Ci chiamano disordinati? Embè? basta al piattume dilagante

               - Apologia del disordine -

Divieto di fumo: igiene al posto
della morale; il nuovo nazismo

Disordinati di tutto il mondo, o anche solo nazionali, regionali, e persino padani, uniamoci, facciamo quadrato di fronte a chi vorrebbe incasinare il nostro ineccepibile casino; a chi ci vorrebbe convertire al piattume dilagante, con la punteggiatura in regola  e la banalità nei contenuti!  Diciamo: basta alla pedanteria dei perfettini che non perdono occasione per ostentare la loro inarrivabileCORSI PER MASCHI ADULTI quintessenza.

 E sapete perchè? Perchè, ne sono arciconvinto, i "perfettini" ci invidiano: ve lo assicuro. Di nascosto, quando nessuno li vede, fanno le prove per atteggiarsi a sregolati; ma che volete farci, è più forte di loro, non ci riescono, perchè, anche nella finzione, vengono sopraffatti da perniciosi sensi di frustrazione e corrono a sgridarsi davanti allo specchio. Ogni tanto, raramente per la verità, si odono rimbrotti provenire dagli appartamenti-santuario dei perfettini. Com'è possibile? si chiedono i vicini; ma sì, sono loro che si fanno una bella cazziata dopo una simulazione interrotta.

 Ci invidiano perchè ci considerano dei privilegiati, a cui tutto va perdonato, mentre essi non possono mai debordare da quelle quattro o cinque virgole esistenziali, così faticosamente somatizzate, pena il crollo rovinoso della loro reputazione. Provate a convincere un perfettino a  fare, non dico una mattata, ma appena qualcosa di diverso dall'abituale; gli scompaginerete l'esistenza, gli si sbricioleranno i capisaldi ai quali è saldamente ancorato: l'ora canonica di cena, la partita del Milan, Bonolis, l'approccio erotico con il (la) partner, fissato per le ore 22 del primo sabato di ogni bimestre, salvo preavviso da dare quattro giorni prima, in caso di impedimento.

E poi, vuoi mettere... Se perdi tu le chiavi di casa, beh, non è piacevole restare fuori dalla porta, ma alla fine riuscirai a compatirti e chi ti conosce dirà con indulgenza: "che volete farci, poverino, è fatto così! Sempre lo stesso, non cambia mai! Ma venga dentro, si accomodi, intanto che le riparano la serratura". Ma se la medesima cosa capita a un perfettino, una tragedia! Intanto la figuraccia che rimedia presso chi è stato costantemente massacrato dalle sue lezioni di vita, al quale non sembrerà vero di potere, con finta comprensione (ma con intima soddisfazione) esclamare: "Ma come, non riesco a crederci; da te... non è possibile, ma dai... dimmi che stai scherzando". E cerca la scusa più banale per allontanarsi, lasciandolo nella più tetra disperazione!. 

Ma, tuttosommato, i "perfettini" ci accettano, anzi, in un certo senso, non possono fare a meno di noi che, così diversi, riusciamo a esaltare, per antitesi,  le loro "virtù". Immaginate due perfettini tra di loro: una concorrenza,  una noia incredibile, ai limiti dell'esaurimento! Insomma, dopo un pò non si sopportano più! Se non fosse per i saldi principi di buona creanza che li pervadono, arriverebbero persino a malmenarsi! Fateci caso, raramente vedrete insieme due perfettini più di una settimana!

La categoria invece di cui dobbiamo assolutamente diffidare è quella dei disordinati "pentiti"... I pentiti sono coloro che un tempo esercitavano la loro professione ai massimi livelli ed erano orgoglio e vanto di tutta la specie! Inappuntabili nel loro casino, non si facevano mai cogliere impreparati difronte a nessuna evenienza. Mai puntuali, anche quando sembrava che tutto filasse liscio, riuscivano a tirare fuori dal cilindro una sorpresa da mandare in oca il più tollerante dei perfettini! Quando uscivi con loro non sapevi mai come sarebbe andata a finire, perchè, sbagliare strada, scambiare lo zucchero col sale, perdere il treno o l'aereo, smarrire il portafoglio e persino la persona che li accompagnava, erano eventi di normale amministrazione.

 Ma un giorno accade loro qualcosa di mostruoso. Una disgrazia inattesa che gli spegne il lume della ragione: si invaghiscono di un (una) perfettino/a - questa è la causa principale, anche se non l'unica, della metamorfosi - e, facendo violenza alla loro stessa natura, iniziano a sottostare ai diktat del (della) partner, tipo: "qui non si può andare avanti così, vedi di darti una regolata, altrimenti... " oppure "in una coppia i compiti devono essere equamente suddivisi, altrimenti... " o, ancora più perfidamente, "fai come meglio  credi, non voglio importi nulla, sia chiaro, ma forse sarebbe il caso che, per il momento, non frequentassi più il Tizio, visto che sei in fase di guarigione, altrimenti...". Un "altrimenti" metodicamente scandito come un passo militare che, teoricamente, presupporrebbe un conORDINE DISORDINEsiglio, un'alternativa, ma che nei fatti risuona come una intimidazione subdola e ultimativa.

 Diffidiamo sempre, noi che abbiamo avuto il coraggio di accettare, a tempo debito, le conseguenze dello "altrimenti... torni da tua madre" (e ci siamo tornati), da chi ci offre delle opzioni intercalate da un "altrimenti". Fateci caso, basterebbe un "o", un  "oppure", un "se no", e invece si ricorre al roboante quadrisillabo "al-tri-men-ti", zeppo di consonanti dentali, come dire "non hai scampo, qui comando io, rassegnati". E il disordinato si rassegna, addio tempi spensierati, inizia a scimmiottare il suo mentore e, per dimostrare a sè stesso di essersi redento, è costretto ad abiurare il passato e quanto ne faceva parte. Sono loro i più ostili nei nostri confronti, perché incosciamente rappresentiamo ciò che vorrebbero essere ma, ahimè, non possono più! Ma noi non abbandoneremo queste infelici creature alla mercè dei perfettini; la nostra missione è quella di salvarli dal piattume quotidiano e riportarli, col fulgido esempio, sulla retta via!  

Andrea Ingianni

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LA RECENSIONE
19-07-2004 10:17 | Recensione di Domenico De Ferraro

Testo recensito: Basta al piattume dilagante
Autore: Andrè do Caboverde


Siamo sempre di meno le persone che amano l'ordine, ciò è un bene o un male?
Spezzare le frasi, buttare la grammatica nel fosso, bruciare i verbi,
rinchiudere il soggetto nella soffitta. Un urlo è un bisogno d'essere.
Rimbaud ne è la prova. Fregarsi dei vecchi modelli classici, avventurarsi
alla ricerca di nuove strade, di nuove espressione, di nuove forme poetiche.
Opera d'una esigenza spirituale per esprimere il presente. Dare voce al
proprio carattere, alla forza dei propri pensieri. La volontà di
rappresentare la realtà in cui viviamo. Il verso libero è l'espressione
liberatoria per eprimere un certo disordine esistenziale. Il disordine nasce
dall'ordine. Sono le due faccie della vita. Gli ordinati odiano i
disordinati e viceversa. L'origine stessa della vita nasce dal fatto di non
essere stati ordinati e ubbidienti . Eva mangia il frutto dall'albero della
conoscenza. In fondo se Eva fosse stata una ordinata quel gesto non
l'avrebbe compiuto. Quindi Eva, la nostra progenitrice, era una disordinata.
Ordinata è la mamma , papà un disordinato, Carlo un ordinato, Francesca una
disordinata e via di seguito. Certo è che il genio vuole disordine. Non ci
possono essere innovazioni senza distruggere spezzare, rifare una realtà.
Andrè do Caboverde con questo suo testo c'invita a riflettere sul disordine
e l'ordine, sul senso della vita. Su ciò che è giusto o sbagliato essere, al
di là delle convenzioni, delle piccole e grandi ipocrisie che
quotidianamente affrontiamo e superiamo. L'importante è essere sinceri come
il nostro Andrè.

La risposta: 19-07-2004 da Andrè do Caboverde
La recensione De Ferraro non può che lusingarmi!
Anche i "disordinati" sono vanitosi... proprio come i "perfettini"!

Commento: Molto simpatico...una soluzione potrebbe essere disordinati con stile ;) aki78@vodafone.it  8.8.2004
La risposta: sì, potrebbe essere una soluzione... ma un pò alla volta!