I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

FESTEGGIAMO QUALCOSA STASERA


E così avrebbe percorso il lungo tunnel buio e poi avrebbe raggiunto la luce…
Sempre che ci fosse stata la luce alla fine…
Di fronte a lui il viso grigio del suo interlocutore.
Le mani a disegnare cerchi nell’aria per spiegare l’inspiegabile con discorsi oscuri e vagamente minacciosi.
Le parole come bolle di sapone, incomprensibili e oscure per la sua mente intorpidita.
Intorno la stanza, la medesima di quando vi era entrato eppure diversa e fuori, quell’improbabile aria primaverile ad inverno inoltrato, forse per regalargli un ultima primavera in cambio di quella che non avrebbe vissuto…
Non sentiva nulla. Nessun dolore.
Era come essere immersi in una bolla d’aria sterile, ma il dolore sarebbe venuto dopo…quando fosse finita l’anestesia provocata dallo stordimento.
E come dirlo a lei?
“ Cara, lo sai che c’è di nuovo? Morirò fra tre mesi…” No certo. così non poteva dirlo.
“ Cara ho un problema, grave, forse fatale, ma le cure…” Sciocchezze, stronzate grosse come una casa. Sto morendo perdio! Sono un morto che cammina! e ti ho sempre tradito…

E che c’entra ora questo, mentre il medico continua a parlare con quella voce fessa, che viene voglia di tappargli quella stupida bocca che non sa dire altro che idiozie.
 “Sto morendo cara, e ti ho sempre tradita…” anzi togliamo quel “cara”. Non si può dire cara ad una donna che non si è mai amata, o forse si, le parole servono anche a questo, a celare ciò che non si può dire…
 L’uomo esce dallo studio del medico come in trance. Fuori la strada è affollata. Odori e rumori lo assalgono eppure lui è già fuori da tutto questo.
 I suoi passi non sono gli stessi di mezzora prima.
 I suoi pensieri sono schegge impazzite. Tutto quello che lo circonda, sembra un insieme di fotogrammi di un film a cui abbiano tolto l’audio e gli attori sembrano marionette impazzite che si affannano in gesti incomprensibili.
 L’uomo all’angolo della strada che vende caldarroste, i monelli che sciamano urlando e urtando i passanti, le vetrine con i primi addobbi natalizi così fuori luogo in quel caldo di scirocco, tutto aveva un aspetto provvisorio, quasi fosse filtrato dalla materia irreale di cui sono fatti i sogni.
 “ Cara sto per morire…” Cristo! Com’era possibile essere qui e ora, e domani, fra un giorno, un mese, due mesi, non esserci più?
 Lui e la sua collezione di pipe, i suoi dischi del grande Amstrong, i suoi libri. Lui e quell’abitudine sciocca di fumare una sigaretta prima di andare a dormire, lui e i suoi vestiti ordinatamente appesi all’asta dell’armadio, anche quello grigio che a Giulia piaceva tanto….già Giulia.
 Bisognerà dirlo anche a lei. Forse sarà più facile.
 Giulia e la sua pelle chiara così morbida e liscia e quegli occhi scuri così caldi e dolci…Giulia, lei non avrebbe detto cose sciocche, discorsi di circostanza.
 Lei lo avrebbe abbracciato e basta, accogliendolo nel suo ventre caldo, come tornare nell’utero di sua madre…Giulia.
 Non sprecava parole Giulia. Sapeva già tutto lei.
 Era sempre un passo avanti. Avanti alle sue incertezze, ai suoi dubbi, ai pretesti ipocriti con i quali lui la teneva fuori dalla sua vita.
 La sua vita…non per molto oramai.
 Infilò la chiave nella toppa. La porta si aprì senza rumore.
 Oltre, odore di chiuso, di cucina, di sigarette spente in fretta.
 Angela aveva sempre freddo, l’avrebbe trovata certo perduta negli strati dei suoi maglioni.
 Le gambe ripiegate sotto il corpo, accucciata sul divano a sonnecchiare davanti alla tv.
 Non le aveva detto nulla della visita medica. Per proteggerla…per proteggersi…ma ora…
 Lei si alzò da divano trattenendo uno sbadiglio e si avvicinò a baciarlo.
 Un bacio distratto come il suo sguardo.
 Si scambiarono qualche frase banale.
 Lui la guardava. I capelli scuri, gli occhi cerchiati, così familiare eppure diversa.
 Quel suo modo di gesticolare a cui si era abituato al punto di non notarlo più, ora gli sembrava invece così diverso, così inesplicabilmente legato all’essenza di sua moglie da essere preziosissimo. L’immagine di lei che si muoveva nello spazio angusto della stanza aveva qualcosa di irreale e di irripetibile.
 Il gesto più banale assumeva ora una luce diversa, come di qualcosa di unico e privilegiato.
 Una scheggia di infinito, posatasi per un attimo nell’incessante e crudele fluire del tempo.
 Lei parlava e la sua voce era un mormorio monotono appena punteggiato da brevi risate, per lui che non l’ascoltava.
 Gli stava raccontando qualcosa che evidentemente la divertiva.
 “ Ma sai, alla fine Giulia mi ha detto…”
 Giulia, certo. Erano amiche loro. Si era sempre chiesto come era stato possibile nascondere a tutti la loro relazione. Conoscenti e poi amici da una vita. Non ricordava neppure il momento preciso in cui qualcosa fra loro era cambiato.
 Forse fu uno sguardo diverso. Il gesto impercettibile di una mano posata su un braccio…e si era trovato a pensare a lei in modo differente.
 Il primo bacio era stato casuale, inaspettato per entrambi e poi…Poi era stato uno scivolare impercettibile nel piacere dolce di quell’amore tardivo.
 La voce di lei così profonda e calda, la sua pelle morbida e liscia e quel sorriso che aveva, come se il sole non tramontasse mai.
 Aveva quella naturalezza innata che la trasformava ogni momento da amica ad amante e viceversa. Era come se in lei coabitassero due donne diverse.
 L’avrebbe rimpianta, ammesso che si possa rimpiangere qualcosa dopo essere morti.
 Eppure adesso si rendeva conto che le aveva amate tutte le donne della sua vita, per non amarne nessuna in modo esclusivo.
 E ognuna di loro aveva lasciato in lui una traccia indelebile, un odore, un sapore, l’impronta di un’immagine.
 Non l’avrebbe detto a Giulia dopo tutto. Cosa aveva detto il medico?
 “ Lei ha una bomba ad orologeria nel cervello, che può esplodere da un momento all’altro. Non si può operare purtroppo, solo tenerla sotto controllo…” Che sciocchezza! Controllare per far cosa?
 Meglio non sapere.
 Un giorno si sarebbe svegliato e sarebbe stato il suo ultimo giorno.
 O forse non si sarebbe svegliato affatto e amen. Non è per tutti così dopo tutto?
 Fra un giorno, un anno, trent’anni, un minuto?
 Arriva per tutti l’ultimo giorno.
 Per lui sarebbe solo arrivato prima.
 “ Soffrirò?”
 “ Avrà mal di testa sempre più frequenti, ma nulla di speciale che non si possa tenere a bada con un analgesico…”
 Allora!
 Allora l’aria era calda per quell’inizio di inverno. Le luci nelle strade, la gente in giro, Giulia che rideva, Giulia che lo baciava piano a labbra chiuse, il suo corpo profumato…
 La vita era questo un insieme di attimi indimenticabili sprofondati in un mare di noia.
 L’uomo si chiese come sarebbe stato quando “la cosa” fosse esplosa.
 Cosa avrebbe provato.
 Una luce accecante? Il rombo di un tuono lontano, un dolore feroce da togliere il fiato o sarebbe stato lo sprofondare in un gorgo di dolcezza estenuante, come quando il suo desiderio esplodeva nel ventre di Giulia e lui si sentiva risucchiato al centro di se stesso mentre i lunghi spasimi del suo corpo, fermavano il tempo sull’orlo di un piacere perfetto…
 Le cellule celebrali via via che muoiono sprigionano endorfine che inondano l’organismo…
 Gli piaceva pensare che l’attimo della morte fosse proprio questo: l’ultimo orgasmo…
 Chiuse gli occhi per un attimo. Quando li riaprì, sua moglie lo stava guardando preoccupata.
 Le si avvicinò sorridendo. Perché impensierirla inutilmente? Darle un dolore che comunque dopo avrebbe dovuto affrontare. Lei era la sua compagna, il cuore caldo della sua esistenza.
 Se anche si era persa l’antica passione, nella quotidianità banale dei gesti ripetuti, lei restava comunque l’unica rotta da percorrere, il porto che avrebbe lasciato solo per affrontare il nulla senza ritorno. Anche dirle di Giulia, sarebbe stata un’inutile crudeltà per entrambe.
 Non le aveva tolto niente dopo tutto. Chissà se l’aveva resa felice.
 Forse l’unico vero, imperdonabile tradimento era quello di averla spenta nel tempo, togliendole la tenerezza, il calore, la gioia, per cadere in un tiepido affetto scontato. Era avvenuto questo fra loro?
 Non aveva il coraggio di chiederglielo.
 La guardò sorridendo. Poi le andò vicino e le sfiorò i capelli con la mano. Lei si stupì di quel gesto inatteso, ma si vedeva che era contenta.
 L’uomo si avvicinò alla finestra chiusa. Fuori, l’incessante flusso della vita. Gli amori, i tradimenti, la crudeltà, l’allegria, il dolore, la gioia…Uomini e donne ignari del loro destino, affaccendati e persi nei loro desideri, nelle loro meschinerie e nelle loro grandezze….
 “ Dai, Angela, vestiti. Stasera andiamo a cena fuori…”
 “ Festeggiamo qualcosa?” Chiese lei incuriosita.
 “ Festeggiamo noi stessi. Ti pare poco?”

ULTIMI FUOCHI ALL'OMBRA DELLA SERA

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