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ALLE ORIGINI DEL CARNEVALE. MYSTERIA ISIACI E MITI CATTOLICI
Autore: Giampaolo Di Cocco
 

"Carnevale", nonostante le sbrigative interpretazioni
enciclopediche, rimane per molti una parola misteriosa così come la
festa a cui è riferita: perché ci si maschera? Perché si spingono
carri allegorici lungo i bordi del mare? Quando ha avuto origine
questa festa? Perché essa viene celebrata con tanto ardore nei diversi
angoli del mondo?
Giampaolo di Cocco affronta questi interrogativi offrendo spiegazioni
approfondite e documentate per ognuno di essi, mostrando tra
l'altro come le ideologie politico-religiose dominanti si siano
adoperate per nascondere la verità storica del carnevale, giungendo a
sostituire con un insieme di regole moralistiche l'antica via
iniziatica di conoscenza individuale.


INTRODUZIONE
Un argomento così esteso, ed antico, come quello introdotto dal termine
"carnevale" può essere trattato sotto almeno quattro
differenti aspetti: quello esoterico, quello religioso, quello
psicologico e quello storico-letterario.
Se una trattazione sufficientemente articolata dell'argomento
necessita indubbiamente della contemporanea esegesi dei quattro
differenti aspetti, una serie di brevi note incentrate principalmente
su di alcune testimonianze storiche, artistiche e letterarie e su
alcuni dei loro riferimenti iconologici può essere utile come insieme
di suggerimenti per più specifiche ed approfondite ricerche ed è
comunque quanto si propone il presente testo.
Non è infatti intento di questo scritto ripercorrere approfonditamente
tutti i significati del carnevale, che come si vedrà sono davvero
tanti. Si intende piuttosto offrire uno sguardo d'insieme sulla
loro vastità e sulle connessioni a volte inimmaginabili tra questo
termine e l'insieme delle cause remote che condizionano
tutt'oggi la nostra forma mentis.
Usi e costumi pratici, psicologici ed ideologici propri della nostra
vita sociale ed individuale risultano infatti determinati dal rapporto
del nostro personale modo di pensare con i dogmi dell'ideologia
dominante, primi fra tutti quelli della religione cattolica.
Uno sguardo alle origini lontane del carnevale ci permette di
comprendere come la storia delle convinzioni religiose non si sia
sviluppata per salti e rivoluzioni ma abbia proceduto semplicemente
per successive rielaborazioni di un originario nucleo di immagini
simboliche e mitiche, che si riferiscono cioè al racconto
dell'interazione della divinità con le cose del mondo.
In queste rielaborazioni è stato preponderante l'elemento politico,
sempre preoccupato di volgere le varie credenze a vantaggio dello
Stato ed al controllo delle libertà individuali.
Sarebbe a mio parere un errore, praticato d'altronde da molti degli
esegeti di questo termine che mi hanno preceduto, esaminare il
carnevale da punti di vista particolari, locali e limitati nel tempo e
nello spazio.
Come le pietre lavorate che emergono dal deserto o dai fondali marini a
distanza di chilometri tra di loro rivelano a chi sa guardare la
presenza di una intera città sepolta dalle sabbie, così questa parola,
in fondo abbastanza misteriosa ed enigmatica, rappresentando ciò che
rimane di un culto un tempo assai vivo ed attivo e che oggi è
inglobato in altri riti ed altri miti, rivela una realtà complessa ed
insospettabile; il carnevale si rivela in quanto chiave di
interpretazione delle radici stesse della nostra cultura moderna.
In altri termini, la parola "carnevale" con l'insieme di
azioni che essa definisce oggi, rappresenta il rudere di un intero ed
antico sistema politico-religioso. Questo consisteva, ed in parte
consiste ancora, di altri elementi cerimoniali e festivi che sono
posti in diretta relazione con il carnevale ma che vengono celebrati
in tempi diversi, formando così un ritmo annuale, legato sia a
ricorrenze storico-politiche che al cambio delle stagioni ed ai
fenomeni celesti.
Tutto questo sistema è, come dicevamo, molto antico, ed è stato
soggetto a continui mutamenti nel corso dei secoli. Ma gli elementi
principali ed i significati più profondi, pur inquadrati in
"sfondi" dottrinari diversi, sono riusciti a sopravvivere.
Il carnevale in quanto festa autonoma è attivo ancora oggi con tutta la
sua forza di suggestione ed i suoi significati vitali; grazie alla sua
potenza evocativa si pone come segnale o parte emergente di una
tradizione simbolica antichissima.
Varie culture, in tempi diversi, hanno rielaborato e ridefinito questo
termine, cercando di ricomprenderlo dentro le proprie tradizioni e
necessità socio-politiche.
Ma l'irriducibile essenza del carnevale quale rivelazione degli
aspetti più autentici dell'anima individuale riemerge
costantemente al di là di ogni tentativo di inglobarlo in ritualità
che non lo riguardano.
Il carnevale ha mantenuto parte della propria struttura originaria ed
il suo significato psichico, legato alla maschera, al viaggio sulle
acque ed alla manifestazione gioiosa, ponendosi così come evento
indipendente riguardo ai riti delle culture dominanti.
E' questa sua intatta funzione originaria di ricongiungimento con
le proprie radici psichiche individuali che fa del carnevale una festa
ed una ricorrenza diversa da tutte le altre.
Assegnando ai singoli partecipanti la piena responsabilità individuale
dell'attribuirsi un destino già noto, appunto la
"maschera"1, il carnevale rende ogni membro della festa più
consapevole del ciclo vita-morte e delle periodiche metamorfosi della
natura.
Il clima della festa del carnevale è pervaso da un fervore visionario,
quasi si fosse in attesa di un sortilegio o di un cambiamento
stupefacente. C'è una grande aspettativa, una tensione verso
l'ineffabile, gioia e senso di liberazione.
Specialmente in alcune aree geografiche il carnevale, ad onta di tutti
i tentativi di porlo in ridicolo e di un ostentato atteggiamento
dispregiativo nei suoi confronti da parte delle culture ufficiali,
rimane una festa popolare che viene accolta con grande fervore, anche
operativo e creativo da parte di larghi strati della popolazione.
E' proprio questo entusiasmo operoso diffuso verso il carnevale,
che si verifica completamente al di fuori di ricorrenze civili o
religiose che ha attratto la mia curiosità, portandomi a scoprire una
trama complessa di significati e rinvii che trascendono ogni
superficiale, parziale e pregiudiziale interpretazione
dell'argomento.
E' infatti diffusa la tendenza di un accostamento assai sommario e
distratto sia agli elementi che costituiscono la festa che
all'etimo della parola, che impedisce di andare a fondo, alla
ricerca delle origini e cioè del senso reale, di ciò che rende ancora
viva ed attuale questa straordinaria festa.
A dire il vero, via via che mi addentravo nel dedalo di rinvii ed
argomenti cui il termine rimanda, mi rendevo conto di come
imprecisioni, parzialità e pregiudizi da parte di vari ricercatori,
difficilmente potevano essere casuali. Esse infatti dovevano essere
motivate, almeno in parte, dalla volontà di interrompere la catena dei
rinvii, prima che questi conducessero ad una verità storica ben
diversa da quella che viene trasmessa ufficialmente.
Si trattava quindi di occultare una visione del mondo
"scomoda" od "inutile" per l'ideologia
dominante, quella visione cioè che previlegia l'ascolto e
l'accoglienza. Sono infatti queste le componenti significative
dell'originaria cerimonia del carnevale. Nella sua storia
incontriamo una divinità monoteistica femminile, regina ed essenza
dell'universo, volta al soccorso ed alla compassione.
Noi siamo abituati a ritenere positiva e giusta la figura di un maschio
dominante e vincente, la cui sublimazione avviene, eventualmente, con
lo sviluppo della logica e delle facoltà dello spirito. Il nostro
moderno modo di pensare non previlegia certo la passività, la
ricezione dell'altro da sé, come atteggiamenti da incoraggiare e
diffondere. L'amore, anche se ne parliamo spesso, gode
all'interno della nostra cultura di un certo discredito; per usare
un luogo comune lo si direbbe "una cosa da donne", ovvero di
livello secondario, non importante.
Parlare delle origini del carnevale vuol dire invece incontrare il
Principio femminile che deriva il proprio potere dal possesso della
calma dell'anima, dall'atteggiamento ricettivo e passivo, vuol
dire incontrare Iside.

Giampaolo Di Cocco


INDICE
Lettera di Giuseppe Pontiggia - 6
Introduzione - 7
Capitolo I - La questione etimologica - 11
Capitolo II - Il Carnevale, passato, senso, struttura - 23
La divinità del carnevale
Maschere e mysteria del Navigium Isidis
I cortei del Navigium Isidis
Navigium Isidis: il varo

Capitolo III - Principio femminile e Principio maschile - 41
Preminenza e tripartizione del Principio femminile
Marduk, Pergamo e "camminare sulle acque"
Princìpi, sesso e famiglia
Satanismo del carnevale

Capitolo IV - Il calendario delle feste imperiali ed il �Navigium
Isidis' - 53
La festa delle lampade ardenti
Natalis Invicti
L'anno nuovo, il Navigium Isidis, la Pasqua

Capitolo V - Tu una quae es omnia Dea Isis - 65
La frattura cattolica
Iside faraonica, il Trono, la Madonna
Iside ellenistica e imperiale
Iside a Roma
Iside in Germania

Capitolo VI - Costantino imperatore, culto solare e fondazione del
Cattolicesimo - 97
Religione di Stato
Costantinopoli
Eliogabalo
Aureliano ed il Deus Sol Invictus
L'asino nel culto solare
Decadenza dell'isismo

Capitolo VII - Osiride, che è lo stesso Dio - 117
L'equinozio, il Navigium Isidis e la Pasqua
La crocifissione come passaggio iniziatico
Il viaggio nell'anima, la percossa, l'incoronazione
Similitudini e continuità

Capitolo VIII - Mater Materia - 157


GIAMPAOLO DI COCCO (Firenze 1947) ha vissuto e lavorato a lungo in
Francia, nella regione di Marsiglia, e in Germania, soprattutto a
Colonia e Berlino.
Nel 1977 fonda con Luciano Caruso la rivista Abaco tuttora in attività;
ha collaborato con vari periodici, tra cui Alphabeta diretta da
Umberto Eco, pubblicando una intervista a Bruno Zevi; e inoltre Amica,
Corriere Medico (interviste a Renzo Piano e Paolo Portoghesi),
Quaderni della Fondation Cartier, vari periodici degli Ordini
Professionali degli Ingegneri e Architetti di Firenze e Verona,
eccetera.
Tra le numerose pubblicazioni, ricordiamo nel 1999 il libro-catalogo
Journal, presentato da David Galloway; nel 2001 Il Galateo
dell'Artista principiante, presentato da Giuseppe Pontiggia con il
quale intrattiene un epistolario protrattosi per dodici anni e nel
2004 Spazi colorati in Occidente-Note a proposito di una parabola
discendente, presentato da Aldo Colonetti.
Di Cocco si occupa di varie discipline (letteratura, arti visive,
architettura), nella convinzione che un percorso di conoscenza sia,
nel presente momento storico, necessariamente trasversale, metaforico
e polimorfo.
Così di Cocco è attivo anche nell'esperimentare la interazione tra
arte e architettura, collocando installazioni permanenti in spazi
pubblici in tutta Europa, da Marsiglia a Gibellina, Duisburg, Colonia,
Skagen (DK), Follonica, Berlino, Firenze eccetera.
Attualmente è impegnato in Toscana nella realizzazione di opere
integrate con l'architettura a Barberino di Mugello e Signa (FI) e
nella realizzazione del Piano del Colore di Loro (AR).
Importanti articoli sul lavoro del di Cocco compaiono su riviste
specializzate come Domus, Abitare, Ottagono ecc., oltre che sulla
stampa periodica e quotidiana. Hanno scritto di lui, tra gli altri,
Gillo Dorfles, Pierre Restany, Omar Calabrese, Attilio Stocchi,
Giorgio Di Genova.

PER APPROFONDIMENTI O PER ACQUISTARLO: http://www.archimagazine.com/book
shop/lncarnevale.htm