordana, o in un altro luogo altrettanto fuori dalla nostra portata, dove noi non potremo mai perlustrare la cella frigorifera. Se potessimo farlo, sono sicuro che troveremmo molte cose interessanti.

Il sospetto penetrò nel mio cervello, lentamente. Era troppo incredibile per essere vero.

_ Dov’è Rania?_ Chiesi, conoscendo già la risposta.

_ Che vuoi che conti una ragazzina qualunque in certi giochi di potere?

Bertozzi quella sera sembrava più vecchio di dieci anni.

_ Nessuno ci crederebbe mai…

_ Ma c’entra Al Quaeda?

_ C’entra e non c’entra…

Nei giorni successivi, ero come in attesa. Sarebbe successo prima o poi, ma non sapevo né cosa né quando. L’attesa era snervante. Speravo che tutto fosse frutto della fantasia di Bertozzi, che Rania sarebbe apparsa un giorno o l’altro e che tutto fosse come sembrava…

 

                                                           …..

 

Erano passati due mesi dall’attentato all’ambasciata, quando successe ciò che doveva accadere…

“ GRAVE ATTENTATO CONTRO IL CONGRESSO USA. Un commando di terroristi ha fatto irruzione ieri mattina, nella sede del Congresso, facendo fuoco sui presenti. I terroristi sono stati poi neutralizzati dal servizio di sicurezza. Alla fine dello scontro a fuoco, i morti erano trenta, compresi gli attentatori. Ancora incerto il numero dei feriti. Tutti i senatori uccisi, erano del Partito Democratico. Il commando era formato da sette uomini e tre donne, di cui ancora non è stata resa nota la nazionalità. Alcuni superstiti hanno affermato di aver sentito i terroristi parlare in una lingua che sembrava arabo. Il Presidente Bush ha indetto una conferenza stampa.”

Il seguito dell’articolo, riportava le parole del Presidente, parole dai toni prevedibilmente accesi.

Mentre leggevo, un brivido mi corse lungo la schiena. Cosa ci aspettava adesso? Guardai fuori della finestra. Un cielo grigio, carico di pioggia, copriva come un velo la città, affaccendata e caotica sotto di me. Liberaci dal male, Signore…pregai, io che non prego mai. La guerra contro l’Iraq, quella contro l’Afganistan…quale altra guerra il mondo poteva aspettarsi, e quanti altri morti più o meno innocenti ci sarebbero stati?

Lo squillo del telefono, mi fece sobbalzare.

_ Hai visto Guido?_ La voce del Bertozzi era cupa come il cielo sopra Roma. Non trovai parole per rispondergli e lui continuò…

_ Sai chi era uno dei morti? Era il senatore Robert Atman, il candidato dei democratici nelle prossime elezioni presidenziali. E aveva buone possibilità di vincerle quelle elezioni! Ho saputo da fonte sicura che cinque terroristi del commando avevano documenti siriani…

_ Il prossimo obiettivo di Bush sarà la Siria allora…

_ Ci puoi scommettere.

_ Secondo te era questo l’attentato in preparazione di cui parlava Kanegi, a causa del quale è stato ucciso?

_ Sicuramente. Ma il punto è un altro, ben più grave: alla fondazione Fininger qualcuno sapeva, e non ha fatto niente per impedire l’attentato, anzi Bellow è stato eliminato per timore che rendesse pubblico ciò che aveva saputo da Rania…

_ Pensi a qualche pezzo deviato della Cia?

_ Quanto sei ingenuo!

_ Certo che a Bush gli hanno fatto proprio un favore ad uccidere il senatore Atman…

_ E poi gli hanno servito la Siria su un piatto d’argento…

_ Però è troppo dura da digerire, Bertò. Non si può fare niente?

_ E cosa vuoi fare? Che Dio ci aiuti Guido, che Dio ci aiuti….

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