I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

LOVE SWEET LOVE

 La notte, il giorno…è tutto così…vuoto! Apro le mani, le richiudo. Non afferro niente.

Dove sei? E’ strano ricordare così bene il tuo viso, la forma irregolare delle sopracciglia, la linea ferma del tuo naso e quella bocca della quale non riesco ad immaginare i baci.

Stare ferma sull’orlo del tempo, percepire i battiti confusi del mio cuore, pensare a te mentre la pioggia cade in un lento, monotono ticchettio.

Il tuo corpo slanciato, percorrerlo tutto col pensiero. I fianchi stretti, le spalle, poterti sfiorare.

Avvicinarmi a te così vicina da sentire il tuo odore, da sentire la vita che ti scorre dentro.

Non ho molto tempo, capisci? Ma dove sei, che diamine era così necessario che fuggissi da me?

Il desiderio è come un grumo nel fondo del mio ventre, o del mio cuore.Ormai si equivalgono.

Insofferenza, come una febbre, un calore che dal di dentro si espande e mi penetra tutta. Una sofferenza bestiale questo desiderio che non posso soddisfare…

  Sei lì sulla soglia, che sorpresa! Sei tornato per qualche giorno. “Una visita sai, i genitori.” Si lo so che non sei tornato per me, come potresti? Dai entra, che fai lì fermo? Ti faccio un caffè, vedrai che questa volta non lo brucio. Esiti. Sono sola in casa e ti imbarazza. Ma dai, entra, che vuoi che ti faccia?

In cucina ti siedi sull’orlo della sedia, sorridi, mi dici frasi scherzose. Hai dimenticato gli amici? Ti chiedo, non ci sentiamo da un mucchio di tempo. Gli amici! Sarei un’amica io? Ma non scherziamo. Ti giro le spalle per nascondere il rossore. Il caffè è già pronto accidenti, così avrai la scusa per andartene.

“Dai, raccontami.” Me lo dici sornione e a me, sempre girata, tremano le mani, o forse il cuore.

“ Ma sai sono un po’ giù in questi giorni. E’ un periodo un po’ così che ci prende a noi donne qualche volta, che vorresti qualcosa e non sai cosa…Voglio te, stupido, potessi dirtelo!

Comincio a provocarti con piccole frasi allusive. Fai finta di non accorgerti di niente. Insisto.

“ Mi stai provocando?” Lo dici polemico. Sei irritato di non poter prolungare la finzione di non accorgerti di nulla. Ecco che ho paura.

Se mi dici no, ci muoio. Meglio far marcia indietro. Sono vecchia, sono brutta, sono grassa, meglio rimettere tutto a posto. Non è vero che sono brutta, vecchia, grassa, ma è così che mi sento davanti al tuo sguardo che mi giudica.

Se mi dici no, ci muoio. Ti alzi, vuoi andartene. Ti afferro per il braccio, il calore della pelle sotto il maglione mi fa arrossire. “ Scusami, non volevo metterti in imbarazzo.” Lo dico con un filo di voce, ti ho perso anche come amico. Stupida, che pensavo di fare?

Mi guardi in silenzio. Non cerchi neanche di nascondere che hai capito tutto. Forse ti faccio pena. Ti giro le spalle, mi viene quasi da piangere come una vecchia bambina. Vattene se vuoi. Mi sento di schifo, umiliata, ridicola. Vattene, liberati di me una volta per tutte. Tanto parti e non ti vedo per mesi, la vergogna sarà passata al nostro prossimo incontro.

“E’ colpa mia…” Lo dici piano. Non dico niente, mi manca quasi il fiato.

“ E’ colpa mia di aver nascosto così bene quanto mi piacevi.” La tua voce è così vicina ora. Mi giro di scatto. Mi sei quasi addosso. Alzo lo sguardo verso il tuo viso. Sei così vicino. Con le dita ti sfioro le labbra, lentamente. I tuoi occhi sembrano immensi. Mi guardi pensieroso quasi duro.

“ Cosa vuoi da me?” Lo dici con una rabbia che mi fa paura. “Cosa vuoi da me?” Continui a ripetermi, ora senza convinzione. Già le tue mani mi sfiorano le spalle. Sento che vorresti abbracciarmi. E fallo, allora, cosa aspetti? Ci penserò domani a questa pazzia. Ci penserò domani!

Ad un tratto abbassi il viso e mi baci, un bacio leggero come un soffio. Svanito prima ancora di averne sentito il gusto. Ma adesso sono io a baciarti, un bacio vero, come l’ ho desiderato per mesi.

Che gusto di frutta ha la tua bocca, e il retrogusto è del caffè che hai appena bevuto.

Ti abbraccio forte. Tu mi baci il viso, il collo, le tue mani scivolano sulla mia schiena e poi risalgono a perdersi nei miei capelli. Le mie sono sotto il tuo maglione, penetrano sotto la camicia, cercano la tua pelle, la trovano. E’ come un ritorno. Il ritorno al centro del mio desiderio. Sento la vita che esplode dentro di me. Sono bella, sono giovane, ho vent’anni un’altra volta fra queste tue braccia, fra queste tue mani che esplorano il mio corpo, in questo silenzio rotto solo dal nostro respiro, affannoso, soffocato.

Domani, ci penserò domani che non dovevo, che ho un compagno a cui voglio bene, un figlio che si fida di me. Ora non posso, ora non voglio.

Senza parlare, mi rovesci all’indietro sul divano, come abbiamo fatto ad arrivare fin qui? I vestiti non frenano il tuo desiderio né tanto meno il mio. Sento il mondo fermarsi mentre il tuo corpo mi copre, mentre entri dentro di me, lentamente, dolcemente, come l’onda del mare che va e poi ritorna, al ritmo lento del tempo che ferma il desiderio e lo rinnova. Brucia la voglia di te, in un unico spasimo che accende la stanza di mille colori e ci spinge sull’orlo dell’eternità in cui io e te afferriamo, nel piacere, l’assoluto.

Dopo, restiamo abbandonati. Ho il viso nascosto nell’incavo del tuo collo. Non riesco neppure a guardarti. E’ sempre brutto dopo, perché non sai con che occhi ti guarderà l’uomo che hai appena finito d’amare. E poi è passato così tanto tempo dall’ultima volta che ho amato un uomo diverso dal mio compagno. E’ come nascere di nuovo, difficile, doloroso in un certo senso.

Respiro profondamente il tuo odore, per non dimenticarlo, per tenerlo con me quando te ne andrai.

Ti alzi, è sempre imbarazzante rassettarsi i vestiti. Non è quello di un ragazzo il tuo corpo, anche tu come me, porti i segni del tempo. Eppure mi sembri quasi bello.

Sorridi imbarazzato senza guardarmi.

Poi ti siedi, le mani nei capelli, sei già pentito? Non so cosa dirti, se mi dici di no ci muoio!

Ti abbandoni all’indietro sul divano.” Siamo stati due pazzi! Dio, sono stato un pazzo. E adesso?”

Poi ti giri verso di me, mi accarezzi il viso. C’è tristezza nei tuoi occhi, eppure brillano di tenerezza.

Ti alzi e vai verso la porta. Non hai nulla da dirmi? Possibile che tu non abbia nulla da dirmi?

Un momento e non ci sei più. A te non ci rinuncio. Ma lo dico alla porta chiusa.

 

A te non rinuncio. Ripeto a me stessa, ferma dietro la porta del tuo appartamento. Un messaggio sul telefonino:” Ti aspetto a casa mia fra 15 minuti.” E io sono qui, non mi importa che qualcuno mi veda, non mi importa di nient’altro che di te e della fretta che ho di amarti ancora, al punto che le gambe mi tremano e potrei quasi svenire su questo pianerottolo mentre aspetto che tu apra la porta.

Fai presto, ti prego, non posso più aspettare, per vederti, per toccarti. Fai presto…

La porta si chiude alle mie spalle. Non c’è ritorno. Ci ho pensato, potevo non venire. Invece sono qui, fai quello che vuoi. Ti ho aspettato tanto. Ti ho voluto tanto.

Mi abbracci. “Non dovevi venire.” Dici, e ti assolvi. Sono io che ho accettato questo incontro, sono io che ne ho la colpa, tu sei libero, mentre io no.

Senza preamboli, senza inutili discorsi, andiamo in camera tua. Ti spogli lentamente nella penombra. Ti stendi sul letto e mi guardi. Non vuoi darmi nessun vantaggio, nessuna scappatoia.

Love sweet love. Non c’è amore nei  tuoi occhi, ma una durezza ostile. Ma io ho deciso ormai. Ti voglio e basta. Perfino l’umiliazione che provo è un piacere. Non ti sapevo così freddo, cattivo. Vuoi farmi male e lo sai. Intuisco il tuo sguardo nel buio, mentre mi stendo al tuo fianco in attesa.

Mi accarezzi lentamente, quasi svogliato, ti neghi al mio desiderio e io mi chiedo perché mi hai chiamato. Poi cominci a baciarmi davvero, prima con tenerezza, poi sempre con maggiore passione. Adesso sono io che mi nego, mentre tu coccoli il mio corpo come se io fossi l’unica donna al mondo, come se tu mi amassi fino ad impazzire. Mi piace la forza che è in te mentre mi tieni ferma sull’orlo del piacere costringendomi a ritardarlo, a piegarmi ai tuoi desideri. Io prigioniera non posso scappare e non voglio. Ma poi sono io che ti inchiodo su questo letto troppo stretto, facendoti impazzire, facendoti implorare finché, esausto, ti lasci andare.

“A te non rinuncio” Ti sussurro, mentre tu giaci immobile ormai vinto.

“ Parto stasera.” Mi dici, come se non lo sapessi.

“ Forse ti telefono qualche volta, forse.” Lo dici aspettando che io risponda qualcosa, ma io taccio.

Lo so che non sei mio, non lo sarai mai, né forse lo vorrei. Mi basta averti avuto ora. Domani, ci penserò domani a quanto ci soffrirò per questo amore, a quanto ci soffrivo prima, senza poterti avere.Non c’è scampo, ora lo so e lo sai anche tu…Nel buio di questa stanza il tuo cuore batte insieme al mio. Non c’è ieri né domani, solo questi momenti in cui già soffro per quando ti dovrò dire addio. Fino alla prossima volta se ci sarà, che tu mi cercherai e io tornerò ad amarti ancora e ancora…

 

La notte, il giorno, è tutto così vuoto. Dove sei? Ho ancora sulle labbra il tuo sapore.Ho ancora nelle mani la tua carne, attraverso i chilometri che ci separano, ti vedo. Quei tuoi occhi ridenti, le tue battute fulminee con cui mi hai fatto innamorare…

 Apro le mani, le richiudo, tendo le braccia, senza di te…nulla.

 

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