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Dopo che Giovanni Paolo II durante il suo pontificato è riuscito a richiamare a se e alla Chiesa tante persone e tanti, tanti giovani, parlando di perdono, avvicinamento e, in certo qual modo, anche di tolleranza, oggi dal soglio pontificio Papa Benedetto XVI condanna, mette in guardia, avverte e intima consigli che sembrano regole, opinioni che sembrano editti, dialoghi che sembrano monologhi.
Anche nella sua ultima omelia, durante la messa per celebrare il quarantesimo anniversario del Concilio Vaticano II, Papa Ratziger ha colto l'occasione per denunciare e condannare il pensiero non conforme a quello cattolico.
''L'uomo tende ad abbandonare Dio, a rendersi autonomo dal principio dell'amore per puntare invece sul potere individuale; ma così facendo sceglie la strada della menzogna anziché quella della verità.''
Allo stesso modo, ha denunciato il Papa, si fa strada nell'uomo ''il sospetto che una persona che non pecchi affatto sia in fondo noiosa; che manchi qualcosa nella sua vita: la dimensione drammatica dell'essere autonomi; che faccia parte del vero essere uomini la libertà del dire di no, lo scendere giù nelle tenebre del peccato e del voler fare da sé; che solo allora si possa sfruttare fino in fondo tutta la vastità e la profondità del nostro essere uomini, dell'essere veramente noi stessi; che dobbiamo mettere a prova questa libertà anche contro Dio per diventare in realtà pienamente noi stessi''.

''L'uomo vive nel sospetto che l'amore di Dio crei una dipendenza - ha detto ancora Ratzinger - e che gli sia necessario sbarazzarsi di questa dipendenza per essere pienamente se stesso. L'uomo non vuole ricevere da Dio la sua esistenza e la pienezza della sua vita. Vuole attingere egli stesso dall'albero della conoscenza il potere di plasmare il mondo, di farsi dio elevandosi al livello di Lui, e di vincere la morte e le tenebre''.
In questo senso l'uomo, secondo la visione del Pontefice, ''non vuole contare sull'amore che non gli sembra affidabile; egli conta unicamente sulla conoscenza, in quanto essa gli conferisce il potere''. ''Piuttosto che sull'amore - ha proseguito Benedetto XVI - punta sul potere col quale vuole prendere in mano in modo autonomo la propria vita. E nel fare questo, egli si fida della menzogna piuttosto che della verità e con ciò sprofonda con la sua vita nel vuoto, nella morte''.

E' dunque sempre il ''relativismo'' il nemico numero uno, è l'Uomo che vive sulla terra senza dio il problema.
Tale Uomo, secondo Ratziger, minaccia la libertà religiosa con la politica e con il relativismo culturale, così come ha accusato prima della preghiera mariana dell'Angelus in piazza San Pietro, domenica scorsa.
La ''libertà religiosa è ben lontana dall'essere ovunque effettivamente assicurata'', ha detto e ''in alcuni casi essa è negata per motivi religiosi o ideologici; altre volte, pur riconosciuta sulla carta, viene ostacolata nei fatti dal potere politico oppure, in maniera più subdola, dal predominio culturale dell'agnosticismo e del relativismo''.
Benedetto XVI, ricordando poi il documento dei padri conciliari sulla libertà religiosa approvato 40 ha aggiunto: ''La libertà religiosa deriva dalla singolare dignità dell'uomo che, fra tutte le creature di questa terra, è l'unica in grado di stabilire una relazione libera e consapevole con il suo Creatore''. ''A motivo della loro dignità - dice il Concilio - tutti gli uomini, in quanto sono persone, dotate di ragione e di libera volontà... sono spinti dalla loro stessa natura e tenuti per obbligo morale a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la religione''.

Secondo la Chiesa, quindi, i laici, gli atei e gli agnostici, minano la libertà religiosa degli altri. A molti non sembra così, a qualcuno sembra il contrario. La Storia è testimone di vicende in cui minacciate sono state sia la libertà religiosa, sia il libero pensiero. Gli aguzzini colpevoli di tale schiavitù ebbero casa e padri sia nella Chiesa che nell'Ateismo e nel relativismo.
Condannare l'ingiusto è fondamentale, ma il dialogo è altra cosa dalla continua opportunistica condanna.

 

http://www.guidasicilia.it/ita/main/news/index.jsp?IDNews=19779

  "Complice di omicidio
chi vota i partiti anti-embrione"

di CARMELO LOPAPA
 

ROMA - Chi voterà per un candidato che non rispetta l'embrione si renderà complice dell'omicidio che sta dietro ogni aborto. Più che un ammonimento all'indirizzo degli elettori cattolici, è un anatema che ha tutta l'aria di puntare ai candidati, cattolici in primo luogo, schierati nelle liste di centrosinistra. Se parte poi dalle mura del Vaticano, il caso fa presto a esplodere. Tanto più che monta all'indomani del richiamo di Papa Ratzinger sul Dio che "non distingue un embrione da un adulto".

Jean-Marie Le Menè è membro della Pontificia accademia per la vita e nel corso della tavola rotonda che ha concluso il convegno internazionale sull'embrione umano svoltosi Oltretevere, non ha usato giri di parole in vista della politiche del mese prossimo. "Votare a favore di un candidato le cui convinzioni non sono rispettose dell'embrione - ha detto - costituisce una complicità con l'omicidio di quest'embrione, e quindi una grave mancanza di carità".

Esternazione di un certo peso, rincarata dall'autorevole esponente dell'accademia vaticana con l'invito a "una resistenza attiva al genocidio programmato dell'embrione nella fase del pre-impianto, anticamera della clonazione umana". E i politici cristiani "non dovrebbero accontentarsi di non fare ma hanno l'obbligo di fare proposte positive e innovative per proteggere l'embrione".

È sera quando l'eco delle parole di Le Menè è rimbalzata al di qua del Tevere. E dal fronte dell'Unione la reazione è stata immediata. Furibonda, dall'ala più laica. Cauta e ponderata, dall'area cattolica. Il leader della Rosa nel pugno, Emma Bonino, è convinta che a questo punto sia stato superato il segno: "Spero che almeno questa volta a sinistra si reagisca contro questa dichiarazione assurda da parte della Chiesa. Sono senza parole. Ribadisco: aboliamo il Concordato. Ci mancava solo che dicessero brucerete all'inferno". E Lanfranco Turci, fresco di approdo al partito della Bonino: "Parole molto gravi, che rompono la distinzione tra verità di fede e la laicità nella politica". Mentre di "inaccettabile intervento a gamba tesa del Vaticano nella campagna elettorale" ha parlato il verde Paolo Cento.

Altro che stracciare il Concordato. I toni usati da Paola Binetti, presidente del comitato "Scienza e vita" che guidò la campagna pro astensione al referendum sulla procreazione, ora candidata della Margherita, sono stati molto più soft. Anche se l'uscita non è piaciuta neanche a lei. "Nella sostanza - ha commentato - ci sono affermazioni giuste e condivisibili, il tono però è così contundente che non facilita la comprensione del valore della vita". Ingerenza nella vita politica dello Stato? "A me sembra che non c'era bisogno di questa affermazione. Come ha dimostrato il referendum, Il 75 per cento degli italiani si è schierato per la tutela della vita e chiederà ai politici che eleggerà di sostenere la difesa della vita".

In giornata, rispondendo a chi gli chiedeva se le politiche liberiste di Zapatero sui diritti civili potessero sbarcare in Italia in caso di successo dell'Unione, il leader dei Ds Fassino aveva escluso qualsiasi omologazione: "Sono contrario a trasferire automaticamente e meccanicamente delle esperienze di altri paesi. Nessuno ha chiesto a Berlusconi di fare le politiche di Aznar, non vedo perché adesso bisogna chiedere al centrosinistra italiano di fare quelle di Zapatero. Ogni governo fa le politiche che sono corrispondenti alle condizioni, alle sensibilità, alla cultura di un paese".

(1 marzo 2006)

da Repubblica