Una cartolina da Bagdad
di Ingrid B. Coman
Guardavi la foto sulla
pagina di quel giornale, c’era il mio viso scuro di polvere e inchiostro.
Sotto - l’articolo del tuo
cronista preferito sull’ultimo attentato a Bagdad.
Ti sei chiesto quanto anni avevo
o forse
ti sei accorto che avevo l’età
di tuo figlio.
Lo sai che suonavo il
pianoforte e amavo Chopin?
Quella mattina mi sono
svegliato
Sentivo ancora la mia musica
ma non avevo più le mie dita.
Eppure qualche volta
mi capita di sentire le
rotondità dei tasti
sui polpastrelli delle mie dita
seminate chissà dove in quel prato.
Mi piaceva giocare a
pallone.
Sai, un pallone è come un
legame di sangue,
quando giocavamo
eravamo tutti fratelli.
Ma il mio ginocchio si è
guastato
come un orologio caduto
e non si piega più.
Però sono ancora felice.
Certe volte riesco ancora a
cogliere
il volo dei pettirossi
quando passano nel raggio
del mio unico occhio buono.
E penso che forse passeranno
anche dalle tue parti, un giorno
e sfioreranno la tua memoria
con un fugace batter d’ali
una mattina di settembre
forse la stessa
in cui stai finendo il tuo
giornale
e lo chiudi sulla mia foto in
bianco e nero
adagiata con cura sopra il nome del tuo cronista preferito.