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Autore di
commedie brillanti (ad esempio Donne sull'orlo di una
crisi di nervi) o di melodrammi capaci di far vibrare le emozioni più
intime (Tutto su mia madre), Pedro Almodóvar è un cineasta che, di
film in film, non smette di sorprendere e di affascinare lo spettatore
con il suo stile unico e la sua abilità nel raccontare le ironie e i
paradossi della vita.
A partire dalle sue prime opere (Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del
mucchio, Labirinto di passioni) e fino agli ultimi capolavori (Parla
con lei, La mala educación e Volver) Almodóvar mette in scena un
universo originale e assurdo, un mondo in cui ha senso soltanto ciò
che appare un controsenso, in cui solo i grandi disordini sembrano in
grado di rimettere ordine nelle cose. Frédéric Strauss, attraverso una
serie di interviste raccolte nel corso degli anni (i primi incontri
risalgono al 1994), racconta passo dopo passo la carriera del regista
spagnolo: dal periodo della movida madrilena ai primi lavori in
super8, realizzati con gli amici durante i fine settimana, quando
ancora lavorava per la compagnia telefonica spagnola; dalla nascita
della casa di produzione El Deseo, ideata con il fratello Agustín,
alle opere che gli hanno garantito il successo internazionale
(Légami!, Tacchi a spillo); per finire con gli importanti
riconoscimenti ottenuti a Cannes e agli Oscar.
Almodóvar parla a ruota libera, in maniera divertente e divertita,
pronto a evocare ricordi della propria infanzia, a fornire spiegazioni
tecniche per farci comprendere meglio una scena, a raccontare aneddoti
riferiti al set e al suo rapporto, non sempre facile, con gli attori,
oppure a descrivere sequenze tagliate in fase di montaggio, e a
parlare dei film e degli autori che lo hanno maggiormente influenzato.
Il ritratto dell'artista è reso ancora più vivido dalla
riproposizione di alcuni suoi testi scritti in occasione
dell'uscita dei film, e da un imponente apparato iconografico
completo di foto di scena, storyboard realizzati da Almodóvar, disegni
di importanti artisti (Mariscal, Dis Berlin, Juan Gatti) utilizzati
per le scenografie, locandine originali e molto altro.
L'AUTORE
FRÉDÉRIC STRAUSS è critico cinematografico per "Télérama",
dopo essere stato vicecaporedattore dei "Cahiers du cinéma"
negli anni '90. Ha anche realizzato un cortometraggio: Rouge maman
(2003). Lindau ha pubblicato, nel 2007, Fare un film, scritto in
collaborazione con Anne Huet.
RECENSIONI
Concita De Gregorio, "la Repubblica", 21 ottobre 2007
"Di fronte a un libro-intervista di duecentocinquanta pagine in
cui nessuna risposta, nessuna, nessuna curiosità da cinefili o da
spettatori grati resta inevasa viene da dire leggetelo, che altro
c'è da aggiungere?, leggete quel che nel corso di più di dieci
anni gli ha domandato l'amico e critico francese Frédéric Strauss,
quel che ha cucito qui per voi e facciamola finita: saprete tutto.
Ci sono le foto, tra l'altro. Queste foto fantastiche che lo
mostrano - adulto - sulla panchina dei giardinetti mentre regge con le
due braccia la matassa di lana (rossa) alla madre che fa la calza, con
la peineta di corno in testa e il vestito da torero, con i baffetti
quand'era soldato, grasso come un orso che dà indicazioni a Gael
Garcia Bernal en travesti, più bello da donna che da uomo, Bernal, ma
questo si sapeva da La mala educación. I suoi disegni, i suoi
collages, i suoi fotoromanzi (qualcuno conosceva il testo di Erezioni
generali? Eccolo) la sua famiglia, la casa."
21 ottobre - Anticipazione di Tutto su di me di Almodóvar e Strauss su
"la Repubblica"
Domenica 21 ottobre Il quotidiano "la Repubblica" ha dedicato
un'ampia anticipazione al libro di Pedro Almodóvar e Frédéric
Strauss Tutto su di me. L'anticipazione presenta alcuni stralci
significativi del libro e un commento esclusivo di Concita De
Gregorio, apprezzata editorialista de "la Repubblica".
Legge del desiderio e legge di gravità
"Il mondo di Almodóvar è il nostro. Terribile e ridicolo, fuori
fuoco. Può piacere, il suo cinema, o non piacere ma nessuno può
discutere il fatto che viviamo un tempo in cui la profondità risiede
nei dettagli dell'apparenza, la luce nell'ombra, il non senso
ripristina l'ordine perché altrimenti l'unico ordine possibile
è fatto di ipocrisia. Di fronte a un libro-intervista di
duecentocinquanta pagine in cui nessuna risposta, nessuna, nessuna
curiosità da cinefili o da spettatori grati resta inevasa viene da
dire leggetelo, che altro c'è da aggiungere?, leggete quel che nel
corso di più di dieci anni gli ha domandato l'amico e critico
francese Frédéric Strauss, quel che ha cucito qui per voi e facciamola
finita: saprete tutto.
Ci sono le foto, tra l'altro. Queste foto fantastiche che lo
mostrano - adulto - sulla panchina dei giardinetti mentre regge con le
due braccia la matassa di lana (rossa) alla madre che fa la calza, con
la peineta di corno in testa e il vestito da torero, con i baffetti
quand'era soldato, grasso come un orso che dà indicazioni a Gael
Garcia Bernal en travesti, più bello da donna che da uomo, Bernal, ma
questo si sapeva da La mala educación. I suoi disegni, i suoi
collages, i suoi fotoromanzi (qualcuno conosceva il testo di Erezioni
generali? Eccolo) la sua famiglia, la casa. Eppure dopo aver sfogliato
l'ultima pagina di Tutto su di me, edizioni Lindau-Cahiers du
Cinéma, insieme al fatale senso di intrusione resta un'eco di
qualcosa che manca. Il cinema, ecco cosa. Il cinema manca da un libro,
è evidente. Le immagini che si muovono e che in uno sguardo - quasi
sempre uno sguardo di donna - dicono quel che poi a trascrivere si fa
così tanta fatica. Gli stacchi, i piani sequenza. Le mus
iche. La camicia da notte di Victoria Abril in Legami!, bianca da
collegiale. Il coltello di Penelope Cruz in Volver, buono per uccidere
e per affettare peperoni. La bellezza da bella addormentata nel bosco
della ragazza in coma in Parla con lei, la bellezza assoluta in bilico
con la morte.
Un regista non si racconta, non può aggiungere niente a quel che ha già
detto al cinema. Questo luogo - la sala - che per due ore accomuna
centinaia di estranei in un'identica emozione e che a ciascuno,
tuttavia, dice quel che vuol vedere e sentire: qualcosa di sé. Eppure
anche nelle parole di Almodóvar, sebbene non quanto nei suoi film,
c'è sempre qualcosa di assurdo e intimamente autentico, di
semplice e indicibile. "La legge del desiderio è sottoposta a
regole invariabili come per esempio quella di gravità. Nulla può
impedirti di desiderare di volare saltando da una finestra, tuttavia
la legge di gravità ti farà sfracellare a terra". Ecco, il
desiderio e la legge di gravità. Fine delle elucubrazioni sul tema: è
questo. Puoi anche buttarti ma tanto prima o poi ti sfracelli.
"Le ragazze moderne restano sole, è questa la morale di Pepi,
Luci, Bom: libere ma sole". Altro? "Non vedo uomini che
cercano di aiutarsi e organizzarsi. Le donne lo fanno, gli uomini no.
La sola idea mi sembra
grottesca, non riesco a immaginarla".
Per i collezionisti di curiosità da backstage perle a bizzeffe. Perché
non ha usato in Tacchi a spillo le musiche originali, create per il
film, di Sakamoto? "Perché non mi piacevano", pazienza per
il Maestro. Perché non ha più lavorato con Carmen Maura dopo Donne
sull'orlo di una crisi di nervi e prima di Volver? "Perché il
nostro rapporto era entrato in un terreno extraprofessionale, e questo
ci ha danneggiati molto entrambi". Capita, no? Come ha scoperto
Banderas? "Era appena arrivato da Malaga e faceva la comparsa in
un'opera teatrale. L'ho visto e ho pensato che sarebbe
diventato una star del cinema. Recitava come un bambino. Era evidente
che era nato per quello". Perché tanti colori nei suoi film,
perché tanto rosso? "Perché mia madre si è vestita di nero per
tutta la vita".
Alla madre sono dedicate le parti più belle del libro, non è una
notazione statistica. L'ha quasi sempre fatta recitare nei suoi
film. "Aveva una grande spontaneità e nessun rispetto per la
macchina da presa. Recitare non le sembrava un lavoro serio, per
questo lo faceva così bene". Non glieli faceva vedere, i film,
dopo. "Non ero sicuro che le piacessero". Quando era
bambino, a otto anni, lei per integrare lo stipendio del padre aveva
aperto un'attività di lettura e scrittura di lettere. "Mentre
lei leggeva mi accorgevo con sorpresa che le sue parole non
corrispondevano al testo: in parte inventava. Le vicine non lo
sapevano perché quello che inventava era un prolungamento della loro
vita, uscivano incantate". Perciò la realtà ha bisogno della
finzione per essere accettabile, è chiaro. Per essere un po'
meglio di com'è, per essere più vera."
Alberto Pezzotta, "Corriere della Sera", 10 novembre 2007
"Il miglior libro su Almodóvar. […] C'è il folklore che ci si
aspetta […], ma anche analisi approfondite dei processi creativi, di
scrittura, messa in scena e montaggio. Sembra un "coffee table
book" e non costa poco, ma vale i suoi soldi. E le tante
illustrazioni a colori […] sono un complemento al testo necessario e
intelligente."
PER APPROFONDIMENTI O PER ACQUISTARLO:
http://www.archimagazine.com/book
shop/lcalmodovar.htm
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