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La verità sulle
foibe.
Di Marco Ottanelli (http://www.democrazialegalita.it/foibe07febb05.htm
"Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si
deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del
bastone. I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso
e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi
barbari a 50.000 italiani".
Benito
Mussolini, 1920
Premessa:
Questa redazione
ha, come suo scopo principale, sempre privilegiato quello della
ricerca obiettiva della realtà dei fatti, anche quando scomoda e
dolorosa. In un momento storico in cui gli eredi del partito
fascista sono al governo del Paese, ed in cui la retorica
patriottarda risuona ancor più violenta e oscurantista del solito,
riteniamo necessario ricollocare storicamente e documentatamente la
vicenda delle foibe istriane, vicenda alla quale la destra e le
sinistra amorevolmente unite hanno deciso di dedicare una speciale
giornata della memoria. Anzi, il ministro Gasparri ha voluto
sollecitare tutti i mezzi di informazione liberi ad occuparsi della
vicenda. Ci siamo occupati di questo aspetto nell’articolo “Ultime
dal Minculpop”.La
nostra redazione ha partecipato ad una trasmissione radiofonica –
trasmessa da Controradio- che è servita a far luce e a chiarire la
verità, appunto, di quel tragico periodo. L’audio completo della
trasmissione, cui hanno partecipato Raffaele Palumbo, Nicola
Tranfaglia, Giacomo Scotti, Marco Ottanelli,
Giovanni Bellini, Sandro Damiani è disponibile nel CD intitolato
“l’impunità” in vendita tramite il nostro sito.
Cosa
sono, le foibe? Cioè, quale episodio della storia evocano?
In poche ed
essenziali parole, sono le foibe (caverne e aperture carsiche del
terreno) il luogo in cui, a fine guerra mondiale, furono uccisi e
gettati, spesso dopo umiliazioni e tormenti, moltissimi italiani.
Gli eccidi ebbero due momenti: il primo, all’indomani
dell’armistizio dell’8 settembre 1943, quando si scatenarono
vendette e rancori mai sopiti dopo 20 anni di italianizzazione
forzata; il secondo, molto più grave per numero delle vittime, nella
primavera del ’45, quando le truppe titine occuparono la Venezia
Giulia, la Dalmazia, Trieste e parte del Friuli....
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INNOCENTI
E COLPEVOLI
NELL'INFERNO
A CIELO APERTO
..."Ci fu davvero il silenzio
della sinistra? E se fu un silenzio non fu anche degli altri settori
della politica e della cultura? Sono sicuro che la rimozione ci fu,
e che fu generalizzata, non soltanto della sinistra, non soltanto
sulle foibe, ma sull'intera vicenda della Venezia Giulia e degli
esuli del 1945 - '54, ignorati o respinti come seccatori, come
viventi promemoria delle conseguenze del la guerra fascista che
tutti volevano dimenticare. Nella sua evidente verità, appare
perfino ingenua la rivendicazione dei politici e degli storici
giuliani, che dicono di non aver mai dimenticato.".......
http://cronologia.leonardo.it/mondo38v.htm
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Il presidente Napolitano sulle
foibe: "Una tragedia rimossa per ideologia" 11.2.07
Nel “Giorno del Ricordo” il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano commemora le vittime delle fobie e
dice: “E’ una tragedia rimossa per calcoli ideologici”
Oggi è il “Giorno del Ricordo”, la data in
cui
viene commemorata una tragedia che per
molti anni è passata quasi inosservata: il
massacro subito da parte del popolo giuliano- dalmata nelle foibe
durante la Seconda Guer- ra Mondiale. Migliaia gli oppositori di
Tito che scomparvero nelle cavità carsiche tra il 1943 ed il 1945.
Al Quirinale il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano consegna le decorazioni del “Giorno
del Ricordo” durante una cerimonia nella quale erano presenti, tra
gli altri, il presidente della Camera Fausto Bertinotti, il vice
presidente del Senato Gavino Angius, il vice presidente del
Consiglio dei ministri e Ministro dei Beni e delle Attività
Culturali Francesco Rutelli, il giudice Alfio Finocchiaro (in
rappresentanza della Corte costituzionale), il sindaco di Roma
Walter Veltroni e il prof. Paolo Barbi (ex Presidente
dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia).
Durante il proprio il proprio
intervento, il presidente Napolitano ha detto: “Le istituzioni della
Repubblica sentono come proprio, a tutti i livelli, la necessità di
un riconoscimento troppo a lungo mancato. Nell'ascoltare le
motivazioni che hanno questa mattina preceduto la consegna delle
medaglie, abbiamo tutti potuto ripercorrere la tragedia di migliaia
e migliaia di famiglie, i cui cari furono imprigionati, uccisi,
gettati nelle foibe. E suscitano particolare impressione ed emozione
le parole : "da allora non si ebbero di lui più notizie",
"verosimilmente" fucilato, o infoibato. Fu la vicenda degli
scomparsi nel nulla e dei morti rimasti insepolti. Una miriade di
tragedie e di orrori; e una tragedia collettiva, quella dell'esodo
dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati, quella dunque di
un intero popolo”. “Si è scritto in uno sforzo di analisi più
distaccata – continua il presidente -, che già nello scatenarsi
della prima ondata di cieca violenza in quelle terre, nell'autunno
del 1943, si intrecciarono "giustizialismo sommario e tumultuoso,
parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di
sradicamento" della presenza italiana da quella che era, e cessò di
essere, la Venezia Giulia. Vi fu dunque un moto di odio e di furia
sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse
innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri
contorni di una "pulizia etnica".
Quel che si può dire di certo è che si consumò - nel modo più
evidente con la disumana ferocia delle foibe - una delle barbarie
del secolo scorso”.
Per il capo dello Stato, che cita
il prof. Paolo Barbi, “va ricordata la "congiura del silenzio", "la
fase meno drammatica ma ancor più amara e demoralizzante
dell'oblio". Anche di quella non dobbiamo tacere, assumendoci la
responsabilità dell'aver negato, o teso a ignorare, la verità per
pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell'averla rimossa
per calcoli diplomatici e convenienze internazionali. Oggi che in
Italia abbiamo posto fine a un non giustificabile silenzio, e che
siamo impegnati in Europa a riconoscere nella Slovenia un amichevole
partner e nella Croazia un nuovo candidato all'ingresso nell'Unione,
dobbiamo tuttavia ripetere con forza che dovunque, in seno al popolo
italiano come nei rapporti tra i popoli, parte della
riconciliazione, che fermamente vogliamo, è la verità”.
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Napolitano accusato di razzismo dal presidente croato Mesic
Stipe Mesic contro
Giorgio Napolitano sulle foibe: il presidente
croato ha accusato in una nota ufficiale il capo dello Stato di
dichiarazioni "in cui e' impossibile non ravvisare aperti elementi
di razzismo, di revisionismo storico e revanscismo politico".

D'Alema convoca
l'ambasciatore croato dopo l'attacco a Napolitano
Il ministro degli Esteri D'Alema ha convocato ,
alla Farnesina, l'ambasciatore croato Vidosevic. E' quanto si
apprende da fonti del ministero. Il vicepremier intende protestare
per le dichiarazioni del presidente croato Stipe Mesic, che ha
definito "razziste" le parole pronunciate dal capo dello Stato,
Giorgio Napolitano, sulle foibe.
12 febbraio 2007


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