Il caso Mills (vedi anche: le accuse infondate a S.Berlusconi)
E' ripreso il 18 giugno 2011 l'udienza del processo Mills
che vede come unico imputato il
premier
Silvio
Berlusconi per l'ipotesi di corruzione in atti giudiziari.
L'armatore napoletano Diego Attanasio, è stato sentito come testimone
nel processo Mills a carico di Silvio Berlusconi. Attanasio ha spiegato
di non aver mai dato, né regalato, né prestato, 600 mila dollari
all'avvocato inglese e ha dunque smentito la tesi della difesa
dell'avvocato di inglese che sosteneva che i 600 mila dollari al centro
del processo sarebbero stati dati a Mills da Attanasio perché li
investisse. Secondo l'accusa, invece, quei 600 mila dollari sarebbero
stati versati all'avvocato inglese da Berlusconi (presente in aula) come
prezzo della corruzione. Il
processo era stato sospeso lo scorso aprile 2010 in attesa che la Consulta
si pronunciasse sulla costituzionalità
della legge sul legittimo impedimento. Com'è noto la Consulta ha
annullato PARZIALMENTE il famigerato disposto sul legittimo impedimento. Nel
frattempo, col referendum del 12 giugno, i cittadini hanno giustiziato
quel che restava del legittimo impedimento. Avrà ancora il Caimano
l'impudenza di procedere in Parlamento con una nuova legge sul processo breve?
Sembra proprio che in questo momento, di risveglio democratico popolare,
tale ipotesi non sia percorribile...
|
|
![]() |
25.2.2010. E' finito per prescrizione il processo Mills, l'avvocato inglese condannato in primo e secondo grado a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari. Ma non finisce anche il processo contro Silvio Berlusconi, coimputato di Mills per frode e corruzione in atti giudiziari, considerando che l'orologio della prescrizione e' stato fermo per il premier circa un anno, in attesa della decisione della Consulta sul lodo Alfano, dichiarato incostituzionale.
Morale della favola: l'imputato Mills è stato RICONOSCIUTO colpevole per il grave reato di corruzione in atti giudiziari, ma Mills non va in galera perchè il reato è prescritto (grazie a una legge del 2005 varata dal Governo Berlusconi che accorcia la prescrizione!). Inutile ribadire che se c'è un corrotto, e la sentenza della Cassazione lo ha confermato, c'è anche un CORRUTTORE. In un Paese normale un Presidente del Consiglio si sarebbe già dimesso!
Vediamo i precedenti :
(17.9.2009) Condannato David Mills dal Tribunale di Milano, con l'accusa di aver accettato una tangente in cambio di falsa testimonianza in due processi giudiziari. Il caso giudiziario è legato a due procedimenti avviati nel 1997 e nel 1998 a carico di Berlusconi. Mills è accusato di aver taciuto, in cambio di denaro, informazioni su alcune società off-shore di proprietà del Cavaliere, permettendo a Berlusconi di evadere il fisco. Mills era un testimone esperto di diritto tributario e la sua testimonianza avrebbe chiaramente favorito Berlusconi. Il denaro ricevuto sarebbe stato impiegato da Mills per pagare il mutuo della casa di Londra. ma Silvo Berlusconi rimase impunito grazie al Lodo Alfano ( bocciato dalla Corte Costituzionale), Le motivazioni della sentenza di condanna di Mills a quattro anni e sei mesi sono contenute in 376 pagine. (il testo integrale della sentenza)
(27.10.2009) I giudici della Corte d'appello di Milano hanno confermato la condanna di David Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari. I giudici della seconda sezione della Corte d'appello di Milano hanno confermato anche il risarcimento alla presidenza del consiglio, costituitasi parte civile, pari a 250 mila euro.
Dopo la bocciatura, totale, del lodo Alfano e, parziale, della legge sul legittimo impedimento da parte della Consulta, il dibattimento a carico di Berlusconi ricomincerà, anche se davanti a un altro collegio rispetto a quello presieduto da Nicoletta Gandus, che aveva condannato Mills.
![]() |
![]() |
Berlusconi indagato solo dal 1994, momento della sua entrata in politica? BUGIA!
MILLS E LA
BUGIA
CHE CAMBIÒ L’I TA L I A (da "Il Fatto" del 25.9.2009)
QU E S TO non dovrebbe
esistere. In un paese normale, infatti, non c'è niente di più pubblico
dei dibattimenti e delle sentenze. E invece per un anno e mezzo sui
giornali e soprattutto sulle televisioni la cronaca delle udienze del
processo per corruzione giudiziaria in cui, prima dell'approvazione
del Lodo Alfano, il premier Silvio Berlusconi era imputato insieme al
suo superconsulente inglese, David Mills, non ha praticamente trovato
spazio.
Persino il contenuto della sentenza con cui Mills è stato condannato a
4 anni e mezzo di reclusione è stato raccontato per un solo giorno.
Così in pochi sanno che, secondo il Tribunale, Berlusconi ha versato
tangenti all'avvocato londinese per “garantirsi l'impunità” nell'ormai
storico processo per le mazzette versate nei primi anni 90 dalla
Fininvest alla Guardia di Finanza. Se Mills avesse detto il vero,
spiegano i giudici, il leader del Pdl non sarebbe stato assolto in
cassazione.
Sarebbe stato condannato. E oggi (aggiungiamo noi) non sarebbe
presidente del Consiglio. Pe r questo nasce “Il regalo di Berlusconi”
(edizioni Chiarelettere), da oggi in libreria, l'ultimo saggio di Peter
Gomez e Antonella Mascali. Un libro in cui, documenti alla mano, si
raccontano tutti i retroscena del caso, a partire dai tentativi del
governo di bloccare le indagini, per arrivare poi a spiegare che Mills
ha ricevuto da Berlusconi ben più dei 600 mila dollari contestati
dall'accusa come tangente. Il Cavaliere nel corso degli anni ha infatti
personalmente versato al custode dei segreti delle sue società off shore
più di cinque milioni di euro. Ecco dunque alcuni stralci di un saggio
da leggere per capire perché Berlusconi teme la corte costituzionale che
discuterà il Lodo il 6 ottobre e il processo d’appello Mills in
calendario per il 9.
Dieci miliardi per l'imbroglio Telepiù Nell'aprile e luglio del 1995,
come risulta da una cronologia dell'accaduto redatta da Mills e da una
serie di altri documenti depositati agli atti, l'avvocato inglese vede
per due volte Silvio Berlusconi.
[…] durante gli incontri si parla di soldi, tanti soldi. I pm di
Milano se ne rendono conto qualche nel 2004, quando ascoltano una serie
di avvocati di Withers Solicitors, lo studio legale presso cui Mills
lavorava. Con loro Mills ha sostenuto di essere stato autorizzato dal
Cavaliere a trattenere 2 milioni e mezzo di sterline (10 mi liardi di
lire dell'epoca) ancora parcheggiati sui conti della Horizon Ltd., una
delle società estere della Fininvest, utilizzata per realizzare
l'operazione Telepiù: la tv criptata che il creatore di Forza Italia
controllava, in violazione delle norme antitrust, tramite una serie di
off shore. […]
Un giorno di luglio ad Arcore Quello che accade ad Arcore nel luglio
1995 è insomma chiaro: Berlusconi teme le indagini, perciò vuole
separare il più possibile la sua sorte
dalle società in cui Mills gli fa da prestanome, e pazienza se, per
prendere le distanze, deve regalargli qualche miliardo. Mills considera
dunque il denaro di Horizon un “dividendo”, cioé roba sua, e tra
l'agosto e il settembre del '95 lo deposita su un conto aperto a
Jersey. Poi, nel marzo del 1996, lo fa rientrare a Londra e ci paga le
tasse per circa un milione di sterline. Forse anche per questo, nel
2006, dagli schermi di Te- lelombardia, il Cavaliere si affretterà ad
assicurare:
“Io Mills non lo conoscevo neppure. Hanno detto che è venuto ad
Arcore: può essere che gli abbia stretto la mano, ma non ho avuto
rapporti di lavoro”.
Il problema però è che delle sue discussioni con il Cavaliere sul
“dividendo” miliardario di Horizon, Mills ne parla anche in una sede
per certi versi istituzionale: gli uffici delle tasse. L'intera
operazione finisce infatti per attirare le attenzioni del fisco
inglese. Il 15 marzo del '96 Mills viene così convocato da due
ufficiali dello Special Compliance Office di Inland Revenue. A loro
l'avvocato, dopo aver ricevuto garanzia che le informazioni rivelate
sarebbero state considerate confidenziali, svela molti retroscena dei
suoi rapporti con il Cavaliere.
Durante l'incontro viene anche redatto un verbale che però arriverà in
Italia solo dieci anni dopo.
Agli agenti delle tasse Mills spiega di aver fondato in Lussemburgo
una società quotata a cui erano state intestate le azioni di Telepiù. E
di averlo fatto perché il Parlamento aveva approvato la legge Mammì che
impediva il possesso da parte di un solo editore di più di tre reti
televisive. L'operazione però si era rivelata molto costosa ed era stata
effettuata tramite la Horizon Development Ltd.
Certo, anche lui concordava con le osservazioni dei due ufficiali
delle tasse che si dicevano stupiti perché “le azioni di Berlusconi a
questo riguardo violavano lo spirito della legge italiana”.
Ma non lo facevano “alla lettera” e proprio per questo le transazioni
erano state oggetto di “un notevole grado di cura”. Poi, quando gli
erano state chieste precisazioni sul “dividendo” Horizon, Mills aveva
sostenuto di non avere in mano nessuna documentazione scritta e di
sapere solo quello che gli era stato detto da Vanoni (Giorgio, direttore
finanziario Finivest ndr).
Dalle parole del manager Fininvest l'avvocato aveva
“approssimativamente dedotto” che c'erano stati profitti per circa 10
miliardi di lire ita- liane. Così aveva trasferito 10.175.000.000 di
lire su un conto bancario a sua firma esclusiva, in una banca di Jersey,
su cui si erano accumulati
circa 304 milioni di lire di interessi. E questa era la somma che Mills
avrebbe riportato in Inghilterra e sottoposto a tassazione. Nel verbale
della riunione si legge: “Mills ha detto che comprendeva come tali
procedure potessero sembrare strane, tuttavia gli era stata data fiducia
per essere titolare e mandare avanti queste compagnie [le offshore
collegate a Horizon e utilizzate per l'operazione Telepiù, nda] su basi
scritte molto ridotte ed egli era ansioso sulle potenziali implicazioni
per lui a causa della sua azione di trasferimento di fondi dalla Horizon
a un conto con il suo solo nome, sebbene sapesse di avere l'approvazione
di Berlusconi in persona. A tale scopo, aveva avuto un incontro in
aprile 1995 con Berlusconi per approvare con lui i dividendi p ro p o s
t i ”.
I verbali del fisco inglese. I due ispettori continuavano però a essere
perplessi:
“Condie [l'agente delle tasse, nda] ha detto che riconsiderando il
tutto sia lui che Maxwell [l'altro agente, nda] erano rimasti stupiti,
chiedendosi come mai tale struttura fosse necessaria in primo luogo, se
tutti i fondi erano già sotto controllo all'interno dell'impero di
Berlusconi. Era anche curioso di sapere perché era ora divenuto
importante per Mills avere il riconoscimento delle ditte come aventi
sede nel Regno Unito. Mills ha risposto che non era un segreto che ciò
andasse largamente a beneficio di Berlusconi. Era importante per
Berlusconi essere in grado di mostrare che queste ditte non erano sue e
che se ciò significava un notevole introito per Mr. Mills, egli era
pronto ad accettare tale posizione. Da parte sua Mills avrebbe chiesto
alle Imposte di fornire una lettera che asseriva che la tassa era stata
pagata con i profitti della sua ditta nel Regno Unito e che tutte le
ditte correlate venivano adesso considerate come aventi sede nel Regno
Unito”. Insomma è Mills ad ammettere che Berlusconi gli ha regalato
10 miliardi per mettersi al riparo dalle indagini dei pm e del garante
per le tv. Un investimento molto costoso che, però, per gli otto anni a
venire si rivelerà quantomai azzeccato.
Le off shore sono di Silvio Berlusconi La bugia principale che Mills,
negli anni '90, rifila ai giudici italiani durante il processo per la
mazzetta da 21 miliardi di lire versati all’estero segretario del Psi,
Bettino Craxi, è però un'altra. Mills dice di non sapere chi sia il
proprietario delle off shore Fini nv e s t .
Ma di chi siano le società che negli schedari della CMM ( una
fiduciaria di Mills ndr) venivano indicate come “Fininvest group B, very
discrete”, l'avvocato inglese, in realtà, lo sa benissimo.
E non solo perché è stato lui a crearle. I pm Fabio De Pasquale e
Alfredo Robledo, infatti, nella loro caccia riescono a recuperare una
serie di carte che provano documentalmente come Mills, fosse al corrente
di tutto. Si tratta della corrispondenza tra i manager di due
società, la Edsaco e la banca Cantrade, di proprietà dell'istituto di
credito svizzero UBS, che nel 1994 rilevano la CMM.
Risale a quell'anno l'incorporazione della CMM in Edsaco e, come accade
sempre in questi casi, gli acquirenti dispongono una due diligence
per capire esattamente che cosa si stanno mettendo in pancia. Per questo
esaminano gli archivi della società di Mills, chiedono informazioni
all'avvocato, al suo braccio destro, la direttrice di CMM, Tanya Maynard
e ai loro collaboratori.
In una “comunicazione riservatissima”, redatta il 15 giugno del 1994 da
un consulente UBS dopo essere stato a Londra per la due diligence, alla
voce “ulteriori informazioni” si legge: “La CMM
cura direttamente i rapporti relativi a tutte le Società Fininvest con
Giorgio Vanoni, Amministratore Finanziario della Fininvest e della
Silvio Berlusconi Entertainment Ltd. Secondo Tanya Maynard, le Società
Fininvest «B» non sono necessariamente Società appartenenti direttamente
alla Silvio Berlusconi Financiaria [rectius: Finanziaria] o al Gruppo
Fininvest. Tali Società appartengono a Berlusconi, Bernasconi - al
quale Mills, a detta di Alì Sarikhani [un manager della Edsaco nda], è
legato da uno stretto rapporto di amicizia - ed a Silvio [rectius
Livio] Livio] Gironi. L'avente diritto economico di queste Società
sarebbe spesso l'uno o l'altro di questi signori.
Mills ne sa certamente di più , ma è legato al segreto professionale di
avvocato. Tuttavia, gli interessi di queste Società vengono curati anche
da Vanoni. Tanya mi ha assicurato - dimostrandolo in mia presenza - che
Vanoni è disponibile - su Sua richiesta - a fornire ulteriori
informazioni sulle attività delle Società.
“Gli uomini di paglia di Silvio” Un internal audit di Cantrade,
nella pagina intitolata “commenti” è poi particolarmente esplicito
sulle precauzioni adottate da Berlusconi nel condurre i suoi affari
riservati all'estero: “Il principale rischio potenziale, da noi
rilevato, è un rischio di reputazione per Edsaco, nell'ambito degli
affari Fininvest, nel caso in cui la personalità dell'uomo d'affari a
capo di questa società venga intaccata a causa di eventuali ‘af
fari impropr i’. Rileviamo che quest'ultimo non firma
mai nessun documento, ma opera per mezzo di ‘uomini di paglia (teste di
legno)’”. Insomma il proprietario finale della rete di società
offshore Fininvest non dichiarate al fisco è Berlusconi.
O personalmente, o attraverso due suoi stretti collaboratori: Livio
Gironi e Carlo Bernasconi.
Mills però ascoltato in aula sul punto non dice niente. E il suo
silenzio finisce per avere delle conseguenze significative. Una in particolare.
Proprio in virtù di quella bugia Berlusconi
viene assolto nel processo per la corruzione della
Guardia di Finanza da parte della Fininvest. Il
dibattimento nato dall'inchiesta per cui ricevette un celebre invito a comparire nel novembre del 1994.
Una bugia davanti al fisco Nell’estate del 2004 i magistrati scoprono
l’ormai celebre lettera in cui Mills spiega a uno dei suoi fiscalisti di
aver ricevuto nel 2000 un regalo da Berlusconi: 600mila dollari versati
da Carlo Bernasconi, il dirigente Fininvest responsabile dell’acquisto
dei diritti televisivi.
Soldi che gli erano stati dati per gratitudine anche perché con le sue
testimonianze Mills aveva “tenuto fuori Mister B da un mare di guai”. Il
18 luglio, interrogato dai pm, Mills confessa: davvero quel denaro
arriva per volontà leader del Pdl: a dirglielo è stato proprio
Bernasconi.
Molti mesi dopo, però, l’avvocato ritratta: in novembre consegna una
memoria in cui dice che la somma gli era stata invece versato da un
armatore, Diego Attanasio. Prima della ritrattazione, però, accade pure
dell’altro. Mills e una delle sue commercialiste affrontano l’intera
vicenda con gli ufficiali delle imposte inglesi.
Per loro infatti, qualunque sia l’origine dei soldi, le tasse vanno
pagate.
Che fare? Mills ci pensa per mesi, scrive a banche e fiduciari esteri
chiedendo carte e vecchi estratti conto. E intanto porta avanti la sua
trattativa con il fisco. Quattro giorni dopo il suo interrogatorio
milanese incontra in Inghilterra gli ispettori dello Special Compliance
Office che
già dal 4 maggio hanno in mano una lettera della sua commercialista,
Sue Mullins, in cui si racconta la storia dei 600mila dollari ricevuti
da Bernasconi. L'avvocato vorrebbe chiudere l'intera partita fiscale
versando quanto ha evaso, ma gli agenti dello Sco vogliono vederci
chiaro:
lo sottopongono anche loro a una sorta d'interrogatorio,regolarmente
verbalizzato e controfirmato
dall'avvocato. Con Mills gli agenti delle tasse sono estremamente
franchi. Quasi brutali.
Così nel documento, a proposito del «Bernasconi payment» si legge:
“L'ispettore disse che DMDM (David Mills) aveva messo il dito sulla
piaga:non c'erano giustificativi.
Era stata presentata una alternativa molto plausibile, ma c'erano altre
spiegazioni alternative.
L'ispettore ne aveva citata qualcuna, ma ce n'erano altre. Bernasconi,
con sede legale in Svizzera, aveva legami stretti con Berlusconi.
DMDM (David Mills ndr) contro i suoi interessi legali e con il rischio
di essere lui stesso arrestato, si era recato a Milano per salire sul
banco dei testimoni. Limitandosi a dire il minimo indispensabile aveva
reso la vita di Berlusconi più semplice. Mentre il trattamento che DMDM
riceveva dagli avvocati di Berlusconi in tribunale era stato
pubblicamente ostile, era stato seguito dopo un po' di tempo dal
ricevimento di una sostanziosa somma di danaro. L'ispettore disse che
non stava insinuando che quel danaro fosse stato corrisposto per
ricompensare la brutta
esperienza che il sig. Mills aveva vissuto nell'aula del tribunale di
Milano. Tuttavia si trattava di una possibile spiegazione e il sig.
Mills non era in possesso di alcuna prova scritta che la smentisse.
Tutto ciò che era possibile notare era che DMDM aveva reso un grosso
servizio a Berlusconi e che dopo un po' di tempo aveva ricevuto del
danaro per mano di uno degli associati di Berlusconi. DMDM disse che il
sig. Bernasconi non era in nessun modo un fiduciario che passava danaro
per conto di Berlusconi dalla Svizzera.
Mentre convenne che non poteva provare che la spiegazione proposta
dall'ispettore fosse falsa. Infatti gli era stata posta la stessa
domanda dai pubblici ministeri italiani la domenica prima a Milano.
Questo significava che la questione era diventata in qualche modo meno
delicata rispetto al periodo a cui si riferiva la lettera del 4 maggio
visto che oramai l'esistenza del pagamento era uscita allo scoperto con
loro. I magistrati italiani gli avevano fatto pressione
affinché ammettesse che il danaro gli era stato dato su ordine di
Berlusconi e lui aveva negato là come negava adesso. Non aveva nessun
motivo di pensare che Berlusconi fosse a conoscenza del pagamento. Non
pensava che i pubblici ministeri italiani avessero alcuna prova che
dimostrasse che lo fosse stato”.
Mills, dunque, solo quattro giorni dopo il suo interrogatorio milanese
in cui ha ammesso che Bernasconi gli ha versato i 600mila dollari su
disposizione di Berlusconi, con il fisco mente in maniera spudorata,
visto che contro ogni evidenza nega di aver mai tirato in ballo il
Cavaliere davanti ai pubblici ministeri italiani. In ogni caso gli
agenti delle tasse non sembrano troppo convinti:
“L'ispettore chiese come era stato pagato il denaro e su che conti.
DMDM disse che il danaro era stato versato direttamente sul suo conto in
dollari americani e da lì era stato investito nel suo hedge fund
personale bypassando il Regno Unito. La sua provenienza era da
attribuirsi a un hedge fund di Bernasconi di cui ne rappresentava il
totale. L'ispettore puntualizzò che queste spiegazioni supportavano la
tesi che il danaro destinato a DMDM da parte di Berlusconi fosse stato
tenuto in un fondo del sig. Bernasconi fino al momento in cui si pensò
che la situazione nel tribunale italiano si fosse calmata.
L'ispettore sottolineò di nuovo che non vi erano prove che potessero
smentire questa ipotesi.
Alla fine dell'incontro Mills comunque taglia corto. «Adesso desidero
solo lavarmi le mani da tutta questa storia», dice. E, il 15 settembre,
la sua commercialista scrive di nuovo allo Sco dicendo che Millsè pronto
a versare le prime 80mila sterline di quanto dovuto. Non è tutto, ma al
momento l'avvocato non può permettersene di più.
La partita sembra chiusa. In Inghilterra le tasse attendono solo che il
debito di Mills sia saldato.
Tanto che, dopo una fitta corrispondenza, ancora il 5 novembre sempre
Sue Mullins fornisce altre spiegazioni per iscritto sull'accaduto e
rivela che, in ogni caso, quei 600mila dollari non sono gli unici soldi
ricevuti dalla Finivest: ci sono altre 99mila sterline, utilizzate da
Mills come rimborso spese, per i costi sostenuti durante i processi. Nel
1996, infatti, le relazioni con i Finivest people” (la frase è della
commercialista) erano piuttosto difficili. L'avvocato aveva
così accantonato per sé una parte delle somme che gli uomini del
Cavaliere gli avevano dato in custodia per ripagarsi i viaggi in Italia
in occasione delle sue deposizioni e le spese legali. Mills, spiega Sue
Mullins, “ha detto al suo contatto in Fininvest che cosa aveva fatto e
non sono state sollevate obiezioni. Tanto che questo consenso è durato
fino al presente giorno”. Dunque per sua stessa ammissione, l'avvocato
per tutta la durata dei processi è stato a libro paga del
gruppo Berlusconi.



