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CUBA - QUAL'E'  LA VERITA?  (testimonianze)
dall'intervista a Jorge Angel Perez autore del romanzo "CANDIDO A CUBA" Classe 1963, Jorge Ángel Pérez vive all'Avana, dove collabora con alcune riviste letterarie e con l'Istituto Cubano del Libro. dall'intervista a Jorge Angel Perez

...Nel romanzo ci sono anche riferimenti alla realtà socio-politica contemporanea di Cuba, come per esempio ai tentativi di fuga verso gli Stati Uniti? Perché?
Il romanzo vuole anche dar conto di certi aspetti della vita cubana attuale: poiché è vero che esistono persone che rischiano la loro vita per fuggire a Miami, io non volevo nascondere o trascurare questi aspetti, ma volevo rifletterli. Credo però che sia bene ricordare che l'esilio verso gli Stati Uniti non costituisce la norma: a fronte di coloro che cercano di migrare verso la Florida ci sono 11 milioni di persone che restano e continuano a voler vivere su Cuba.

Uno dei temi maggiormente presenti nel testo è certamente il sesso, in certi momenti con espressioni molto forti (per esempio quando Babilonia si definisce "la parte troiesca del Signore") che rischiano di essere davvero disturbanti. Come mai?
Onestamente io non ritengo scioccante quella frase o altre simili espressioni: certo, io non vedo me stesso dire una cosa del genere, né quell'espressione è attribuita nel romanzo al narratore, ma qualcuno potrebbe dirla davvero e per questo io la rifletto nel romanzo. Per altro voglio subito dire che, a mio parere, sono meno gravi e meno blasfeme espressioni come "la parte troiesca del Signore" o pratiche sessuali "estreme" come quelle descritte nel libro rispetto a innumerevoli brutalità che accadono tutti i giorni nel nostro mondo. Credo che la vita molto spesso superi la letteratura: vedere un bambino morto ammazzato è certamente molto più duro che sentire qualcuno dire "la parte troiesca del Signore", così come credo siano molto più "duri" i tanto comuni reality shows rispetto al mio libro. C'è molto più "morbo" nel vedere certi reality shows o i notiziari che seguiamo quotidianamente dalle nostre televisioni che non in espressioni pur forti come quelle del mio libro. Con questo non nascondo di aver usato un linguaggio forte nel romanzo, ma l'ho fatto perché volevo trasgredire certi limiti e provocare una reazione nel lettore: non credo a una letteratura che sia solo compiacente e rinunci a essere disturbante...

Al di là della durezza di certe scene di sesso, quello che cercavo di capire era se il tema della sessualità fosse così presente perché è per Candido una sorta di percorso di formazione...
Candido non è un personaggio che si muove in un mondo equilibrato e normale, ma in un mondo marginale e per questo nella sua realtà ricoprono molta importanza il sesso e altri elementi della vita più dura. I personaggi troppo ortodossi, paradossalmente, lo spaventano e lo allontanano ancora di più verso i margini: la droga, il sesso, il furto. Candido non può certo dire, come il filosofo Pangloss nel Candido di Voltaire, che viviamo nel "migliore dei mondi possibili"; anzi di più: Candido non si può proprio permettere di essere un filosofo vivendo nelle condizioni in cui si trova. Considerando la condizione da cui parte, Candido non può arrivare ad altro, esattamente come accadeva ai suoi illustri antenati: Lazarillo de Tormes o l'imbroglione di Francisco de Quevedo o lo stesso Candido di Voltaire.

Alessandro de Virgiliis
30/04/2004

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Vita quotidiana a Cuba

vita quotidiana a Cuba

Autore: fidelito
Email: fidel@descarado.it
Remote Name: 212.216.135.184
Date: 28/04/2006
Dalla rivista COLORS: stipendio di una segretaria 198 pesos cubani mensili. Bagnino 227. Distributore di ghiaccio 179,15. Panettiere 230. Medico-chirurgo 290. Rattoppa ruote 600-800. venditore di sigarette 12 pesos al giorno ecc. ecc. Prezzi in CUC alle Tiendas: 3 saponette 90 centavos. 1 Cerveza (cubana) 0.90. Acqua minerale 1,30. Scarpe sportive 27. Televisore (cinese) 270. Frigorifero 337. Mirabel (24 anni Havana):"Vivere a Cuba è deprimente. Quando ho bisogno di soldi, cerco degli stranieri. Gli stranieri ci portano a cena fuori e poi a ballare. Dopo andiamo in albergo; ci danno dei soldi (25-40 CUC) oppure ci fanno dei regali. La gente ci chiama jineteras, ma non lo siamo...... lottiamo per sopravvivere.... quello che ci garantisce la rivolucion è appena sufficiente a tirare avanti per una settimana".

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Il re dell'Avana di Pedro Juan Gutierréz Il re dell'Avana di Pedro Juan Gutierrez

Pedro Juan Gutierréz è nato nel 1950 a Matanzas, una piccola città a nord dell’Avana, e in vita sua ha fatto di tutto. Fino a undici anni ha alternato il mestiere di strillone a quello di gelataio, poi è stato soldato zappatore, istruttore di nuoto e di kajak, ma anche raccoglitore di canna da zucchero e bracciante. Attorno ai trent’anni ha fatto il tecnico delle costruzioni e il professore di disegno, occupandosi anche di radio e televisione come assistente regista e autore di documentari. Si è laureato in giornalismo all’Università dell’Avana ed ha esercitato la professione anche come speaker radiotelevisivo. Oggi è professore universitario all’Avana

....Nella Trilogia Gutiérrez traccia un quadro triste e desolante di una Cuba messa in ginocchio da embargo e periodo speciale, dove la fame e la fatica di inventare la sopravvivenza sono i veri protagonisti del quotidiano. In questo panorama il sesso rappresenta l’unica valvola di scarico, la sola via d’uscita dalla tristezza....

...Il re dell’Avana è un romanzo crudo e duro da digerire, però descrive la realtà di Cuba e non ci dà la solita immagine stereotipata che tratteggiano altri autori cubani di regime come Abel Prieto (che non per niente è ministro della cultura) o José Latour. Né si ferma in superficie come certe opere di autori italiani che provano a descrivere Cuba dall’esterno e dal loro particolare angolo di osservazione. Definirei la scrittura di Gutierréz come una sorta di realismo metafisico. Può sembrare una contraddizione in termini ma non lo è. L’autore partendo dalla realtà riesce a dipingere un quadro magico di erotismo e sensualità che lo fa narratore originale e unico nel suo genere. Parlare di un Bukowski cubano più solare e latino è solo riduttivo. Qui siamo di fronte a un narratore completo che ha appreso a fondo la lezione di Borges e dei più grandi autori latino-americani e che non ha niente da invidiare ai più commercializzati Sepulveda e Gracia Marquez.

(tratto da Pedro Juan Gutiérrez, il Bukowski cubano
di Gordiano Lupi)

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Il caso di Raul Rivero, poeta dissidente

RAUL RIVERO: un profilo
(di  Fabrice Bory, da latinreporters.com)

PARIGI, 14 FEBBRAIO 2002  -  (...)   Rivero è nato nel 1945 in una piccola città della provincia di Camaguey. Dopo gli studi in giornalismo all' università dell' Avana, si mette al servizio della rivoluzione e segue le tracce di Guillermo Cabrera Infante, Eduardo Manet, Heberto Padilla e di altri artisti e scrittori cubani che allora credevano in Fidel Castro.
Quarantatre anni più tardi la maggior parte di quelli citati prima si sono dispersi per il mondo: qualcuno ha deciso di lasciare il paese, qualcun altro è stato espulso dal regime castrista, altri vivono ancora all'Avana. Fra questi figura Raul Rivero, che esprime ad alta voce la sua opposizione e rifiuta ostinatamente di prendere la via dell' esilio: ''Per anni ho collaborato alla stampa ufficiale. A volte provo un senso di colpa per aver partecipato a una menzogna... Il fatto di aver contribuito a questa menzogna mi fa restare a Cuba''.
La luna di miele fra il poeta cubano e il regime castrista si consuma in più tappe. Nel 1989 decide di lasciare la rispettabile Unione degli scrittori e artisti cubani, celebre istituzione della cultura cubana, più nota come Uneac. Due anni dopo firma la ''Lettera dei 10'', una petizione che chiede a Fidel Castro elezioni libere e la scarcerazione dei prigionieri politici. Non è che l'inizio, perché proprio in quel periodo Raul Rivero e i giornalisti Yndamiro Restano, Nestor Baguer e Rafael Solano aprono una breccia nel monopolio dell' informazione e fanno pian piano uscire le prime informazioni da fonti cubane indipendenti. Bisogna sottolineare che a Cuba la situazione dei giornalisti indipendenti è molto precaria. In  questo paese, spiega Rivero, ''non c'è libertà di stampa. Peggio ancora, non c'è stampa. Sotto forma di giornali, riviste, trasmissioni radio e televisive circola una visione della vita che lo Stato vuole imporre alla popolazione''.
Raul Rivero dovrà aspettare il 1995, periodo in cui si sviluppano piccole agenzie di stampa indipendenti, per fondare Cuba Press. Lascia quindi il giornalismo ufficiale e si espone sempre di più alla repressione delle autorità. Oggi è il solo firmatario della ''Lettera dei 10'' rimasto a Cuba. A dispetto delle pressioni, delle minacce e degli arresti rifiuta l' esilio.
''Raul Rivero è diventato per noi, scrittori, giornalisti e intellettuali dell' Europa democratica l' uomo che ammiriamo di più. Un esempio di coscienza professionale eccezionale. Una persona... a cui l' idea di lasciare il suo paese d' origine risulta insopportabile'', spiega il suo compatriota Eduardo Manet.
Deciso a restare a Cuba, il fondatore di Cuba Press ha rifiutato a più riprese un visto di uscita definitivo, l'unico che le autorità sono pronte a concedergli.
A Cuba, ''nello spazio che c'è fra il partire e il tornare bisogna fondare il permanere, perché restare sarà sempre un antidoto contro il disincanto e un antidoto contro l'oblio'', spiega il poeta-giornalista.
La sua libertà di circolazione è limitata. E' stato sequestrato e minacciato a più riprese, la sua famiglia sottoposta a intimidazioni e i suoi documenti confiscati. Chiamato nel 1999 a ricevere un premio speciale della Columbia University, negli Stati Uniti, Raul Rivero si è visto invitato all' esilio.
''Il governo mi ha ripetutamente proposto un biglietto di semplice andata per l' estero, ma io credo che il mio posto è qui. Sono prima di tutto un professionista dell' informazione... è qui a Cuba che voglio continuare a fare il mio lavoro''.   
Raul Rivero continua quindi con ostinazione il suo mestiere di giornalista in condizioni precarie e con mezzi tecnici molto limitati. Dal maggio 2001 fa parte della Società di giornalisti ''Manuel Marquez Sterling'', che ha per obiettivo la promozione della libertà di espressione e di informazione e la formazione professionale dei giornalisti cubani.
Se passate per il centro dell' Avana, passeggiate accanto a Penalver, fra Franco e Oquendo, per prendere qualche notizia del dissidente Rivero. Vi inviterà volentieri a bere un caffè. Altrimenti immergetevi nei primi versi di una sua poesia, ''Patria'', e capirete perché non vuole partire:
''Patria mia mi facevi male
come un bacio e una ferita
e questo dolore era
dolce e profondo
insopportabile e tenero''.
 

«Un tiranno spietato che ha impoverito il Paese» di Raul Rivero

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L'intervista ad Alberto Granado A cura dell'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
( vedi sito http://web.tiscalinet.it/ItaliaCuba )
Alberto Granado, e gli abbiamo rivolto alcune domande sulla sua amicizia con il CHE e la sua esperienza a Cuba
.



" A distanza di cinquanta anni , non posso fare a meno di dire che la mia vita ha girato intorno alla figura di Ernesto Che Guevara e alla rivoluzione cubana. Una delle responsabilità che abbiamo noi che abbiamo conosciuto uomini come il Che e Fidel è quella di far comprendere come siano uomini in carne ed ossa e non miti al di sopra della realtà. Troppo spesso infatti amici in buona fede e nemici per interesse tendono ad elevare la figura di Che Guevara oltre i limiti umani, tanto che non pare possibile seguirne l'esempio. Voglio raccontarti un episodio che ritengo emblematico: quando andai a trovare il Che a Cuba la prima volta, era presidente della Banca Nazionale. Chiesi al segretario di annunciarmi ed egli mi risposte che il comandante Guevara non poteva essere disturbato perché stava studiando matematica finanziaria."

D- Avere un interlocutore che ha vissuto in prima persona la realtà cubana dagli anni immediatamente successivi alla rivoluzione fino a i nostri giorni mi spinge a chiederti come questa realtà si è sviluppata e quali sono secondo te i problemi che questa realtà si trova oggi a dover affrontare.

R- Quando decisi di vivere a Cuba, la rivoluzione aveva già assunto una connotazione socialista e questo realizzava un mio sogno coltivato da sempre. Ma fu il discorso che Fidel Castro tenne quell'anno sulla Serra Maestra per tracciare gli obiettivi della rivoluzione cubana, che mi indusse definitivamente a rimanere a Cuba per dare il mio contributo. Subito dopo la rivoluzione, gli Usa, infatti, avevano convinto un gran numero di medici a lasciare l'isola, per cui mi parve importante contribuire a formare un gruppo di scienziati in campo medico, chimico e biochimico. Per fortuna posso dire che da una scuola di medicina che esisteva nel '60, ora siamo a 18 scuole . Da uno 0% di istituti di ricerca, oggi Cuba ha un prestigio internazionale nella ingegneria genetica e nella genetica molecolare.

D- Queste tue parole mi inducono a farti un'altra domanda che da questo discorso consegue: il prestigio internazionale di Cuba nel campo della meedicina, è universalmente riconosciuto (da tutti i paesi dell'America Latina chi può va a Cuba per farsi curare); purtuttavia le conseguenze dell'embargo sono state molto gravi anche in questo settore. Per questo ti chiedo: quali sono attualmente i problemi della sanità a Cuba, e quale deve essere l'impegno prioritario dei movimenti di solidarietà?

R- In verità la fine dei rapporti con l'Unione Sovietica ha provocato gravi problemi all'economia cubana e quindi anche alla medicina; ma fortunatamente esiste una precisa politica della sanità a Cuba; nessun consultorio è stato chiuso, ed anzi in alcune regioni si è ulteriormente abbassato l'indice della mortalità infantile. Non avendo gran disponibilità di antibiotici, ad esempio, si è sviluppata una politica di prevenzione curando moltissimo l'igiene . E' evidente che mano a mano che il blocco economico voluto dagli Usa si inasprisce (tutti conoscono la legge Torricelli) ogni azione di solidarietà diventa molto importante. Quello che è vitale per noi è non solo che ci si inviino degli aiuti, ma che ci sia permesso acquistare ciò di cui il paese ha bisogno. Il movimento di solidarietà deve quindi spingere perché il blocco venga tolto. Certo non dirò che non sia benvenuto qualsiasi aiuto economico, soprattutto per i bambini e per le scuole. Ad esempio ora siamo senza carta; abbiamo bisogno di molta carta. Il popolo cubano comunque cresce nonostante le difficoltà ed è un popolo degno di essere aiutato. E' chiaro che dopo trenta anni bisogna rivedere alcuni punti sullo sviluppo; bisogna pensare che siamo partiti con un paese analfabeta ed abbiamo sviluppato grandi passi sia in campo economico che scientifico; l'aver dovuto interrompere bruscamente questo corso crea una certa disillusione. Alcuni non sanno reagire e se ne vanno, ma si tratta comunque di una percentuale molto piccola. La maggioranza della gioventù e del popolo cubano crede nella rivoluzione e la sostiene.

D- C'è a Cuba un problema generazionale? Sono i giovani cioè quelli che sentono maggior disagio per la crisi economica?

R- Non potrebbe certo non esserci anche a Cuba come in tutti i paesi un problema del genere, ma nelle difficoltà i giovani sono anche in grado di crescere. Voglio raccontarti un aneddoto significativo. Quest'anno la zona di Guantanamo, generalmente poco piovosa, ha subito numerose inondazioni; c'era quindi la necessità di raccogliere la canna da zucchero prima che andasse perduta. La gioventù comunista si è fatta carico del problema ed ha chiesto trecento volontari. Se ne presentarono cinquecento; ma nel momento di partire ci si accorse che c'erano solo duecento paia di stivali. Si tenne il collettivo e decisero che nessuno sarebbe partito fino a quando non si fossero trovati tutti gli stivali occorrenti. Alla fine prevalse l'opinione di partire anche scalzi come avevano fatto coloro che avevano combattuto contro gli spagnoli nel secolo scorso o i compagni di Fidel nel '59. Ma non è finita: i professori di Guantanamo cedettero le loro scarpe perché erano meno necessarie per andare ad insegnare piuttosto che per andare a tagliare la canna.

D- Ci sono ancora alcune domande che vorrei rivolgerti. La prima riguarda la situazione dell'America Latina: in quel famoso viaggio tu ed il Che avete chiaramente preso coscienza della realtà dei singoli paesi. Che cosa è cambiato ora?

R- Quando eravamo partiti noi volevamo conoscere l'America latina, non pensavamo che in quei paesi si vivessero problemi sociali e politici così gravi. Della stessa Argentina conoscevamo solo la realtà della città e della media borghesia. Nel nostro viaggio ci scontrammo con lo sfruttamento non solo degli uomini, ma anche dell'ambiente. Se confrontiamo quella realtà con quella di oggi, ci accorgiamo che la differenza sta nel fatto che oggi ci sono più ricchi, ma i poveri sono ancora più poveri: Per esempio l'Argentina che negli anni cinquanta aveva un livello scientifico paragonabile a quello europeo ed una scuola ben strutturata, oggi ha delegato alla scuola privata l'educazione dei ricchi, mentre la scuola pubblica è sempre più abbandonata a se stessa con strutture inesistenti ed insegnanti mal pagati. La mia valutazione è che l'America Latina stia peggio ora di quando l'abbiamo visitata; noi abbiamo fiducia nei popoli e quindi siamo certi che lotteranno perché la situazione cambi. 

D- Quali sono i rapporti di Cuba con gli altri paesi dell'America Latina?

R- Il rapporto con i popoli, e sottolineo i popoli, latino americani è molto stretto perché anche solo il fatto che Cuba abbia resistito trentacinque anni all'aggressione americana, è un esempio a cui guardano gli sfruttati di tutti i paesi.

D- La rivolta del Chiapas in Messico ha riproposto drammaticamente il problema delle minoranze autoctone emarginate. Come è stata vissuta a Cuba, così vicina al Messico, questa realtà?
R- Innanzittutto la rivolta zapatista è stata una chiara smentita per chi credeva che il liberalismo l'avrebbe fatta finita con le rivolte popolari. 

D- Un'ultima domanda per avere risposta ad un interrogativo che quelli della mia generazione si pongono da trenta anni e a cui solo un amico del Che può rispondere. Sul perché egli abbia lasciato Cuba e il suo posto nel governo rivoluzionario, per andare a morire in Bolivia, si sono scritti fiumi di parole. Tu che hai vissuto con lui quegli ultimi giorni a Cuba, che cosa pensi di quella scelta?

R- Il Che aveva sempre espresso la convinzione che la rivoluzione avrebbe potuto trionfare solo quando tutti i paesi dell'America Latina si fossero liberati dall'imperialismo degli Usa. Nessuno avrebbe voluto che egli se ne andasse ma chi lo conosceva sapeva che il partire per appoggiare la rivoluzione di altri popoli, rientrava nella sua visione della vita. E' totalmente falso che ci fossero divergenze con Castro. L'ultima volta che ci siamo visti, seduti ad un tavolino, mi annunciò che sarebbe partito per gli Stati Uniti ed io gli dissi: "Lo sai Pelao che ci sono due cose a cui non posso rinunciare: il rum e i viaggi" E lui mi rispose: "Tu sai che il bere non mi ha mai interessato, e neppure il viaggiare se non posso portare dietro la mia mitragliatrice". In questo modo mi aveva comunicato le sue reali intenzioni. In realtà il Che non ha fatto che seguire la strada che si era tracciato: egli non credeva in una forma di presa del potere diversa da quella armata ; in questo non eravamo d'accordo, già dai giorni del nostro viaggio.

http://www.ecomancina.com/documenti/granado.htm

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il dibattito su Indymedia

 

Bruxelles, 22 giugno 2004 - Dichiarazione di Maurizio Turco, Presidente dei deputati della Lista Bonino al Parlamento europeo: "La risposta del Presidente della Commissione Europea alla mia richiesta urgente di visitare le prigioni, sostenuta da 124 parlamentari europei, dimostra che Cuba continua ad essere un dittatura implacabile. In effetti, la richiesta di inviare urgentemente, prima della fine della legislatura, una Delegazione europea a visitare i detenuti condannati nel processo sommario del 10 aprile 2003, ha ricevuto una risposta negativa da parte del Presidente della Commissione europea a causa della reazione del governo cubano alle iniziative dell'Ue a favore dei dissidenti cubani. Reazione che è consistita nella sospensione di tutti i contatti del governo cubano con la maggior parte delle ambasciate degli stati membri e con la Delegazione della Commissione europea. Il Presidente Prodi ha scritto tra l'altro che "prima che tale visita si realizzi, dovrebbe essere ristabilito il dialogo politico tra l'Ue e Cuba" e che "è necessario tener presente che né al Comitato Internazionale della Croce Rossa né ai gruppi che lottano per il rispetto dei diritti umani è stato mai consentito accesso alle strutture di detenzione ove i prigionieri politici sono detenuti. L'ultima volta in cui la Croce Rossa fu autorizzata a visitare prigioni cubane fu nel 1989. Inoltre, nonostante le Risoluzioni 2002/18, 2003/13 e 2004/11 della Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, le autorità cubane hanno categoricamente rifiutato di autorizzare il rappresentante speciale dell'Alto Commissario per i Diritti Umani, Christine Chalet, a visitare il Paese". Tutto questo dimostra che Cuba, rivoluzionaria o meno, continua ad essere una dittatura".

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  mail:  

CUBA: UGUAGLIANZA,DIRITTI PER TUTTI E DEMOCRAZIA DIRETTA.
SPLENDIDA CUBA ILLUMA IL MONDO DALLE BARBARIE!W FIDEL!!

Ma non scherziamo!Se c'è un paese dove la parola diritti, libertà, democrazia hanno un senso , questa è Cuba.
I prigionieri (pochissimi, a Cuba sono cittadini come gli altri.Diversamente negli usa e nello loro prigioni soparse per il mondo regna la barbarie come negli orrendi campi di Abu Graib e Guantanamo.
.
Cuba ha 12 milioni di abitanti,Il popolo è entusiasta della propria indipendenza e della libertà raggiunta con tanto sacrificio.E' un paese giovane dove nessuno è perseguitato per le proprie idee o arrestato perchè manifesta contro la guerra, come è accaduto negli usa o in gran bretagna e in tanti altri paesi c.d.democratici dove i capi di governo ridono e vogliono dare un'immagine del paese che non corrisponde alla realtà!

Fidel è una figura simbolo, non ha poteri,è il rappresentante dell'uguaglianza e della libertà raggiunta dal popolo cubano,un popolo che era schiavo del privilegio e della tirannia e che oggi scende entusiasta nelle piazze.
Cuba è la patria della libertà e della democrazia rispetto ad un mondo dove regnano privilegi, sfruttamento, guerre, imperatori e barbarie.Chi tenda di distruggere la liberta' e l'uguaglianza del popolo cubano non ci riuscirà mai.Ciascuno è libero di dire ciò che vuole a Cuba perchè il socialismo è libertà, è democrazia.

Coloro che vogliono distruggere l'uguaglianza e la libertà del popolo, aprire le porte ai carri armati di bush, alle
sue orrende basi all'uranio, ai suoi sottomarini nucleari,
agli orrendi aerei che hanno distrutto la Yugoslavia e L'Iraq portando diseguaglianza sociale e sfruttamento,non hanno bisogno di gendarmi o di prigioni, è il popolo stesso ad isolarli.A Cuba il privilegio, lo sfruttamento, il razzismo, le barbarie, non passeranno mai!

Cuba offre la possibilità di un riscatto anche per quelli
(pochissimi) che malvagiamente hanno tentato di distruggerne l'uguaglianza e la libertà del popolo cubano.Cuba Consente loro di ritornare nella società civile e di poter studiare e lavorare gratuitamente.
Nelle carceri cubane ci sono computer, laboratori di pittura e scultura.Negli usa ci sono prigioni ottocentesche con i prigionieri incatenati mani e piedi utilizzati come schiavi.

Questa è la realtà! W FIDEL E ITALIA GONZALES!
HASTA LA VICTORIA SIEMPRE! VENCEREMOS!
  dimenticavo...

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Nel corso dell’anno diversi dissidenti, compresi giornalisti, oppositori politici e difensori dei diritti umani, hanno subito gravi molestie. Diverse centinaia di persone sono rimaste in carcere per reati di natura politica, alcuni di loro sono stati riconosciuti da Amnesty International come prigionieri di coscienza. Alcuni processi che hanno visto come imputati prigionieri di coscienza si sono svolti in maniera non conforme agli standard internazionali. Il governo cubano ha introdotto una nuova legislazione con l’intento di combattere il dissenso e allargare l’uso della pena di morte. Almeno 13 persone sono state ‘giustiziate’ e altre 9 si troverebbero nel braccio della morte. Sono giunte notizie di maltrattamenti e in alcuni casi i prigionieri hanno subito trattamenti crudeli, inumani o degradanti.


Contesto

Il presidente Fidel Castro continua a ricoprire l’incarico di capo di stato 40 anni dopo la presa del potere e il suo partito, il Partito comunista di Cuba, rimane il solo partito politico legale. Ad aprile la Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani ha espresso una censura nei confronti di Cuba a causa degli abusi dei diritti umani, chiedendo al governo il rispetto delle libertà fondamentali. A novembre l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha richiesto a grande maggioranza e per l’ottavo anno consecutivo la fine dell’embargo contro Cuba. Il mandato del Relatore speciale delle Nazioni Unite su Cuba, che scadeva nell’aprile 1998 senza che all’inviato fosse mai permesso di mettere piede nel paese, non è stato rinnovato.


Nuove leggi

A febbraio è stata approvata una nuova legge più restrittiva concepita per combattere il dissenso politico e proteggere l’economia cubana. La legge 88 - Legge per la protezione dell’indipendenza nazionale e dell’economia di Cuba -, operativa dal mese di marzo, prevede pene fino a 20 anni di carcere per diversi reati. Tra essi sono inclusi: fornire informazioni al governo USA; detenere, distribuire o riprodurre materiale prodotto dal governo USA o da altre entità straniere; collaborare a qualsiasi titolo e con qualsiasi mezzo con radio, televisioni, organi di stampa o altri media stranieri con l’intento di destabilizzare il paese o distruggere lo stato socialista.


Restrizioni al controllo sulle violazioni dei diritti umani

Le indagini sulle violazioni dei diritti umani a Cuba sono state ostacolate da restrizioni imposte dal governo: i gruppi per i diritti umani sono considerati illegali, mancano dati ufficiali sulla popolazione delle carceri, e le autorità hanno ostacolato l’accesso al paese da parte di osservatori indipendenti dei diritti umani e secondo alcune fonti, le autorità controllerebbero le telefonate e la posta.


Prigionieri di coscienza

Si ritiene che diverse centinaia di prigionieri politici, tra cui un certo numero di prigionieri di coscienza, si trovino in carcere a Cuba, la maggior parte dei quali condannati al termine di processi iniqui. Alla fine del 1999, Amnesty International si era occupata di 19 prigionieri di coscienza. L’assenza di dati ufficiali e le severe restrizioni poste alle indagini sulla situazione dei diritti umani rendono difficile la conferma di qualsiasi informazioni su eventuali altri prigionieri di opinione.

Nel corso del 1999 sono stati condannati diversi nuovi prigionieri di coscienza.


* Jesús Joel Díaz Hernández, direttore esecutivo dell’agenzia di stampa indipendente Cooperativa dei giornalisti indipendenti di Ciego de Àvila è stato arrestato il 18 gennaio, processato il giorno successivo e condannato a 4 anni di carcere per "pericolosità". Il processo non sarebbe stato conforme agli standard internazionali di equità, in particolare perché al suo avvocato non sarebbe stato concesso un tempo adeguato per preparare la difesa.

* A marzo Félix A. Bonne Carcasés, René Gómez Manzano, Vladimiro Roca Antúnez e Marta Beatriz Roque Cabello, tutti membri del Gruppo di lavoro della dissidenza interna per l’analisi della situazione socio-economica cubana, sono stati processati e condannati per "altre azioni contro la sicurezza dello stato" in relazione a un crimine di "sedizione". Le pene comminate vanno da tre anni e mezzo a cinque anni di carcere. I quattro erano stati arrestati nel luglio 1997 dopo la pubblicazione di una critica a un documento distribuito in occasione del V Congresso del Partito comunista cubano (vedi Rapporto 1998).

* A maggio si è svolto il processo nei confronti di Manuel Antonio González Castellanos, un reporter dell’agenzia di stampa indipendente Cuba Press, e di altre tre persone, Yoanis Caridad Varona González, Leonardo Varona González e Roberto Rodríguez Rodríguez (vedi Rapporto 1999). I quattro imputati sono stati condannati per "mancanza di rispetto". A tre di loro sono state comminate pene tra i 16 e i 31 mesi di carcere, Yoanis Varona è stata condannata a 18 mesi di libertà condizionata.


Rilasci

Alcuni prigionieri di coscienza sono stati rilasciati.

A marzo Reinaldo Alfaro García, vice presidente del gruppo non ufficiale Associazione per la lotta contro l’ingiustizia, è stato liberato a patto che lasciasse il paese. Reinaldo Alfaro, che si troverebbe ancora a Cuba, aveva scontato più della metà della sua condanna a tre anni di carcere per "diffusione di notizie false contro la pace internazionale" (vedi Rapporto 1999).

Tutti gli appartenenti al Partito per i diritti umani a Cuba che erano stati arrestati nell’ottobre 1997 e che si trovavano ancora in carcere a Santa Clara (vedi Rapporto 1998 e Rapporto 1999) sono stati liberati. Si tratta di Daula Carpio Mata, José Antonio Alvarado Almeida, Iván Lema Romero, José Manuel Llera Benítez, Lilian Meneses Martínez e Ileana Peñalver Duque.

A gennaio è stato rilasciato Lorenzo Páez Nuñez, presidente del Centro non governativo per i diritti umani "José de la Luz y Caballero" e corrispondente dell’agenzia di stampa indipendente Libertad. Egli aveva scontato una condanna a 18 mesi di prigione per "mancanza di rispetto" e "diffamazione".


Detenzioni di breve periodo e persecuzioni

Le libertà di espressione, associazione e assemblea hanno continuato a essere severamente limitate dalla legge e nella pratica. Le persone che hanno tentato di organizzare incontri, esprimere opinioni o creare associazioni che andassero contro la politica del governo sono state vittime di misure punitive e molestie di varia natura.

Si hanno notizie di detenzioni per brevi periodi, interrogatori, minacce, intimidazioni, sfratti, licenziamenti, restrizioni poste sugli spostamenti, perquisizioni, arresti domiciliari, intercettazioni telefoniche e atti di aggressione fisica e verbale effettuati da sostenitori del governo.


Detenzioni per brevi periodi

Molti dissidenti cubani sono stati frequentemente incarcerati per brevi periodi e si sono registrati casi di detenzioni di massa.

Il 14 gennaio, circa una dozzina di persone sarebbero state arrestate per impedir loro di partecipare a una marcia organizzata in coincidenza dell’anniversario della nascita di Martin Luther King.

Tra il 22 e il 27 gennaio almeno una dozzina di dissidenti sono stati arrestati dopo che alcuni membri della Fondazione Lawton dei diritti umani avevano tenuto un incontro pubblico per chiedere alla popolazione di unirsi alla loro causa. In quegli stessi giorni si dovevano svolgere altre manifestazioni pubbliche: il 25 gennaio era stato organizzato un pellegrinaggio in ricordo dell’ultima messa celebrata dal papa Giovanni Paolo II a Cuba nel 1998 e il 28 gennaio si doveva tenere una dimostrazione pacifica in favore dei diritti umani in occasione dell’anniversario della nascita dell’eroe cubano José Martí. Tutti gli arrestati sono stati in seguito rilasciati.

Ad agosto, più di venti dissidenti sono stati incarcerati temporaneamente per impedire che potessero partecipare a due dimostrazioni antigovernative. La prima, organizzata dal gruppo ecologista Naturpaz, si sarebbe dovuta tenere nel parco Lenin, a L’Avana, la seconda era prevista a Pedro Betancourt, nella provincia di Matanzas. Uno degli arrestati, Oscar Elías Biscet González, ha affermato di essere stato minacciato di lunga detenzione se non avesse lasciato il paese.

A settembre, sette oppositori sono stati arrestati all’interno del parco Butari a L’Avana dove stavano tenendo una lezione di disobbedienza civile. Gli arrestati sono stati portati in un commissariato e poi presso il Dipartimento tecnico di investigazione a L’Avana. Cinque di loro sono stati rilasciati poco dopo, mentre Marcel Valenzuela Salt e Marlon Cabrera sono rimasti in cella per due settimane. Marcel Valenzuela al momento dell’arresto sarebbe stato colpito al volto da un poliziotto in borghese.

A ottobre almeno dodici persone sono state arrestate dopo essersi riunite presso l’abitazione di Maritza Lugo Fernández per un incontro organizzato dal Forum del terzo millennio, un gruppo di associazioni non governative che avevano scritto ai presidenti dei paesi del summit ibero-americano chiedendo la democrazia e il rispetto dei diritti umani a Cuba.

A novembre e dicembre circa 260 dissidenti sono stati arrestati in occasione del summit ibero-americano a L’Avana. Molti altri sono stati posti agli arresti domiciliari. Alla fine del 1999 11 di queste persone erano ancora in carcere, fra di essi il dr. Oscar Elías Biscet González, presidente della Fondazione Lawton, arrestato il 3 novembre per "oltraggio ai simboli della patria". La data del processo non è stata ancora fissata. Il dr. González è considerato un prigioniero di coscienza.


Sfratti

Gli sfratti sono stati usati dalle autorità con l’intento di reprimere i dissidenti.


* Ad agosto, mentre si trovava temporaneamente in carcere a causa delle propria opposizione al governo, Ramón Humberto Colás Castillo è stato sfrattato dalla propria casa nella provincia di Las Tunas assieme alla moglie Berta Mexidor Vázquez e ai loro due figli. Ramón Colás e Berta Mexidor, fondatori della prima libreria indipendente a Cuba, avevano vissuto per 13 anni in quella casa prima di esserne considerati gli occupanti abusivi. Anche altri librai indipendenti hanno subito minacce, detenzioni per brevi periodi e la confisca dei propri libri.


Restrizioni ai movimenti

Vi sono stati casi in cui le autorità hanno imposto restrizioni ai movimenti di alcune persone.


* Il reverendo Santos Osmani Domínguez Borja è stato inviato nella provincia di Holguin a 700 chilometri dalla sua casa. Insieme al reverendo Lázaro William Urbina Dupont era stato imprigionato per breve tempo dopo aver formalmente chiesto al governo di poter tenere una celebrazione religiosa pubblica.


Minacce

Molte persone sono state minacciate di arresto allo scopo di intimidirle.


* Ad agosto Venancio Roberto Rodríguez Martinez appartenente all’associazione Hermanos fraternales por la dignidad, è stato minacciato di arresto per essere un controrivoluzionario.


Molti dissidenti sono stati minacciati di procedimenti penali sulla base della nuova legge 88. Hanno subito intimidazioni di questo genere Lázaro Estanislao Ramos González del Movimento civico ‘Máximo Gómez’, Raúl Rivero e Hirán González González, giornalisti indipendenti di Cuba Press e Oswaldo Paya Sardiñas del Movimento cristiano di liberazione. Hanno subito minacce anche diverse persone che in giugno hanno preso parte a uno sciopero della fame durato 40 giorni.


* Leonel Morejón Almagro del gruppo ecologista Naturpaz è stato costretto a lasciare il paese a causa delle molestie e delle intimidazioni di cui è stato vittima.


Convocazioni nei posti di polizia

Sono stati registrati numerosi casi di persone sospettate di attività antigovernative che sono state convocate presso le stazioni di polizia per essere interrogate.

Nel corso degli interrogatori, durati talvolta qualche ora, molti di loro sono stati minacciati di lunghe detenzioni.


Licenziamenti

Diversi oppositori del governo e i loro familiari sono stati licenziati, secondo alcune fonti per motivi politici.


* L’ex prigioniero di coscienza Eduardo Blanco Tolosa è stato licenziato e gli è stato detto che se non avesse trovato un nuovo lavoro sarebbe ritornato in carcere con l’accusa di ‘pericolosità’.


Pena di morte

Nel corso dell’anno il ricorso della pena di morte è aumentato, in particolare dopo l’introduzione a marzo della nuova legge che prevede la condanna a morte per gravi casi di commercio di droga, corruzione di minore e rapina a mano armata.

Almeno 13 persone sarebbero state ‘giustiziate’ e altre nove persone si troverebbero nel braccio della morte.


Maltrattamenti

Sono giunte molte notizie riguardanti pestaggi di prigionieri politici da parte delle guardie carcerarie e qualche altra riguardante maltrattamenti subiti da persone non detenute.


* Il 14 agosto il dr. Oscar Elías Biscet González, attivista per i diritti umani (vedi sopra), è stato arrestato in un parco mentre stava tenendo un discorso sulla resistenza civile. Al momento dell’arresto i poliziotti lo avrebbero percosso sul viso e sul collo e gli avrebbero bruciato un gomito con una sigaretta. Secondo quanto riportato, dopo essere stato messo in una cella sarebbe stato spogliato, picchiato e preso a calci. L’uomo in seguito è stato trasferito presso il comando del Dipartimento tecnico di investigazione dove avrebbe subito minacce di lunga detenzione se nel futuro avesse organizzato qualsiasi altra attività di opposizione. Il dr. González è stato rilasciato il 16 agosto.


Condizioni carcerarie

Le condizioni di vita nelle prigioni continuano a essere pessime, tanto da costituire in alcuni casi, soprattutto nelle celle di punizione, trattamenti crudeli, inumani o degradanti. A quanto si conosce, tra le misure punitive sarebbero comprese la negazione del cibo e delle cure mediche, la detenzione per mesi in celle prive di luce o letto, minacce, discriminazioni, insulti e pestaggi. Molti prigionieri sarebbero malati a causa della scarsa nutrizione e della pessima igiene. Gli effetti dell’embargo statunitense sulla disponibilità di medicinali ed equipaggiamenti contribuiscono al problema.

Rapporti di Amnesty International

Cuba: Some releases but repression and imprisonment continue
(AI Index: AMR 25/005/99)
Cuba: Prisoners of conscience - Manuel Antonio González Castellanos, Leonardo Varona
González and Roberto Rodríguez Rodríguez (AI Index: AMR 25/027/99)
Cuba: A worrying increase in the use of the death penalty
(AI Index: AMR 25/029/99)
Cuba: Current prisoners of conscience must be released
(AI Index: AMR 25/036/99)
Questa è la realtà! W FIDEL E ITALIA GONZALES!
HASTA LA VICTORIA SIEMPRE! VENCEREMOS
 

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Non riuscirete nessuno a convincere che a Cuba
non c'è la democrazia e che l'Europa è il regno della libertà e dei diritti!

HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!
 
 
...ma possibile, coglioncello radicale, che tu nella vita non abbia niente di meglio da fare se non postare articoli che vomitano merda su un popolo e su una Rivoluzione che ancora e nonostante tutto osano resistere, con dignità,all'impero americano?
...Cuba è una dittatura?...certo che lo è!!!
Ti piacerebbe vero,figlio di puttana,sbarcare sull'isola insieme ai tuoi compari yankees/mafiosi di Miami, fondarvi un bel partito modello solidarnosc, una magnifica radio-tv e con i dollaroni nord-americani vincere ,in tripudio di bandiere stelle e strisce ,le prime "libere" elezioni ,per cancellare nel giro di pochi mesi tutte le conquiste sociali della Rivoluzione?..ti piacerebbe,vero,confessa che ogni tanto di notte te lo sogni...
...e invece no!..coglioncello radicale, ti becchi la dittatura e ,se provi a spargere a Cuba il tuo veleno, ti becchi pure un pallottola in bocca!

VIVA LA DITTATURA RIVOLUZIONARIA!
VIVA CUBA LIBERA E SOCIALISTA!
LUNGA VITA ED ETERNA GLORIA AL COMANDANTE FIDEL!
 
 
 

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le cose che scrivono su Cuba rispetto carceri, diritti civili, persecuzioni poliziesche ecc... in minima parte, forse, sarà anche vero(non ci illudiamo il paradiso non esiste ne in cielo ne in terra!)ma anche in Italia queste cose succedono quotidianamente, basta ricordare Genova e Napoli,i compagni in prigione o agli arresti domiciliari, le perquisizioni, le provocazioni con le finte bombette,le espulsioni degli immigrati,la violenza quotidiana delle istituzioni che ti buttano fuori di casa o ti fanno morire di cancro se non hai i soldi per curati adeguatamente o pagare un'affito o ti tolgono auto e patente anche per delle stronzate, e se capiscono che sei un "antisociale" ci godono particolarmente...insomma a Cuba in minima parte sarà anche vero, ma qui è pure peggio.Non ho mai conosciuto uno che è uno, di destra o sinistra, che è stato a Cuba e non è tornato colpito positivamente dalla situazione sociale, con chiunque parlate! Questa è la prova dell'ignobile propaganda filoamericana di altrettanti ignobili personaggi pagati per spargere merda su Cuba. Se gli fa tanto schifo, perchè la vogliono a tutti i costi?
 
in italia le hai le forze per manifestare a genova e napoli e ci sono associazioni/comunita'/(o come le vuoi chiamare) che hanno i soldi per pagare ai manifestanti il biglietto del treno, a cuba dubito.

in italia ce l'hai una casa decente che poco assomiglia ad una prigione dove scontare gli arresti domiciliari, a cuba se ti danno gli arresti domiciliari preferisci andare in prigione.

in italia ce l'hai un'auto (nel bene o nel male) (sono io l'unico pirla che nn puo' permettersela) immatricolata la prima volta dopo il 1995, a cuba fai festa se l'hai immatricolata la prima volta nel 1960 e l'hai avuta per "gentile" "concessione" di qualche mafioso yankee.

quindi... dire che cuba e' meglio dell'italia e' una bella bestemmia, forse a livello sociale si. Ma si sa, dove c'e' poverta', fascismo o comunismo che sia, la gente si aiuta e' nella nostra altezzosa econocrazia dove tutti stanno bene che la gente tende a fregarsene/inculare il prossimo per apparire migliore e forte, ma con una coscienza da pezzo di merda.

Caro amico,io non ho l'incazzatura facile...
è una vita intera che per le mie convinzioni di comunista/libertario non faccio altro che ricevere calci in bocca, ne ho ricevuto cosi' tanti che ormai non ho piu' la forza ne la voglia di reagire...
ma di fronte a tanta meschinità, all'ingenerosità di chi, per non vedere la merda in cui ci costringono a vivere, si diletta a spaccare il capello in quattro nel fere l'esemino quotidiano al sistema sociale di una lontana isola caraibica,un sano giramento di coglioni spero mi sia ancora consentito.
 

qui chi ha fatto per primo l'esamino quotidiano sociale al sistema cubano sei tu tanto per sparare ciacamente contro la nostra econocrazia, dipingendo di rosa una dittatura con la politica fallimentare del "se loro fanno cosi', w la dittatura"... dittatura in cui il popolo (motore primo del comunismo) vive in condizioni tutt'altro che invidiabili, come ci vuoi far credere tu. quindi non stare neanche li' a prendertela se prima lanci la pietra e poi l'acqua si increspa e' matematica la cosa.

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...mi arrendo e ,come si diceva un tempo, faccio autocritica: a Cuba il popolo sta uno schifo!
Sono pronto,ora che ho finalmente ripulito il mio cervello delle ultime scorie vetero-comuniste,ad arruolarmi nelle gloriose brigate radicali che ,sotto la guida illuminata del comandante Capezzone e con i dollari dei mafiosi di Miami, instauranno nell'isola la vera felicità liberale/liberista/libertaria!
...la stessa che il popolo conosce a Melfi, a Torre Annunziata, a Lamezia Terme o nei quartieri periferici di Reggiio Calabria e di Palermo.
Credimi"Splendido" voi questa schifo che chiamate democrazia semplicemente ve lo meritate se, continuo a ripeterlo, non avete niente di meglio da fare che contare le pulci di quell'isola lontana.
Io, semplicemente, non voglio essere vostro complice.

Hasta la victoria...forse!

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