I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

L'APPUNTAMENTO

Il suo corpo racchiuso nel pesante giaccone, bruciava. Come i suoi pensieri. Come il suo desiderio.
Fino all’ultimo istante era stato incerto. Ma poi la decisione era stata presa, irrevocabile, con la forza di un’ossessione.
L’avrebbe guardata arrivare da lontano, con quel suo passo un po’ goffo, con quell’aria sicura così stridente con la timidezza del suo sguardo.
Si sarebbe fermato ad attenderla, lì, all’angolo della strada, sotto quello strano lampione come un adolescente al primo appuntamento, perché così si sentiva, nonostante i suoi anni. Ma era ancora un ragazzo in fondo all’anima e l’amore l’aveva colto alla sprovvista quando non lo cercava, quando ci aveva rinunciato, come un uomo rinuncia all’amore quando non ha più l’età, quando si sente forte e convinto della sua forza, perché i sentimenti sono cose di donne, di riviste femminili lasciate a impolverarsi nei negozi dei parrucchieri.

E lei era stata l’impercettibile crepa di una vita ordinata.
L’aveva conosciuta per caso, una parola tira l’altra e si erano raccontati la vita. Una volta, due, tre, alla fine si erano presi nell’anima.
Questo era sto il guaio. Trovare l’altra metà del suo cielo, quando i giochi erano fatti, quando i bluff erano oramai scoperti. Quando tornare indietro o solo ricominciare sarebbe stato impossibile.
C’era un tacito patto fra loro. Non superare mai il limite oltre il quale i sentimenti non trovano argini.
Ma il patto era stato infranto, senza volerlo, senza saperlo e ora…
Ora era qui ad aspettarla sotto quel lampione come un uomo- ragazzo aspetta la sua donna- bambina, con la stessa innocenza, con lo stesso entusiasmo, con lo stesso desiderio.
Pensò a quando tanti anni prima, all’università, portava le sue donne nella sua stanza alla casa dello studente. Oppure in quella di qualche suo amico. Si ricordò la trepidazione di allora, le mani sudate, il cuore che batteva a mille. La mano tremante che infilava la chiave nella toppa, il respiro della “lei” di turno, caldo sulla nuca. E quel desiderio denso che confondeva i pensieri e impastava le parole nella bocca secca.
Così si sentiva in quel momento sotto quel lampione.
E gli tornò nel ricordo, l’odore di letti sfatti, pieni delle impronte di molte carezze, e l’aria pesante di quelle stanze chiuse dove i suoi vent’anni bruciavano in incontri casuali.
Ed ora dove l’avrebbe portata? Si sistemò il nodo alla cravatta. Che sciocchezza averla messa, su quell’abbigliamento sportivo. Per un impulso subitaneo, lo allargò e poi lo sciolse. Tirò via la cravatta, l’appallottolò e la mise nella tasca del giaccone.
Diede uno sguardo nervoso all’orologio. Stava facendo tardi. Diede un’occhiata inquieta alla strada. Pochi passanti frettolosi, ombre indistinte immerse nella nebbia che implacabile aveva ricominciato a salire. Sentiva il gelo tagliargli il viso, ma le mani nelle tasche erano sudate.
L’avrebbe vista arrivare, il suo corpo snello, le lunghe gambe nervose e quella pelle chiara, liscia e trasparente. Avrebbe affondato il viso nei suoi capelli scuri aspirandone il profumo. E poi l’avrebbe presa sotto braccio e portata…dove? Ma si, da Guido, certo! quel ristorantino così carino, appartato, in periferia, dove nessuno li avrebbe riconosciuti…
Aveva previsto tutto. La scusa: una riunione aziendale che si era protratta fino a tarda notte…
Ma dove l’avrebbe portata poi? Un giro in macchina fino al Salto, lo strapiombo sul mare, il paradiso delle coppiette…
Non avevano più l’età.
Lui non aveva più l’età per consumare l’amore su un sedile ribaltabile, senza poter guardare il suo corpo, cercando un piacere frettoloso e goffo in un groviglio di vestiti spiegazzati…
In un motel? No! Lei non era donna da portare in un motel, con quel suo sguardo remoto e quel sorriso ingenuo e a suo modo innocente. Eppure ora non gli sembrava poi così importante fare l’amore con lei. Voleva solo vederla arrivare. Voleva incontrare il suo sguardo tranquillo e quel sorriso che gli regalava ad ogni incontro casuale.
Si chiese con che spirito lei sarebbe venuta. Si chiese se avesse capito, che era quello il momento.
Che quell’incontro non sarebbe stato come gli altri.
Ma lei non sarebbe stata l’avventura di una notte! Lo sentiva. E dopo? Dopo, tutto sarebbe stato diverso, come in un’altra vita.
Era questo il punto. Lo voleva davvero? Voleva davvero l’urto dell’amore sulle acque morte della sua esistenza ordinata e serena?
Si guardò intorno. La strada sempre più deserta. Il cellulare muto. Lei non sarebbe arrivata.
Senza una spiegazione o forse una scusa.
Preferiva pensarlo, mentre l’aspettava con la segreta speranza che non arrivasse davvero.
Voleva riprendere con lei l’antica superficiale amicizia che all’inizio li aveva attratti l’uno verso l’altra, prima che l’amore scombinasse le carte. Ma era poi amore, o solo l’ultima illusione di una vita al tramonto.
Si guardò le mani, la vera all’anulare, resa opaca dagli anni, non aveva neppure pensato di toglierla.
Sua moglie a casa che l’aspettava o forse non l’aspettava più. Il suo corpo stanco e trascurato dalla sua mancanza di desiderio eppure così rassicurante e docile. Da quanto non la guardava più come si guarda una donna amata e non una vecchia amica consolante come una vestaglia di lana in una notte di inverno? Eppure capiva che le voleva bene senza desiderarla più e a questo non c’era rimedio e così era la vita oramai, una compagna a cui ci si è abituati, che ci fa stare bene, ma senza palpiti, senza emozioni.
Ma l’altra…L’altra era il confine oltre il quale afferrare un sogno. Ma poi?
I giochi sono fatti,” rien ne va plus”.
Ma poi ci sarebbero stati i soliti giorni. I gesti quotidiani, le parole usate, consumate e vuote.
La giovinezza comunque finita e il futuro alle spalle e allora a che sarebbe valso sprofondare in un sogno così fragile e vacuo come il profumo che lasciano i ricordi quando passano in un lampo in una mente distratta?
Lei non arrivava…meglio tornare.
Un passo dopo l’altro, volse le spalle alla luce del lampione senza voltarsi indietro.
Ma si! Ci sarebbe stata un’altra occasione. Che vuoi che sia in fondo? Soltanto un imprevisto.
E poi…forse…al prossimo incontro…
Ma il cuore era una scatola vuota nella quale risuonava secco il rumore prodotto dai suoi tacchi sull’asfalto bagnato.

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