I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

AVETE PRESENTE I BASILISCHI?

Avete presenti i “Basilischi”?

Forse quelli un po’ in la con gli anni, ricorderanno il film. Alcuni amici in un paese del meridione, avete presente l’atmosfera?

Questo per introdurre l’argomento di oggi: l’intellettuale di paese.

Ogni paese che si rispetti, soprattutto qui nel profondo sud, ne possiede almeno un esemplare, onore e vanto della storia e della cultura locale.

Soggetto solitamente di sesso maschile con qualche rarissima eccezione generalmente non sufficientemente apprezzata, si presenta in varie sottospecie che si differenziano tra loro, soltanto per poche irrilevanti sfumature.

 L’intellettuale tipico è un ex maestro elementare, professore, o semplicemente impiegato statale o comunale, che generalmente ha pubblicato a sue spese, almeno un libro di poesie, oppure un libro sulla storia e sugli usi e costumi locali.

E’ raro che abbia pubblicato un romanzo o qualcosa di similare, terreno questo quanto mai rischioso, sul quale non azzarda di addentrarsi.

Di questa sua opera egli suole omaggiare amici, parenti e conoscenti, e siccome di solito conosce mezzo paese se non tutto, quasi ogni famiglia possiede un esemplare della sua opera, che troneggia polverosa e intonsa, negli scaffali più o meno forniti, di tutte le case.

 All’aspetto, l’intellettuale di provincia si presenta bene.

In genere di media statura, curato nel vestire, si mostra con chioma fluente in genere grigia, occhiali( non tondi per carità che fanno troppo di sinistra), sigaro o pipa da cui non si separa per nulla al mondo. Taluno fra i più trasgressivi, si dota anche di barba e baffi anch’essi brizzolati.

Privo com’è di impegni di alcun tipo, il suo terreno di caccia preferito è la piazza del paese, dove trascorre gran parte del suo tempo, a tutte le ore del giorno, a parte brevi puntate nei vari bar, dove offre e si fa offrire caffè e aperitivi.

Circondato dai suoi estimatori più fedeli, occhieggia intorno con l’aria saputa di chi tutto sa e tutto capisce.

Il fatto che abbia scritto un solo libro in tutta la sua vita e che non ne abbia letto nessuno negli ultimi quattro lustri, è cosa del tutto irrilevante, in quanto l’intellettuale di paese, lo è per grazia divina, e lo sarà fino alla morte.

Egli di tutto disquisisce, e non c’è materia che lo trovi sprovvisto di argomenti.

Avendo in genere una cultura alquanto limitata, pecca che riesce benissimo a nascondere dietro il fluire maestoso del suo parlare solitamente ricercato, le sue più accese preferenze vanno verso la politica e lo sport.

Sulla politica è un qualunquista, del genere destra e sinistra ormai pari son, il mondo va alla rovina perciò armiamoci e partite e così via.

Su ogni formazione politica ha da dire pecche e difetti; ogni esponente politico è un ladro marpione, che pensa solo ad arricchirsi e via discorrendo.

Nello specifico dell’amministrazione comunale poi, è un fustigatore della peggior specie.

Assolutamente imparziale rispetto al colore della stessa, su sindaco e assessori conosce vita morte e miracoli. Nessun intrigo, nessuna magagna, nessun accordo sottobanco, sfugge al suo occhio di severo censore.

Per virtù e opera dello spirito santo, è sempre al corrente delle ultime novità, prima ancora di quelli che ne saranno soggetti o vittime.

Per questo motivo è temuto e rispettato in quanto capace di distruggere con poche indiscrezioni la carriera politica di chiunque nonché amicizie e comparaggi.

 L’argomento nel quale però dispiega al meglio le sue grandi capacità oratorie è il curtiglio, ovverosia il pettegolezzo.

A sentirlo ci si chiede da quali fonti segrete egli tragga le succulente notizie che elargisce alla cerchia più ristretta dei suoi adepti affinché le diffondano nel più breve tempo possibile, sempre dopo aver dato la loro parola di tacere a costo della vita.

Si direbbe quasi che egli passi molto de suo tempo, a nascondersi in ogni letto, in ogni anfratto, in ogni buco dal quale coglie in fallo con precisione millimetrica, commerci carnali, adulteri, aspiranti pedofili, lolite in erba.

I nomi dei malcapitati dapprima sussurrati, poi messi alla gogna pubblicamente, circolano in ogni strada e in ogni casa, per cui quando costoro si mostrano in pubblico, il brusio e i sorrisini, li seguono come un fastidioso sciame di vespe, mentre lui, l’intellettuale di paese, li guarda assorto e paterno, assolutamente superiore a meschinerie di tal fatta.

 In genere l’intellettuale di paese, è uno scapolo inveterato con fama di tombeur de femme.

Nella sua giovinezza lontana, si vanta di aver fatto strage di cuori femminili, alle cui attenzioni esclusive mai si è concesso, proprio per seguire la propria personale musa cioè l’arte.

Arrivato all’età matura, si fa amorevolmente accudire da mammà, ( ho già detto quanto siano incredibilmente longeve le matri di noialtri) o in mancanza, da una sorella impeccabilmente nubile di provata virtù, che è poi la sua fan più accanita.

In casi rarissimi, però, è possibile trovarne un esemplare regolarmente accasato.

In questa fattispecie, la consorte è un essere invisibile che non esce mai di casa e di cui si è perso anche il ricordo delle umane fattezze, perché come si dice, neanche l’ombra del sospetto deve sfiorare la moglie di Cesare.

Tale simulacro di donna è nato votato al martirio.

Ha sopportato in silenzio affronti e tradimenti, conscia della sua infinita inferiorità davanti a cotanto consorte.

Ha subito non sempre contro voglia, il rifiuto di avere figli per non turbare l’ispirazione del vate.

Solamente in vecchiaia, quando le turbative ormonali, la rendono ormai assolutamente priva di ogni attrattiva, riacquista la tanto agognata libertà, godendo finalmente di ciò per cui ha sacrificato l’intera esistenza: IL PRESTIGIO SOCIALE.

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