Questi
giovani vivono in una rivoluzione permanente ma stanca, che non hanno
iniziato loro, che hanno cercato di riformare riponendo inutilmente
tutte le proprie speranze in Kathami, e che ora segna il passo, mentre
i proclami dell'ex pasdaran Mahmoud Ahmadinejad fanno tanto rumore
all'estero, ma ricevono pernacchie (sebbene celate) dai giovani in
patria.
Sacchetti a questo proposito
ricorda Ernesto Che Guevara, che disse: “la rivoluzione è come la
bicicletta: cade quando sta ferma”. Secondo l'autore de I ragazzi di Teheran
i giovani iraniani hanno smesso di pedalare da un pezzo. Racconta degli
studenti che bevono Zam Zam (la Cola iraniana) mentre parlano al
cellulare con l'auricolare bluetooth all'orecchio; dei festini del
giovedì dove bevono e fanno l'amore; della musica rock o techno sparata
fuori dai finestrini dei taxi collettivi che prendono per andarsi ad
imbottigliare nel traffico; dell'esplosione di Internet e dei weblog;
della cinematografia iraniana e di come sia dissacrante con il clero;
del movimento del 1999, quando Kathami tradì la gioventù iraniana
segnando la rottura definitiva del dialogo intergenerazionale. Quando
finisci di leggere I ragazzi di Teheran ti scopri molto
sorpreso e spaventato. Sorpreso perché ti accorgi che il paese
fondamentalista islamico per eccellenza che ti avevano descritto e che
ti continuano a descrivere nei telegiornali è abitato in realtà da
milioni di giovani che con mille espedienti sfuggono sistematicamente
alla cappa soffocante imposta dagli ayatollah. Spaventato perché adesso
che conosci meglio la vittima, il dolore per la sua sorte è più acuto:
qualcuno vuole bombardare quelle città piene di splendidi ragazzi e
ragazze dagli occhi scuri, pieni di voglia di vivere, di cui ora
conosci le abitudini della vita quotidiana, i sogni e le aspirazioni.
Quando al telegiornale ne vedrai le macerie, sarà insopportabile.
Il
vento di guerra di cui parlavamo all'inizio spira adesso dal Libano,
così alcuni osservatori in questi giorni spiegano che l'escalation che
l'offensiva israeliana ha innescato nel sud del paese dei cedri, fa
parte di un vasto disegno bellicoso, che punta dritto contro Teheran.
Il giornalista del Jerusalem Report Yossi Klein Halevi scrive
che secondo un'autorevole fonte militare “Israele spera nell'impegno da
parte della comunità internazionale a fermare il nucleare in Iran; se
questo non avesse alcun risultato, allora Israele spera in un attacco
da parte degli americani. Ma se l'amministrazione Bush fosse troppo
indebolita da permettersi di attaccare l'Iran, Israele dovrà agire
unilateralmente” ( Per Israele è cominciata la resa dei conti con Teheran , Corriere della Sera, 17 luglio 2006).
Nonostante
quanto dice Halevi, l'amministrazione Bush appare più debole durante le
tregue della Guerra Infinita, che durante le sue fasi più feroci: non è
fondata la “preoccupazione” israeliana secondo cui il proprio alleato
potrebbe essere politicamente troppo debole per attaccare l'Iran.
Attaccare è l'unico modo che il governo degli Usa riesce tutt'ora a
concepire per rinviare il declino americano, un declino segnato dal
ciclo economico, demografico e geopolitico mondiale contingente; in una
parola dall'ascesa della “Cindia” (il fenomeno dell'ascesa di India e
Cina è descritto in Verso Cindia , di Federico
Rampini, Limes n°4 2005). Mentre appare sempre più chiaro che, data la
crescente scarsità delle risorse energetiche, non c'è posto sul pianeta
per più di una superpotenza consumistica, gli Usa non hanno intenzione
di lasciarsi sopravanzare senza colpo ferire ( Giulietto Chiesa , Cronache Marxiane ,
Fazi 2005). Ricorda Sacchetti che nel 2003 l'Iran ha cominciato ad
accettare pagamenti in euro per l'acquisto di petrolio da paesi europei
e asiatici. Un incubo per l'economia americana, potenzialmente un colpo
ferale, da solo capace di giustificare l'esistenza di dettagliati piani
di attacco del Pentagono contro Teheran, esistenza svelata di recente
dal giornalista investigativo Seymour Hersh.
Se è vero che uno dei pilastri della guerra moderna è la propaganda demonizzatrice del nemico ( Intervista a Juergen Elasaesser, La
Rinascita della Sinistra, P.J.B. , 9 marzo 2006), allora il fatto che
la maggioranza degli occidentali creda che l'Iran sia solo il paese del
chador, dell'umiliazione della donna e dell'arretratezza culturale nel
nome di una religiosità ottusa, è la riprova che il martellamento
disinformativo già da tempo è all'opera e con ottimi risultati. La
lettura che abbiamo consigliato deve servire a spiegare che l'Iran è
molto di più.
di Paolo Jormi Bianchi
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