I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

ANDAI PER VISITARMI E VOLEVANO VENDERMI UN TABUTU


Si metta tranquillo signor Cenci che adesso vediamo come stanno le cose. ” Era cominciata così.
Aria professionale, occhialetti ultima moda adagiati su nasino carnoso, capello finto biondo a riccioli fitti, boccuccia a cuoricino giusto per restare in tema. Non era poi male la pollastrella. Che poi mi sono sempre piaciute le donne con gli occhiali, hanno quell’aria da intellettuale col reggicalze che me lo mette su dritto che sembra un corazziere.
Vero è che il mio amico Carmelo mi aveva onsigliato il Dott Alfredo Lifungi, ma insomma l’idea di dolci e leggere manine femminili a scivolarmi sul torace villoso, mi attirava di più.
E’ una visita di controllo ho detto a mia moglie Adelina, giusto per togliermela di torno che era un pezzo che me la menava con la storia dell’affanno. Ma quando mai! Sono un toro io. Me ne faccio due di seguito e anche tutti i giorni potendo.
Ad ogni modo, qua sono cara la mia dottoressa. Tutto tuo si fa per dire. Ma ancora non sapevo cosa mi aspettava.
Cominciò che mi fece un mare di domande e mi guardava con il sopracciglio corrucciato tanto che mi sentii come quando ragazzino, la maestra Margherita ( che aveva gli occhiali anche lei) mi chiamava alla lavagna per l’interrogazione. La stessa sensazione sgradevole alla bocca dello stomaco e quel senso vago di ansia che ti inceppa le parole sulla punta della lingua e non c’è modo di farle uscire. In men che non si dica mi sono trovato a raccontarle della mia famiglia fino alla settima generazione, accidenti ad Adelina e al suo affanno.

“ Facciamo prima l’elettrocardiogramma.” Ha sentenziato la dottoressa. “Adesso le applico gli elettrodi…” Applica, applica carina che mi piacciono quelle manuzze.
La macchina faceva uno sfrigolio fastidioso e le estremità esterne delle sopracciglia della dottoressa si alzavano sempre più verso l’alto, mentre quelle interne collassavano alla radice del naso.
“ Vedo qui un’anomalia del ritmo signor Cenci.”
Un’ anomalia? Come sarebbe? Un toro sono. Se non era per le fisime di Adelina a quest’ora ero a farmi una partita a calcetto con gli amici, o meglio ancora a incontrare una certa signorina con la quale me la faccio ultimamente. Per inciso la tipa in questione di affanno non ne sente anzi sono io che ci faccio venire l’affanno a lei per capirci. Comunque intanto la dottoressa col sopracciglio tutto corrucciato mi stava dicendo:” Adesso facciamo una bella ecografia, ma lei non si deve preoccupare che tutto si cura al giorno d’oggi. Ho visto gente più giovane di lei combinata anche peggio…

” Ma che minchia dice questa? Peggio di me, e perché come sto io?
Mi fece stendere su un altro lettino e accese uno schermo che la mia tele a cristalli liquidi neanche la vedeva. A questo punto mi mette sul petto un gel e comincia a strusciarmi sopra uno strumento con la punta arrotondata. Dentro lo schermo cominciamo a vedere una cosa che pulsa e che deve essere il mio cuore. La dottoressa si mordeva il labbro pensierosa e poi cominciò a spiegarmi quasi fossi un ragazzino deficiente.

“ Questa è la valvola mitrale, questa la tricuspide. Qua vede l’atrio? E’ dilatato non trova?” Io non trovavo nulla vedevo solo che tracciava un cerchietto sulla parte incriminata che io sarei stato capace di farlo meglio. Poi azionò l’audio ed ecco che mi sembrò di sentire la lavatrice di Adelina quando fa la centrifuga.
“ E’ severa. Si mi dispiace, ma è proprio severa.” Dice lei col musetto corrucciato. E chi o cosa sarebbe severa? Questo me lo spieghi cara la mia dottoressa che ancora non l’ hai capito che mi sento un toro e se vuoi ti do una dimostrazione che neanche te la sogni carina.
Ma quella riprende imperterrita. “ La vede la sua valvola? Non ho mai visto una valvola messa peggio. I lembi caro il mio sig Cenci, non lo vede? collassano, non combaciano, e vede qui questo getto di sangue? Viene risucchiato indietro dove non dovrebbe andare…”
Di vedere vedevo, ma insomma, esagerata! Sembrava solo un po’ sbilenca la valvoletta. Niente di così grave.
“ Ma guardi qui. Il cuore fa fatica. C’è un’insufficienza seria, senta a me. Se continua così Lei presto avrà un affanno che neanche riuscirà neanche a dare un passo senza andare in apnea . Poi diventerà tutto nero in faccia. Perché sa, il cuore si ingrossa e non pompa più bene…”

Ma di che parlava questa?
Mi venne quasi di toccarmi i gioielli di famiglia tanto per fare scongiuri. Ma mi sono dovuto trattenere. Si sa, davanti ad una signora non si fa. Ma perché Adelina non si faceva i cazzi suoi invece di rovinarmi un pomeriggio che avrebbe potuto essere da favola?
Ora la dottoressa mi parlava con cipiglio deciso.
“ Bisogna prevenire signor Cenci. Bisogna intervenire prima che vada tutto a puttane…”

Ma diamine che linguaggio e come vorrebbe intervenire questa?
“ Bisogna sostituire la valvola, tutto qui.”
Tutto qui? e che è il pistone della mia motocicletta? La guardavo scettico a dire poco. Questa mi voleva squartare come un agnello.
“ Guardi una cosa da niente quando il cuore è sano. Dopo un anno lei torna sano come un pesce.”
Sta minchia! Dopo un anno!
“Guardi all’inizio sentirà un po’ di dolore al torace, per via del divaricatore, ma dopo un tre mesi passa. La ferita le attraverserà il torace in verticale, ma se gliela fanno bene, poi non resta che una cicatrice che si vede appena, un filo.”
Dire che la guardai come se fosse stata matta è dire poco. Tutto avevo visto ma di operazioni al cuore a scopo preventivo non ne avevo mai sentito. Lei ne parla come se fosse una tonsillectomia, due punti e via, ti spari un bel gelato al limone e passa tutto.
“ Certo poi dovrà prendere dei medicinali per fluidificare il sangue, e non mangiare certi cibi per evitare infiorescenze sulla valvola, ma tornerà sano come un giovanotto.”

Bontà sua! E io che sarei? Un vecchio decrepito? Ora questa la stendo sul lettino e ci faccio vedere io che giovanotto sono. Ma poi alla fine mi è venuta una tristezza che non ti dico con questi discorsi.
Ma intanto lei spinge fuori le tette e mi guarda seria. Cuore o non cuore un pensierino a quelle tette ce lo farei davvero.
Ma intanto non la finiva mai di parlare.
Non so perché quella sera tornai
a casa più vecchio di venti anni. Per tutta la strada mi sembrò di avere l’affanno e dolori al torace. Che Adelina avesse ragione? Quando gliel’ ho detto il suo triplo mento ha cominciato a gongolare soddisfatto.
Da quel maledetto giorno tutto ha cominciato ad andare storto. Con la mia amichetta sembrò arrivare l’era glaciale. Il migliore amico dell’uomo nel mio caso smise di dare segni di vita.
Neanche Cristo sarebbe riuscito a risuscitarlo. Mi ridussi che quasi non riuscivo a scendere dal marciapiede figuriamoci salire le scale.
“La dottoressa aveva ragione!” Sentenziò Adelina spostando il suo quintale e dieci dalla sedia al divano. Si passava le mani sul ventre che sembrava il monte rosa, compiaciuta come un bonzo.
Che a lei poi l’affanno viene sempre. Ci vive nell’affanno ma chissà perché non è mai letale la cosa.
Ad ogni modo alla fine mi sono convinto che questa operazione di messa a punto si doveva fare.
Ero troppo giovane o almeno così mi sentivo, per rinunciare ai piaceri della carne, nella fattispecie la sala giochi di Jenny che ancora la rimpiangevo. Che poi la Dottoressa aveva detto che tornavo come nuovo…

E accidenti a me e a quando la presi quella maledetta decisione!
I primi tre mesi furono infernali, non tanto per l’operazione quanto perché fui sottoposto alle cure di Adelina, che secondo me non aspettava altro che di avermi per le mani per vendicarsi di tutte le carognate che le avevo fatto a senso suo.
Una pena. Mi ha nutrito a brodini, e niente televisione perché mi agitavo, niente internet che se no poi capace che  andavo sui siti porno. Qualche passeggiatina in macchina con lei che guida peggio di un panzer in una cristalleria che se non mi è venuto l’infarto allora non mi viene più.

Passata la convalescenza non è che mi sentissi poi così bene. A parte i dolori diffusi mi sentivo un rudere. Altro che toro!
Orami ero un bue e quello non si alzava neanche recitando tutto il rosario. Jenny mi aveva lasciato per un professore di filosofia che è il massimo dell’umiliazione per uno come me. Adelina mi perseguitava per tutta la casa e lasciandosi cadere pesantemente sul letto accanto a me, che temevo sempre che sprofondasse il pavimento, mi diceva con voce suadente:
“ Io e te dobbiamo parlare…” E di cosa? Del mio testamento?
A farla breve un maledetto giorno ho deciso di uscire da solo. Mi sentivo meglio. Avevo preso la decima pillola della giornata e aggiornato l’agenda con gli altri medicinali che dovevo prendere fino alla sera, mettendoci nel mezzo anche una pillola di Cialis, perché si sa un uomo è uomo sempre e il pelo è pelo.
Jenny aveva deciso di rivedermi per festeggiare una volta ancora, in onore dei vecchi tempi, quando avevo un cuore mal funzionante e uno strumento che invece al contrario funzionava alla perfezione.
Solo a vederla con quelle tette che sfidavano la forza di gravità e quegli occhi chiari dall’espressione lupigna, in piedi sulla soglia di casa sua coperta di un abitino che le stava incollato addosso come una seconda pelle, il cuore o chi per lui mi fece un tuffo.
Vero è che ebbi bisogno di un piccolo ripasso ma alla fine perfino il morto resuscitò.
Il fatto è che ci avevo preso troppo gusto o ci misi troppa foga. O fu il Cialis che poi la dottoressa me l’aveva detto di andarci cauto, capirai con Adelina non partivo affatto, chi ci pensava più.
Ma Jenny! Quella aveva il fuoco in mezzo alle gambe…
Che poi oggi come oggi neanche le valvole sono più quelle di una volta.
 Quella che mi avevano messo secondo me era una vera ciofeca.
Infatti nel mezzo di un urlo di Jenny, mi ha sparato un embolo diritto nel cervello e son venuto si, ma per l’ultima volta….
Sono morto si. Ma minchia! Che goduta!

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