I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

CENONE DI FINE ANNO


La cravatta stringeva. Non c’era più abituato. Anche al colletto della camicia. Gli sembrava che gli segasse il collo, ma forse era solo un’ impressione.
“ Sbrigati!” Disse sua moglie dal bagno, la voce acuta che sembrava uno squittio.
Sbrigarsi? E perché? Mica scappava il ristorante! I posti prenotati, gli amici mai puntuali…
Allargò il colletto con le dita e poi si passò le mani sui capelli radi che portava lunghi sul collo in un’illusione di giovinezza un pò ridicola.
Provò a tirare dentro la pancia, si sentiva ancora un bell’uomo. Ma quel ventre lì, tirava i bottoni della camicia e sembrava che dovessero saltare da un momento all’altro.
Infilò la giacca e poi sistemò una sciarpa di seta bianca intorno al collo. Il cappotto avrebbe completato l’insieme.
Sua moglie uscì dal bagno, preceduta dal suo profumo. I capelli freschi di parrucchiere sembravano finti intorno al viso grassoccio. Il vestito nero, finto sexy, con finte trasparenze e pizzi nei punti nevralgici, le tirava leggermente sul ventre. Le gambe sottili inguainate in collant setificati neri e l’assenza di un punto vita riconoscibile, la facevano sembrare uno strano cilindro traslucido.
Che modo indecente che hanno le donne di invecchiare! Pensò guardandola scontroso. Ma lei sorrideva assolutamente inconsapevole, tutta presa dall’eccitazione della serata che li attendeva.
L’ultimo dell’anno, il cenone, la musica…si…Sembrava uno spettacolo teatrale, tutto come da copione.
La moglie infilò la pelliccia che indossava in occasioni come queste. Sembrava una palla pelosa appena sorretta dalle gambe esili. L’uomo fece una smorfia.
Uscirono di casa e si avviarono al locale a piedi, tanto era vicino.
La moglie parlava ininterrottamente. L’uomo aveva imparato a non sentirla, fingendo di ascoltarla.
Bastava guardarla di tanto in tanto, annuendo leggermente. Lei non si aspettava una risposta ma solo il suo silenzio partecipe. E poi presto avrebbe dimenticato la gran parte dei suoi discorsi. Il viso morbido, leggermente cascante nelle gote, aveva un’espressione soddisfatta e compiaciuta.
Nel guardarla, l’uomo si chiese dove fosse finita la ragazza che aveva sposato trent’anni prima.
Che modo indecente hanno le donne di invecchiare! Non ricordava la sua voce querula, forse si era modificata negli anni, forse lui si era distratto, sprofondando nei suoi occhi belli e leggermente ombrosi che allora gli erano sembrati pozzi misteriosi e opachi. Ma era solo miopia. Lo aveva scoperto dopo.
E dove si era nascosto il suo corpo scattante e leggermente nervoso? Non c’era più fra le pieghe di grasso così disordinatamente distribuito nei posti sbagliati.
Ma lei sembrava non accorgersi di nulla, o forse non le importava. Il suo disinteresse annoiato, i suoi silenzi, quel suo isolarsi fra i suoi libri e la sua musica, tutto questo non sembrava toccarla.
Ora gli camminava affianco leggermente affannata sulle sue gambette sbilenche, continuando a parlargli con quel suo tono vagamente saccente che tanto lo indisponeva.
Il locale era affollato. Alcuni dei loro amici erano già arrivati e avevano preso posto rumorosamente. Un cameriere si fece loro incontro servizievole e distaccato invitandoli a lasciare cappotto e pelliccia nel guardaroba.
La guardarobiera, era giovane e annoiata. Il suo sorriso era stereotipato e freddo. Prese gli indumenti che loro le porgevano, con professionale sveltezza e diede loro i foglietti con i numeri per ritirarli a fine serata.
Poi furono accompagnati al loro tavolo da un altro cameriere. Questi era molto giovane. Poco più di venti anni. Aveva un viso aspro e strani occhi dal taglio lungo, neri e liquidi. I capelli lisci erano sparati in alto da una dose cospicua di gel. Il corpo slanciato, anche se non troppo alto, tirava il tessuto della divisa. Sembrava un giovane animale pronto a scattare. Si muoveva agile fra i tavoli, con un sorriso impersonale, incrostato sulle labbra sottili.
L’uomo chissà perché provò una strana soddisfazione al pensiero che mentre loro erano lì per divertirsi, il giovane fosse costretto a lavorare anche in una notte come quella.
In fondo ne aveva di tempo lui, per divertirsi…una distesa di vita davanti come una strada larga che si perda all’infinito.
Ma poi fu distratto dai discorsi dei compagni di tavolo. Agli antipasti erano state già bevute le prime bottiglie di vino.
Le donne avevano le gote rosse e gli occhi lucidi e gli uomini parlavano con voce più alta del solito.
Il cantante in fondo alla sala cantava canzoni di altri tempi, vagamente melense.
L’uomo si guardò intorno. Il locale era pieno di gente più o meno della sua età o più vecchia.
Gente che trasudava denaro e soddisfazione dai pori dilatati.
Le portate si susseguivano e l’uomo si sentiva sempre più sazio e appesantito. L’allegria portata dal vino lo spingeva a pronunciare frasi sempre più insinuanti che si perdevano in doppi e tripli sensi che le donne fingevano di non capire.
All’improvviso si trovò a pensare che lui e i suoi amici non facevano che parlare di sesso, non praticandolo più da tanto tempo, quasi a volersi rassicurare l’un l’altro della loro prestanza vacillante. Ma se si fosse davvero presentata l’occasione di carne giovane e fresca, sarebbero scappati via come conigli spaventati. Questo pensiero lo turbò più di quanto avrebbe ammesso. Intanto la mezzanotte si avvicinava. Cominciò il conto alla rovescia.
Tutti si alzarono in piedi per il brindisi. Qualcuno gridò:” Ammazziamo l’anno vecchio!”
“ E già tanto che lui non abbia ammazzato noi!” Commentò l’uomo dentro di se.
In fondo alla sala il giovane cameriere stringeva la mano della guardarobiera.
Allo scoccare della mezzanotte il suo viso aguzzo si volse verso quello di lei e la baciò sulle labbra socchiuse…I loro due corpi vicinissimi erano sensuali più che se fossero stai nudi, li davanti a tutti, con la loro giovinezza aggressiva bramosa di sogni e di promesse…
E l’uomo capì di non essere più vivo, non solo li in quel momento, ma da chissà quanto tempo.
E non importava che il suo corpo sopravvivesse per altri dieci o venti anni, perché la Vita aveva chiuso per lui le sue porte, perdendo lungo la strada, sogni e desideri e domani sarebbe stato come ieri.
Intanto fuori, esplodevano i fuochi d’artificio e fu tutto uno stringersi di mani, di baci dati sulle guance avvizzite, di coppe di spumante levate in alto e nell’aria l’odore dolciastro dei profumi costosi misti all’afrore della pelle vizza. Quell’odore invincibile di vecchiaia imminente che impregna anche l’anima per abituarla a quello definitivo della tomba.
L’uomo bevve il suo spumante sentendosi gli occhi lucidi, il braccio intorno al corpo appesantito della moglie che intanto gli sorrideva distratta…

ULTIMI FUOCHI ALL'OMBRA DELLA SERA

il ventre profondo dell'america