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L'intervista (poi ritrattata) a Gino Flaminio ex
fidanzato di Noemi
"Gino Flaminio è in grado di dire quando e come Silvio
Berlusconi è entrato nella vita di Noemi. Come quel "miracolo" (così
Gino definisce l'inatteso irrompere del premier) ha cambiato - di Noemi
- la vita, i desideri, le ambizioni e più tangibilmente anche il corpo,
il volto, le labbra, gli zigomi; in una parola, dice Gino, "i valori".
Il ragazzo può raccontare come quell'ospite inaspettato dal nome così
importante che faceva paura anche soltanto a pronunciarlo nel piccolo
mondo di gente che duramente si fatica la giornata e un piatto caldo, ha
deviato anche la sua di vita. Quieto come chi si è ormai pacificato con
quanto è avvenuto, Gino ricorda: "Mi è stato quasi subito chiaro che tra
me e la mia Noemi non poteva andare avanti. Era come pretendere che
Britney Spears stesse con il macellaio giù all'angolo...".
È utile ricordare, a questo punto, che il primo degli enigmi del "caso
politico" è proprio questo: come Berlusconi ha conosciuto Noemi, la sua
famiglia, il padre Benedetto "Elio" Letizia, la madre Anna Palumbo?
A Berlusconi è capitato di essere inequivocabile con la Stampa (4
maggio): "Io sono amico del padre, punto e basta. Lo giuro!". Con
France2 (6 maggio), il capo del governo è stato ancora più
definitivo. Ricordando l'antica amicizia di natura politica con il padre
Elio, Berlusconi chiarisce: "Ho avuto l'occasione di conoscere [Noemi]
tramite i suoi genitori. Questo è tutto".
Un affetto che il presidente del consiglio ha ripetuto ancor più
recentemente quando ha presentato Noemi "in società", per così dire,
durante la cena che il governo ha offerto alle "grandi firme" del made
in Italy a Villa Madama, il 19 novembre 2008: "È la figlia di miei cari
amici di Napoli, è qui a Roma per uno stage" (Repubblica, 21 maggio).
All'antico vincolo politico, accenna anche la madre di Noemi, Anna:
"[Berlusconi] ha conosciuto mio marito ai tempi del partito socialista".
Berlusconi, qualche giorno dopo (e prima di essere smentito da Bobo
Craxi), conferma. "[Elio] lo conosco da anni, è un vecchio socialista ed
era l'autista di Craxi". (Ansa, 29 aprile, ore 16,34). Più
evasiva Noemi: "[Di come è nato il contatto familiare] non ricordo i
particolari, queste cose ai miei genitori non le ho chieste". (Repubblica,
29 aprile). Decisamente inafferrabile e chiuso come un riccio, il padre
Elio (ha rifiutato di prendere visione di quest'ultima ricostruzione di
Repubblica). Chiedono a Letizia: ci spiega come ha conosciuto
Berlusconi? "Non ho alcuna intenzione di farlo" (Oggi, 13
maggio).
Gino ascolta questa noiosa tiritera con un sorriso storto sulle labbra,
che non si sa se definire avvilito o sardonico. C'è un attimo di
silenzio nella stanza al Vasto, un silenzio lungo, pesante come
d'ovatta, rispettato dagli amici che gli stanno accanto; dalla sorella
Arianna; dal padre Antonio; dalla madre Anna. È un silenzio che si fa
opprimente in quella cucina, fino a un attimo prima rumorosa di risate e
grida. La madre, Anna, si incarica di spezzarlo: "Quando un giorno Gino
tornò a casa e mi disse che Noemi aveva conosciuto Berlusconi, lo presi
in giro, non volli chiedergli nemmeno perché e per come. Mi sembrava
ridicolo. Berlusconi dalle nostre parti? E che ci faceva, Berlusconi
qui? Ripetevo a Gino: Berlusconi, Berlusconi! (gonfia le guance con
sarcasmo). Un po' ne ridevo, mi sembrava una buffonata di ragazzi".
Gino la guarda, l'ascolta paziente e finalmente si decide a raccontare:
"I genitori di Noemi non c'entrano niente. Il legame era proprio con
lei. È nato tra Berlusconi e Noemi. Mai Noemi mi ha detto che lui, papi
Silvio parlava di politica con suo padre, Elio. Non mi risulta proprio.
Mai, assolutamente. Vi dico come è cominciata questa storia e dovete
sapere che almeno per l'inizio - perché poi quattro, cinque volte ho
ascoltato anch'io le telefonate - vi dirò quel che mi ha raccontato
Noemi. Il rapporto tra Noemi e il presidente comincia più o meno intorno
all'ottobre 2008. Noemi mi ha raccontato di aver fatto alcune foto per
un "book" di moda. Lo aveva consegnato a un'agenzia romana, importante -
no, il nome non me lo ricordo - di quelle che fanno lavorare le modelle,
le ballerine, insomma le agenzie a cui si devono rivolgere le ragazze
che vogliono fare spettacolo. Noemi mi dice che, in quell'agenzia di
Roma, va Emilio Fede e si porta via questi "book", mica soltanto quello
di Noemi. Non lo so, forse gli servono per i casting delle meteorine. Il
fatto è - ripeto, è quello che mi dice Noemi - che, proprio quel giorno,
Emilio Fede è a pranzo o a cena - non me lo ricordo - da Berlusconi.
Finisce che Fede dimentica quelle foto sul tavolo del presidente. È così
che Berlusconi chiama Noemi. Quattro, cinque mesi dopo che il "book" era
nelle mani dell'agenzia, dice Noemi. È stato un miracolo, dico sempre.
Dunque, dice Noemi che Berlusconi la chiama al telefono. Proprio lui,
direttamente. Nessuna segretaria. Nessun centralino. Lui, direttamente.
Era pomeriggio, le cinque o le sei del pomeriggio, Noemi stava
studiando. Berlusconi le dice che ha visto le foto; le dice che è stato
colpito dal suo "viso angelico", dalla sua "purezza"; le dice che deve
conservarsi così com'è, "pura". Questa fu la prima telefonata, io non
c'ero e vi sto dicendo quel che poi mi riferì Noemi, ma le credo. Le
cose andarono così perché in altre occasioni io c'ero e Noemi, così per
gioco o per convincermi che davvero parlava con Berlusconi, m'allungava
il cellulare all'orecchio e anch'io sentii dalla sua voce quella cosa
della "purezza", della "faccia d'angelo". E poi, una volta, ha aggiunto
un'altra cosa del tipo: "Sei una ragazza divina". Berlusconi,
all'inizio, non ha detto a Noemi chi era. In quella prima telefonata, le
ha fatto tante domande: quanti anni hai, cosa ti piacerebbe fare, che
cosa fanno tua madre e tuo padre? Studi? Che scuola fai? Una lunga
telefonata. Ma normale, tranquilla. E poi, quando Noemi si è decisa a
chiedergli: "Scusi, ma con tutte queste domande, lei chi è?", lui prima
le ha risposto: "Se te lo dico, non ci credi". E poi: "Ma non si sente
chi sono?". Quando Noemi me lo raccontò, vi dico la verità, io non ci
credevo. Poi, quando ho sentito le altre telefonate e ho potuto
ascoltare la sua voce, proprio la sua, di Berlusconi, come potevo non
crederci? Noemi mi diceva che era sempre il presidente a chiamarla. Poi,
non so se chiamava anche di suo, non me lo diceva e io non lo so. Lei al
telefono lo chiamava papi tranquillamente. Anche davanti a me. Magari
stavamo insieme, Noemi rispondeva, diceva papi e io capivo che si
trattava del presidente. Quando ho assistito ad alcune telefonate tra
Berlusconi e Noemi, ho pensato che fosse un rapporto come tra padre e
figlia. Una sera, Emilio Fede e Berlusconi - insieme - hanno chiamato
Noemi. Lo so perché ero accanto a lei, in auto. Ora non saprei dire
perché il presidente le ha passato Emilio Fede, non lo so. Pensai che
Fede dovesse preparare dei "provini" per le meteorine, quelle robe lì".
(Ieri, a tarda sera, durante Studio Aperto, Fede ha affermato di
aver conosciuto la nonna di Noemi. Repubblica ha chiesto a Gino
se, in qualche occasione, Noemi avesse fatto cenno a questa circostanza.
"Mai, assolutamente", è stata la risposta del ragazzo).
"Comunque, quella sera, sentii prima la voce del presidente e poi quella
di Emilio Fede - continua Gino - Non voglio essere frainteso o creare
confusione in questa tarantella, da cui voglio star lontano. Nelle
telefonate che ho sentito io, Berlusconi aveva con Noemi un
atteggiamento paterno. Le chiedeva come era andata a scuola, se studiava
con impegno, questa roba qui. Io però ho cominciato a fuggire da questa
situazione. Non mi piaceva. Non mi piaceva più tutto l'andazzo. Non
vedevo più le cose alla luce del giorno, come piacevano a me. Mi sentivo
il macellaio giù all'angolo che si era fidanzato con Britney Spears.
Come potevo pensare di farcela? Gliel'ho detto a Noemi: questo mondo non
mi piace, non credo che da quelle parti ci sia una grande pulizia o
rispetto. Mi dispiaceva dirglielo perché io so che Noemi è una ragazza
sana, ancora infantile che non si separa mai dal suo orsacchiotto,
piccolo, blu, con una croce al collo, "il suo teddy". Una ragazza
tranquilla, semplice, con dei valori. Con i miei stessi valori, almeno
fino a un certo punto della nostra storia".
Intorno a Gino, questo racconto devono averlo già sentito più d'una
volta perché ora che il ragazzo ha deciso di raccontare a degli estranei
la storia, la tensione è caduta come se la famiglia, i vicini di casa,
gli amici già l'avessero sentita in altre occasioni o magari a spizzichi
e bocconi. C'è chi si distrae, chi parlotta d'altro, chi parla al
telefono, chi si prepara a uscire per il venerdì notte. Gino sembra non
accorgersene. Non perde il filo e a tratti pare ricordare, ancora una
volta, a se stesso come sono andate le cose.
"Ho cominciato a distaccarmi da Noemi già a dicembre. Però la cosa che
proprio non ho mandato giù è stata la lunga vacanza di Capodanno in
Sardegna, nella villa di lui. Noemi me lo disse a dicembre che papi
l'aveva invitata là. Mi disse: "Posso portare un'amica, un'amica
qualunque, non gli importa. Ci saranno altre ragazze". E lei si è
portata Roberta. E poi è rimasta con Roberta per tutto il periodo. Io le
ho fatto capire che non mi faceva piacere, ma lei da quell'orecchio non
ci sentiva. Così è partita verso il 26-27 dicembre ed è ritornata verso
il 4-5 gennaio. Quando è tornata mi ha raccontato tante cose. Che
Berlusconi l'aveva trattata bene, a lei e alle amiche. Hanno scherzato,
hanno riso... C'erano tante ragazze. Tra trenta e quaranta. Le ragazze
alloggiavano in questi bungalow che stavano nel parco. E nel bungalow di
Noemi erano in quattro: oltre a lei e a Roberta, c'erano le "gemelline",
ma voi sapete chi sono queste "gemelline"? Penso anche che lei mi abbia
detto tante bugie. Lei dice che Berlusconi era stato con loro solo la
notte di Capodanno. Vi dico la verità, io non ci credo. Sono successe
cose troppo strane. Io chiamavo Noemi sul cellulare e non mi rispondeva
mai. Provavo e riprovavo, poi alla fine mi arrendevo e chiamavo Roberta,
la sua amica, e diventavo pazzo quando Roberta mi diceva: no, non te la
posso passare, è di là - di là dove? - o sta mangiando: e allora?,
dicevo io, ma non c'era risposta. Per quella vacanza di fine anno, i
genitori accompagnarono Noemi a Roma. Noemi e Roberta si fermarono prima
in una villa lì, come mi dissero poi, e fecero in tempo a vedere davanti
a quella villa tanta gente - giornalisti, fotografi? - , poi le misero
sull'aereo privato del presidente insieme alle altre ragazze, per quello
che mi ha detto Noemi... Al ritorno, Noemi non è stata più la mia Noemi,
la mia alicella (acciuga, ndr), la ragazza semplice che amavo, la
ragazza che non si vergognava di venirmi a prendere alla sera al
capannone. A gennaio ci siamo lasciati. Eravamo andati insieme, prima di
Natale, a prenotare per la sua festa di compleanno il ristorante "Villa
Santa Chiara" a Casoria, la "sala Miami" - lo avevo suggerito io - e già
ci si aspettava una "sorpresa" di Berlusconi, ma nessuno credeva che la
sorpresa fosse proprio lui, Berlusconi in carne e ossa. Ci siamo
lasciati a gennaio e alla festa non ci sono andato. L'ho incontrata
qualche altra volta, per riprendermi un oggetto di poco prezzo ma, per
me, di gran valore che era rimasto nelle sue mani. Abbiamo avuto il
tempo, un'altra volta, di avere un colloquio un po' brusco. Le ho
restituito quasi tutte le lettere e le foto. Le ho restituito tutto - ho
conservato poche cose, questa lettera che mi scrisse prima di Natale,
qualche foto - perché non volevo che lei e la sua famiglia pensassero
che, diventata Noemi Sophia Loren, io potessi sputtanarla. Oggi ho la
mia vita, la mia Manuela, il mio lavoro, mille euro al mese e va bene
così ché non mi manca niente. Certo, leggo di questo nuovo fidanzato di
Noemi, come si chiama?, che non s'era mai visto da nessuna parte anche
se dice di conoscerla da due anni e penso che Noemi stia dicendo un
sacco di bugie. Quante bugie mi avrà detto sui viaggi. A me diceva che
andava a Roma sempre con la madre. Per dire, per quella cena del 19
novembre 2008 a Villa Madama mi raccontò: "Siamo stati a cena con il
presidente, io, papà e mamma allo stesso tavolo". Non c'erano i genitori
seduti a quel tavolo? Allora mi ha detto un'altra balla. Quella sera le
sono stati regalati una collana e un bracciale, ma non di grosso valore.
E il presidente ha fatto un regalo anche a sua madre. Sento tante bugie,
sì, e comunque sono fatti di Noemi, dei suoi genitori, di Berlusconi, io
che c'entro?".
Le parole di Gino Flaminio appaiono genuine, confortate dalle foto,
dalla memoria degli amici (che hanno le immagini di Noemi e Gino sui
loro computer), da qualche lettera, dai ricordi dei vicini e dei
genitori, ma soprattutto dall'ostinazione con cui il ragazzo per
settimane si è nascosto diventando una presenza invisibile nella vita di
Noemi. Repubblica lo ha rintracciato con fatica, molta pazienza e
tanta fortuna nella fabbrica di corso San Giovanni dove tutti i suoi
compagni di lavoro conoscono Noemi, la storia dell'amore perduto di
Gino. Compagni di lavoro che - fino alla fine - hanno provato a
proteggerlo: "Gino? E chi è 'sto Gino Flaminio?" e Gino se ne stava
nascosto dietro un muro.
La testimonianza del ragazzo consente di liquidare almeno cinque domande
dalla lista di dieci che abbiamo proposto al capo del
governo. La ricostruzione di Gino permette di giungere a un primo esito:
Silvio Berlusconi ha mentito all'opinione pubblica in ogni passaggio
delle sue interviste. Nei giorni scorsi, come quando disse a France2
di aver "avuto l'occasione di conoscere [Noemi] tramite i suoi
genitori". O ancora ieri a Radio Montecarlo dove ha sostenuto di essersi
addirittura "divertito a dire alla famiglia, di cui sono amico da molti
anni, che non desse risposte su quella che è stata la nostra
frequentazione in questi anni". Come di cartapesta è la scena - del
tutto artefatta - disegnata dalle testate (Chi) della
berlusconiana Mondadori.
Il fatto è che Berlusconi non ha mai conosciuto Elio Letizia né negli
"anni passati", né negli "ambienti socialisti". Mai Berlusconi ha
discusso con Elio Letizia di politica e tantomeno delle candidature
delle Europee (Porta a porta, 5 maggio). Berlusconi ha conosciuto Noemi.
Le ha telefonato direttamente, dopo averne ammirato le foto e aver letto
il numero di cellulare su un "book" lasciatogli da Emilio Fede. Poi, nel
corso del tempo, l'ha invitata a Roma, in Sardegna, a Milano.
Le evidenti falsità, diffuse dal premier, gli sarebbero costate nel
mondo anglosassone, se non una richiesta di impeachment, concrete
difficoltà politiche e istituzionali. Nell'Italia assuefatta di oggi,
quella menzogna gli vale un'altra domanda: perché è stato costretto a
mentire? Che cosa lo costringe a negare ciò che è evidente? È vero, come
sostiene Noemi, che Berlusconi ha promesso o le ha lasciato credere di
poter favorire la sua carriera nello spettacolo o, in alternativa,
l'accesso alla scena politica (Corriere del Mezzogiorno, 28
aprile)? Dieci giorni dopo, ci sono altre ragionevoli certezze. È
confermato quel che Veronica Lario ha rivelato a Repubblica (3
maggio): il premier "frequenta minorenni". Noemi, nell'ottobre del 2008,
quando riceve la prima, improvvisa telefonata di Berlusconi ha
diciassette anni, come Roberta, l'amica che l'ha accompagnata a Villa
Certosa. La circostanza rinnova l'ultima domanda: quali sono le
condizioni di salute del presidente del Consiglio?
fonte:
La Repubblica |