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Centinaia di auto bruciate. Edifici pubblici,
scuole, uffici postali e autobus dati alle fiamme. Negozi saccheggiati
e devastati. Un morto. Un migliaio di fermi e per ora solo qualche
decina di arresti. E il coprifuoco. È il bilancio provvisorio della
violenza urbana scoppiata nelle banlieues parigine ormai da più di
dieci giorni, da quando la morte accidentale di due giovani che
fuggivano ad un controllo di polizia ha innescato la catena degli
avvenimenti. I primi episodi di violenza sono avvenuti a
Clichy-sous-Bois, periferia a Nord-Est di Parigi. Da qui, a partire
dai giorni seguenti, gli scontri tra i giovani e la polizia si sono
propagati – soprattutto dopo che il ministro degli Interni, Nicolas
Sarkozy, ha promesso la tolleranza zero verso quelli che ha chiamato
la “feccia” – alle periferie di altre città francesi fino ad
arrivare, nella notte tra sabato a domenica, nel centro stesso di
Parigi.
Disoccupazione di massa, esclusione razziale,
povertà e precarietà sono il contesto in cui gli incendi di queste
notti hanno trovato alimento. Trent’anni di mancanza di politiche
mirate hanno fatto delle banlieues dei “ghetti” dove una quotidianità
di violenza e illegalità diffusa si mescola a questioni sociali e
razziali.
Ricevuti dal primo ministro Dominique de Villepin,
i sindaci dei Comuni coinvolti hanno rifiutato “un ennesimo piano
d’urgenza ” e hanno severamente criticato le politiche del governo che
hanno condotto alla soppressione della polizia di prossimità, dei
contratti per i giovani e alla drastica riduzione delle sovvenzioni
per le associazioni che bene o male garantivano sul territorio un
minimo di legame sociale e prevenzione.
Dei fatti di queste notti abbiamo parlato con Eric
Marniere, sociologo e ricercatore presso il Cesdip (Centro di ricerche
sociologiche sul diritto e le istituzioni penali) che su questi
problemi ha appena pubblicato un libro, Jeunes en Cité.
Rassegna Che cos’è esattamente una
banlieue e qual è il suo rapporto con la città?
Marniere La storia viene da lontano. Nel
Medioevo la banlieue era il “luogo del bando”. Era lo spazio che
circondava la città, ma che ne era fuori. Per le istituzioni
ecclesiastiche essere messo al bando significava essere escluso dalla
chiesa, dalla comunità. Un po’ quello che sono diventate oggi le
periferie delle grandi città francesi e non solo: luoghi di esclusione
sociale.
Rassegna Gli atti di violenza senza
oggetto di questi giorni hanno rivelato l’esistenza di un problema
esplosivo che circonda le città francesi. Le banlieues sono la cattiva
coscienza della Francia bene?
Marniere Sì, in una certa maniera si può
dire che le banlieues, luoghi di miseria e disagio sociale,
costituiscano la sconfitta della società francese che, invece, si
mostra in tutto il suo lustro nei centri delle città. Sono l’altra
faccia, quella nascosta, più o meno volontariamente.
Rassegna Quanto c’entra la questione
sociale, e quanto quella etnica o religiosa nella violenza di questi
giorni?
Marniere Penso che i due problemi siano
strettamente legati. Del resto basta scorrere i dati della
disoccupazione – in alcune banlieues è il doppio della media nazionale
– e la composizione etnica di questi agglomerati. Oggi, in Francia, la
questione sociale si pone come il maggiore dei problemi, soprattutto
laddove le fabbriche chiudono, come ad esempio nella periferia Nord
parigina. Inoltre la politica di rigore di questi anni non ha fatto
che accrescere ed esacerbare le disuguaglianze. In questi municipi che
circondano le città si aggiungono poi i processi di discriminazione
verso la popolazione uscita dall’immigrazione magrebina o africana che
accrescono ancor di più la marginalità e l’esclusione.
Rassegna Per molti commentatori stranieri
le banlieues rappresentano la sconfitta della politica francese
d’integrazione repubblicana. Concorda ?
Marniere Certo non si può dire, purtroppo,
che l’integrazione dell’immigrazione nella Repubblica attraverso la
cittadinanza sia un esempio di riuscita, ma anche il multiculturalismo
comunitarista anglosassone non funziona visibilmente troppo bene.
Rassegna Quale atteggiamento deve tenere
la politica, secondo lei?
Marniere La politica deve mutare il
proprio approccio al problema. Il comportamento del ministro Sarkosy e
il suo linguaggio non fanno altro che confermare ancora una volta
tutto lo spregio delle classi dirigenti – di destra come di sinistra –
verso i giovani e i loro genitori venuti quarant’anni fa in Francia
per lavorare. |