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Autore: Andrea Ingianni
(dedicato a coloro che come una
sfera di gomma restano imperturbabili di fronte a tutte le vicende della
vita)
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I COMMENTI:
Divertente
racconto questo di Andrè do Caboverde, una storia ispirata che mescola
citazioni dei “bestiari medievali” ed elementi fantastici e favolistici, fondendoli in una narrativa asciutta e compiaciuta.
La saga dei Gommoidi mi sembra abbastanza originale come spunto,
(bisognerebbe chiedere all’autore a cosa s’ispira, perché sceglie di parlare
di questa “razza” d’individui, “d’indole abulica e tremebonda”), e così anche il
percorso seguito, dove l’orso non viene sconfitto in singolar
tenzone, ma sviene alla vista del lucertolone “ielloforo”, che poi viene
beatificato, gustando così la giusta rivincita nei confronti del paese, i
cui abitanti lo avevano tacciato di portare male.
Molti sono i temi che potrebbero essere approfonditi, da quelli relativi
alla vita del Santo, o dell'orso (per esempio, perché non pensare ad un
“secondo round” pieno di cattiveria, in cui, passati gli anni e appesantito,
il Nostro dovrà ancora dare gran prova di sé attraverso una nuova e
definitiva sconfitta al terribile grizzly?), fino a quelli relativi alla
stessa vita del paese. (pensa a quante cose potrebbero accadere nella
locanda dell’orso bianco...)
Complimenti comunque, anche per l’umorismo sottile di cui è ricco il
racconto e che, a quanto mi sembra, leggendo altri tuoi scritti, deve
appartenerti come persona.
Consiglio: La canzone “Il gorilla”, di F. De Andrè. “Paperino e gli ameboidi
dallo spazio profondo” (Topolino)
Alla prossima avventura.
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Pubblico
con orgoglio e un pizzico di vanità la recensione di MASSIMILIANO
BARLETTA:
"Ho letto il tuo racconto se poi così lo si può chiamare visto che ha le
fattezze piuttosto di una denuncia bella e buona contro la maggior parte
della "massa silenziosa"...
...A me sembra che tu racchiuda davvero una scintilla vitale che molta gente
ormai ha spento in fondo al proprio cuore e che forse... anche tu avevi
sopito in tempi ormai passati...
bando a queste mie considerazioni su di te...
Ti dico che il tuo "racconto" mi ha fatto pensare subito ad una delle opere
più conosciute di Ibsen e, per la precisione, a "casa di bambola", dove emerge
fortissimo il contrasto fra i valori autentici della vita e tutto ciò che
molto spesso siamo o diventiamo per confonderci nella società...."
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Recensione alla "Apologia del disordine
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Le illustrazioni dell.Opera sono state appositamente
realizzate da Francesco Sozzi, giovane e affermato artista
catanese. La sua impostazione prevalentemente classica
per tecnica e studio, è frutto degli insegnamenti del
maestro Alberto Abbate.
Francesco Sozzi di è classificato al primo posto al
Concorso di Versi di .Versi la Poesia dell.Eros - Sezione
Pittura
www.akkuaria.net/francescosozzi
francescosozzi@pittorisiciliani.it
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“Una
narrazione incisiva, essenziale; i temi universali, la vita e la
morte, gli interrogativi esistenziali
che pervadono in maniera
inquietante i tuoi racconti, la sottile ironia, che affiora nelle
situazioni e nei personaggi, analizzati con raffinato talento, eppure
così reali, fanno de “Il vento di scirocco” una pagina pregevole
della nostra letteratura”
Andrea Ingianni
<<<<<<<<<<<
"Recensire un libro implica sempre un certo grado di responsabilità,
ma nel caso di questo lavoro
di Mariagrazia Di Stasi il compito è più semplice. Infatti, l’autrice,
al suo esordio con questa raccolta di undici racconti, ha vero talento
di narratrice capace di avvinghiare il lettore nella sua trama fatta
di amori perduti, di malinconia, di un senso della vita sfuggente,
come spesso capita ai protagonisti dei suoi racconti che sembrano un
po’ sospesi a guardare il fluire della loro vita e quella degli altri,
spettatori passivi dell’esistenza che si ritraggono dall’azione,
dall’osare ad andare incontro ai propri sentimenti, ciò che li lascia,
alla fine, chiusi in se stessi e, appunto, nella loro malinconia.
Questa
malinconia a tinte forti parla, però, al lettore sollecitandolo ad una
riflessione sul senso della vita e della morte, dell’amore e delle
passioni.
I
personaggi dei racconti sono abilmente tratteggiati nelle loro piccole
e grandi manie, passioni e debolezze, come lo zio Nino dell’ultimo
racconto dal titolo “Sarà quel che Dio vorrà” e Maria, l’altra
protagonista della stessa storia ambientata in Sicilia, dove tra
l’altro vive l’autrice. Maria, una bella ragazza figlia di una donna
costretta all’emigrazione dopo aver subito violenza da un
boss mafioso, saputo dell’imminente morte del boss torna alla terra
della madre ed attende la notizia seduta al tavolino di un bar. Un
uomo, colui di cui la madre era innamorata e che avrebbe dovuto
sposare, la osserva segretamente in silenzio; conosce già il suo
carattere e le sue mosse, quasi fosse sua figlia, perché in tutti
quegli anni ha mantenuto i contatti con un fratello della madre che
gliel’ha descritta minuziosamente. La conosce a tal punto da prevedere
le sue azioni dettate dal suo carattere orgoglioso e dal disprezzo per
il morto. La ragazza entrò nella casa del boss, “altera, lo sguardo
fisso sulla bara... rimase per un lungo momento a guardare il volto
del defunto... con un gesto lento e ponderato, si sfilò con studiata
lentezza l’anello dal dito e lo lasciò cadere con noncuranza
all’interno della bara aperta...” e uscì “con la stessa altera dignità
con cui vi era entrata”.
Il
talento di Di Stasi sta anche nella sua capacità di descrivere
minuziosamente gli ambienti e le atmosfere, nello sceneggiare i
racconti, come nella migliore tradizione della letteratura siciliana,
da Pirandello a Camilleri, passando per Sciascia. L’accostamento con
questi grandi della letteratura serva soltanto come riferimento ad un
umus culturale di una terra ricca di suggestioni e come
incoraggiamento all’autrice che aspettiamo alla prova più impegnativa
di un romanzo. Per intanto, gustiamoci questi undici racconti"
Giuseppe Fornaro
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