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I VOLONTARI DI STRADA
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VOLONTARI DI STRADA (Trento) |
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MANIFESTAZIONE NAZIONALE
CONTRO I CENTRI DI PERMANENZA TEMPORANEA (CPT)
Gruppi e Associazioni Laicali ed Ecclesiali, riuniti a Firenze il giorno 27 Marzo, dopo lunga riflessione hanno deciso di indire una Manifestazione Nazionale contro i Centri di Permanenza Temporanea (CPT) per il giorno 18 giugno. Attualmente sono una quindicina i CPT in funzione, ma il Ministero prevede l'apertura di questi centri in altre Province. Si tratta di un progetto del Ministero dell'Interno dove la Pubblica Sicurezza determina le modalità per la gestione e per la costruzione di autentiche carceri dove viene limitata la libertà non solo di immigrati considerati pericolosi, ma anche di ex- detenuti di cui non hanno determinato l'identità e la nazionalità d'appartenenza, malati mentali, oppure di persone che semplicemente non sono in possesso di Permesso di Soggiorno. Questi luoghi ledono i diritti umani delle persone diventando il più delle volte degli autentici "lager".
Nel nostro tempo l'immigrazione è un autentico affare economico per molte associazioni e gruppi. Il Ministero affida la gestione interna dei CPT a Cooperative e Associazioni che diventano collaboratrici di questo programma e conniventi con questo metodo oppressivo.
L'opinione pubblica non può ignorare quello che succede spesso vicino a noi, come si ripetano meccanismi di discriminazione e di autentica oppressione dei più deboli e dei più emarginati all'interno della nostra società. Gli immigrati sono oggi i "nuovi schiavi" del nostro tempo, che la nostra società usa quando conviene e butta quando non servono più. Alla nostra società è conveniente un mondo di irregolari facilmente usabili sul mercato del lavoro sommerso e produttori di benessere economico per gli italiani.
La mancanza di autentici percorsi di inserimento culturale e sociale, la mancanza di progetti di qualifica professionale, rendono estremamente vulnerabili gli immigrati che malauguratamente possono cadere vittima della criminalità organizzata.
Ecco quindi, che con il pretesto di gestire il territorio, di dare sicurezza agli italiani, temi propagandati da questo governo, si costruiscono questi "nuovi lager" per rassicurare gli italiani e ottenere il loro voto politico, si ledono i diritti umani contravvenendo alle convenzioni della Carta Internazionale dei Diritti umani e altre convenzioni che sono il bagaglio storico e umano della nostra società.
I "Medici senza Frontiera", dopo un'accurata indagine nei CPT, in un loro dossier hanno denunciato l'abuso e la situazione degradante in cui sono tenuti gli immigrati in questi CPT. Ciò ha provocato da parte del Ministero e degli uffici competenti la decisione di chiudere sempre più la possibilità di visite a questi luoghi. Invece di accogliere le giuste osservazioni gli uffici competenti del Ministero si sono chiusi in una rigidità che impedisce il trapelare di quello che succede all'interno di quei luoghi.
Per questo noi uomini e donne, firmatari di questo appello, non possiamo rimanere indifferenti alla sorte di quelle persone. Una comune umanità ci unisce e riteniamo che la lesione continua dei diritti degli immigrati sia una ferita inflitta a noi e alla società italiana nei valori di rispetto, dialogo, solidarietà che dovrebbero contraddistinguere la nostra società. Non possiamo rimanere indifferenti a quello che succede attorno a noi ed è per questo che indiciamo per il 4 Giugno una manifestazione nazionale contro i CPT, per la loro soppressione e invitiamo le province e le regioni dove i CPT non esistono a non accettare la costruzione di questi "lager".
Il nostro appello è rivolto a tutte le associazioni, gruppi, comunità a partecipare a questa manifestazione che si terrà davanti alla Questura, Prefettura, CPT o altro luogo significativo di ogni città d'Italia con inizio alle ore 11.00 di venerdì 18 Giugno. Attraverso i tam-tam, gli incontri personali chiariremo come fare questa manifestazione, nel rispetto della fantasia e iniziativa dei singoli gruppi.
Vi invitiamo a partecipare, a dare la vostra solidarietà e a entrare nel gruppo dei firmatari comunicandolo al mittente di questo comunicato.
All'incontro a Firenze erano presenti i seguenti gruppi: torna su
Comunità Le Piagge (Firenze) Padri Sacramentini (Caserta)
Tam-Tam per Korogocho (Rovereto di Trento) Torino Social Forum (Torino)
Comitato delle Associazioni Per la Pace Todo Cambia (Milano)
e i Diritti Umani (Rovereto-Trento) Rete Antirazzista (Venezia)
Medici del Mondo (Firenze) Pax Christi Punto Pace (Roma)
Agorà ( Portici-Napoli) Laici Comboniani (Palermo)
Missionari Comboniani Associazione La Pulce ( Venegono Sup-Va)
Dipartimento Immigrazione PRC (Roma) Centro Sociale Excanapificio (Caserta)
Chiesa Libera (Avellino) ARCI (Nuoro)
Centro Sociale (Reggio Calabria) Beati i Costruttori di Pace
Naga (Milano) Centro Sociale LeonCavallo (Milano)
Associazione 3 Febbraio Comunità S:Benedetto (Genova)
Parrocchia S.Cristina, Gruppo Ya Basta,
Gruppo Ciac (Parma)torna su
SEI MESI DOPO
(primo bilancio della legge Bossi-Fini) (S I N T E S I) Marzo 2003
Ares2000 onlus
(S I N T E S I)
SEI MESI DOPO
(primo bilancio della legge Bossi-Fini)
A sei mesi dall’entrata in vigore della legge 189/2002 (la Bossi-Fini), l’Ares 2000 traccia un primo bilancio: quali effetti la nuova normativa ha avuto sulle condizioni degli immigrati nel nostro paese nei vari settori della vita sociale, dal mercato del lavoro alla salute, dalle abitazioni ai centri di “accoglienza”, dal soggiorno alle espulsioni, dai rifugiati all’ emergenza guerra-terrorismo?
1 - Ridefinizione del mercato del lavoro
Una delle innovazioni più importanti contenute nella 189 è stata la sostituzione del permesso di soggiorno per motivi di lavoro col “contratto di soggiorno”: la nuova normativa prevede infatti che il primo venga “rilasciato a seguito della stipula del contratto di soggiorno per lavoro” (art.5, 3 bis). Attualmente quindi si puÚ immigrare regolarmente in Italia solo se si è in possesso al momento della partenza dal Paese di provenienza, di un contratto di lavoro, impedendo quindi che si possa immigrare in Italia per cercare lavoro. La durata del “permesso di soggiorno” equivarrà poi a quella del contratto, raggiungendo il paradosso nel caso in cui, a fronte di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, essa non potrà comunque superare i due anni.(art. 5, 3-bis,c).
Ciò significa che il lavoratore immigrato sarà soggetto a rinnovo del suo contratto di soggiorno nel migliore dei casi ogni due anni, regola che sancisce la sua precarietà, comunque e in ogni caso.
Tali restrizioni negli ingressi e nel soggiorno in Italia hanno avuto nei primi mesi di applicazione della legge alcune rilevanti conseguenze :
1) le procedure farraginose ed insensate che dovrebbero garantire l’afflusso di manodopera immigrata in Italia e l’impossibilità per l’immigrato, una volta giunto in Italia, di contrattare liberamente il suo ingresso nel mondo del lavoro, hanno incentivato, in carenza di altra via legale praticabile, l’afflusso di clandestini. Da notizie filtrate attraverso le associazioni di immigrati, si puÚ stimare che gli arrivi clandestini in Italia, nonostante i blocchi navali, nonostante gli accaniti rastrellamenti, abbiano superato negli ultimi 6 mesi le 50.000 unità, mentre gli ingressi regolari non siano superiori al 2% di tale cifra.
2) l’altra conseguenza E' la precarizzazione e comunque il peggioramento delle condizioni lavorative degli immigrati :ridotti a mera forza di lavoro sfruttabile, perchÈ ricattabile a piacimento (tanto più se clandestina). A fronte del costo della vita in continua crescita, il costo del “lavoro migrante”, nei mesi considerati ha subito un sostanziale abbassamento. Secondo alcune stime il salario di un “clandestino” sarebbe inferiore del 20-30% rispetto a quello di un regolare; il che non puÚ non ripercuotersi sul livello salariale dei lavoratori italiani.
3) peraltro l’istituzionalizzazione da parte della Bossi-Fini del contratto di soggiorno ha avuto come risultato quello di rallentare il processo di integrazione. Integrazione presuppone l’accoglienza, la possibilità di un inserimento stabile nel contesto sociale. Le disposizioni della nuova legge ufficializzano invece l’immigrato come un corpo estraneo , che viene tollerato ed ammesso a soggiornare nel nostro paese non in quanto persona ma in quanto mezzo di produzione, tant’è che nel momento in cui viene meno il lavoro e cioè si interrompe o giunge al termine stabilito da contratto, il cittadino straniero lungi dall’essere protetto, viene espulso. Nello stesso contratto di soggiorno è esplicitamente previsto che in caso di fine e non rinnovo del rapporto, il viaggio del lavoratore immigrato per far ritorno al proprio paese, sia posto a carico del datore di lavoro. L’espulsione, e il suo costo, è diventata quindi una clausola contrattuale, valida per quando le braccia del lavoratore non serviranno più.
2 - Sanatoria: un flop pilotato. torna su
Con l’entrata in vigore della Bossi-Fini, è stata varata anche la sanatoria degli immigrati irregolari che lavoravano in nero, sanatoria che ha aperto non poche contraddizioni all’interno della stessa maggioranza di governo..
Le domande di emersione sono state 697.000, ma le pratiche di regolarizzazione vanno avanti con il contagocce. I casi definiti dalle Prefetture sono poche migliaia, e il tutto sembra un flop annunciato, pilotato, tanto per rendere più difficile e caotica la situazione.
Gli immigrati ora sventolano il loro cedolino di regolarizzandi, simbolo della riconquistata libertà e dignità, ma si trovano in una situazione drammatica : non possono cambiare datore di lavoro, non possono recarsi all'estero a trovare la famiglia, questo fino a che non saranno monitorati i loro contratti di soggiorno. Ed i tempi- a detta delle stesse autorità preposte-, si annunciano come biblici, non inferiori ai tre anni. Particolarmente grave la situazione di Roma : le domande presentate alla Prefettura ammontano a 108.377, di contro i permessi finora rilasciati sono appena 1000 e tali pratiche vengono esaminate al ritmo di 20 al giorno. Se le cose continueranno in questo modo l’espletamento di tutte le pratiche si realizzerà fra 19 anni!
Intanto i circa 600 mila regolarizzandi vivono in una specie di limbo senza diritti elementari quali quello all’unità familiare o quello al lavoro. Solo la mobilitazione degli immigrati, attraverso le organizzazioni sindacali, è riuscita a strappare in alcune prefetture la possibilità per i lavoratori con cedolino di ottenere brevi permessi per andare a trovare la propria famiglia, o di cambiare datore di lavoro anche durante la pendenza del perfezionamento della pratica di regolarizzazione.
Sono stati peraltro segnalati numerosi casi di espulsioni di immigrati che avevano fatto domanda di regolarizzazione, e questo nonostante la legge preveda in questi casi la sospensione del provvedimento di espulsione anche in in presenza di precedenti denunce.
E secondo Bachu, rappresentante di Dumcatu, una grossa associazione di migranti pachistani , sarebbe salito (da 3000 a 4000 euro) il prezzo che gli immigrati privi di permesso devono pagare per trovare un “datore di lavoro” compiacente, disponibile a certificare un contratto di lavoro.
Dalle risposte ad un sondaggio effettuato nello scorso gennaio dal portale www.stranieriinitalia.it, emergeva che “molti datori di lavoro hanno già costretto gli extracomunitari a pagare di tasca propria l’una tantum per mettersi in regola” e che “c’è chi trattiene anche i contributi dalla busta paga dei regolarizzandi”.
..Dichiarazioni che aprono il velo su di una realtà sommersa, che rende tra l’altro inattendibili i dati dell’Inps e del Ministero del lavoro sulla effettiva situazione occupazionale.
Secondo una stima della Uil, malgrado la sanatoria, un lavoratore extracomunitario su cinque continua a lavorare in nero a Milano. Si tratta del 20% del totale dei lavoratori immigrati con punte che arrivano al 50% in alcuni settori. Il fenomeno del lavoro nero si concentra infatti nei settori della ristorazione, dell’edilizia e della pulizia e facchinaggio. Nell’edilizia, dove su 44.000 addetti circa 7.000 sono lavoratori extracomunitari, solo 1000/1500 hanno usufruito della sanatoria, ma un altro 20% continua a lavorare in nero. La situazione non è certo migliore nel Nord-Est dove il lavoro nero degli immigrati si aggira tra il 18 e il 22%. Mentre in alcune zone del meridione (Salento, Sicilia), specie per i lavori stagionali in agricoltura viene ancora segnalato il fenomeno del caporalato.
3 - Ignorata l’imprenditoria torna su
Questo concentrarsi della nuova legge sul lavoro subordinato apre peraltro un discorso su quanto sia parziale ed obsoleta la visione del problema dell’immigrazione da parte dei nostri governanti (di oggi e di ieri).. La società italiana è ormai da tempo multietnica, ogni anno si celebrano quasi quindicimila matrimoni misti (in una città come Reggio Emilia il 14% dei matrimoni viene celebrato tra coppie miste), gli immigrati sono apprezzati non solo perchÈ sono disponibili a fare i lavori più ingrati , ma anche perchÈ, grazie alla loro intelligenza. iniziativa e cultura (vi è una forte percentuale di laureati che arriva a circa il 20%)) creano nuovo lavoro. Nonostante la tendenza ad utilizzare gli stranieri in Italia solo come manodopera a basso costo, cresce il numero degli extracomunitari che diventano imprenditori. Secondo una recente ricerca (a cura della Cgia di Mestre) sarebbero ben 184 mila (di cui 47 mila donne) pari a circa il 10% di tutta la forza lavoro straniera, gli extracomunitari alla guida di aziende nel nostro paese. Vi sono poi i lavoratori autonomi, gli artigiani, i musicisti, le partite iva. Vi è tutta quella rete di “nuovi lavori” dai quali gli immigrati non sono affatto estranei e che in Italia come negli altri paesi europei sono in continua crescita essendo considerati una risorsa per l’occupazione.
La nuova legge invece ignora tutto questo, dando per scontato che in Italia per gli immigrati non vi siano possibilità di sopravvivenza diverse dalla sottoposizione ad un datore di lavoro. Solo incidentalmente nella legge si parla di lavoro autonomo(art.26), per precisare che il visto d’ingresso in Italia per lavoro autonomo, nei limiti numerici dei flussi previsti(e il successivo decreto 15.10.2002 ne prevede 2000), è rilasciato dalla rappresentanza diplomatica dopo l’accertamento della sussistenza dei requisiti per svolgere tale attività.
In base a tali norme, uno straniero già in Italia, con permesso temporaneo per turismo o per studio, qualora decida,. avendone le possibilità, di intraprendere un lavoro autonomo dovrebbe uscire dal paese per ottenere dall’Autorità diplomatica il visto d’ingresso sempre che sia cosÏ fortunato da vincere la lotteria dei flussi annuali.
I nuovi lavori, la nuove professioni, l’autonomia, tutta quella articolazione di partite Iva, di indipendenza , di capacità imprenditoriale, di nuove attività commerciali, di telelavoro, considerata perno della libera iniziativa, del liberismo, della concorrenza, tutto questo non solo non viene incentivato, ma viene contraddittoriamente scoraggiato. Introducendo una normativa punitiva, di un formalismo arcaico, al solo scopo di rendere difficile se non impossibile il soggiorno in Italia, e comunque di favorire la sopravvivenza di una massa di lavoratori non qualificata e ricattabile, strumentale all’abbassamento del costo del lavoro.
4 - La logica blindata dei flussi di ingresso torna su
Quanto al problema dei lavoratori subordinati, nessuno pensa che si possano davvero frenare i flussi di lavoratori stranieri. E questo non soltanto perchÈ la miseria dalla quale essi fuggono è enorme e devastante, ma soprattutto perchÈ il bisogno di lavoratori delle nazioni ricche e senza figli sarà sempre più forte.
L’economia e le casse degli enti previdenziali reclamano lavoratori, ma la politica insiste nell’ affrontare l’immigrazione in modo ideologico, e lontano dalla realtà: continuando a varare annualmente dei decreti-flussi virtuali e blindati, che prevedono molto meno della metà degli ingressi richiesti dalle imprese italiane. Come stupirsi poi se in soli 4 anni si accumulano 700 mila immigrati clandestini! Attualmente sono già 60.000 le espulsioni intimate ma non eseguite. A quando l’ennesima sanatoria?.
Secondo Gianluca Luciano, animatore del sito sarebbe ora di abolire il superato decreto-flussi sostituendolo con una programmazione concordata tra Governo, Enti locali, imprenditori, organizzazioni dei datori di lavoro, in cui a fronte di adeguate garanzie per i lavoratori stranieri e per le comunità locali in cui questi vanno ad insediarsi, si concede ai datori di lavoro l’ingresso (rapido) di tutti i lavoratori che desiderano.
Una vera e propria rivoluzione in fatto di ingressi potrebbe avvenire in Italia se la proposta di direttiva presentata dalla deputata europea socialista Anna Terron venisse approvata dal Consiglio Europeo. La proposta, votata all’europarlamento lo scorso 12 febbraio con 274 voti favorevoli e 253 contrari, prevede infatti la possibilità di concedere un permesso di soggiorno di sei mesi a persone extracomunitarie in cerca di lavoro nell’Unione Europea o che vogliano seguire un corso di formazione professionale. In Italia sarebbe una breccia importante nella logica blindata dei flussi di ingresso che permettono di arrivare nel nostro paese solo se muniti di un contratto di lavoro.
5 - Si moltiplicano gli sbarchi torna su
Il rallentamento o l’incepparsi del processo di integrazione si accompagna ad un giro di vite, ad un inasprirsi delle pene e ad una maggiore facilità di emissione di provvedimenti di espulsione nei confronti di chi , già in Italia, non riesce ad ottenere od a rinnovare il famoso “soggiorno”, e nei confronti di chi intraprende, a costi estremi(si parla di più di 6000 euro sborsati allo scafista di turno) un viaggio della speranza verso l’Italia a bordo di gommoni o di carrette del mare, o pigiati nei sottofondi dei conteiners.
La fuga da territori dove la fame fa da padrone o dove si susseguono persecuzioni e conflitti, appare inarrestabile. Per cui un aumento dei controlli e della repressione fanno soltanto salire i prezzi delle tangenti degli scafisti e dei mafiosi proprietari delle carrette a perdere.
Dall’entrata in vigore della nuova legge, malgrado le statistiche trionfalistiche e la “stretta” sui controlli di frontiera, continuano ad arrivare in Italia migliaia di profughi e di immigrati esclusi da qualunque possibilità di ingresso legale e dunque costretti alla clandestinità. Ancora salvataggi da parte di navi commerciali, ancora morti gettati in mare da scafisti senza scrupoli nel tentativo di raggiungere le coste siciliane o pugliesi, cadaveri che si aggiungono ad altri cadaveri disseminati nel mediterraneo per i tanti affondamenti. E le nostre motovedette, se in alcuni casi sono riuscite a trarre in salvo i passeggeri delle carrette del mare, spesso hanno invece provocato incidenti e la morte di donne e uomini colpevoli soltanto di cercare di sfuggire alla fame.
Nei sei mesi di applicazione della Bossi-Fini gli sbarchi sono aumentati del 35% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. A fine settembre 2002 erano sbarcati 16.500 clandestini, rispetto ai 12.000 dell’anno precedente. Successivamente, anche a novembre e dicembre vi sono stati nuovi sbarchi , in Calabria, in Puglia, ma soprattutto in Sicilia. Una fiumana di arrivi di immigrati che la “tolleranza zero” invocata dal governo Berlusconi non è in grado di arginare, e che ha provocato centinaia di morti annegati. Ovviamente il numero dei clandestini in ingresso registrati rappresenta soltanto la punta dell’iceberg. Si ritiene infatti che un numero superiore riesca a sfuggire ai controlli, arrivando o naufragando senza testimoni.
Secondo Letizio Magliaro, giudice della prima sezione penale del Tribunale di Bologna, la legge Bossi-Fini non raggiungerebbe l’obiettivo che si era prefissata. “E’ una legge-manifesto, fatta per dire che c’è più rigore contro i cittadini stranieri mentre l’unico risultato è quello di affollare i tribunali e spendere parecchi soldi per cercare di far funzionare il suo farraginoso meccanismo”.
6 - Nuove piccole “guantanamo” torna su
All’ emergenza ed al caos delle nostre frontiere, il Governo ha risposto con decreti per accentuare l’efficienza delle operazioni di polizia e di controllo e per approntare con urgenza nuove “piccole Guantanamo”, come vengono ormai comunemente definiti i centri di permanenza temporanea, dove vengono “ospitati” gli immigrati scampati al naufragio prima di essere identificati e rispediti al mittente.
Questi centri hanno ormai la fama di veri e propri lager, certamente più penalizzanti e degradanti di un carcere. Tanto da indurre un ispettore di polizia, Michele Pellegrino, a prendere carta e penna per chiedere al Presidente della Repubblica di disporre la chiusura di uno tra i più degradati, quello di Borgo Mezzanone, a pochi chilometri da Foggia. Con recinzione in metallo e filo spinato, il centro ospita un centinaio di stranieri per lo più fuggiti dalla Sierra Leone. Gli ospiti vengono trattati come carcerati, ed in base ad una disposizione del questore di Foggia, svegliati e contati ogni sei ore.
Ma lungi dall’abolirli, la nuova legge ha creato la necessità di provvedere alla costruzione di nuovi centri con le medesime caratteristiche. La legge Bossi-Fini, infatti, impone la detenzione o l’espulsione immediata, molto difficile da realizzare per ogni immigrato irregolare. Ma i centri di accoglienza non sono più in grado di accogliere nuovi ospiti mentre oltre la metà di quelli che vi vengono stipati finiscono per uscirne dopo 60 giorni senza che si sia riusciti ad individuarne la nazionalità e l’identità.
7 - I charter della vergogna torna su
Contemporaneamente nei sei mesi considerati si sono susseguite operazioni di polizia, retate di ogni genere, il cui vero scopo non è stato quello di debellare la criminalità , bensÏ quello di identificare gli extracomunitari non in possesso di permesso di soggiorno provocandone l’espulsione.
Negli ultimi mesi sono stati segnalati molti casi (in particolare a Bologna) di immigrati espulsi ancor prima che il magistrato convalidasse il fermo presso il centro di permanenza temporanea. Proprio a Bologna una ragazza rumena è stata riaccompagnata in patria con i voli organizzati dalla questura, nonostante il giudice avesse annullato il provvedimento di trattenimento eseguito il giorno prima.(La ragazza aveva subito una violenza sessuale e avrebbe dovuto essere sottoposta a cure specialistiche in Italia)
Il “fronte” della legge italiana sull’immigrazione oggi prevede: a) pene (fino a 4 anni) per i cittadini stranieri espulsi ma che continuano a restare in Italia; b) pene (fino a 3 anni) per i cittadini italiani che danno lavoro a cittadini stranieri clandestini; c) centri di accoglenza ( ma la parola giusta è carceri) in cui gli espulsi attendono l’identificazione. Non è difficile immaginare che entro qualche mese avremo decine di migliaia di clandestini “criminali” (sono 60.000 le espulsioni annuali che non sono eseguite ma soltanto intimate) e di datori di lavoro altrettanto criminali da contenere nelle patrie galere
Discorso a parte merita il problema delle prostitute. Nessuno nega che il traffico di prostitute possa essere gestito da bande criminali che vanno combattute, ma il tutto rischia di risolversi in un accanimento di tipo razzista verso le stesse donne sfruttate. CosÏ accade per le prostitute nigeriane.Con cadenza quasi settimanale in questi sei mesi sono partiti i voli charter organizzati dal Ministero degli Interni per rimpatriare centinaia di prostitute straniere entrate in Italia illegalmente. Il rimpatrio con il charter segue quasi sempre la conclusione di un’indagine o di una semplice operazione antiprostituzione (nella quale il giudice ha poca voce in capitolo). Le donne straniere prive di documenti vengono prima identificate. Poi, il ministero dell’Interno noleggia un velivolo per riportare a casa le clandestine. Con una procedura di espulsione collettiva vietata dalla Convenzione dei diritti dell’uomo. I voli della vergogna sarebbero stati 22 negli ultimi sei mesi.
Questo senza tener minimamente conto del pericolo che sulle nigeriane incombe al loro ritorno in patria. E’ notorio infatti che in base alla legge islamica le donne rischiano la lapidazione ed altre pene corporali. E il loro rientro i cui motivi vengono ufficializzati, espone le donne al pericolo di immediati provvedimenti restrittivi nei loro confronti. NÈ finora, qualcuno tra le autorità italiane o tra la stampa ha pensato di andare ad indagare che cosa veramente succeda a queste sventurate dopo il rientro in patria.
8 - Disobbedienza civile torna su
Espulsioni e provvedimenti restrittivi nei confronti di stranieri sono purtroppo comuni in tutta Europa. Ma la gente non è sempre d’accordo, e lo dimostra.
Un caso emblematico. Il volo BA902 in partenza da Hearthrow (Londra) verso Francoforte, doveva trasportare Salim Rambo, 23 anni, verso la Germania e conseguentemente verso il suo paese di origine, lo Zaire, dove Salim avrebbe corso seri pericoli per la sua vita, in quanto già imprigionato ai tempi della guerra civile. Salim in precedenza era stato rinchiuso nel centro di detenzione di Harmondsworth dove non aveva ricevuto alcuna assistenza legale e non aveva potuto presentare richiesta di asilo. Alcuni passeggeri, informati da attivisti del Cage (associazione che tutela i diritti dei migranti) di quanto stava succedendo, per bloccare la deportazione si sono rifiutati di prendere posto ed allacciare le cinture, impedendo cosÏ per due ore il decollo dell’areo fino a quando Salim è stato fatto scendere e la deportazione è fallita. I passeggeri autori della protesta sono stati poi trattenuti presso il posto di polizia di Hethrow:
Queste azioni di disobbedienza civile sono sempre più frequenti. Recentemente in Belgio le compagnie aeree hanno dichiarato di non essere più disponibili ad effettuare deportazioni per conto del governo, in conseguenza dei numerosi episodi di protesta da parte dei passeggeri.
9 - Le inchieste-bidone torna su
La necessità degli organi di governo e di polizia, nonchÈ della magistratura di apparire molto efficienti nella lotta al terrorismo, ha dato l’avvio ad una serie di operazioni spettacolari, in base alle quali gruppi di immigrati, di religione islamica, sono stati accusati di preparare attentati, di costituire bande terroristiche. Il ritrovamento di cartine con obiettivi segnati, di esplosivi, di armi, ha coinvolto pachistani, marocchini, afgani, curdi. In tutti i casi le persone arrestate sono state poi rilasciate con mille scuse, per insussistenza di indizi, confermando la strumentalità di queste operazioni, tese soltanto a creare allarme tra la popolazione ed a ingenerare diffidenza e paura nei confronti degli stranieri, specie se islamici. In particolare quello dei 28 pachistani arrestati nel febbraio di quest’anno a Napoli, rione Forcella, accusati di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo internazionale nonchÈ di detenzione di esplosivi , e poi scarcerati, è un episodio francamente sconcertante che rischia di far perdere credibilità al sistema Italia e alla collaborazione internazionale..
10 - Un permesso per ammalarsi. torna su
Un’indagine ad hoc sarebbe necessaria per monitorare le condizioni degli immigrati rispetto alla salute ed alla assistenza sanitaria. Come è noto la legge, ed anche la Bossi-Fini prevede l’erogazione dell’assistenza sanitaria di base soltanto ai lavoratori immigrati regolari e loro famiglie. Agli immigrati non regolari vengono erogate soltanto le cure urgenti ospedaliere.
Grazie alla iniziativa di varie associazioni e di medici volontari, in molte città sono stati aperti degli ambulatori polispecialistici rivolti per lo più a migranti privi del permesso di soggiorno. Fin dal 1995 queste strutture sono state riconosciute dalle Asl, ed è stato istituito il tesserino temporaneo di soccorso (valido sei mesi) che riconosce lo status di “straniero temporaneamente presente” (STP). Con questo tesserino si puÚ accedere al servizio sanitario nazionale.
Ora, negli ultimi mesi, il clima pesante derivato dall’inasprimento delle sanzioni contro l’immigrazione irregolare, ha provocato in tutto il paese un moltiplicarsi di mala sanità o di assenza di interventi nei confronti degli stranieri non in regola.
Dopo le tante denunce delle associazioni per immigrati e della Lega antirazzista sulle piccole e grandi sopraffazioni nei confronti di cittadini stranieri in campo sanitario, è da segnalare ad esempio la denuncia dell’associazione “Cuneo Rosso” contro il Centro Sanitario di Afragola che si rifiutava di emettere lo Stp, e quindi permettere le cure sanitarie anche agli stranieri non in possesso di permesso di soggiorno. Mentre numerose sono le denunce di donne immigrate con problemi ginecologici rifiutate dagli ospedali pertinenti di zona.
Ultimamente il timore dell’espulsione o della reclusione nei centri di detenzione, provocato dalla Bossi-Fini, tiene spesso i migranti lontani da ogni ufficio pubblico, e quindi anche dalle strutture sanitarie. E questo nonostante le norme vietino di denunciare alle autorità gli irregolari che si presentino ai pronto soccorso. Per ovviare a tali difficoltà nell’erogazione delle cure, molti medici che operano nei poliambulatori a disposizione degli stranieri, hanno deciso di recarsi direttamente nei campi nomadi e nei centri di prima accoglienza.(cosÏ hanno fatto ad esempio i medici del Centro di via Montebello a Bologna).
La scarsa attenzione alla sicurezza legata al lavoro flessibile e precario ha fatto aumentare gli infortuni sul lavoro. Degli ultimi quattro morti sul lavoro in Toscana nel mese di febbraio 2003 tre sono albanesi.
Angielin Shiqueri aveva 26 anni. Riposa nel piccolo cimitero albanese di Puke, il paese da dove era partito cinque anni fa, alla volta dell’Italia, con le solite modalità dei disperati: un gommone lo scaricÚ sulla nostra costa, Angielin da clandestino riuscÏ a diventare regolare. Fece di tutto: cameriere, marmista, barista e boscaiolo. E’ morto stritolato da una macina per il pietrisco in una cava di San Marcello Pistoiese, dove aveva trovato lavoro, assunto, pare, secondo legge. L’areo per il suo ritorno a casa è costato molto più del suo stipendio, (da “La Repubblica” del 25.2.2003).
11 - Il miraggio di un alloggio torna su
Con la nota emergenza caratterizzata da scarsità di abitazioni in affitto economico, da poca edilizia sociale(appena il 5% del totale patrimonio abitativo) e poco razionalmente organizzata e da insufficienti interventi alternativi mirati alle fasce deboli, deve misurarsi il flusso degli immigrati che investe l’Italia in maniera sempre più massiccia.
A tre anni dalla indagine Ares “Il colore delle case” che aveva stimato in più di 500 mila gli immigrati privi della disponibilità di un alloggio decente, ed aveva denunciato come la situazione fosse disperata soprattutto nei grossi agglomerati urbani di città come Milano, Roma, Torino, Napoli, Firenze, Genova e Venezia, il quadro non appare cambiato.
Persistono situazioni abitative precarie di estremo disagio improbabili per abitanti italiani, e che riguardano anche immigrati che hanno lavoro e reddito (sovraffollamento, pernottamento in magazzini industriali, in auto). Si arriva al punto che alcuni immigrati, quando devono obbligatoriamente fornire alla Questura i dati per la propria individuazione , anzichÈ l’ indirizzo di un normale recapito, danno la sigla di una targa automobislistica.
Oltre che con le difficoltà comuni agli altri cittadini italiani che cercano una casa in affitto nel libero mercato, gli immigrati si trovano a dover fare i conti con alcune particolari “discriminazioni”:
1) i proprietari di case non affittano a stranieri (specie se di colore o islamici) senza adeguate garanzie,
2) se affittano a stranieri pretendono un costo aggiuntivo e in molti casi, per i regolari, anche la stipula di una fideiussione bancaria;
3) se affittano a stranieri, specie nelle grandi città, l’affitto è in genere transitorio e in nero.;
E’ certamente grave, ma non puÚ essere smentito: il passaparola fra proprietari ha creato ormai delle regole non scritte, degli accordi taciti (potremo anche chiamarlo un cartello) che ha regolamentato l’esistenza del costo aggiuntivo delineando un canone “speciale” per immigrati., canone che si colloca oltre il livello del canone libero, e provoca in molti casi l’espulsione dei più deboli dal mercato.Tenendo conto degli attuali livelli medi dei canoni liberi in sette grandi città (che, secondo dati del Sicet nel 2002 sono lievitati mediamente del 50% rispetto all’anno precedente) , delle indicazioni delle associazioni di immigrati, nonchÈ di alcune agenzie immobiliari, abbiamo potuto tracciare a titolo indicativo, i livelli medi di questi canoni speciali :
Tab.1
CANONI MEDI IN ZONA SEMICENTRALE torna su
(euro a metro quadro)
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Città |
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Canone libero per italiani
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Canone speciale per immigrati
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R O M A |
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9,40 |
11,33 |
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V E N E Z I A |
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8,78 |
9,81 |
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F I R E N Z E |
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8,93 |
9,45 |
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G E N O V A |
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8,78 |
9,81 |
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T O R I N O |
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8,52 |
9,55 |
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N A P O L I |
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7,75 |
8,78 |
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M I L A N O |
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9,50 |
11,60 |
fonte: elaborazione Ares 2000 su dati Sunia
Dalla tabella 1 risulta che attualmente gli affitti più cari per gli immigrati riguardano Milano, seguita a ruota da Roma e da Venezia e Genova appaiate.
In pratica, per fare un esempio, un immigrato residente a Roma che volesse affittare per sÈ e per la sua famiglia un appartamento di 60 mq in una zona intermedia, situata tra centro e periferia, dovrà pagare una somma mensile non inferiore a 679,80 euro(che spesso supera l’ammontare del suo salario); se fosse cittadino italiano ne basterebbero 564,00.
Un immigrato a Napoli dovrà invece pagare 526,80 euro (anzichÈ 465,00 in quanto italiano).
Quanto all’edilizia popolare, la nuova legge ha introdotto nuovi limiti alle possibilità per lo straniero di accedere all’edilizia residenziale pubblica essendo richiesta la titolarità della carta di soggiorno (che si puÚ richiedere soltanto dopo sei anni) o di un permesso di soggiorno almeno biennale (mentre prima bastava che lo straniero fosse soggiornante) e lo svolgimento di regolare attività di lavoro (mentre in precedenza era sufficiente l’iscrizione alle liste di collocamento).
Conseguentemente la percentuale di immigrati che usufruiscono di case popolari si avvicina allo zero.
Il colpo mortale per le categorie a rischio lo ha dato infine la Finanziaria diminuendo la quota di finanziamento ai Comuni per i buoni casa.
L’alto livello degli affitti speciali rende conveniente l’acquisto di un appartamento, per cui molti lavoratori con un reddito stabile e con regolare busta paga, nonchÈ lavoratori autonomi (commercianti o imprenditori) preferiscono ricorrere ad un mutuo bancario e procedere all’acquisto di un immobile, il che dà meno problemi, dal punto di vista delle discriminazioni, rispetto al regime degli affitti.. Da una indagine effettuata a Roma, sarebbero già più di 10.000 i proprietari di casa extracomunitari in questa città, ma si puÚ valutare che il fenomeno, pur se ridimensionato rispetto a Roma, sia presente in tutte le maggiori città.
12 - Crescono PIL e rimesse torna su
La percentuale del PIL prodotta dal lavoro degli immigrati (che peraltro non tiene conto del lavoro sommerso)è in continua crescita. Si stima che nel 2002 sia stata del 3,5% con un incremento dello 0,3 rispetto al 2001.
Deve peraltro essere registrato un notevole incremento anche delle rimesse degli immigrati, cioè dei risparmi che i migranti inviano ai propri familiari ancora residenti nei paesi di origine.
Come è noto migrazioni e rimesse hanno giocato e giocano un ruolo molto importante nella crescita di alcuni paesi in via di sviluppo. Attualmente si calcola che il totale delle rimesse ammonti a circa 700 milioni di euro all’anno, di cui il 43,9% destinato all’Asia, il 6% all’Africa e il 16% al continente americano. Ultimamente, con l’avvento dell’euro e con la sua rivalutazione rispetto al dollaro tali rimesse per i destinatari valgono circa il 20% di più.
13 - Rifugiati allo sbando torna su
Contrariamente a quanto avviene in altri paesi europei, l’Italia non ha una legge organica sul diritto di asilo. E con l’approvazione della Bossi-Fini, le già limitate possibilità di tutela del diritto di asilo per i 13.000 profughi che ogni hanno si rifugiano in Italia, sono state sostanzialmente ridotte.
Il diniego dello status di rifugiato accompagnato da provvedimento di espulsione immediata anche in caso di ricorso mette gravemente a rischio l’incolumità fisica e la stessa sopravvivenza del richiedente asilo. La sostituzione della Commissione Centrale, precedente organo esaminatore delle richieste d’asilo con apposite Commissioni Territoriali composte quasi esclusivamente da personale locale, in assenza di rappresentanti diplomatici, comporta maggiore arbitrarietà e superficialità di giudizio e non garantisce l’uniformità di trattamento dei casi sul territorio nazionale. Con le norme sempre più restrittive contenute nella Bossi-Fini i richiedenti-asilo vedono quindi quotidianamente violati molti dei propri diritti fondamentali.
Condizione peraltro già resa precaria e disperata dal precedente decreto n.51 del 9 aprile 2002 che aveva ratificato le espulsioni con accompagnamento immediato in frontiera, già praticate da mesi su vasta scala ed in forte sospetto di incostituzionalità.
Amnesty International, “Consorzio Italiano di solidarietà “ e “Medici Senza Frontiere” hanno indetto una campagna per denunciare la precarietà del sistema di accoglienza italiano e chiedere leggi più organiche e più giuste. torna su
Nel Novembre 2002 i giornali hanno dovuto parlare di 35 stranieri provenienti dal Congo, dalla Liberia e dalla Sierra Leone, costretti a dormire per più di 20 giorni sui marciapiedi della stazione Termini a Roma, nonostante fossero titolari di un regolare permesso di soggiorno in quanto richiedenti asilo. Mentre sempre più spesso vengono denunciate facili espulsioni, dopo gli sbarchi, di persone che chiedono rifugio e asilo ma che non vengono posti nelle condizioni di esercitare i propri diritti. E’ ancora ignota la sorte toccata a Muhammad Said al-Sakhri, il cittadino siriano espulso il 28 novembre scorso benchè richiedesse asilo. Di lui non si sa più nulla da quando le Autorità di Damasco lo hanno preso in “consegna” dopo il rimpatrio. Essendo esponente di una organizzazione di opposizione al regime siriano, rischia la condanna a morte.
Tutti i migranti sono trattati dai mezzi di informazione e dagli organi di polizia come “clandestini” anche quando appare evidente la loro condizione di richiedenti asilo. Ed intanto si intensificano i contatti internazionali con paesi caratterizzati da regimi autoritari come la Turchia e la Tunisia, per favorire il rimpatrio forzato di quanti vi erano transitati o ne erano fuggiti per ragioni di persecuzione politica.
14 - Profughi preventivi torna su
Particolare allarme sta generando la previsione di un’invasione di profughi iracheni che secondo fonti governative cercherebbero di sfuggire al regime di Saddam, ma più verosimilmente ai bombardamenti ed agli orrori della guerra che sta per essere scatenata sul loro paese. Si parla di circa un milione e duecentomila profughi che dovrebbero a breve termine arrivare nel nostro paese, per restarvi o per raggiungere altri paesi europei, soprattutto la Germania.
Le prime avanguardie irachene avrebbero peraltro già raggiunto l’Italia : domenica 2 marzo, ad un casello autostradale tra Ancona e Piacenza, si è scoperto che un profugo iracheno si era fatto quattrocento chilometri infilato nel vano portapneumatici di un camion. LunedÏ 3 marzo:settantacinque kurdi, stipati dentro un tir proveniente dalla Grecia sono stati scoperti dalla Guardia di Finanza di Ancona.
La situazione viene affrontata con estrema leggerezza. Anna Maria D’Ascenzo, capo dipartimento per l’Immigrazione del Ministero dell’Interno, annuncia già la nascita di vere e proprie cittadelle (leggi campi profughi) che ospiteranno i sudditi di Saddam stanchi del regime iracheno. “Sarà possibile – precisa la D’Ascenzo mettere su velocemente, con l’aiuto della Protezione Civile, dei centri di accoglienza con roulotte e moduli abitativi.” Ma le località dove attrezzare i campi, devono essere ancora individuate, mentre, come è noto, la gestione dei centri di accoglienza è in completo caos e l’offerta abitativa è nulla.. Il Governo, che si trova già in difficoltà ad estendere l’assistenza sanitaria ai 700.000 immigrati regolarizzandi, non ha in realtà la minima idea di come poter dare assistenza ad un nuovo milione di persone bisognose di tutto ma soprattutto di cure sanitarie. Come al solito, ci si affida alla Caritas ed alla solidarietà da parte delle popolazioni del Sud.
Non appare peraltro chiaro se ai profughi iracheni verrà concesso lo status di rifugiato. In caso negativo, gli iracheni saranno tenuti nei campi in stato di semi-detenzione.
15 - Ma il “baby-boom” parla straniero torna su
Nonostante le condizioni sociali per gli immigrati in Italia non siano favorevoli, anche nei comuni del Nord la natalità comincia ad aumentare , invertendo la tendenza rispetto agli anni passati. E questo grazie alle nascite dei bambini figli di genitori immigrati. Da una indagine effettuata dalla Uls 21 di Legnago, in provincia di Verona, risulta che nel 2000, su 827 parti eseguiti, 94 sono stati da genitori extracomunitari; nel 2001 su 828 nascite 118 erano stranieri; mentre nei primi sei mesi del 2002 su 428 nuovi nati già 63 sono stati extracomunitari. Le percentuali di aumento di nascite di stranieri sono passate quindi dal 10,2% all’11,2 e poi al 12,2 per cento._____________________________________________________
LE CIFRE DELLA RICERCA torna su
50.000 i nuovi ingressi irregolari / 1000 gi ingressi regolari (agosto 2002-febbraio 2003)
- 20% la decurtazione del salario per i lavoratori immigrati irregolari
697.000 le domande di emersione – circa 120.000 le pratiche finora definite
4000 euro per ottenere la certificazione di un contratto di lavoro
il 20% del totale dei lavoratori immigrati continua a lavorare in nero
184.000 ( di cui 47.000 donne) sono gli immigrati imprenditori
93.000 le espulsioni intimate nel 2002, di cui circa 60.000 non eseguite
22 i voli della vergogna (voli charter per espulsioni collettive vietate dalla Convenzione dei diritti dell’uomo)
35% è l’aumento degli sbarchi di clandestini rispetto al corrispondente periodo precedente alla approvazione della Bossi-Fini
500.000 gli immigrati in cerca di casa
Dal 10 al 20% l’incremento dei livelli degli affitti pagati dagli immigrati rispetto agli italiani.
10.000 a Roma e circa 50.000 in tutta Italia sono i proprietari di casa extracomunitari
3,5% è la percentuale del PIL prodotta nel 2002 dal lavoro degli immigrati con un incremento dello 0,3 rispetto al 2001.
700 milioni di euro annui è il totale delle rimesse degli immigrati verso i paesi di origine.
1.200.000 i profughi attesi dall’Iraq in caso di guerra.(saranno tenuti in accampamenti in stato di semi-detenzione?)
12,2 % la percentuale media di aumento di nascite di stranieri in Italia nel 2002.
Circa il 10% dei matrimoni in Italia viene celebrato tra coppie miste. torna su
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ARES 2000 ONLUS
Marzo 2003 ares2000@libero.it / tel.065131400
CENTRI DI PERMANENZA TEMPORANEA:
I LUOGHI DELLA SEGREGAZIONE.
L'intero impianto della Legge Bossi Fini sembra rispondere ad un'unica logica: chi arriva in Italia alla ricerca di un lavoro - per sfuggire a condizioni di vita determinate da un modello di sviluppo che garantisce privilegi a pochi e disagi a tanti, per trovare scampo a guerre, repressioni, miseria, - non va considerato come persona.
Sono le necessità delle imprese a stabilire se e per quanto tempo, un lavoratore privo della cittadinanza di uno dei paesi dell'Unione Europea, potrà godere del diritto a restare in Italia. Si vogliono soltanto lavoratrici e lavoratori perennemente ricattabili.
Negli anni passati, invece di realizzare politiche di accoglienza, si è preferito considerare le questioni relative all'immigrazione come un problema di ordine pubblico. La legge Turco Napolitano, nelle sue parti peggiori, ha spianato in tal senso la strada alla Bossi Fini.
Quest'ultima viola principi fondamentali della costituzione repubblicana; colpisce il diritto delle persone alla libera circolazione, diritto invece garantito a merci e capitali; costringe alla precarietà e alla clandestinità tante persone che sono in Italia per realizzare un progetto positivo di vita; sancisce una divisione in caste: da una parte chi ha garantiti i diritti formali e sostanziali di cittadinanza, dall'altra chi ne è escluso.
Considera le cittadine e i cittadini migranti come potenziali criminali da controllare, affidando agli organi di polizia ogni pratica che li riguarda e introducendo la rilevazione indiscriminata delle impronte digitali.
I Centri di permanenza temporanea (CPT) sono il simbolo di una legge che calpesta la dignità e l'umanità delle persone. di persone che sono. torna su
I CPT sono luoghi in cui i clandestini vengono trattenuti per sessanta giorni in attesa di essere identificati e rispediti al proprio paese.
Sono luoghi in cui non esistono neanche le garanzie giuridiche degli istituti penitenziari, dove spesso non è garantita assistenza legale, dove ci si ferisce o si tenta il suicidio per il terrore di essere rimpatriati, dove si somministrano farmaci per impedire tumulti e disordini.
Luoghi in cui è stato vietato l'accesso alla società civile, ad associazioni come Medici Senza Frontiere, testimoni troppo scomodi. Luoghi in cui le ONG possono portare solo aiuti umanitari, ma in cui il diritto di far sentire la propria voce è negato.
I CPT sono vere e proprie carceri in cui vengono recluse persone la cui unica colpa è quella di essere venute in Italia per poter progettare un futuro per sé e per la propria famiglia.
E' stata lanciata a livello nazionale una manifestazione contro i CPT che si svolgerà venerdì 18 giugno. In varie città italiane ci saranno sit-in, presidi, banchetti informativi, manifestazioni di protesta.
A Trento, a partire dalle 15 in Piazza Pasi ci sarà un banchetto informativo con una mostra fotografica sui CPT e storie di clandestini raccolte nelle strade di Trento. torna su
ASSOCIAZIONE CITTA’ APERTA (Rovereto) torna su
COMITATO ASSOCIAZIONI PER LA PACE E I DIRITTI UMANI (Rovereto)
CORTILI DI PACE (Pergine Valsugana)
GRUPPO RAAB (Rovereto)
VOLONTARI DI STRADA (Trento)
TAM TAM PER
KOROGOCHO (Rovereto)
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VOLONTARI DI STRADA (Trento) |
CORTILI DI PACE (Pergine Valsugana) |
TAM TAM PER KOROGOCHO (Rovereto) |
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COMITATO ASSOCIAZIONI PER LA PACE E I DIRITTI UMANI (Rovereto) |
ASSOCIAZIONE CITTA’ APERTA (Rovereto) |
GRUPPO RAAB (Rovereto)
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CPT di Lamezia Terme
Entriamo nella gabbia: tutt’attorno alla vecchia fattoria ristrutturata come comunità di accoglienza per i tossico dipendenti e ora adibita a centro di permanenza temporanea si erge un’altissima tripla rete di ferro. Le reti superano addirittura l’altezza della casa e per le autorità bisogna andare ancora più in alto… e mettere sbarre, aumentare le protezioni. Un cortile all’aperto di circa 20 metri per 15 serve per i momenti d’aria, non è coperto e quando piove bisogna rimanere dentro. Gli spazi sono angusti per i 92 prigionieri. Per bontà di qualcuno entriamo: Padre Franco e io, mentre le due signore che stanno con noi rimangono fuori. Siamo sacerdoti e quindi qualche volta qualcuno ci privilegia. Siamo subito attorniati dalla folla dei “reclusi” pieni di speranza che ci chiedono chi siamo, tutti hanno qualcosa da chiedere: avvisare l’avvocato perché intervenga, far arrivare qualche messaggio a qualche parente affinché si sappia che non sono morti. Noi due siamo la visita della speranza. Molti dei “reclusi” sono del Nordafrica, anche se è difficile determinare di quale nazione. C’è qualche asiatico, ma non riesco a capire di dove.
Non c’è nessuna aggressività nei nostri confronti solo speranza che possiamo aiutarli. Anche se la permanenza in questo posto non può durare più di 60 giorni ci si accorge subito che è tempo sufficiente per stabilire equilibri interni, capi tra i reclusi e in questo gioca il direttore che entrato con noi manifesta familiarità verso qualcuno di loro che deve sottostare al gioco, poi appena si allontana qualcuno incomincia a parlare liberamente. Arriva poi il mediatore culturale, persona di servizio di fiducia del direttore... che ci accompagna nella visita. Il direttore cerca di andare incontro alle aspettative dei reclusi soprattutto cercando di organizzare la cucina nel rispetto delle usanze cultuali religiose dei prigionieri, molti dei quali di religione musulmana. Attorno, impiegati nei vari servizi, ci sono gli ex tossico dipendenti che fanno parte dell’associazione Malgrado Tutto. Questa associazione gestisce il campo all’interno, mentre fuori dal recinto ristretto, dalla gabbia, la polizia pattuglia e controlla…
Facciamo il giro di questo “carcere”, aperto da circa 4 anni. L’odore del disinfettante non nasconde la puzza, le scale e i luoghi non nascondono la sporcizia accumulata in questi 4 anni e che una pulizia superficiale non riesce a togliere. A tutte le finestre sbarre e reti. Io non riesco a capire: siamo all’interno di una gabbia… Facciamo il giro di questa vecchia costruzione rimessa in condizione con economia… C’è il luogo della preghiera, la Moschea, una stanza coperta da tappeti ed alcune persone stanno pregando, poi visitiamo le stanze dove sono allineati 4 letti per ogni stanza, lo spazio è angusto e non è secondo le norme stabilite dal Ministero. Molte belle le norme stabilite dal Ministero, peccato che spesso siano disattese oppure ci sia solo l’ufficialità e la parvenza.torna su
Il Direttore, della cooperativa “ Malgrado Tutto”, che gestisce il centro, ci spiega che lui cerca di aiutare i reclusi. Si sente offeso perché lo hanno accusato di non distribuire le schede telefoniche secondo le norme ministeriali. C è un po’ di confusione sulle lamette da barba, la paura che le usino per farsi del male esige controllo…
Alcuni dei reclusi hanno delle fasciature sui bracci e qualcuno le nasconde sotto le maniche della maglia. La cosa mi incuriosisce e allora faccio scoprire qualche braccio. Sotto le fasciature, alcune improvvisate, vedo tagli profondi, impressionanti. Diversi dei reclusi che mi stanno attorno hanno questi tagli. Io non riesco a capire: come si può arrivare a ferirsi in questa maniera, quale aggressività si nasconde dietro a questi gesti? Qualcuno mi spiega: i reclusi vivono nel terrore di essere rimpatriati nei loro paesi d’origine dove sanno che la loro vita è in pericolo. I poliziotti quando identificano qualcuno vengono durante la notte, lo prendono e lo portano via (così mi è stato detto).
Questi uomini vivono nel terrore folle di essere deportati e alcuni hanno il terrore della notte, quando arriva la polizia che normalmente presidia il campo fuori dalla “gabbia”. Per evitare o ritardare il processo di rimpatrio allora questi disgraziati si feriscono anche gravemente…è la disperazione.
Mi rendo conto che in mezzo a loro ci sono di quelli che non ci stanno con la testa, poi ci sono tossici e ex tossici e non dovrebbero trovarsi in questo posto, bensì in un altro dove dovrebbero essere assistiti psicologicamente. Tutti insieme a coloro che sono stati portati quindi perché il permesso di soggiorno è scaduto.
E’ vero c’è la psicologa che fa udienza al pomeriggio, ma è la psicologa al servizio dell’istituzione…, come l’avvocato che dovrebbe assistere le persone legalmente che certamente non sarà zelante nell’aiutare legalmente i suoi assistiti d’ufficio. All’interno della gabbia c’è di tutto, in un livellamento di problematiche impressionante. C’è anche la perdita della dignità umana, sono considerati dei criminali da neutralizzare.
La “fossa dei serpenti” dove vivono questi disgraziati è il fallimento di una politica governativa che conosce solo la punizione. Sono centri di detenzione dove gli immigrati sono rinchiusi senza aver commesso crimini, spesso l’unica colpa è quella di essere disoccupato e qualche volta denunciato da un datore di lavoro. Ancora una volta è la legge Bossi-Fini che non rispetta la dignità e l’umanità delle persone. Bisogna come uomini e come cristiani fare obiezione a questa legge.
In questi giorni le massime autorità dello Stato hanno riempito di parole i massmedia su quella tragedia epocale che è stato l’Olocausto, il massacro degli Ebrei. Ricordare questa tragedia immane del passato deve aiutarci ad essere attenti al presente, ad una sensibilità ed una umanità a difesa delle persone. Certo i CPT non sono i Lager nazisti, sarebbe tradire la storia, ma anche in questi centri si scopre quella mancanza di pietà e di riconoscimento della umana dignità, la coercizione e la punizione, il non riconoscimento dei diritti umani. Alle nostre autorità che hanno fatto la passerella sull’Olocausto rivolgiamo l’invito ad esercitare la difesa dei diritti umani nei confronti di questi disgraziati del nostro tempo: i nuovi dannati ed emarginati.
Concludiamo la visita con le parole del Direttore: “andate, andate a Crotone e vedrete come questo campo di Lamezia è ancora decente”, secondo lui… Andremo anche a Crotone, nel nostro viaggio sui CPT, una nuova vergogna italiana.torna su
Padre Giorgio
Missionari Comboniani
IL GIORNALINO
Aziz.
Aziz è tunisino. E' arrivato in Italia nel 2000. A Trento gira assieme a due amici. Li chiamavamo i Tretre. I Tretre ci danno dentro per trovare un lavoro. Si passano tutta la zona di Pergine, Gardolo, Lavis. Dopo 3 settimane, i due amici di Aziz lasciano Trento e vanno a cercare in un'altra città. Forse è una fortuna per Aziz che nel giro di pochi giorni riesce a trovare un posto di lavoro in una ditta di costruzioni. Il datore gli promette un contratto, un alloggio ed il permesso di soggiorno. Aziz inizia a lavorare. Ha il morale alle stelle.
Il tempo passa. “A giorni dovrebbero uscire le quote di ingresso.” Aziz varie volte prova a parlare col padrone, ma ogni volta questo trova una scusa: “Torna domani, 'ché devo andare al cantiere a Pergine ... Ora non posso, non vedi che ci sono clienti ...”.
E' evidente che non c'è la minima intenzione di fare qualcosa per lui.
Aziz molla il lavoro e inizia a cercare altrove. “Le quote d'ingresso sono uscite ed è rimasto poco tempo!”
I posti disponibili si esauriscono in fretta e Aziz non riesce a trovare niente.
Aziz è demoralizzato. Frequenta piazza Dante dove ci sono tanti altri nordafricani che si trovano nella sua stessa condizione e si danno all'alcool per dimenticare i loro dispiaceri. Aziz non ci sta. Non vuole ridursi in quelle condizioni.
Per alcune settimane non lo si incontra in giro. Poi ricompare. E' vestito bene ... “Ho una casa adesso ... e un lavoro ... ”, ma non spiega che lavoro è. Dai movimenti di persone, soprattutto di ragazzi giovani attorno a lui, non è difficile capire quale sia la sua nuova occupazione. Quando ti parla è sempre teso e non ti guarda mai negli occhi: ha sempre lo sguardo che cerca dietro le tue spalle, per verificare che non ci sia la polizia all'orizzonte.
Passano i mesi e per un po' Aziz scompare nuovamente dalla circolazione. torna su
Ora lo si incontra di tanto in tanto. Ha fatto il permesso di soggiorno, ha un lavoro, un lavoro vero stavolta.
Finalmente è tranquillo,
almeno per i prossimi due anni! Può sedersi sulla panchina e fermarsi a fare 4
chiacchiere, senza bisogno di dover controllare cosa accade attorno.
Mustafa.
Mustafa, 42 anni, dal 1990 in Italia. Cosa fa nella vita? Passa l'intera giornata in piazza Dante, tra un tavernello, qualche esibizione acrobatica di pregevole livello, e quattro chiacchiere con gli amici.
“Ubriacone! Va a laurà barbun! Torna al tuo paese! Parassita!”
Ehi, piano con le parole! Provate un po' a sentire la sua storia!
Dicevo dal 1990 in Italia! Ha sempre lavorato fino all'anno scorso, nel settore delle costruzioni. “Tra Lavarone e sobborghi ho costruito 150 case”. E va be', non saranno 150, ma 143 ci stanno tutte.
Ogni sera verso le 19 lo si trovava in piazza Dante, ancora coi vestiti e le scarpe da lavoro sporchi di malta, a bere un bicchiere cogli amici per riscaldarsi per la notte. “Dove vai a dormire questa notte Mustafa?”
“Panchina 17, quella vicino alla fontanella, lontano dagli sguardi indiscreti. Se invece si mette a piovere sotto il portico della ex-SIT.”
Una cosa che Mustafa non riesce proprio a capire è com'è che lui, che si intende di ferri, cemento e mattoni, lui che ha costruito 143 case per le famiglie trentine, deve dormire all'Hotel Millestelle: “Va be' che non costa niente, ma in quanto a comforts ci sarebbe di che dire”. Comunque si adatta: “Che devo fare? Ho una famiglia da mantenere in Tunisia. I miei figli studiano, non voglio che facciano la vita che ho fatto io!”
“E adesso? Perché passi tutta la giornata in Piazza Dante?”.
“Mi è scaduto il permesso di soggiorno!”
Quelli della ditta per cui lavorava se ne sono andati via da Trento e sono irrintracciabili. “Tutti i miei documenti (permesso, passaporto, libretto di lavoro) sono rimasti nella sede della ditta”.
Adesso ha tempo fino al 24 giugno per rinnovare il permesso. Qualcuno che gli faccia un contratto lo ha trovato: “Vorrei vedere dopo 143 case costruite in tutto il Trentino”.
Il suo problema è il domicilio. “Vada per la casa! Mi accontento dell'Hotel Millestelle!”. Ma tra quelle 143 case ce ne sarà pure una che Mustafa può eleggere a suo domicilio!torna su
Adel.
Adel, marocchino, si trova da 12 anni Trento.
Non ha mai avuto il permesso di soggiorno, ma ha sempre lavorato: come ambulante, come lavapiatti, per la raccolta della frutta.
Tenta con la sanatoria del 1996. Paga i contributi per 6 mesi (6 milioni di vecchie lire), ma la domanda viene respinta. Fa ricorso al TAR e sta ancora aspettando una risposta.
Nel 1998 non riesce a presentare la domanda di sanatoria, perché i datori di lavoro gli chiedono 3 milioni di lire per pagare INPS e INAIL e lui è rimasto senza soldi.
Ci ritenta nel 2002. Paga 2700€ all'imprenditore, gli vien detto per i contributi INPS e INAIL. Il sedicente datore di lavoro gli chiede numero di scarpe e taglia per la tuta da lavoro.
"Stavolta sembra è fatta!".
L'indomani però, quando si presenta per iniziare a lavorare, scopre di essere caduto in una truffa, e con lui altri 26 immigrati. Il sedicente datore di lavoro è scomparso dalla circolazione. torna su
Albert
Albert viene dalla Liberia. Dal 1989 la Liberia si trova in uno stato di guerra civile, più o meno latente. Il papà, la mamma e i 4 fratelli di Albert sono stati tutti uccisi. Solo Albert è riuscito a scappare dal suo paese.
E' arrivato in Italia, dove ha fatto richiesta di asilo politico. Ormai è qua da più di un anno, le pratiche sono lunghe e, finché la sua domanda non viene accolta (e i tempi di attesa vanno da 1 a 2 anni), non può lavorare, non può procurarsi da vivere. Per mangiare va al Punto di Incontro a mezzogiorno e dai Cappuccini la sera. In un primo periodo dorme fuori, nei giardini di piazza Dante. Poi inizia a far freddo, ma per fortuna gli viene assegnato un alloggio all'Ostello della Gioventù.
Non chiede certo di essere
mantenuto. Vuole lavorare, per potersi comprare il cibo che mangia, per potersi
trovare un appartamento in affitto, per non dover trascorrere la sua giornata
tra Piazza Dante, il Punto di Incontro e la mensa dei Cappuccini.torna
su
Michail.
Michail viene dalla Slovacchia. Non era ancora diciottenne quando nel 1999 è arrivato in Italia, pieno di speranze. Michail è un ragazzo socievole e simpatico e sin da subito la gente ha imparato a fidarsi di lui. Così un lavoretto da fare Michail riesce sempre a trovarlo, o da una parte o dall'altra. “Domani e dopodomani vado a svuotare una cantina ...” “ Venerdì c'è un palco da montare ...” “ Mi danno 5 € all'ora.”.
Dopo un po' che continua con 'sto tran tran si rende conto che così non va: se vuole mandare a casa qualcosa deve regolarizzarsi, cercarsi un posto fisso.
Prova a chiedere alle persone che lo hanno aiutato fino a quel momento. “Guarda Michail, se tu avessi già il permesso di soggiorno, ti assumerei qui, su due piedi, ma ...”
Il 2002 è l'anno della sanatoria, l'anno della speranza. Alla fine le cose non sono così facili: riesce ad essere regolarizzato solo chi può procurarsi in qualche maniera i soldi per pagare i contributi e tutti gli altri costi di regolarizzazione . “Ma non è il datore di lavoro che dovrebbe assumersi il pagamento degli oneri di regolarizzazione?”. Ufficialmente sì! Ma il datore li scarica sull'immigrato che vuole essere regolarizzato.
“E Michail?”. Michail non ce la fa, perché i soldi per la regolarizzazione non sa proprio dove andarli a cercare. A casa, in Slovacchia, ha dei debiti. “Come posso chiedere ai miei di fare altri debiti per mandarmi i soldi?”.
Scaduto il termine di presentazione della domanda di regolarizzazione, inizia il periodo del terrore. Si intensificano le retate della polizia. Alla casa abbandonata la notte Michail ed i suoi amici fanno a turno per far la guardia: al minimo rumore sospetto sono pronti a scappare nel bosco. Anche in città è diventato troppo pericoloso girare. Michail non sa più da che parte voltarsi.
“Voglio tornare a casa, non ce la faccio più! Voglio rivedere mia mamma, la mia morosa. Ma come posso tornare a casa senza aver mandato mai niente. Cosa dirò a mio padre?”.
Una mattina,
appena fa giorno, Michail ed i suoi amici si trovano fuori dal cancello della
casa abbandonata una macchina della polizia.
Michail mi chiama. “Ho deciso! Qui non ci posso più stare! Mi puoi fare un
prestito? Siamo ne bosco ... ”. Michail riesce a farsi il biglietto del treno.
Ora deve aspettare fino alle 21, ma non sa dove nascondersi. Ormai alla casa
abbandonata è troppo pericoloso.
Alle 18 viene preso dalla polizia, in città. Si fa 3 giorni di carcere e poi viene rilasciato. “Cosa ci ha guadagnato?” Un decreto di espulsione, che, con la nuova legge, non gli permette di tornare in Italia per 10 anni.
Alcuni giorni fa Michail mi ha chiamato dalla Slovacchia. E' contento di essere tornato a casa e di aver rivisto i suoi e la sua morosa, ma ha intenzione di tornare in Italia. “Sì, qui in Slovacchia lavoro se ne trova, ma pagano poco: mi ci vogliono decenni per pagare i debiti ...“ “Ora che la Slovacchia è entrata nella CEE, anche se ci sono dei limiti agli ingressi, dicono che non possono rispedirti a casa ...“. torna su
Ivan.
Ivan è ucraino e perito elettrotecnico. Nel suo paese si trova lavoro, ma pagano poco. Entra nell'esercito ucraino dove si hanno vitto, alloggio ed una paga sicura. Passano i mesi e Ivan scopre che la paga non è poi così sicura. Lo stato non paga.
"Che fare?" . Ivan ci pensa un po' su. "Non è facile".
Alla fine si decide: diserta e viene in Italia. Passa in diverse città italiane, dormendo a volte in tenda, a volte in appartamento, ospitato da amici, a volte in case abbandonate.
Saltuariamente - 2 o 3 giorni alla settimana – gli danno dei lavori da fare, ma non sempre lo pagano. Alla fine riesce a trovare un lavoro fisso, chiaramente in nero, come assistente di una persona malata.
La famiglia che gli da lavoro vorrebbe regolarizzarlo - "è una persona in gamba" - ma non è possibile. Non può tornare in patria per fare i documenti, perché ha disertato. E' condannato a vivere nascosto, evitando i posti dove sono più frequenti i controlli della polizia.torna su
Quando il razzismo diventa legge
L'intero impianto delle nuove norme in materia di immigrazione (Legge Bossi Fini) sembra rispondere ad un'unica logica: chi arriva in Italia alla ricerca di un lavoro - per sfuggire a condizioni di vita determinate da un modello di sviluppo che garantisce privilegi a pochi e disagi a tanti, per trovare scampo a guerre, repressioni, miseria - non va considerato come persona.
Per centinaia di migliaia di persone che vivono e lavorano in Italia l'esistenza intera, la possibilità di progettare un futuro per se e per la propria famiglia, il diritto a decidere liberamente del proprio destino sarà da ora in poi negato. Saranno infatti le necessità delle imprese a stabilire se e per quanto tempo, un lavoratore privo della cittadinanza di uno dei paesi dell'Unione Europea, potrà godere del diritto a restare in Italia. Si vogliono soltanto lavoratori e lavoratrici perennemente ricattabili.
Oltre che per il mondo del lavoro questa legge segna un arretramento generale nella cultura e nella civiltà di questo paese. È il prodotto di una visione chiusa e misera del rapporto fra i popoli e fra le persone, nasce da una concezione del mondo per cui lo straniero è comunque potenzialmente e per sua natura, un nemico da cui difendersi, di cui diffidare. Eppure, fino a pochi anni fa anche dal nostro paese si emigrava, per le stesse ragioni che costringono oggi tante persone a cercare fortuna in Italia.
Ma è opinione diffusa che gli stranieri siano fonte di insicurezza, criminalità, pericolo. Poco importa che non ci sia alcun dato concreto che confermi tali pregiudizi.
Negli anni passati, invece di realizzare politiche di accoglienza si è preferito considerare le questioni relative all'immigrazione come un problema di ordine pubblico. La legge 40 (Turco Napolitano), nelle sue parti peggiori, ha spianato in tal senso la strada alla Bossi Fini.
Questa legge viola principi fondamentali della costituzione repubblicana; colpisce il diritto delle persone alla libera circolazione, diritto invece garantito a merci e capitali; costringerà tante persone che stanno realizzando in Italia un progetto positivo di vita, alla precarietà e alla clandestinità; sancisce una divisione in caste: da una parte chi avrà garantiti i diritti formali e sostanziali di cittadinanza dall'altra chi ne sarà escluso.
Considera i cittadini e le cittadini migranti come potenziali criminali da controllare: affidando agli organi di polizia ogni pratica che li riguarda e introducendo la rilevazione indiscriminata delle impronte digitali.
Invece di produrre sicurezza e sviluppo creerà disagio e ghettizzazione e alimenterà i circuiti criminali che prosperano nella precarietà dei diritti.
Sarà foriera di tante nuove tragedie: chi è costretto a mettere a repentaglio la propria vita pur di approdare in Europa continuerà a farlo a qualsiasi costo.torna su
Sintesi della legge
1. Flussi d'ingresso - Quote massime, stabilite annualmente, per lavoro subordinato, stagionale e autonomo determinate dal governo in base alle richieste di manodopera dei datori di lavoro.
2. . Assunzioni - Prima di procedere all'assunzione di lavoratori stranieri va accertata ( 20 giorni di tempo) la disponibilità di italiani o di discendenza italiana.
3. . Collocamento - Lo straniero che perde il lavoro può restare iscritto alle liste di collocamento per un massimo di 6 mesi (1 anno per la legge precedente). Scaduto il termine scatta l'espulsione.
4. . Abolizione dello "sponsor" - La legge precedente permetteva a un cittadino italiano o straniero regolarmente soggiornante di garantire l'entrata per ricerca di lavoro al massimo di due stranieri l'anno, mediante fideiussione o polizza assicurativa. Disposizione abolita
5. . Contratto di soggiorno - Sparisce il "permesso" e la presenza in Italia viene a dipendere totalmente dall'esistenza di un contratto di lavoro che legherà il lavoratore al datore di lavoro in un rapporto di totale dipendenza. Il contratto di soggiorno non potrà avere una durata superiore ai 2 anni (per chi è assunto a tempo indeterminato); contratti di soggiorno di minore durata per lavoratori autonomi, stagionali e a tempo determinato. Tempi stretti per ogni rinnovo, comunque subordinato ad una occupazione certificata.
6. . Contributi - Chi dopo aver lavorato in Italia decide di andarsene o viene espulso non può più pretendere la restituzione dei contributi versati a meno che non abbia raggiunto l'età pensionabile.
7. . Obblighi del datore di lavoro - Deve garantire un alloggio per il cittadino straniero che assume e le spese di viaggio per il rimpatrio, a contratto scaduto. Il regolamento applicativo stabilirà quanto di queste spese ricadrà sul migrante.
8. . Carta di soggiorno - Per ottenerla lo straniero dovrà risiedere regolarmente in Italia per 6 anni e non più 5.
9. . Espulsione amministrativa - Scatta automaticamente, ottenuto il nulla osta dall'autorità giudiziaria, l'accompagnamento coattivo alla frontiera.
10. Divieto di rientro in Italia - Per uno straniero espulso passa da 5 a 10 anni.
11. Centri di permanenza temporanea (CPT) - Viene portato a 60 giorni il periodo in cui si può essere trattenuti, per l'accertamento dell'identità, in tali centri. In strutture di "trattenimento" può essere recluso anche chi è in attesa di risposta alla richiesta di asilo politico. Si tratta di luoghi di sospensione dei diritti.
12. Ricorsi contro le espulsioni - Possono essere fatti, entro 30 giorni ma solo dal paese d'origine, tramite l'ambasciata italiana o da un avvocato italiano entro 5 giorni.
13. Nuovi reati - La vendita di materiale audio - visivo senza marchio SIAE comporta la revoca del soggiorno e l'espulsione.
14. Matrimoni - Lo straniero sposato con un cittadino italiano deve dimostrare la convivenza con il coniuge o che dal matrimonio sono nati dei figli. Se ciò non è dimostrato ( e in molti paesi non esiste un sistema di certificazione anagrafica): revoca del soggiorno ed espulsione.
15. Ricongiungimenti familiari - Permessi solo ai parenti di primo grado. Ne sono esclusi i genitori dello straniero se questo ha fratelli o sorelle maggiorenni in grado di mantenerli nel proprio paese
16. Impronte digitali - Dovranno essere rilasciate alla questura competente da tutti i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia
17. Sorveglianza delle coste - Unità della marina verranno impiegate per impedire l'ingresso nelle acque territoriali italiane di natanti su cui risultino imbarcati migranti considerati illegali.
18. Richiedenti asilo -- In mancanza di una legge organica in materia (siamo l'unico paese dell'UE privo di legge), il tema dei richiedenti asilo è affrontato in un paio di articoli che, di fatto rendono molto difficile il riconoscimento del diritto d'asilo e prevedono la detenzione in centri di trattenimento dei richiedenti in attesa della risposta.torna su
E ora:che fare?
Il ddl Bossi Fini è diventato legge dello Stato.
La maggioranza di governo ha deliberatamente ignorato le grandi mobilitazioni in opposizione a tale disegno, le prese di posizione del mondo sindacale, di una parte dell'associazionismo laico e cattolico, addirittura dell'imprenditoria, i tanti appelli lanciati da intellettuali, uomini e donne di cultura, provenienti da ogni parte del mondo. È perciò necessario attrezzarci per costruire un fronte ampio di opposizione sociale all' applicazione di questa legge con ogni iniziativa capace di mobilitare il paese affinché venga dichiarata l'illegittimità di tali provvedimenti.
C'è bisogno contemporaneamente di interventi immediati e di costruire un percorso di lungo periodo.
Immediatamente vanno realizzate pratiche di disobbedienza civile alla Bossi Fini.
-Individuando ogni aspetto legale che ne evidenzi la assoluta incostituzionalità.
-Boicottandone con ogni mezzo l'applicazione.
-Denunciando in ogni occasione gli arbitrii e le illegalità che le sue applicazioni determinano.
-Mettendo pubblicamente luoghi e spazi sociali, a disposizione di chi si ritrovi nella necessità di richiedere rifugio e tutela.
-Incoraggiando e facendo pressione sugli enti locali amministrati da giunte di centro sinistra, affinché esprimano concretamente la loro opposizione a questa legge.
-Intensificando ogni forma di mobilitazione volta a garantire il rispetto dei diritti dei cittadini e delle cittadine migranti: nei luoghi di lavoro, nell'accesso ai servizi sociali (scuola, sanità, abitazione).
Ma vanno anche pensate e costruite forme di contrasto a questa legge e alla cultura che ne è alla base.
- Sensibilizzando l'opinione pubblica.
- Incentivando e sostenendo le forme di auto organizzazione delle associazioni e delle comunità dei migranti.
- - Promovendo campagne per l'estensione dei diritti civili e di cittadinanza ai migranti che soggiornano nel nostro paese.torna su
I CENTRI DI PERMANENZA TEMPORANEA: PROFILI DI INCOSTITUZIONALITÀ.
L’istituzione dei c.p.t. , avvenuta con la legge Turco-Napolitano (art.14) con lo scopo di trattenere gli stranieri sui quali compiere accertamenti ai fini della espulsione o del respingimento, oltre che porsi in stridente contrasto con i principi etici di qualunque società civile, presenta preoccupanti elementi di contrapposizione ai principali capisaldi giuridici del nostro ordinamento,in primis alla Costituzione.
Questi luoghi di repressione e di segregazione o “centri di raccolta e di smistamento”di stranieri, secondo la inquietante terminologia del legislatore, realizzano infatti una aperta violazione di alcuni postulati insopprimibili dello Stato di Diritto,quali il principio di separazione dei poteri ed il principio di legalità, nonché una negazione di basilari diritti umani e civili riconosciuti dalla Costituzione a cittadini e stranieri, quali il diritto alla libertà personale(art.13), alla difesa(art.24), alla salute(art.32), all’asilo(art.10).
Infatti, ai sensi dell’art. 13 Cost., la libertà personale, dichiarata pressoché inviolabile, può essere limitata soltanto in forza di un atto motivato dell’autorità giudiziaria e sulla base di una espressa disposizione di legge.
E’ evidente la portata garantistica della disposizione de quo, la quale sottopone ad un duplice limite la coercizione della libertà personale, il cui pacifico godimento solitamente segna lo scarto tra un ordinamento liberale ed uno totalitario.
Nel nostro ordinamento, infatti, è ammessa la limitazione coercitiva della libertà personale, soltanto in caso di giudicato di colpevolezza per delitto con pena superiore ai 3 anni, quindi soltanto per un soggetto riconosciuto definitivamente colpevole in sede penale.
E’ quindi solo ed esclusivamente il potere giudiziario a poter disporre, con obbligo di motivazione ed attenendosi alla lettera della legge, una misura sanzionatoria tale da limitare la libertà personale, e ciò l’ordinamento lo consente solamente in presenza di una sentenza passata in giudicato per un reato di notevole gravità e pericolosità sociale, quindi al termine di un procedimento pubblico, il processo, nel corso del quale sia garantito al sottoposto l’esercizio del diritto di difesa, diritto che la Costituzione dichiara parimenti inviolabile “in ogni stato e grado del procedimento”.(art.24 Cost.)
Ed infatti, proprio a garanzia dell’inviolabilità del diritto alla difesa da possibili abusi, anche nella fase dell’esecuzione della pena sussiste il controllo giurisdizionale da parte della magistratura di sorveglianza.
Nel caso dei C.P.T.,invece, una misura sotto tutti gli aspetti sanzionatoria e limitatrice della libertà personale, e pertanto assimilabile alla pena, quale il “trattenimento” all’interno del centro, viene
disposta dal questore, un organo amministrativa, la cui azione è pertanto improntata alla discrezionalità e pertanto non vincolata all’osservanza di una norma che ne precisi la condotta.
E’ evidente che in tal modo si genera un confusione tra poteri dello Stato, che devono restare separati a garanzia del cittadino: tutti gli accorgimenti di natura garantista approntati dall’ordinamento nell’ambito di un procedimento giurisdizionale ovviamente non possono sussistere nel campo d’azione degli organi amministrativi, il cui operato è improntato ai principi opposti di efficienza, efficacia, economicità e speditezza.
Il questore non è e non sarà mai un organo di giustizia, tuttavia l’art.21 del DPR n.394/99, in attuazione del Testo Unico in materia di immigrazione (d.lgs. n 286/99), gli attribuisce la esclusiva responsabilità delle misure occorrenti per la sicurezza e l’ordine pubblico del centro, nonché di quelle necessarie per impedire l’indebito allontanamento dallo stesso.
Sussiste infatti il divieto assoluto di allontanarsi a carico degli “ospitati” e tutto ciò che accade all’interno del centro è posto sotto la responsabilità dell’autorità di Pubblica Sicurezza, la quale è incaricata della sorveglianza e del controllo del centro.(art. 14, d.lgs. n. 286/99).
Il legislatore ha accuratamente evitato l’utilizzo di una terminologia di stampo penalistico, che avrebbe suscitato critiche e dissensi dal punto di vista giuridico, ma appare evidente che i C.P.T. siano in toto assimilabili a delle carceri e come tali incostituzionali, malgrado il diverso avviso della Corte Costituzionale (sent.n.105/2001), recentemente pronunciatasi in merito.
Il Tribunale di Milano, infatti, in una delle molteplici ordinanze di rimessione colle quali ha investito la Corte della questione di legittimità costituzionale dell’art.14 del d.lgs. n. 286/99 in relazione all’art.13 Cost., ha rilevato come, seppure effettuato in strutture facenti capo al Ministero degli Interni e non alla Amministrazione Penitenziaria, il trattenimento nei C.P.T. abbia dato vita ad una sorta monstrum giuridico: una forma di “detenzione amministrativa”.
Per tutta risposta, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, intervenuta nel processo e assistita dall’ Avvocatura dello Stato, ha sostenuto che le coazioni fisiche di “lieve entità” non sembrano lesive del disposto dell’art.13 Cost. allorché siano dettate da “motivi di sicurezza”.
Le persone trattenute all’interno dei centri, tuttavia, non hanno commesso alcun reato e non hanno riportato alcuna condanna penale, ma si trovano semplicemente in una situazione di irregolarità amministrativa, in quanto sprovvisti di regolare permesso di soggiorno che consenta loro la permanenza sul territorio nazionale.
E’ evidente che parificare le due situazioni quanto alle conseguenze giuridiche a carico dei titolari delle situazioni stesse, come ha stabilito il legislatore, irrogando la medesima misura per entrambe, distorce profondamente lo spirito dell’ordinamento.
Né queste constatazioni risultano in alcun modo scalfite dalla previsone, da parte del medesimo art. 14 del d.lgs. n. 286/99, di un meccanismo di convalida giurisdizionale della misura di trattenimento disposta dal questore “ove ne sussistano i presupposti e sentito l’interessato”.
Appare chiaro che il giudice non è messo nelle condizioni di valutare entro quali limiti il sacrificio della libertà personale del trattenuto sia giustificato sulla base delle generiche informazioni fornitegli dall’ autorità di Pubblica Sicurezza.
La disciplina del d.lgs. n. 286/99, inoltre, non consente al giudice di limitare la durata del trattenimento al periodo di tempo congruo in relazione alle concrete esigenze del caso.
Il controllo giurisdizionale non è dunque effettivo e si limita ad una semplice convalida del provvedimento del questore: davvero troppo poco per consentire una limitazione all’esercizio della libertà personale.
La recente “Carta dei diritti e dei doveri per il trattenimento della persona ospitata nei centri di permanenza temporanea”, contenuta in una direttiva emanata dal Ministero dell’Interno, riconosce, almeno formalmente, il diritto di difesa al trattenuto, prevedendo altresì il gratuito patrocinio per gli espellendi, ma sinora sono pochissimi i casi in cui lo straniero sia stato adeguatamente informato ed assistito in sede di convalida della misura di trattenimento.
Sia il legislatore che la Corte non tengono inoltre conto né della importantissima disposizione contenuta nei Protocolli Aggiuntivi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che vieta espressamente le espulsioni di massa e né dei molteplici riconoscimenti del diritto di asilo, sancito dalle convenzioni di Schengen e di Dublino, nonché previsto dalla nostra Costituzione, all’art.10, per lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana”.
Lo stesso art.10 stabilisce che “la condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali”: conseguentemente è costituzionalmente illegittima qualunque legge che, non conformandosi al diritto internazionale, come pure la Costituzione impone espressamente, non riconosca allo straniero non solo “pari dignità sociale”(art.3 Cost.), ma pure il pieno godimento di tutte le libertà garantite ai cittadini italiani.
Lo stesso diritto alla salute (art.32 Cost.), malgrado la sua naturale posizione di centralità nell’ordinamento e la sua crescente importanza nella giurisprudenza, viene gravemente pregiudicato non soltanto dalla configurazione stessa dei C.P.T., dotati di grate, recinzioni e ostacoli di vario genere, stante l’obbligo a carico dei trattenuti di non allontanarsi e data la loro sottoposizione a continua sorveglianza da parte degli agenti di Pubblica Sicurezza, ma anche dal modo in cui queste strutture vengono organizzate e gestite.
Manca infatti in molte strutture personale addestrato e competente a curare i rapporti umani e linguistici con i trattenuti, malgrado individui di etnia ,religione e cultura differente vengano tutti indiscriminatamente “accolti”; manca quasi ovunque la figura dell’operatore sociale di sostegno (psicologi, mediatori culturali) e persino eventuali soprusi e violenze da parte dei controllori sono irrimediabilmente destinati a rimanere privi di testimoni, visto che la gente trattenuta sarà a breve espulsa dal territorio italiano.
E gli abusi ci sono eccome: vi sono stati casi di somministrazione agli stranieri di tranquillanti e sedativi, nonché episodi di depressione e di autolesionismo tra i trattenuti, senza contare la morte di 6 stranieri nel centro di permanenza di Trapani, episodio che ha portato alla incriminazione del prefetto per omicidio colposo plurimo.
A Firenze e a Brescia inoltre, l’atteggiamento punitivo e repressivo dei questori ne ha comportato l’allontanamento.
La Corte Costituzionale ha optato per la legittimità di queste strutture a tutti gli effetti carcerarie, consapevole che un giudicato di incostituzionalità avrebbe gettato nell’illegalità una prassi oramai consolidata, ma non per questo conforme al diritto.
E’ noto infatti che la dichiarazione di incostituzionalità di una legge, o di un solo articolo di una legge, o di un comma, o di qualsiasi sua parte, ne fa cessare l’efficacia, annulla la disposizione illegittima ex tunc , come se non fosse mai stata emanata, cosicché non può più essere applicata neppure nei giudizi ancora in corso e neppure a fatti già verificatisi in precedenza, salvo sentenza passata in giudicato.(art.136 Cost.; art. 30,l. n. 87/53).
Diventa pertanto indispensabile creare una rete di difesa legale, sociale e politica degli immigrati espellendi ed intervenire tempestivamente nei molteplici casi di espulsione illegittimi, verificando tempi e modalità di trattenimento, nonché adire i giudici nazionali e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Attorno alle iniziative legali deve crescere la pratica della auto-organizzazione degli immigrati e la mobilitazione delle associazioni antirazziste, umanitarie e per i diritti civili.
La legge n.40/98 si proponeva come scopo il contrasto della immigrazione clandestina e dello sfruttamento criminale dei flussi migratori, ma al di là delle dichiarazioni di intenti si è ancora una volta persa l’occasione per una seria e concreta riflessione sulle cause dell’immigrazione: questa legislazione, sotto la minaccia incombente della espulsione, spinge lo straniero alla clandestinità ed alla criminalità, gli nega la possibilità di esercitare i suoi diritti e gli preclude qualunque percorso di integrazione sociale.torna su
Il ministero dell’Interno
nega ai volontari di MSF il permesso di assistere gli stranieri che arrivano a
Lampedusa.
(22/04/2004)
I volontari dell’associazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere non potranno più prestare la loro opera di assistenza sanitaria a favore degli stranieri che arrivano a Lampedusa. Il ministero dell’Interno ha appena comunicato ufficialmente il rifiuto al rinnovo dell’accordo con la prefettura competente che permetteva a MSF l’accesso alla struttura.
La comunicazione dell’estromissione arriva a due mesi e mezzo dalla presentazione del rapporto di MSF sui Centri di Permanenza Temporanea (CPT). Due mesi e mezzo durante i quali MSF ha chiesto di essere ricevuta dai rappresentanti del ministero, senza ottenere alcuna risposta.
“Il rifiuto del ministero aggrava la già pesante mancanza di trasparenza nella gestione dei centri di trattenimento per stranieri in Italia, ma soprattutto rischia di privare migliaia di persone che ogni anno sbarcano a Lampedusa della possibilità di ricevere assistenza sanitaria adeguata. – spiega Loris De Filippi, responsabile dei progetti italiani di MSF – Queste persone, che fuggono da guerre e situazioni di violenza diffusa, arrivano in Italia dopo aver viaggiato spesso in condizioni disumane”.
MSF lavora, a titolo completamente gratuito, nel centro di Lampedusa dal settembre 2002 e fin qui ha assistito circa 7mila persone l’anno. Nel corso del 2003 équipes di MSF hanno visitato tutti gli 11 CPT e i 4 centri “ibridi” esistenti sul territorio nazionale: da questo lavoro è nato un Rapporto, presentato lo scorso 26 gennaio, che denunciava gravi violazioni e inadeguatezze in tutti i Centri. Pur criticando il sistema di detenzione amministrativa degli irregolari praticato in Italia, MSF ha chiesto di poter tornare a lavorare nel Centro di Lampedusa, dopo la consueta pausa invernale (quando gli sbarchi diminuiscono) perché l’Isola rappresenta il principale punto di approdo per stranieri che spesso arrivano in condizioni di salute precarie.
“Ufficialmente il rifiuto a rinnovare il permesso all’ingresso – spiega ancora De Filippi – è motivato con l’elevata professionalità dei servizi resi dall’ente gestore del centro, la Confraternita delle Misericordiae. Ma il nostro staff che ha lavorato all’interno del centro ha più volte riscontrato gravi inadeguatezze nell’assistenza sanitaria erogata agli stranieri. Il centro non è attrezzato per le situazioni di emergenza, come gli sbarchi numerosi; è spesso sovraffollato e presenta condizioni di igiene inadeguate. In molte occasioni abbiamo verificato insufficienza di medicinali e di attrezzature sanitarie di base. Nel centro, fino alla nostra ultima visita, mancava inoltre una struttura idonea all’isolamento di eventuali casi di malattie infettive”.
MSF chiede ora che i membri della Commissione per i diritti umani del Senato visitino regolarmente il centro di Lampedusa per verificare le condizioni di trattenimento degli ospiti e la soddisfazione dei bisogni di assistenza sanitaria. torna su
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Ciao! Vi mando un'invito ad un'iniziativa interessante che stiamo organizzando come volontari di strada assieme ad altre associazioni. Stefano Sabato 16 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale
di Lotta alle |