I racconti di MG. Di Stasi
     
Il mondo di ANNA  ROBBE

 

SGUARDO DI RAGAZZO

Hai lo sguardo di un ragazzo,
negli occhi che non son più giovani.
E quella luce,
come sabbia e cielo,
come cielo e mare,
che rallegra la vita.
Hai lo sguardo di un ragazzo,
nei tuoi tanti anni
che non son mai troppi.
Per la tua allegria
che ti circonda
come fumo e nebbia.
Hai lo sguardo di un ragazzo
Amico mio
e la vita sorride
dentro di te.

 

VESTITA DI OMBRE
 

 Lo sguardo vuoto,

le parole riflettono

lente,

affannose,

spente.

La vita è fuggita

dal tuo volto tranquillo.

Indifferente e persa,

la tua anima vaga

vestita di ombre.

 

PENSO A TE (a.robbe)

 

Penso a te

come a un ricordo

malinconico e dolce

che sul far della sera,

prende l’anima stanca

di luci e rumori.

Penso a te

come a un giocattolo antico

che più non diverte

ma si conserva

per nostalgia del tempo lontano

di una giovinezza imprecisa.

Penso a te

così,

distrattamente,

come quando te ne andasti

guardandomi assorto

il sorriso distratto

già lontano ormai

nel tuo cuore che neghi

al mio amore per te.

AMORE NEGATO

 Vorrei dimenticare i tuoi occhi, quello sguardo denso e fuggiasco, che incatena il mio in una vertigine che non da scampo.
Vorrei dimenticare la tua voce, piena, profonda e roca, che mi artiglia nel ventre, prima che nell’anima.
Vorrei dimenticare le tue mani, magre, nervose e forti, di cui immagino i gesti segreti,
e quel tuo arrivare sornione e distratto, viaggiatore di un tempo, che si espande altrove e che mi esclude.
Tu come un lampo in un giorno di pioggia, sfiori il mio esistere, quasi per caso, senza fermarti,
ma se ti avessi soltanto per un poco, traccerei sul tuo corpo sentieri di fuoco, che il tempo e l’oblio non possano cancellare.
Ti straccerei l’anima a brandelli e in minutissimi pezzi la spargerei nel vento, perché tu sappia cos’è il dolore dell’amore negato.

 DOVE SEI

 Dove sei.

Dove sono i tuoi occhi,

la profondità scura in cui annegavo

di miele denso e sogni.

Dov’è il tuo viso che di bellezza adornavo

Specchio feroce del mio desiderio.

A l’amore!

Un punteruolo nel cuore

Una fiamma segreta, un dolore che non finisce.

Dov’è il tuo corpo

Territorio misterioso

In cui la fantasia si perdeva assorta.

Non ci sei.

E di questa assenza

Io muoio.

Ogni giorno

Ogni ora

Sempre.

VORREI…

Vorrei un uomo che mi amasse
E avesse i tuoi occhi
Quello sguardo scuro che mi uccide il cuore.
Vorrei un uomo che mi amasse,
e avesse le tue mani,
lunghe nervose e forti,
che muovi nell’aria come farfalle inquiete
Vorrei un uomo che mi amasse,
e avesse la tua voce,
piena di ombre come il vento del nord
che muove le parole come lampi di luce,
come il fuoco di notte
che accende
mille scintille.
Vorrei un uomo che mi amasse
e avesse il tuo corpo
deserto dei miei desideri,
dove non c’è speranza, né ristoro.
Vorrei un uomo che mi amasse
Perché tu non mi ami,
perché non posso averti,
mai…
 

 

 

 

DI CERTO IL VENTO

Di certo il vento,
ha più cose da dirti,
che non questa mia voce
che scioglie
inutili gocce di silenzio
e lacrime.

L’ESTATE DELLA VITA (a.robbe)

 

 

I giorni vanno veloci,

così l’estate della vita.

Il calore del sole,

e quello dei corpi nei letti disfatti.

Mute nostalgie si mischiano

ai palpiti del piacere.

E sulla pelle scura

il mare disegna

colori fantastici.

E c’è un profumo di notte

nella brezza leggera

che segna il tempo

che tutto trascina.

Il profumo delle cose belle

che piano vanno verso la fine…

 

 

COME UNA LAPIDE

di "Morterossa"

Ho l’anima in un pozzo.
Dolore e solitudine.
Quella tua pelle scura, così liscia e morbida.
Quei tuoi occhi cupi come il mio desiderio insoddisfatto che mi macina la carne in rossi gorghi impazziti.
Mi perseguitano.
Se avessi lacrime, se avessi ferite da rimarginare, ma ho solo questa rabbia e la tua immagine a torturarmi.
In questo giorno grigio che non lascia spazio alle speranze, che non lascia tempo ai sogni.
Perché tu non ci sei, né ci sarai, oggi, domani, fra un mese, fra un anno.
Come una lapide a chiudere per sempre la mia vita.

NON è FACILE

 Non è mica facile, lo sai, non pensarti.
 Scacciare dal ricordo quel tuo sguardo, quell’aria allegra eppure densa di malinconie sospese. Quelle tue frasi ironiche e sfuggenti con cui negavi a me e agli altri la tua anima.
E’ più difficile non sentire la tua voce, roca, profonda, evocativa e dolce con cui mi raccontavi la tua vita lontana, così per caso in un giorno qualunque, quando io presa di te senza speranza, ti cercavo con pretesti banali, pur di sentirti appunto, pur di avere con te un legame flebile, anche un sospiro, un soffio di vento.
E’ stato tutto inutile, questo mio amore per te, sterile e vano come le foglie secche che il vento trascina via, fra le cose morte.
E’ stato un sogno portato via dalle luci livide dell’alba. Un sogno appunto, un’illusione muta, chiusa dentro di me, che più non volo, ora che poi per orgoglio o per dispetto, ho deciso di non cercarti più.
Ma non è mica facile, lo sai, spegnere all’improvviso quella luce che tu portavi nella mia vita, quell’entusiasmo vivo con cui accoglievo il giorno.
Ora i miei giorni sono sereni e grigi.
Non più dolore o delusione, non più l’insofferenza senza ristoro che ci portavi tu, ma che deserto mi sento dentro, ora che l’estate lascia il posto all’autunno, ora che i pensieri che non mi ispiri più, girano a vuoto in lunghi gorghi inutili.
Il tuo ricordo è come una vecchia melodia che sfuma nel silenzio piano piano. Un’ombra fievole come  tutte le cose che vanno a morire.
Ma tu ti sei portato via l’estate della vita.

GUARDO I TUOI OCCHI

 

Guardo i tuoi occhi,

e quella luce bruna,

pioggia di scintille su di me.

Guardo la tua bocca,

che nel sorriso spegne,

ogni mio desiderio.

Irraggiungibile e persa,

 in parole e giochi.

Guardo il tuo corpo,

l’ansia di giovinezza che ti scivola addosso,

vestendoti di sogni.

E mi sei caro, forse,

per l’allegria che hai dentro,

mentre ti muovi agile nei sentieri della vita.

 

COME QUANDO

 

Come quando

te ne andasti senza dirmelo,

con quel tuo sguardo che gettava pietre

e io perdendoti

ricominciavo a vivere,

senza sapere

che era come morire…

 

Tu u core c'ha taliari !
Tu dois lui voir le coeur!

Il cuore devi guardare
E non questo mio viso
Dove appena sfumano i segni del tempo.
Il cuore devi guardare
E non questo mio corpo dove immergi le tue brucianti ossessioni,
dove asciughi le lacrime e il sangue dei giorni perduti.
Il cuore devi guardare.
Questo cuore vuoto,
in cui le lacrime scivolano,
verso il buio profondo che si nasconde dietro ogni mio sorriso,
dietro ogni mio sospiro.
Ma tu guardi i miei occhi senza vedermi.
Guardi le mie labbra,
di cui desideri i baci,
e le parole che non dico
non trovano un varco
nei solchi prevedibili dei tuoi pensieri.
Buio e silenzio,

i miei giorni con te.

 

Cara Anna ero innamoratissimo di una Lei e credo che anche Lei lo fosse di me: ma il giorno del tanto sospirato I° incontro mi sono, in parole povere, imbranato, nel senso che mi sono comportato come un ragazzino, goffo, alla prima esperienza. Forse l'ho delusa. Ti assicuro che in genere me la cavo discretamente e so che, se mi ridesse l'occasione, saprei fare di meglio. Un pò alla volta ci siamo allontanati. Pensi che l'ho persa per sempre? Io sono ancora innamorato. Gradirei un giudizio spassionato e non parole di consolazione. Mirko

Quando si parla di sentimenti, si rischia sempre di cadere nel banale e nel luogo comune.

Quando ci si innamora si carica se stessi di aspettative e di proiezioni mentali che non sono altro il più delle volte il riflesso dei nostri desideri.
 A questo si aggiunge il fatto che vorremmo presentarci all'altro nella nostra luce migliore o almeno quella che per noi è la luce migliore e diventiamo fragili e vulnerabili perché pieni di insicurezza e ci sentiamo responsabili in qualche modo della nostra capacità o meno, di suscitare nell'altro gli stessi sentimenti che proviamo noi.
In questo modo, oltre a dare di noi stessi un'immagine confusa e contraddittoria, finiamo per imprigionarci in costruzioni mentali che invece di aiutarci, ci ostacolano.
Tu ami questa donna, forse lei ama te o forse no. Sii te stesso. Se vuoi vederla, cercala, se vuoi parlarle fallo, vivendo i tuoi sentimenti, ma senza aspettarti nulla. L'amore segue sentieri spesso sconosciuti e incomprensibili.
L'unica cosa certa è che non siamo responsabili se l'altro non ricambia il nostro amore e niente di ciò che potremo fare cambierà le cose.
Tuttavia non sarebbe giusto rinunciare, meglio il rifiuto che il rimpianto. Meglio un amore doloroso che nessun amore. Ciao Anna"


"fichi secchi alle mandorle"

Con grande piacere di vostra suocera che continua a ripetervi che siete più"imponenti " del Titanic, ecco per voi una ricetta delle mie parti: I fichi secchi alle mandorle.

Premetto che è una vera bomba calorica, ma assolutamente efficace nella cura della frustrazione amorosa al pari della Nutella.
Perciò, prendete dei fichi secchi di quelli che si trovano agevolmente in qualunque supermercato.
Con un coltello appuntito apriteli( magari pensando che si tratti del ventre dell'Irraggiungibile) e inseriteci una mandorla spellata e un pezzettino di cioccolato meglio se fondente.
( La mandorla può essere sostituita da un gheriglio di noce)
Richiudeteli e disponeteli in uno strato, in una teglia da forno ricoperta di carta da forno. 
Preparate ora una sorta di sciroppo, con acqua(poca) zucchero( per la quantità rifatevi al vostro gusto o in alternativa al grado di frustrazione amorosa di cui siete preda), e uno spruzzo di un liquore di vostro gusto.
 Con questo sciroppo bagnate i fichi e mettete tutto in forno a 180 gradi per un quarto d'ora/venti minuti.
Lo sciroppo deve caramellarsi dando ai frutti un bel colore marroncino.
Una volta pronti, fateli raffreddare e poi potrete mangiarli da soli o in compagnia, non di vostra suocera ovviamente.
Se proprio non potete farne a meno( di vostra suocera) mangiateli guardandola negli occhi con aria di sfida, leccandovi le labbra, la cosa la renderà pazza di rabbia.
Se proprio non vi importa assumere l'aspetto di un insaccato potrete come tocco finale, dare ai fichi una spolverata di cacao in polvere e...buon appetito.