I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

LA MATRI

Insomma, lascia che te lo dica una buona volta! Io sono “la Matri”!

Non la mamma o la madre,lasciamole perdere queste mollezze continentali.

Noi siamo quelle che i figli non li portano solo nel ventre come quell’altre. Noi li nutriamo della nostra carne e del nostro sangue, finanche della nostra anima:
 

Secondo te, per niente rinunceremmo ai nostri sogni, ammesso che ne abbiamo, ai nostri desideri che reprimiamo da una vita, a tutte quelle cose che comunque non faremmo,solo per scodellare il figlio nostro, bello, fatto e finito, a voialtre nuore?

Che poi, diciamocelo, non si capisce perché questi figli debbano lasciare la Casa dove sono accuditi, nutriti,  coccolati fino a 60 anni se è il caso,( lo faremmo anche oltre ma Iddio si ostina a farci morire prima o poi…ma meglio poi!) solo per finire in un’altra casa dove Voi fate le stesse cose, ma peggio di noi?
 

E’ il colmo! Vi aspettate forse che per le quattro fesserie in cui NOI non possiamo sostituirvi, voi siate sullo stesso piano nostro o, Dio non voglia, veniate prima di noi?

Nella Matri tutto nasce e finisce perché la gratitudine imperitura e il rispetto, i figli ce lo devono prima di tutto!

L’affetto è un optional, se c’è, meglio, ma non è essenziale.

Ma dico, secondo voi, noialtre avremmo sopportato e pazientemente onorato le nostre suocere ( che Dio le stramaledica!), accudito e guidato i mariti a condurre la vita familiare( perché tutti sanno che è l’uomo che in casa comanda, ma va aiutato a farlo, e soprattutto va convinto che è lui che lo fa, nonostante l’evidenza), soltanto per avere dei figli che poi se ne vanno per la loro strada e pretendono di decidere della loro vita senza i nostri preziosi consigli?
 

E aspettate il vostro turno una buona volta!

Voi nuore avete troppa fretta. Pretendete di decidere in casa vostra!

Ma dico scherziamo! E’me figlio che decide! Naturalmente dopo essersi consultato con me.

Quando anche tu diventerai Matri, allora ma solo allora potrai fare quello che faccio io, comunque non fintanto che io ci sono.

Ricordati, tu fai parte della famiglia e hai dei doveri. Ma non mi venire a parlare di diritti per carità!

E’già tanto dover dividere con te il sangue del mio sangue, che poi manco mi sei simpatica! Mi dovresti ringraziare!

Invece tu cerchi di rosicchiarti piano piano il tuo posto e ti rigiri me figlio come una cotoletta nel suo pane.

Ma non ti illudere che lui con te stia bene, anche se lo crede. O è troppo grasso, o è troppo magro, o è troppo stressato, e tu non sai neanche stirargli le camice. Ma che t’insegnò tua madre, ora si?
 

Cosa credi? Che durerà per sempre quel tuo bel faccino, quel corpo sodo con il quale lo tenti?

Anche tu ti ritroverai un giorno a fissare vecchie foto, senza riconoscerti perché la giovinezza è così lontana che proprio non riesci a ricordarla.

Ti ricorderai di me, quando anche tu aggiungerai giorni ai giorni, senza più sogni né desideri, chiedendoti come riempire le ore fino a che giunga la sera.

E questo mio bel figlio che tu mi hai portato via, diventerà anche lui, un giorno, come suo padre,

immagine di carne della rabbia e dell’amaro sapore dei rimpianti.
 

Rido già ora al pensiero del tuo incredulo stupore, quando vedrai come piano piano andrai ad assomigliarmi.

Quando anche tu sarai nel tuo tramonto, come me aspetterai tuo figlio, con la stessa ansia vorace, per prendere da lui la vita che ti sfugge…

Pensaci ora che mi detesti, pensaci figlia…

ULTIMI FUOCHI ALL'OMBRA DELLA SERA

il ventre profondo dell'america