I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

I CENTO PASSI DI BOBBY LEE

Il Governatore non mi ha concesso la grazia.

Me l’aspettavo. Se l’aspettava pure quello stronzo di avvocato d’ufficio che mi hanno affibbiato.

E del resto, come lo pagavo io un avvocato? Comunque lui l’aveva chiesta, la grazia.

Era sempre una possibilità per me che la grazia non gliel’ ho data a quella tipa che ho accoppato, e per nulla pure, tanto i soldi non li aveva, ed è per questo che sono qui ora, in questa merda, a contare le ore, anzi i minuti che mi separano “dal buco finale”.

Quanto gridava quella, e piangeva, e implorava, che la lasciassi vivere, con quella faccia grossa e bianca che pareva di cera, e quella carne flaccida che ci affondavi e mi si è pure spezzata la lama del coltello.

Non capiva che non era niente, lei, soltanto il mezzo per pagarmi un’altra dose di crack

L’avrei accoppata lo stesso, tanto ero fatto, e avevo dentro una rabbia da sballo e il sapore del sangue in bocca, e l’odore del sangue nel naso. Ma i soldi non li aveva e così è stato inutile e anche da stronzi, infatti per questo omicidio mi hanno preso e condannato e non per gli altri… Perché ci sono nato io, col coltello in mano, e la rabbia, quella, l’ ho bevuta insieme al latte di mia madre.

Vuoi confessarti figliolo? Mi ha detto il cappellano del carcere. Lascia perdere fratello, che tanto è inutile, e non saprei nemmeno da che parte cominciare. Ne ho fatte tante di stronzate in questa mia vita pidocchiosa che a raccontarle ci vorrebbe troppo tempo, e tempo io non ne ho.

Ho già fatto l’ultima cena come Cristo, ma l’ultima sigaretta, quella no, è vietato perché il fumo fa male, uccide perfino, e lo Stato ti vuole in perfetta salute per accopparti.

Fra poco arriveranno, si presentano in tanti, per dirti quello che sai già. Mille volte ho immaginato la scena in questi ultimi anni, che fra rinvii e burocrazia, quasi quasi ci diventavo vecchio in questa cella.

Hai una moglie o una ragazza che vorresti vedere…? Il cappellano è un brav’uomo dopotutto, ha gli occhi stanchi di chi ha visto troppe cose. No, non ce l’ ho una donna mia, mai avuta.

Me le prendevo con la forza quando ne avevo voglia e non ero troppo fatto. Sempre così, eccetto Rita, forse, che a farlo con me le piaceva, e non gridava e non piangeva, ma non era poi così diverso per me anche con lei, a farlo in piedi a ridosso di un muro, o sul suo sudicio pagliericcio, con le sue grosse tette contro il petto e i suoi occhi vuoti, rovesciati verso il cielo…

Eccoli! Arrivano. E’ già l’ora? Non ho paura, di cosa poi?, non sarà certo peggio della vita, la morte.

Non c’è bisogno che mi trasciniate, cammino da solo grazie, le gambe, ecco, mi tremano un poco.

Saranno troppo lunghi o troppo brevi, questi cento passi che mi separano da quella stanza in fondo al corridoio, dalla quale non tornerò?

“ Addio Bobby Lee, ci vediamo all’inferno!” “ Addio fratello, il prossimo sarò io.” Le voci dei compagni, mi accompagnano, perfino allegre come può esserlo la voce di un uomo morto.

Addio fratelli o meglio arrivederci, forse, all’inferno se c’è. Ma io l’inferno l’ ho già scontato da quando ho aperto gli occhi in questo mondo.

Eccoci qui, alla fine. Sembra una stanza d’ospedale, se non fosse per quella parete tutta di vetro, e dietro tutta quella gente che aspetta di vedermi schiattare. Ecco il lettino con le cinghie, verdi, come i camici del boia e i suoi aiutanti. Tutto così pulito, tutto così luccicante! Camici verdi lenzuola verdi e acciaio che brilla sotto le luci. Mi fanno stendere, mi bloccano braccia e gambe con le cinghie, ed ecco lì la macchina che mi sputerà il veleno nella vena. Ma prima un’iniezione di calmante, mi faranno, chissà perché. Guarda con che attenzione fa uscire l’aria dall’ago! Che non mi venga un’embolia per carità!

E quelli là fuori, immobili come statue. Ci sono i figli della vecchia, grassi come lei. Ci scommetto che vorrebbero essere loro a piantarmi l’ago nel braccio. Non ci crederebbero ora, che mi dispiace di averla ammazzata, una povera donna senza altra colpa di avermi incontrato sulla sua strada, quel maledetto giorno.

Chissà se Dio ci crederà che mi dispiace, ma degli altri che ho accoppato, non mi frega, che tanto erano topi di fogna come me. I motivi neanche li ricordo. Uno sguardo che non mi è piaciuto? Una parola di troppo? Cosa importa. Quanto sono stato scemo! Ma avevo scelta? Dio dimmi solo se avevo scelta. Vorrei saperlo.

C’è pure qualche giornalista di fogliacci di provincia e laggiù? Possibile? E’ venuta!!!

E’ venuta la mia vecchia.

Mamma, ma perché? Che ci stai a fare qui fra questa gente?

Era meglio se morivo di coltello, mamma, e non così su questo lettino come un cristo in croce.

Guardami mamma, solo tu lo sai quanto ho paura, quanto vorrei respirare ancora anche solo un minuto in questo porco mondo, perché è diverso vederla arrivare la morte con questo camice verde così pulito, che puzza di disinfettanti, e gli attimi sembrano pesanti come pietre e hai il tempo di chiederti, come sarà? Che proverò? Farà male?

Meglio la morte che arriva alle spalle sulla punta di un coltello, o in una pallottola all’improvviso. Un colpo e via, e non sai quando né come…Forse l’inferno sarà un tunnel  dalla luce gialla, e  quello che ho fatto mi verrà in contro con la forza di un’eco per l’eternità…

Guardami mamma, aggancia i miei occhi e non lasciarli più, solo così lo posso sopportare, e non mi metterò ad urlare come una stupida donnetta.

E questa vita poi, come sarebbe stata? Alla fine, forse, sempre così doveva finire. Almeno potessi vedere un’ultima volta uno spicchio di cielo, lassù fra i grattaceli, dove non arriva il puzzo di piscio e di immondizia, dei vicoli dove sono cresciuto. Uno spicchio di cielo…una volta ancora… 

Robert Lee Richarson è stato giustiziato nella prigione federale di H., alle ore 6.45 A.M. di oggi, mercoledì 21 luglio 2004, tramite un’iniezione letale. La sua agonia è durata tre minuti. Aveva 29 anni e da dieci era nel braccio della morte, per l’omicidio della signora Linda Amilton.

ULTIMI FUOCHI ALL'OMBRA DELLA SERA

il ventre profondo dell'america