"In
Italia violati i diritti umani" Il commissario per
i diritti umani del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg: ''Le
misure attuate in Italia non tengono conto dei diritti umani e
dei principi umanitari e potrebbero fomentare altri episodi
xenofobi''
La foto dei corpi delle bambine rom,
morte in Campania per annegamento e riverse sulla spiaggia tra
l'indifferenza dei bagnanti, sta facendo il giro del mondo, su tutte
le principali testate giornalistiche mondiali! VERGOGNA!
24.7.2008
Stronzi d'Italia
BRUTALITA' DEI MILITARI USA SULLE
DONNE IRACHENE ("la Repubblica"19.9.04)
martedì
21 settembre 2004 18.44
Kofi Annan:
''Rispettare il diritto internazionale''
17.37: Un
appello al rispetto del diritto internazionale calpestato in tutto
il mondo è stato lanciato da Kofi Annan all'apertura
dell'assemblea generale dell'Onu. "Gli abusi commessi nel carcere
di Abu Ghraib ne
sono un esempio" ha detto,
"nessuno può ritenersi al di sopra della legge"."Gli Stati
Uniti", ha replicato Bush nel suo intervento al Palazzo di Vetro,
"sono impegnati per la libertà di ogni essere umano". "I dittatori
scelgono la violenza"- ha aggiunto il presidente americano - "i
paesi liberi risolvono le dispute in pace".
Lynndie England,
la
soldatessa americana protagonista dello scandalo delle torture a Abu Ghraib,
finirà a gennaio davanti alla Corte marziale. Rischia sino a 38 anni di
carcere. È diventata famosa come la soldatessa che tiene al guinzaglio un
iracheno nudo in una delle foto di Abu Ghraib che hanno fatto il giro del
mondo.
Centomovimenti
News - 1.5.05
Ha deciso di
dichiararsi colpevole - almeno per sette dei nove capi d'imputazione che
pendono sulla sua testa - la soldatessa americana Lynndie England, divenuta
tristemente celebre perchè immortalata in una fotografia mentre tiene al
guinzaglio un ...
ANCHE
ITALIANI
FRA I TORTURATORI di Abu Ghraib Roma, 22 febbraio 2006 Abu Ghraib: interrogati da italiani Le immagini sono tratte dal sito
www.salon.com che ha pubblicato immagini sulle torture nel carcere
di Abu Ghraib
Dichiarazioni dell'uomo incappucciato
Il prigioniero incappucciato, con le braccia
legate ai fili della corrente, tra le foto-simbolo delle violenze da parte
dei carcerieri americani nel famigerato penitenziario di Abu Ghraib, alle
porte di Baghdad, si chiama Ali Shalal el Kaissi e ha 42 anni. L'uomo,
un'autorità amministrativa e religiosa, ha dichiarato di aver saputo che a
condurre
gli interrogatori c'erano anche contractors italiani ingaggiati da
ditte americane.
Al Kaissi era studioso e insegnante di religione, arrestato nell'ottobre
del 2003 a Baghdad con l'accusa di far parte della guerriglia. Dopo il
rilascio denunciò le torture subite alle autorità irachene, ma nessuno gli
credette poiché le foto dell'orrore non erano state ancora pubblicate.
L'ex detenuto ha rivelato alcuni interessanti particolari in un'intervista
al giornalista Stefano Ranucci di Rai News 24, che ha raccolto le sue
dichiarazioni mentre seguiva un corso per "Non violent action for Iraqi",
tenuto da alcune Ong europee a Baghdad, e dove ha fondato l'Associazione
delle vittime delle prigioni americane.
Ad Abu Ghraib, al Kaissi era stato soprannominato "Clawnman", l'uomo uncino,
per una profonda ferita alla mano. "Prima di essere arrestato - ha
raccontato - avevo subito un'operazione chirurgica alla mano. Ma quando sono
entrato in prigione, gli americani hanno usato questa ferita come strumento
di pressione. Mi dicevano: "Se collabori ti possiamo aiutare a far tornare
la mano come prima con un intervento chirurgico, invece la mia mano è stata
schiacciata".
"Dopo 15 giorni - ha ricordato - mi hanno tolto dalla cella, mi hanno messo
una coperta con dei buchi, come se fosse un vestito tradizionale arabo. Mi
hanno legato con del filo elettrico e messo su una scatola di cartone. Poi
mi hanno detto che mi avrebbero elettrizzato se non avessi collaborato. Per
tre giorni mi hanno colpito con scosse elettriche. La persona che mi
torturava parlava la lingua araba molto bene. Si è presentato con una musica
in sottofondo, 'By the rivers of Babylon', mi diceva che aveva già lavorato
a Gaza e che aveva fatto parlare molte persone".
"Ogni volta che usavano gli elettrodi sentivo gli occhi che fuoriuscivano
dalle orbite. Una scossa è stata talmente forte che mi sono morso la lingua
e ho cominciato a sanguinare. Sono quasi svenuto. Hanno chiamato un dottore,
che mi ha aperto la bocca con gli stivali, ha visto che il sangue non
proveniva dallo stomaco ma dalla lingua e ha detto 'continuate pure'".
Al Kaisi sarebbe dovuto venire in Italia a raccontare la sua storia, ma
gli è stato negato il visto.
Il genocidio del
Ruanda ricordato
da Romeo Dallaire
Romeo Dallaire, comandante
canadese, nel 1994, della missione ONU in Africa, ha vissuto in prima
persona il genocidio perpetrato in Ruanda.
“Ci vollero appena 100
giorni per massacrare 1 milione di uomini: sette persone al minuto
venivano trucidate a colpi di macete. La guerra etnica tra gli Hutu e i
Tutsi divampò senza trovare nella politica della comunità internazionale
un serio ostacolo. La popolazione Tutsi venne decimata".
Il generale non nasconde le
responsabilità dei paesi occidentali nel genocidio rwandese, accusando
principalmente gli Stati Uniti e la Francia di essersi disinteressate
completamente dell'aspetto umanitario per proteggere i loro interessi
particolari.
"Fino che non ci si
occuperà seriamente dei problemi reali che affliggono le nazioni del terzo e
quarto mondo, la povertà, la fame, l'istruzione, la rabbia di questi
popoli genererà sempre nuove guerre e terrorismi. Prendiamo l'Iraq come
esempio prosegue Dallaire -, gli Stati Uniti agiscono in quel paese per
proteggere interessi strategici, creando con la loro presenza in quella zona
una sorta di accerchiamento verso il suo principale competitor: la Cina.
Anche il controllo degli immensi giacimenti di petrolio spingono gli
americani a mantenere la loro presenza in quella zona. Ma chi si occupa
seriamente degli iracheni, chi ha a cuore la dimensione umanitaria?".
(AGI/REUTERS) - Ginevra,
10 mag.2005 - Il
genocidio nel Ruanda provoca ancora, dopo nove anni, tensioni e rancori in
grado di alimentare vendette e nuovi massacri. L'Alto commissariato delle
Nazioni Unite per i rifugiati ha espresso "preoccupazione" per il destino di
circa settemila ruandesi che nelle ultime settimane sono riparati nel vicino
Burundi. A spingerli verso il confine sarebbero state le minacce di vendette
nei loro confronti provenienti dai "gacaca", i tribunali dei villaggi che
giudicano i sospettati del'eccidio del 1994 nel quale morirono, per mano di
estremisti hutu, 800mila tra tutsi e hutu moderati. Per l'agenzia dell'Onu queste persone in fuga sono, per il momento,
richiedenti asilo. "La questione e' particolarmente complessa. Queste persone sono state coinvolte nel genocidio? Sono state minacciate
o ricattate? Al momento si tratta di richiedenti asilo e, come tali, stanno
usufruendo di assistenza umanitaria", ha spiegato la portavoce dell'Unhcr,
Jennifer Pagonis. Sono oltre 80mila i sospettati di genocidio che si trovano
in prigione. Circa 1.800 richiedenti asilo sono stati trasferiti nel
Burundi. Altri 5mila si trovano al confine in attesa che le Nazioni Unite
trovino loro una destinazione sicura. (AGI) Fab/Cis
Da il Trentino 6.7.2004 - BRUXELLES.
GLI ORRORI DELLE
ARDENNE
. Una coppia diabolica che aveva studiato
tattiche ben precise per attirare piccole vittime destinate ad essere
violentate e uccise dal mostro delle Ardenne: è questo il quadro che emerge
sempre più chiaramente dalle indagini sugli agghiaccianti crimini commessi
tra il 1987 e il 2001 dal guardaboschi francese 62enne,
Michel Fourniret, con la complicità della moglie, Monique Olivier, 55 anni.
Nell’inchiesta si fanno sempre più centrali le responsabilità della donna,
che inizialmente sembrava avere un ruolo passivo e sottomesso davanti alla
violenza del marito, tanto da affermare che «era stata intrappolata in un
ingranaggio infernale». Dalle ricostruzioni appare infatti come una complice attiva, capace
perfino di far ricorso al proprio figlioletto di un anno per attirare in
macchina una bambina di dodici anni (la belga Elisabeth Brichet) con la
scusa di farsi accompagnare al più vicino ospedale per soccorrere il
neonato. La piccola Elisabeth è stata poi violentata e strangolata da Fourniret
sotto gli occhi della moglie, prima di essere seppellita con una ruspa sotto
tre metri di terra nella tenuta del castello degli orrori di Sautou, nelle
Ardenne, al confine tra Francia e Belgio, dove il corpo è stato rinvenuto
sabato, insieme a quello della 22enne francese Jeanne-Marie Desramault. Gli investigatori belgi e francesi stanno intanto cercando di ricostruire
l’attività della coppia non solo negli anni in cui sono stati commessi i
nove omicidi confessati da Fourniret (fine anni’80 e inizi del 2000), ma
anche nel decennio 1990-2000, nel quale il guardaboschi ha indicato di non
aver commesso crimini: un’ipotesi alla quale, affermano gli inquirenti,
«purtroppo credono in pochi». L’ombra del killer pedofilo delle Ardenne
potrebbe allungarsi infatti su circa trenta casi di omicidi e sparizioni
rimasti irrisolti negli ultimi decenni in Francia e in Belgio. Sul versante
delle indagini basate sulle confessioni della coppia, gli inquirenti belge e
francesi stanno procedendo intanto all’ esame del caso più controverso:
l’assassinio di una ragazza alla pari che la coppia aveva preso in casa nel
1993.
CANADA,
MIGLIAIA DI FOCHE MASSACRATE IN NOME DELLA MODA 31 Marzo 2005|15:02 | APCOM
Ottawa, 31 mar. (Apcom) -
Galvanizzati dai prezzi di nuovo in ascesa dopo
la scarsa domanda degli ultimi anni, 1500 cacciatori con cento barche si
sono ritrovati nel Golfo di San Lawrence per catturare e uccidere migliaia
di cuccioli di foca. Il rituale è iniziato martedì a largo delle isole
Magdalene e andrà avanti per le prossime sei settimane nell'area
conosciuta come il "Fronte". Ieri il cattivo tempo ha impedito le
operazioni, che dovrebbero riprendere oggi con regolarità. Al termine
della più brutale e sanguinosa battuta di caccia dagli anni Settanta, si
conteranno oltre 300 mila esemplari morti. Lo scorso anno, il giro
d'affari fu di sette milioni di dollari, ma quest'anno le stime prevedono
profitti maggiori. Una pelle di foca può arrivare a costare trenta
dollari.
Le immagini che provengono dal luogo del massacro e le testimonianze dei
presenti hanno messo in seria discussione la credibilità del Canada. Uno
dei presenti, Paul Watson, ha raccontato di carcasse abbandonate sui
ghiacci: " E' stata una carneficina, i cuccioli di foca erano indifesi,
alcuni erano di poche settimane. Non potevano nuotare né fuggire. Non
avevano alcuna speranza di salvarsi". L'eccidio ha scatenato le proteste
dei movimenti ambientalisti che hanno invocato un boicottaggio dei
prodotti canadesi.
Le critiche si concentrano sull'utilizzo dell'uncino adoperato per
trapassare il cranio dei cuccioli di foca. Secondo le associazioni
ambientaliste, tale metodo procura agli animali atroci sofferenze. Le
accuse non si fermano qui. Rebecca Aldworth, un'ambientalista, ha giurato
di aver visto cuccioli di foca ancora vivi dopo che era stata tolto loro
la tanto preziosa pelle: "Ho visto foche ammassate che si muovevano e
respiravano in uno stato di semi-incoscienza". Il governo canadese ha
spiegato come l'operazione, costantemente monitorata, porterà milioni di
dollari alle locali comunità degli indigeni poveri e non provocherà danni
all'ecosistema. Diversi membri dell'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno
però imposto un bando sugli acquisti di prodotti ottenuti dalle foche.
Fonte: LAV - Lega Anti Vivisezione by
Unimondo.org13 maggio 2005
Si
è chiusa con alcuni giorni di anticipo la caccia alle foche in
Canada (Golfo di San Lorenzo): la quota triennale fissata dal
Governo canadese in 975.000 cuccioli di foca da uccidere nel
2003-2005 è stata ampiamente raggiunta.
L'Italia
è il secondo maggiore Paese europeo coinvolto nel commercio di
prodotti di foca dopo la Danimarca: lo denuncia la LAV che, con un
una petizione popolare, ha raccolto circa 100 mila firme per
chiedere al Governo italiano di vietare per legge ogni forma di
commercio di pelli, pellicce e derivati di foca. Gli Stati che finora hanno assunto ufficialmente una posizione
contraria al commercio di prodotti derivati da questi animali, sono
gli Stati Uniti (hanno proibito, con il "Marine Mammal Act",
l'importazione, l'esportazione, la vendita e il possesso di ogni
prodotto derivante da mammiferi marini); il Belgio (ha deciso di
stabilire un bando sull'importazione e la vendita di pelli di foca);
la Gran Bretagna che ha espresso una condanna formale. La Commissione Affari Esteri del Parlamento italiano ha già
approvato due Risoluzioni che impegnano il nostro Governo a emanare
norme di divieto al commercio di prodotti di foca."L'Italia in
passato si è già schierata in favore degli animali emanando
un'Ordinanza, trasformata in legge nel 2004, che ha vietato
l'importazione e la commercializzazione delle pelli di cani e gatti.
Ci auguriamo che ora il Governo italiano segua la scelta di civiltà
già intrapresa in tema di pellicce di animali domestici, e segua
l'esempio di paesi amici come gli Stati Uniti o il Belgio, ponendo
fine a questo ingiustificato e riprovevole commercio" - conclude
Sonny Richichi, presidente della LAV.
Eravamo in Irak per il petrolio?
Parlando di missione umanitaria, il governo ha mentito!
L'Eni, prima della guerra, avrebbe
prenegoziato un accordo per lo sfruttamento delle risorse petrolifere
della zona (2-3.5 miliardi di barili). Il governo, a suo tempo, negò. Ma
oggi una inchiesta di Rai News 24 svela l'esistenza di un dossier del
ministero delle Attività Produttive risalente al 21 febbraio del 2003 nel
quale si sottolineavano – un mese prima dell'intervento angloamericano che
scattò il 20 marzo di quell'anno – le «opportunità economiche» che in caso
di guerra si offrivano all'Italia per sfruttare le ingenti risorse
petrolifere irachene, indicando proprio Nassiriya quale «area in cui
puntare». Cosa poi puntualmente avvenuta. Fu lo stesso ministro degli Esteri Franco Frattini a notare, l'11 novembre
2004, che «il nostro impegno rappresentava un solido investimento...Ecco
perché sarebbero morti i militari italiani.
ABBIAMO PUBBLICATO PER INTERO IL DOSSIER DEL
MINISTERO DELLE ATTIVITA' PRODUTTIVE SOTTO IL GOVERNO DI SILVIO
BERLUSCONI - NEL QUALE SI EVINCE CHE LA GUERRA IN IRAQ ERA STATA
PROGRAMMATA SEI MESI PRIMA.
altro che medaglie d'oro - TG2 10 MINUTI DA LECCAPIEDI -
monumenti dedicati ai caduti nella capitale ... CHI HA GOVERNATO
L'ITALIA DOVREBBE VERGOGNARSI E CHI LA GOVERNA DOVREBBE INVECE
DIRE COME SONO ANDATI EFFETTIVAMENTE I FATTI... tanto per dare
dignita' e memoria ai famigliari delle vittime.
una ricerca indagine MORIRE PER UN PIENO - nel quale spieghiamo
dettagliatamente che i nostri militari a NASSIRIYA sono stati
inviati per proteggere un pozzo di petrolio dell'eni - E CHE
HANNO PERSO LA VITA 19 RAGAZZI PER UN PIENO DI BENZINA... che la
questione umanitaria non c'entra nulla - che l'ITALIA e' entrata
in guerra per favorire losche operazioni americane e che AL
ZARKAWI - l'uomo che organizzo' l'attentato a NASSIRIYA contro i
nostri militari - voleva in realta' colpire l'ENI -
terrorizzarla e mandarla via da quel luogo - e sul perche'
tiriamo le nostre conclusioni. IN QUESTO LIBRO CAPIRETE CHE LA
BARBARA CONTINI e' stata voluta dagli americani - che sono
spariti tanti dollari - che la liberazione dei tre italiani era
stata programmata - CHE CALIPARI E' STATO VOLUTAMENTE UCCISO -
che ci sono state domande parlamentari alle quali nessuno ha mai
dato risposta.
l'inchiesta e' di EMMEDI oramai firma nota del nostro sito
internet.
poi sempre nel nuovo namir troverete gli articoli :
LA CORRUZIONE SISTEMATICA E LA FALSIFICAZIONE DELLA REALTA' di
w.piccinonno CRITICHE AL SIGNORAGGIO ECONOMICO - di claudio CHI
HA RELMENTE SCONFITTO GEORGE BUSH ? - di comitato iraq libero
L'ESPROPRIO DEL TFR - di lucio garofalo CHI PAGA LE BASI
AMERICANE IN ITALIA ? - di alfonso navarra LIBANO - INTERVISTA A
SAMAH IDRISS - di francesco bertolucci BERLUSCONI CHIEDE 10
MILIONI DI EURO A ELIO VELTRI - di democraziaelegalita' UN PUNTO DIVISTA SULLA PALESTINA ODIERNA - di conques DOPO LA
SHOAH PARLIAMO ANCHE DELLA PULIZIA ETNICA DELLA PALESTINA di
ismitalia IL PMLI E LE MAFIE DEL MEZZOGGIORNO - del pmli EOLICO
BATTE IL NUCLEARE - di gianni donaudi GENOVA AD UN ANNO
DALL'ATTENTATO CHIUDERE LA CASERMA DEGLI ORRORI - di enrica
bartesaghi L'ITALIA FRA SORDI E VOLONTE' - di andreina de
tomassi PUBBLICATE UNA PARTE DELLE FIRME CONTRO IL MACRO -
GALLERIA DI ROMA.
.... e tanto ma tanto altro ancora ... cliccando sul sito sotto
riportato e successivamente sulla copertina LIBERAKLEE
KABUL - Dura condanna
delle Nazioni Unite per gli abusi inflitti a due prigionieri
nella base militare americana di Baagram, in Afghanistan.
L'inviato speciale dell'Onu in Afghanistan, Jean Arnault, ha
giudicato "totalmente inaccettabili" i metodi applicati nei
confronti dei prigionieri, definendoli "un affronto a tutto
cio' per cui la comunita' internazionale si batte nel
paese". Arnault ha aggiunto che "la gravita' delle torture
richiede la punizione dei coinvolti" , come richiesto dal
presidente Karzai. (Agr) (http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews.jsp?id=%7B3B41A127-F105-4583-A453-D493D1951343%7D)
U.S.A.
AL DI SOPRA DELLA LEGGE?
Il
'New York Times' ha rivelato oggi
l'esistenza di un rapporto confidenziale dell'esercito Usa contenente
dettagli di abusi diffusi sui detenuti afgani nel 2002, abusi
comessi da soldati "giovani e male
addestrati". Gli abusi, tra i quali la descrizione della morte di due
carcerati nel centro di detenzione di
Baghram, sono emersi dall'indagine, di
quasi 2 mila pagine, condotta dalla sezione investigazioni criminali
dell'esercito Usa. Il rapporto, del quale il quotidiano americano ha ottenuto una copia,
si incentra sulla morte di un tassista di
22 anni, Dilawar e di un altro detenuto,
Abibullahh, deceduto sei giorni prima, nel
dicembre 2002.Secondo
quanto riportato dal fascicolo, Dilawar fu
incatenato per i polsi al soffitto della sua cella per alcuni giorni,
durante i quali venne ripetutamente colpito
alle gambe, prima di morire. I maltrattamenti denunciati variano
dall'interrogatrice che camminava sul collo dei prigionieri, ai calci
negli organi genitali, all'obbligare un detenuto a baciare gli stivali
di coloro che lo interrogavano.Ad un prigioniero vennero fatti raccogliere dei tappi di plastica immersi in una
miscela di acqua ed escrementi. A seguito del rapporto, potrebbero
finire sotto processo 27 persone per il caso di Dilawar e 15 per quello di
Habibullah.
Il presidente afgano
HamidKarzai
ha chiesto agli Stati Uniti il trasferimento di tutti i detenuti di
nazionalità afgana alle strutture carcerarie amministrate dal governo. "Chiediamo la loro consegna, sia che
si trovino a Bagram che a
Guantanamo", ha dichiarato
Karzai in partenza per gli Stati Uniti.
Attualmente
nel carcere di Guantanamo, sull'isola di
Cuba, si trovano 500 detenuti di nazionalità afgana.
Bush e Karzaisi incontreranno lunedì alla Casa Bianca,
sull’onda delle violenze scoppiate in tutto il mondo musulmano dopo la
notizia pubblicata da Newsweek (e poi
ritrattata) di presunte abusi compiuti sul Corano dai secondini di
Guantanamo. A rincarare la dose,
il New YorkTimes
che ha rivelato appunto che due afghani
detenuti nel carcere gestito dalle truppe Usa nella base di
Bagram morirono nel 2002 per le torture
inflitte da militari statunitensi.
il premier iracheno Nouri al Maliki ha condannato la violenza Usa
contri i civili, divenuta un "fenomeno quotidiano", annunciando
l'apertura di un'inchiesta parallela a quella Usa sui fatti di Haditha.
Stando a quanto denunciato a marzo dal 'Time', gli iracheni sarebbero
stati uccisi dai marines nel corso di una retata ordinata dopo la morte
di un loro commilitone. I militari avrebbero aperto il fuoco contro
cinque uomini a bordo di un taxi e contro le persone trovate all'interno
di due abitazioni, tra cui donne a bambini.