LA PERPETUA GIOVINEZZA DEL CONTE DI SAINT-GERMAIN

Diceva di essere stato intimo amico di Gesù e confidente di Giulio Cesare. Sotto gli occhi del famoso Casanova cambiò in oro un pezzo di rame, e stupì  Luigi XV rivelandogli il segreto di una misteriosa sparizione. C'è chi afferma che sia vivo ancor oggi. Del resto la sua tomba è vuota: era davvero immortale il fantomatico conte di Saint Germain?

Verso il 1700 gli abitanti della piccola Rue de Hirondille, a Parigi, spiano stupefatti le strane abitudini di un loro inquilino. Da qualche anno "mastro Dumas" è diventato improvvisamente ricchissimo, e ha smesso di frequentare la Chiesa. La sua vita è un mistero anche per sua moglie, visto che passa la giornata chiuso in soffitta, dove ha allestito una specie di laboratorio. E c'è dell'altro: tutti i venerdì verso le tre del pomeriggio un orribile omino nero arriva su un vecchio ronzino a fargli visita. L'uomo lega la povera bestia che ha sulla groppa una ferita ripugnante, davanti alla casa di mastro Dumas, e sale direttamente nel laboratorio.

Nessuno sa chi sia nè soprattutto cosa venga a fare.

Il 31 dicembre 1700 l'omino si presenta più presto: sono le dieci del mattino quando si arrampica sul solaio. Riparte verso mezzogiorno. Alle cinque del pomeriggio la moglie di mastro Dumas, preoccupata di non sentire più rumori dal solaio, sale, chiama, bussa, e infine fa forzare la porta del laboratorio.
Ma la stanza è vuota: Mastro Dumas si è volatilizzato.
La polizia fa frugare da cima a fondo l'abitazione: invano. Naturalmente la notizia si diffonde per tutta la città, e arriva anche alla corte dove il marchese di Villeret racconta il fatto a Luigi XV, allora poco più che un bambino, che ne rimase molto colpito.

Cinquantotto anni dopo uno strano gentiluomo attira tutti gli sguardi alla corte di Francia. Si fa chiamare conte di Saint Germain, ma il suo vero nome è ignoto.
D'altra parte, è mai possibile che abbia un nome all'anagrafe un uomo che sostiene di essere immortale e dimostra di avere doti straordinarie come quella della chiaroveggenza?
Quanto alla sua immortalità, ne abbiamo una conferma dal racconto della vecchia contessa di di Vergy. La prima volta che era stato annunciato il nome del conte alla corte di Luigi XV la contessa nel vederlo era rimasta molto sorpresa: si ricordava molto bene di averlo incontrato una cinquantina d'anni prima a Venezia dove suo marito, il conte di Vergy, si era recato in qualità di ambasciatore. E ora, dopo mezzo secolo, se lo ritrovava davanti immutato nel volto e nel comportamento. Subito gli aveva chiesto se la persona conosciuta a Venezia fosse il padre di Saint Germain, ma il conte le aveva risposto che a Venezia c'era lui in persona, e che si ricordava di lei. Aveva rievocato infatti piccoli particolari che non avrebbe potuto conoscere da altri: La contessa stupefatta aveva osservato: "Ma allora dovreste avere almeno cent'anni...", e lui: "non è impossibile, signora; io sono forse più vecchio di quanto non sembri". (avanti)

 

"Al pari di Prometeo,

egli rubò il fuoco

per cui il Mondo esiste e tutto respira,

La Natura al suo comando

obbedisce e si muove:

Se non è dio egli stesso,  

un dio possente l'ispira."

 

 

 In una raccolta poetica, pubblicata dal libraio-scrivano, Mercier, di Compiègne, si può leggere un sonetto su "La Creazione", di carattere nettamente ermetico e il cui originale si dice che sia della stessa mano del Conte. Questo "sonetto filosofico" è così concepito:

 
 
 
Curioso scrutatore della natura intera,
ho conosciuto dell'universo il principio e la fine
,ho visto l'oro in potenza in fondo alla sua miniera,
ho carpito la sua natura e sorpreso il suo fermento.
... Spiegai per quale processo l'anima nel grembo di una madre,            
                                              fa la sua casa, la trascina, e come un seme di vite                                               
messo vicino a un chicco di grano, sotto l'umida polvere;
l'uno pianta e l'altro ceppo, sono il pane e il vino.
Niente c'era, Dio volle, niente diviene qualche cosa,
ne dubitavo, cercai su cosa l'universo posasse,
nulla conservò l'equilibrio e servì da sostegno.
infine, con il peso dell'elogio e del biasimo,
Io pesai l'Eterno, Egli chiamò la mia anima
Io morii, L'adorai, non seppi più nulla