Gli U.F.O. di Bino Bini
Gli U.F.O. di Bino Bini
di: Zret
Bino
Bini è un meteorologo toscano che ha lavorato, per molti anni come
valentissimo direttore, all'interno dell'Istituto meteorologico e
sismologico di Imperia. Scomparso nel maggio dello scorso anno, Bini ha
coltivato anche studi ufologici, dopo aver rilevato strani oggetti
nello specchio di mare antistante la costa tra Capo Berta ed Imperia.
In particolar modo, è piuttosto nota la sua osservazione di
ordigni luminosi il giorno 6 dicembre del 1984, in circostanze simili a
quelle di altri avvistamenti caratterizzati da una concomitanza tra il
volo di caccia ed U.F.O., proprio come nel caso del disastro avvenuto
presso l'isola di Ustica. A circa ottanta miglia dall'isola di Ustica,
il 27 giugno 1980, un DC-9 dell'Itavia, decollato a Bologna e diretto a
Palermo, cadde in mare, esplodendo in volo. Morirono ottantuno persone.
Diversi elementi hanno indotto a pensare che l'aereo fu abbattuto da un
missile, ma le cause del tragico accadimento non sono state ancora
ufficialmente accertate.
Tra i vari ricercatori, Umberto Telarico ha dedicato un
corposo e documentato studio alla strage nei cieli di Ustica,
formulando l'ipotesi di una correlazione tra il probabile abbattimento
dell’aereo e la presenza di un’astronave. Secondo Telarico, che ha
compulsato e studiato un numero enorme di fonti, articoli di
quotidiani, documenti ufficiali e no (tracciati radar, registrazioni
telefoniche…), il velivolo dell’Itavia, trovandosi nelle vicinanze di
uno o più U.F.O., cui davano la caccia alcuni aerei militari della
N.A.T.O., precipitò in seguito al lancio di un missile che incrociò la
traiettoria del DC-9. Non fu quindi il bersaglio dell’attacco, ma si
trovò nel luogo sbagliato al momento sbagliato.
Osserva Domenico Pasquariello: “Anche se sembra strano, le
prove raccolte fino ad ora portano a concludere che il DC9 Itavia si
trovò in mezzo ad un tentativo per opera delle forze N.A.T.O. di
abbattere un'astronave aliena. La tragedia avvenne perché il DC9 in
questione fu sfiorato dall’U.F.O. durante una manovra evasiva, oppure
perché il DC9 fu colpito per sbaglio da un’arma della N.A.T.O. diretta
contro l'U.F.O. È emerso anche che “il DC9 Itavia era stato solo
danneggiato e riuscì ad ammarare restando integro, ma fu distrutto da
forze N.A.T.O, affinché nessun civile potesse rivelare la verità”. Pare
che i passeggeri dell’aereo, anche se colpiti da una violentissima onda
d’urto, si salvarono grazie ai dispositivi di emergenza, ma furono
crudelmente eliminati di modo che non restassero testimoni
dell’accaduto. In seguito furono uccise o ridotte al silenzio le
persone coinvolte nell’operazione (piloti, radaristi).
In questo sinistro scenario, si inserisce lo strano incidente
occorso a Ramstein, dove, nell'ambito di un'esibizione delle Frecce
tricolori, morirono due testimoni scomodi. Domenica 28 agosto 1988,
durante l'Airshow Flugtag '88 nella base statunitense di Ramstein
(Germania), l'esecuzione della figura detta del “Cardioide”, gli
Aermacchi MB-339 del Tenente Colonnello Ivo Nutarelli (Pony 10 della
formazione), del Tenente Colonnello Mario Naldini (Pony 1) e del
Capitano Giorgio Alessio (Pony 2) entrarono in collisione ad un'altezza
di circa quaranta metri dal suolo. Gli aerei numero 1 e 2 precipitarono
in fiamme ai lati della pista. Il terzo velivolo, sempre in fiamme, si
abbatté sulla folla. Oltre ai tre piloti, persero la vita sessantasette
spettatori.
Nella sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore sulla
strage di Ustica a pag. 4667, riferendosi ai due ufficiali
dell’Aeronautica militare, componenti della pattuglia delle Frecce
Tricolori, colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli, si legge: "E'
emerso in più punti dell'inchiesta, che i due ufficiali piloti, del
gruppo intercettori, in servizio presso l'aeroporto di Grosseto, la
sera del 27 giugno 80 fossero in volo su F104, fino a 10 minuti circa
prima della scomparsa del DC9 Itavia – il loro atterraggio
all'aeroporto di Grosseto è registrato alle 20.45 e 20.50 locali; che
questo velivolo, insieme ad altro, con ogni probabilità quello
dell'allievo, avesse volato per lunga tratta di conserva al velivolo
civile; che durante questo percorso e al momento dell'atterraggio
avesse squoccato i codici di emergenza.”
Secondo fonti giornalistiche, l'8 settembre 1988, il tenente
colonnello Naldini, avrebbe dovuto rispondere alle domande del giudice
Priore sui fatti di Ustica.
Furono quindi occultate prove ed indizi e vennero diffuse ipotesi e
voci depistanti: quella risibile del cedimento strutturale e quella
dell'attentato.
Sul meteorologo Bini, indirettamente legato alla tragedia di
Ustica, ho condotto accurate ricerche, ma purtroppo senza riuscire a
reperire notizie sulla sua attività di ricercatore ufologico. Ho anche
interpellato per posta elettronica i responsabili dell'Istituto
meteorologico di Imperia per avere almeno delle informazioni
biografiche; non ho ricevuto, però, risposta alcuna.
È noto che, negli ultimi anni, Bini profuse tempo ed energie
per investigare gli avvistamenti di U.F.O. e di U.S.O. piuttosto
frequenti nella zona di mare che lambisce la costa ligure, una zona in
cui si vocifera esistano basi militari segrete, forse subacquee. Bini,
noto anche per i suoi studi sui terremoti, è scomparso all'età di 79
anni. Sarebbe interessante conoscere i risultati delle sue indagini
ufologiche e se per caso, da persona dall'acume notevole, aveva intuito
che potrebbe esistere un nesso tra alcuni disastri aerei e
l'apparizione di O.V.N.I.
Fonti:
- La Stampa del giorno 8 dicembre 1984, cronaca della Liguria, p. 17
- U. Telarico, Ipotesi su una componente ufologica nella strage del
DC-9 Itavia verificatasi nel cielo di Ustica il 27 giugno 1980, 2006
Data articolo: maggio 2008
Fonte: Zret

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