Il caso Mills
Il Lodo Alfano
I misteri di
Berlusconi
L'ultima intervista di Borsellino
Il berlusconismo visto all'estero
P2 al potere
Parliamo di intercettazioni |
BERLUSCONI E I SUOI
MISTERI
La vita e la carriera dell'imprenditore Silvio Berlusconi, nonostante le biografie
autorizzate che il protagonista ha fatto pubblicare o propiziato nel corso degli anni
con fini auto-agiografici, rimane costellata di buchi neri e di domande senza risposta.
Piccolo riepilogo degli omissis più inquietanti.
1) La Edilnord Sas è la società fondata nel 1963 da Silvio Berlusconi per costruire
Milano 2. Soci accomandatari (quelli che vi operano), oltre al futuro Cavaliere, sono il
commercialista Edoardo Piccitto e i costruttori Pietro Canali, Enrico Botta e Giovanni
Botta. Soci accomandanti (quelli che finanziano l'operazione) il banchiere Carlo Rasini,
titolare dell'omonima banca con sede in via dei Mercanti a Milano, e l'avvocato d'affari
Renzo Rezzonico, legale rappresentante di una finanziaria di Lugano: la
"Finanzierungesellschaft für Residenzen Ag", di cui nessuno conoscerà mai i
reali proprietari. Si tratta comunque di gente molto ottimista, se ha affidato enormi
capitali a Berlusconi, cioè a un giovanotto di 27 anni che, fino a quel momento, non ha
dato alcuna prova imprenditoriale degna di nota.
2) Sulla banca Rasini, dove il padre Luigi Berlusconi lavora per tutta la vita, da
semplice impiegato a direttore generale, ecco la risposta di Michele Sindona
(bancarottiere piduista legato a Cosa Nostra e riciclatore di denaro mafioso) al
giornalista americano Nick Tosches, che nel 1985 gli domanda quali siano le banche usate
dalla mafia: "In Sicilia il Banco di Sicilia, a volte. A Milano una piccola banca
in piazza Mercanti". Cioè la Rasini, dove - ripetiamo - Luigi Berlusconi, padre di
Silvio, ha lavorato per tutta a vita, fino a diventarne il procuratore generale. Alla
Rasini tengono i conti correnti noti mafiosi e narcotrafficanti siciliani come Antonio
Virgilio, Salvatore Enea, Luigi Monti, legati a Vittorio Mangano, il mafioso che lavora
come fattore nella villa di Berlusconi fra il 1973 e il 1975.
3) Il 29 ottobre 1968 nasce la Edilnord Centri Residenziali Sas (una sorta di Edilnord
2): stavolta, al posto di Berlusconi, come socio accomandatario c'è sua cugina Lidia
Borsani, 31 anni. E i capitali li fornisce un'altra misteriosa finanziaria luganese, la
"Aktiengesellschaft für Immobilienanlagen in Residenzentren Ag" (Aktien),
fondata da misteriosi soci appena 10 giorni prima della nascita di Edilnord 2.
Berlusconi da questo momento sparisce nel nulla, coperto da una selva di sigle e
prestanome. Riemergerà solo nel 1975 per presiedere la Italcantieri, e nel 1979, come
presidente della Fininvest. Intanto nascono decine di società intestate a parenti e
figuranti, controllate da società di cui si ignorano i veri titolari. Come ha
ricostruito Giuseppe Fiori nel libro "Il venditore" (Garzanti, 1994, Milano),
Italcantieri nasce nel 1973, costituita da due fiduciarie ticinesi: "Cofigen
Sa" di Lugano (legata al finanziere Tito Tettamanzi, vicino alla massoneria e
all'Opus Dei) e "Eti A.G.Holding" di Chiasso (amministrata da un finanziere di
estrema destra, Ercole Doninelli, proprietario di un'altra società, la Fi.Mo, più
volte 7 inquisita per riciclaggio, addirittura con i narcos colombiani).
4) Nel 1974 nasce la "Immobiliare San Martino", amministrata da Marcello
Dell'Utri e capitalizzata da due fiduciarie del parabancario Bnl: la Servizio Italia
(diretta dal piduista Gianfranco Graziadei) e la Saf (Società Azionaria Finanziaria,
rappresentata da un prestanome cecoslovacco, Frederick Pollack, nato nientemeno che nel
1887). A vario titolo e con vari sistemi e prestanome, "figlieranno" una
miriade di società legate a Berlusconi e ai suoi cari: a cominciare dalle 34
"Holding Italiana" che controllano il gruppo Fininvest. Secondo il dirigente
della Banca d'Italia Francesco Giuffrida e il sottufficiale della Guardia di Finanza
Giuseppe Ciuro, consulenti tecnici della Procura di Palermo al processo contro Marcello
Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, queste finanziarie hanno
ricevuto fra il 1978 e il 1985 almeno 113 miliardi (pari a 502 miliardi di lire e 250
milioni di euro di oggi), in parte addirittura in contanti e in assegni
"mascherati", dei quali tuttoggi "si ignora la provenienza". La
Procura di Palermo sostiene che sono i capitali mafiosi "investiti" nel
Biscione dalle cosche legate al boss Stefano Bontate. La difesa afferma che si tratta di
autofinanziamenti, anche se non spiega da dove provenga tutta quella liquidità. Lo
stesso consulente tecnico di Berlusconi, il professor Paolo Jovenitti, ammette
l'"anomalia" e l'incomprensibilità di alcune operazioni dell'epoca.
5) Nel 1973 Silvio Berlusconi acquista da Annamaria Casati Stampa di Soncino, ereditiera
minorenne della nota famiglia nobiliare lombarda rimasta orfana nel 1970, la
settecentesca Villa San Martino ad Arcore, con quadri d'autore, parco di un milione di
metri quadrati, campi da tennis, maneggio, scuderie, due piscine, centinaia di ettari di
terreni. La Casati è assistita da un pro-tutore, l'avvocato Cesare Previti, che è pure
un amico di Berlusconi, figlio di un suo prestanome (il padre Umberto) e dirigente di
una società del gruppo (la Immobiliare Idra). Grazie alla fortunata coincidenza, la
favolosa villa con annessi e connessi viene pagata circa 500 milioni dell'epoca: un
prezzo irrisorio. E, per giunta, non in denaro frusciante, ma in azioni di alcune
società immobiliari non quotate in borse, così che, quando la ragazza si trasferisce
in Brasile e tenta di monetizzare i titoli, si ritrova con una carrettate di carta. A
quel punto, Previti e Berlusconi offrono di ricomprare le azioni, ma alla metà del
prezzo inizialmente pattuito. Una sentenza del Tribunale di Roma, nel 2000, ha assolto
gli autori del libro "Gli affari del presidente", che raccontava
l'imbarazzante transazione.
6) Nel 1973 Berlusconi, tramite Marcello Dell'Utri, ingaggia come fattore (ma
recentemente Dell'Utri l'ha promosso "amministratore della villa") il noto
criminale palermitano, pluriarrestato e pluricondannato Vittorio Mangano. Il quale
lascerà la villa solo due anni più tardi, quando verrà sospettato di aver organizzato
il sequestro di Luigi d'Angerio principe di Sant'Agata, che aveva appena lasciato la
villa di Arcore dopo una cena con Berlusconi, Dell'Utri e lo stesso Mangano. Mangano
verrà condannato persino per narcotraffico (al maxiprocesso istruito da Falcone e
Borsellino) e, nel 1998, all'ergastolo per omicidio e mafia.
7) Il 26 gennaio 1978 Silvio Berlusconi si affilia alla loggia Propaganda 2 (P2),
presentato al gran maestro venerabile Licio Gelli dall'amico giornalista Roberto
Gervaso. Paga regolare quota di iscrizione (100 mila lire) e viene registrato con la
tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625. La partecipazione al pio
sodalizio gli procaccerà vantaggi di ogni genere: dai finanziamenti della
"Servizio Italia" di Graziadei ai crediti facili e ingiustificati del Monte
dei Paschi di Siena (di cui è provveditore il piduista Giovanni Cresti) alla
collaborazione con il "Corriere della Sera" diretto dal piduista Franco Di
Bella e controllato dalla Rizzoli dei piduisti Angelo Rizzoli, Bruno Tassan Din e
Umberto Ortolani.
8) Il 24 ottobre 1979 Silvio Berlusconi riceve la visita di tre ufficiali della Guardia
di Finanza nella sede dell'Edilnord Cantieri Residenziali. Si spaccia per un "un
semplice consulente esterno" addetto "alla progettazione di Milano 2". In
realtà è il proprietario unico della società, intestata a Umberto Previti. Ma i
militari abboccano e chiudono in tutta fretta l'ispezione, sebbene abbiano riscontrato
più di un'anomalia nei rapporti con i misteriosi soci svizzeri. Faranno carriera tutti
e tre. Si chiamano Massimo Maria Berruti, Salvatore Gallo e Alberto Corrado. Berruti, il
capopattuglia, lascerà le Fiamme Gialle pochi mesi dopo per andare a lavorare per la
Fininvest come avvocato d'affari (società estere, contratti dei calciatori del Milan, e
così via). Arrestato nel 1985 nello scandalo Icomec (e poi assolto), tornerà in
carcere nel 1994 insieme a Corrado per i depistaggi nell'inchiesta sulle mazzette alla
Guardia di Finanza, poi verrà eletto deputato per Forza Italia e condannato in primo e
secondo grado a 8 mesi di reclusione per favoreggiamento. Gallo risulterà iscritto alla
loggia P2.
9) Il 30 maggio 1983 la Guardia di Finanza di Milano, che sta controllando i telefoni di
Berlusconi nell'ambito di un'inchiesta su un traffico di droga, redige un rapporto
investigativo in cui si legge: "E' stato segnalato che il noto Silvio Berlusconi
finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla Sicilia, sia in Francia che in
altre regioni italiane (Lombardia e Lazio). Il predetto sarebbe al centro di grosse
speculazioni in Costa Smeralda avvalendosi di società di comodo aventi sede a Vaduz e
comunque all'estero. Operativamente le società in questione avrebbero conferito ampio
mandato ai professionisti della zona". Per otto anni l'indagine, seguita
inizialmente dal pm Giorgio Della Lucia (poi passato all'Ufficio istruzione, da anni
imputato per corruzione in atti giudiziari insieme al finanziere Filippo Alberto
Rapisarda, ex datore di lavoro ed ex socio di Marcello Dell'Utri) langue, praticamente
dimenticata. Alla fine, nel 1991, il gip milanese Anna Cappelli archivierà tutto.
10) Il terzo, seccante incontro ravvicinato fra il Cavaliere e la Legge risale al 16
ottobre 1984. Tre pretori, di Torino, Roma e Pescara, hanno la pretesa di applicare le
norme che regolano l'emittenza televisiva e che il Cavaliere ha deciso di aggirare,
trasmettendo in contemporanea gli stessi programmi su tutto il territorio nazionale. I
tre magistrati fanno presente che è vietato, 9 non si può e bloccano le attrezzature
che consentono l'operazione fuorilegge. Il Cavaliere oscura le sue tv, per attribuire il
black out ai giudici, poi scatena il popolo dei teledipendenti con lo slogan
"Vietato vietare", opportunamente rilanciato dallo show del giornalista
piduista Maurizio Costanzo. Lo slogan viene subito tradotto in legge dal presidente del
Consiglio Bettino Craxi. Il quale abbandona una visita di Stato a Londra per
precipitarsi in Italia e varare un decreto legge ad personam ("decreto
Berlusconi") che riaccende immediatamente le tv illegali del suo compare. Lo
scandalo è talmente enorme che, persino nel pentapartito, qualcuno non ci sta. E il
decreto viene bocciato dall'aula come incostituzionale. Due dei tre pretori reiterano il
sequestro penale delle attrezzature utilizzabili oltre l'ambito locale. Così Craxi
partorisce un secondo decreto Berlusconi, agitando davanti ai riottosi partiti alleati
lo spauracchio della crisi di governo e delle elezioni anticipate, in caso di mancata
conversione in legge. Provvederà poi lo stesso Caf a legalizzare il monopolio illegale
Fininvest sulla televisione commerciale con la legge Mammì, detta anche
"legge-Polaroid" per l'alta fedeltà con cui fotografa lo status quo.
"Che il nostro Presidente del Consiglio sia un corruttore impunito,
non è che fosse una novità naturalmente, bastava leggere la sentenza
a proposito del Caso All Iberian per esempio, per sapere che Craxi
era stato pagato in nero da Berlusconi tramite il sistema delle
società offshore, tra l’altro che era stato costruito dall’Avvocato
Mills con ben 23 miliardi occulti, proprio guarda caso negli anni in
cui in Parlamento passava la legge Mammì che santificava il
monopolio della televisione commerciale da parte del Cavaliere, sono
soldi con i passaggi documentali, lo dico perché in questi giorni
dicono: ah ma non hanno trovato i passaggi di denaro tra Berlusconi
e Mills e quando li hanno trovati tra Berlusconi e Craxi è cambiato
qualcosa? Niente, Berlusconi aveva detto: se si scoprirà che ho dato
anche soltanto una lira a Bettino Craxi, lascerò la politica, in
realtà era entrato in politica proprio per nascondere il fatto che
aveva dato i soldi a politici etc., quindi non c’è stata una
condanna per corruzione soltanto perché i giudici non hanno
stabilito il do ut des tra quei soldi e la legge Mammì anche perché
era difficile stabilire un solo do ut des, visto che Craxi di leggi
per Berlusconi ne aveva fatte parecchie e aveva fatto anche
parecchie non leggi, consentendogli di espandersi all’infinito in un
paese che era un far west dove la televisione non era minimamente
normata per tutti gli anni 80, quindi ci fu una condanna per
finanziamento illecito a entrambi che poi fu confermata, per quanto
riguarda la ricostruzione dei fatti, anche se cadde in prescrizione,
in Cassazione definitivamente provato che Berlusconi comprava Craxi
alla vigilia e durante l’approvazione della Legge Mammì.
Sapevamo che la Fininvest era un’azienda dedita alla corruzione
della Guardia di Finanza perché ovviamente ogni volta che arrivano i
finanzieri e mettevano il naso nei libri contabili, se non fossero
stati corrotti avrebbero scoperto che i libri contabili erano
taroccati, all’epoca non era stato ancora depenalizzato di fatto il
falso in bilancio, quindi era un problema taroccare i libri
contabili, bisognava corrompere i finanzieri, dopodiché si è
depenalizzato il falso in bilancio, così i finanzieri anche se
trovano i libri contabili taroccati non ci possono più fare niente.
Nelle sentenze abbiamo addirittura la prova che la Fininvest pagava
la mafia, chi di voi legge la sentenza Dell’Utri 2004, la sentenza
più sconvolgente, forse ancora più sconvolgente della sentenza
Andreotti, quindi la sentenza più sconosciuta della nostra storia,
si renderà conto che nell’archivio segreto della Cosca di San
Lorenzo, uno dei quartieri di Palermo, uno dei mandamenti mafiosi di
Palermo, fu trovato un libro mastro dove il capo cosca, credo che si
chiami di cognome Biondino, segnava le entrate e le uscite della
cosca, c’erano tutti quelli che pagavano il pizzo e poi in una voce
separata c’era scritto Canale 5 e di fianco la cifra.
Era un regalino che ogni tanto la Fininvest mandava alla mafia,
quindi che Berlusconi abbia sempre pagato e corrotto tutti, persino
la mafia lui e le sue aziende lo sapevamo.
Adesso sappiamo una cosa in più, sappiamo che oltre a comprare, mi
sono dimenticato, abbiamo la sentenza Mondadori nella quale è
scritto che l’Avvocato Previti, Pacifico e Acampora che erano i
legali della Fininvest nella battaglia per il controllo della
Mondadori, comprarono con 420 milioni di lire in contanti il Giudice
Vittorio Metta per scippare la Mondadori al proprietario legittimo
De Benedetti e consegnarla nelle mani di Berlusconi, questo 20 anni
fa, sono 20 anni che Berlusconi controlla qualcosa che non è suo.
Come si chiama uno che tiene una cosa che non è sua ma è di un
altro? Si chiama ladro a casa mia, poi usate la parola che più vi
aggrada, secondo me quella rende abbastanza bene l’idea!
Nella sentenza Mondadori che punisce i 3 Avvocati per avere corrotto
il giudice e punisce il giudice per essere stato corrotto dagli
Avvocati, c’è scritto che i soldi venivano dalla Fininvest di
Berlusconi e che la corruzione del giudice era finalizzata
ovviamente a far ottenere a Berlusconi quella Mondadori che il
famoso lodo arbitrale aveva invece assegnato indubitabilmente a De
Benedetti, quindi sappiamo già prima della sentenza Mills che
Berlusconi e il suo gruppo sono il gruppo Berlusconi ha corretto la
Guardia di Finanza, ha corrotto giudici, ha pagato politici, ci
mancava una categoria, i testimoni, il falso testimone, a cosa
serve? Serve a coprire reati commessi precedentemente, quando uno
commette un reato, deve stare attento a non lasciare testimoni, se
lascia testimoni deve pagarli perché dicano il falso in modo da
garantirsi l’impunità e è esattamente per questo che Mills fu
pagato, Mills sapeva tutto degli affari occulti di Berlusconi, aveva
messo in piedi lui le società offshore nelle isole del canale, le
Virgin Island e in altri paradisi fiscali, quelli che oggi
Berlusconi dice di voler combattere, 64 società nei paradisi fiscali
costruiti da Mills, negli anni 80, Mills sapeva anche perché erano
state costruite queste società all’estero, per fare cosa Berlusconi
usava queste società occulte che sfuggivano al bilancio consolidato
del suo gruppo.
Quelle società servivano a schermare delle operazioni che erano
illecite e che quindi non dovevano essere ricondotte alla persona di
Berlusconi, 23 miliardi a Craxi, decine di miliardi a Previti, dai
quali poi Previti attingeva le tangenti per girarle ai giudici,
pagavano estero su estero Giulio Malgara perché non lo potevano
pagare trasparentemente e ufficialmente? Perché Giulio Malgara era
il Presidente dell’associazione degli inserzionisti pubblicitari e
era anche uno dei padri padroni dell’Auditel, capite che se colui
che deve stabilire gli ascolti di RAI e Mediaset prende soldi
all’estero dal proprietario di Mediaset o di Fininvest, qualcuno
potrebbe dubitare che l’Auditel non sia attendibile, perché? Perché
per essere una rilevazione indipendente, chi fa la rilevazione non
deve prendere i soldi né dall’uno né dall’altro, pagavano
naturalmente Malgara con dei prestiti che però per anni e anni
risultavano non restituiti, non so se li abbia restituiti
ultimamente.
C’era il problema di Telepiù, la Legge Mammì aveva consentito a
Berlusconi di avere 3 reti televisive, ma avrebbe dovuto girare,
vendere a altri il suo giornale, Il giornale e vendere a altri le
quote di maggioranza di Telepiù, la televisione privata che
Berlusconi aveva creato, Berlusconi cosa fece? Né l’uno e né l’altro
caso, girò Il giornale e i Telepiù a dei prestanomi, prestanome per
il giornale era suo fratello Paolo, i prestanomi per le quote
eccedenti di Telepiù, Berlusconi poteva avere soltanto il 10% in
base alla Legge Mammì, il resto lo doveva alienare, a chi li ha
girati? Li ha girati a dei suoi amici e prestanomi, tra cui
l’immobiliarista Della Valle, nulla a che vedere con quello delle
Tod’s, Moratti, Chirc, l’imprenditore televisivo tedesco etc., ai
quali pare avesse dato i soldi per comprare le quote che erano sue,
praticamente le quote erano rimaste sue, ma erano state intestate a
teste di turco, a teste di legno, prestanomi e queste operazioni
furono fatte sempre tramite le società offshore, perché? Perché
erano una violazione palese della Legge Mammì e se si fosse scoperto
come il pool di Milano ipotizzava ma non riuscì a provare, proprio
perché queste prove non c’erano e Mills stava zitto, che Berlusconi
possedeva più del 10% tramite i prestanomi, la Legge Mammì
sanzionava questo comportamento con la revoca delle concessioni e se
si fosse scoperto che era ancora il vero proprietario del Giornale e
di Telepiù, Berlusconi avrebbe perso le concessioni per Rete 4,
Canale 5 e Italia 1, sarebbe stato morto, rovinato, prima della
discesa in campo sarebbe stato finito!
Quindi immaginate quanto era importante farle lontano dall’Italia
queste operazioni e quanto era importante che Mills, che ne era a
conoscenza, stesse zitto! In più ci sono scalate all’insaputa dalla
Consob, irregolari alla Standa, Mondadori e alla Rinascente con
soldi che provenivano da quelle risorse, riserve. La costruzione
dell’impero di Berlusconi grazie al quale Berlusconi è Berlusconi, è
avvenuta tutta all’estero e tutta di nascosto con traffici di ogni
genere che a un certo punto rischiavano di venire fuori quando Mills
fu convocata dalla Procura di Milano e poi dal Tribunale di Milano a
testimoniare nel processo sulla corruzione della Guardia di Finanza
e sul caso All Iberian fu lì che Mills, come scrive lui stesso al
suo commercialista, è una storia che abbiamo già raccontando,
credendo che la sua lettera restasse tra lui e il commercialista
Drennan disse: io in quei due processi avrei potuto cacciare
Berlusconi in un mare di guai se avessi detto la verità, se avessi
ricondotto a lui personalmente quelle società, invece mi limitai a
dire che erano società che avevo costruito per conto del gruppo, ma
non dissi per conto di lui, non dissi che lui operava direttamente
su quelle società, perché dato che la responsabilità penale è
personale, se lui avesse detto che era Berlusconi in persona che
operava su quelle società, si sarebbe aperto uno squarcio su tutte
le attività che avevano creato l’impero di Berlusconi e Berlusconi
sarebbe stato rovinato, ormai alla fine degli anni 90, quando era
già in politica e stava all’opposizione e nessuno pensava che
sarebbe tornato al governo, anche perché nessuno poteva immaginare
che quei deficienti del centro-sinistra avrebbero rovesciato il
Governo Prodi, mandando al governo D'Alema e Amato che hanno
completamento distrutto per sempre la sinistra.
Questo era il momento drammatico, quando Mills viene chiamato al
Tribunale di Milano a testimoniare, è lì che fa le false
testimonianze o le testimonianze reticenti e è per gratitudine e per
ricompensarlo di queste testimonianze false o reticenti che
Berlusconi gli fa avere quei famosi 600 mila dollari che sono
costati la condanna a Mills e che sarebbero costati la condanna
anche a Berlusconi, se Berlusconi non si fosse scansato dal processo
con una legge ad hoc che si chiama Legge Alfano e che tutti noi
speriamo che presto la Corte Costituzionale a settembre – ottobre,
quando la valuterà dichiari incostituzionale oppure che comunque il
referendum che ha avviato Di Pietro porti a cancellarla e a
restituire Berlusconi al suo habitat naturale, il Tribunale di
Milano che è l’unico posto dove sta bene!
Quindi voi capite che questa sentenza Mills è una sentenza decisiva,
onnicomprensiva per capire come Berlusconi ha fatto carriera prima
come imprenditore e poi come si è salvato nella sua carriera di
politico, grazie al silenzio di una persona, silenzio che
naturalmente loro devono continuare a alimentare, quindi devono
continuare a difendere Mills, anche se potrebbero benissimo
infischiarsene visto che Berlusconi nel processo non c’è, in questi
giorni avete sentito parlare Berlusconi e i suoi Avvocati, ma lui
non era imputato, lui è fuori dal processo grazie al lodo Alfano,
tutti hanno pensato che Berlusconi fosse stato colpito in qualche
modo da quella sentenza, in realtà è stato colpito soltanto Mills,
ma Berlusconi non può abbandonare Mills perché se parla Mills lui è
rovinato “se parlassi io lo caccerei in un mare di guai” scrive
Mills al suo commercialista nei primi anni 2000.
Questa sentenza quindi terrorizza il Cavaliere per quello che c’è
scritto e per le implicazioni che può avere, indipendentemente dalla
sorte processuale, è chiaro che nessuno andrà in galera per questa
legge, visto che comunque è tutto indultato e anche se non fosse
indultato comunque cadrà presto tutto in prescrizione, ma è perché è
un altro tassello per ricostruire la verità e per smontare quella
leggenda che vuole Berlusconi grande imprenditore, Berlusconi se non
avesse violato tutte queste leggi nel modo che abbiamo descritto,
non sarebbe mai diventato quello che è diventato, è un impero
fondato sull’illecito, illegalità, corruzione, frode fiscale, falso
in bilancio, sull’offshore , tutto occulto perché? Perché non si può
fare niente di palese con quelle pratiche lì!
Quindi di Berlusconi sappiamo un po’ di più grazie a questa sentenza
che è di primo grado, può darsi che in appello venga cambiata, ma i
fatti purtroppo sono gli stessi, i fatti li conoscevamo anche prima
che venisse emessa la sentenza, la sentenza era chiamata soltanto a
sanzionare il comportamento per vedere se era anche penalmente
rilevante, ma il fatto che ci fossero queste società, che fossero di
Berlusconi, che fossero servite a quegli scopi, bastava leggere
tutte le altre, questa è una specie di sunto di un’intera carriera
criminale."
http://www.beppegrillo.it/2009/05/linsostenibile_3/
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