la saga dei gommoidi
Autore: Andrea Ingianni

(dedicato a coloro che come una sfera di gomma restano imperturbabili di fronte a tutte le vicende della vita)

************

 

I COMMENTI:
Divertente racconto questo di Andrè do Caboverde, una storia ispirata che mescola citazioni dei “bestiari medievali” ed elementi fantastici e favolistici, fondendoli in una narrativa asciutta e compiaciuta.
La saga dei Gommoidi mi sembra abbastanza originale come spunto, (bisognerebbe chiedere all’autore a cosa s’ispira, perché sceglie di parlare di questa “razza” d’individui, “d’indole abulica e tremebonda”), e così anche il percorso seguito, dove l’orso non viene sconfitto in singolar tenzone, ma sviene alla vista del lucertolone “ielloforo”, che poi viene beatificato, gustando così la giusta rivincita nei confronti del paese, i cui abitanti lo avevano tacciato di portare male.
Molti sono i temi che potrebbero essere approfonditi, da quelli relativi alla vita del Santo, o dell'orso (per esempio, perché non pensare ad un “secondo round” pieno di cattiveria, in cui, passati gli anni e appesantito, il Nostro dovrà ancora dare gran prova di sé attraverso una nuova e definitiva sconfitta al terribile grizzly?), fino a quelli relativi alla stessa vita del paese. (pensa a quante cose potrebbero accadere nella locanda dell’orso bianco...)
Complimenti comunque, anche per l’umorismo sottile di cui è ricco il racconto e che, a quanto mi sembra, leggendo altri tuoi scritti, deve appartenerti come persona.
Consiglio: La canzone “Il gorilla”, di F. De Andrè. “Paperino e gli ameboidi dallo spazio profondo” (Topolino)
Alla prossima avventura.

 

****

 Pubblico con orgoglio e un pizzico di vanità la recensione di MASSIMILIANO BARLETTA:

"Ho letto il tuo racconto se poi così lo si può chiamare visto che ha le fattezze piuttosto di una denuncia bella e buona contro la maggior parte della "massa silenziosa"...
...A me sembra che tu racchiuda davvero una scintilla vitale che molta gente ormai ha spento in fondo al proprio cuore e che forse... anche tu avevi sopito in tempi ormai passati...
bando a queste mie considerazioni su di te...
Ti dico che il tuo "racconto" mi ha fatto pensare subito ad una delle opere più conosciute di Ibsen e, per la precisione, a "casa di bambola", dove emerge fortissimo il contrasto fra i valori autentici della vita e tutto ciò che molto spesso siamo o diventiamo per confonderci nella società...."

°°°°°°°°°°°°°°

Recensione alla "Apologia del disordine

 

°°°°°°°°°°°°°°

Le illustrazioni dell.Opera sono state appositamente
realizzate da Francesco Sozzi, giovane e affermato artista
catanese. La sua impostazione prevalentemente classica
per tecnica e studio, è frutto degli insegnamenti del
maestro Alberto Abbate.
Francesco Sozzi di è classificato al primo posto al
Concorso di Versi di .Versi la Poesia dell.Eros - Sezione
Pittura
www.akkuaria.net/francescosozzi
francescosozzi@pittorisiciliani.it
48


clicca


clicca qui per conoscere dettagli e modalità di acquisto

Una narrazione incisiva, essenziale; i temi universali, la vita e la morte, gli interrogativi esistenziali che pervadono in maniera inquietante i tuoi racconti, la sottile ironia, che affiora nelle situazioni e nei personaggi, analizzati con raffinato talento, eppure così reali,  fanno de  “Il vento di scirocco” una pagina pregevole della nostra letteratura”        Andrea Ingianni

 

<<<<<<<<<<<

"Recensire un libro implica sempre un certo grado di responsabilità, ma nel caso di questo lavoro di Mariagrazia Di Stasi il compito è più semplice. Infatti, l’autrice, al suo esordio con questa raccolta di undici racconti, ha vero talento di narratrice capace ULTIMI FUOCHI NELL'OMBRA DELLA SERAdi avvinghiare il lettore nella sua trama fatta di amori perduti, di malinconia, di un senso della vita sfuggente, come spesso capita ai protagonisti dei suoi racconti che sembrano un po’ sospesi a guardare il fluire della loro vita e quella degli altri, spettatori passivi dell’esistenza che si ritraggono dall’azione, dall’osare ad andare incontro ai propri sentimenti, ciò che li lascia, alla fine, chiusi in se stessi e, appunto, nella loro malinconia.

Questa malinconia a tinte forti parla, però, al lettore sollecitandolo ad una riflessione sul senso della vita e della morte, dell’amore e delle passioni.

I personaggi dei racconti sono abilmente tratteggiati nelle loro piccole e grandi manie, passioni e debolezze, come lo zio Nino dell’ultimo racconto dal titolo “Sarà quel che Dio vorrà” e Maria, l’altra protagonista della stessa storia ambientata in Sicilia, dove tra l’altro vive l’autrice. Maria, una bella ragazza figlia di una donna costretta all’emigrazione dopo aver subito violenza da un boss mafioso, saputo dell’imminente morte del boss torna alla terra della madre ed attende la notizia seduta al tavolino di un bar. Un uomo, colui di cui la madre era innamorata e che avrebbe dovuto sposare, la osserva segretamente in silenzio; conosce già il suo carattere e le sue mosse, quasi fosse sua figlia, perché in tutti quegli anni ha mantenuto i contatti con un fratello della madre che gliel’ha descritta minuziosamente. La conosce a tal punto da prevedere le sue azioni dettate dal suo carattere orgoglioso e dal disprezzo per il morto. La ragazza entrò nella casa del boss, “altera, lo sguardo fisso sulla bara... rimase per un lungo momento a guardare il volto del defunto... con un gesto lento e ponderato, si sfilò con studiata lentezza l’anello dal dito e lo lasciò cadere con noncuranza all’interno della bara aperta...” e uscì “con la stessa altera dignità con cui vi era entrata”.

Il talento di Di Stasi sta anche nella sua capacità di descrivere minuziosamente gli ambienti e le atmosfere, nello sceneggiare i racconti, come nella migliore tradizione della letteratura siciliana, da Pirandello a Camilleri, passando per Sciascia. L’accostamento con questi grandi della letteratura serva soltanto come riferimento ad un umus culturale di una terra ricca di suggestioni e come incoraggiamento all’autrice che aspettiamo alla prova più impegnativa di un romanzo. Per intanto, gustiamoci questi undici racconti"
Giuseppe Fornaro