I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

LA CASA AL MARE

Nina neanche sa perché si trova li davanti a quel computer a scambiarsi effusioni con uno sconosciuto di cui non conosce il nome, né il viso, né la voce. Eppure sembra che lui conosca il suo corpo meglio di se stessa senza neanche averlo mai visto.
Le sue parole sono come lava sulla sua pelle assetata. Carezze di luce, sprazzi di energia. L’insieme di tutti gli uomini che aveva avuto nel tempo e nello spazio. Non ricordava dove e quando. Si sovrappongono i visi, le mani, le parole e scivolano, tutti ad accarezzarle il corpo, accendendolo.

“Vorrei baciarti i capezzoli…” danzano le parole sullo schermo del computer.
accarezzo i tuoi fianchi li mordicchio con le labbra
lui si mette davanti a te...
ti bacia la nuca... il seno...lo stringe...
stringe i capezzoli...
li mordicchia li succhia mentre io scivolo tra le tue gambe
ti lecco lentamente...


Nina si passa le mani sul corpo e chiude gli occhi. E adesso? Sente il piacere bagnarla fra le gambe. Una fantasia sessuale reale come un corpo in carne ed ossa avvinghiato al suo. Basta. Spegne il computer la tensione è insostenibile.
Tutta questa rabbia che sente dentro come un’onda di lava che cresce…dove si nascondeva? In che recesso sperduto della sua mente covava e da quanto tempo?
Si alza di scatto dalla poltroncina.
Nina detestava il vuoto, l’immobilità di giornate senza senso. Detestava la quotidianità banale di momenti sempre uguali. Aveva un bisogno costante degli eccessi, dell’adrenalina che scorre nelle vene come una droga, a coprire i silenzi dell’anima, il vuoto degli affetti, il freddo brivido della paura.
Il sesso era questo, una dipendenza vissuta come una scelta, la sbornia della carne, l’ottundimento del cervello.
Ricordava se stessa ragazza, con quell’idea ingenua dell’amore che ancora non conosceva la fame della carne.
Ma quando? Ma dove? In che anni lontanissimi e persi? La sua treccia castana, tredici anni, poco più che una bambina e lui che le sfiorava i seni acerbi, il disgusto, allora, dei suoi baci umidi e aggressivi. Ma poi cosa era successo poi? Il sesso scoperto a poco a poco, in macchine con i vetri appannati dal fiato e dal calore dei corpi. Diciassette anni o poco meno con “lui”appena più grande, la macchina presa di nascosto ad un padre distratto.
Il suo sesso fra le labbra inesperte, e quel sapore aspro e salato e sempre quel leggero disgusto nel mezzo del piacere, quando lui la toccava altrettanto inesperto, affannato e avido nella febbre ormonale dell’età. E cosa era successo poi? Negli anni nel tempo e nello spazio? Quando il disgusto aveva lasciato il posto al desiderio, al bisogno sempre più estremo di sensazioni invincibili?
E ora, nell’età di mezzo che dolorosamente traghetta verso un’età della vita che non lascia speranze, eccola di fronte ad uno schermo di computer a cercare…
Andò a fare una doccia. Aveva appuntamento con lui, un altro “lui” uno dei tanti che avevano affollato la sua vita nel tempo e nello spazio, fantasmi del “maschio” che la completava fondendo il suo corpo con il suo. Un maschio dalle molte facce, dalle molte mani, dai molti corpi ma tutti l’archetipo di un solo corpo diverso dal suo che aspetta solo di fondersi con esso, in un amplesso infinito nella sua ripetitività. Nel tempo, nello spazio, nei momenti che formano l’esausto tessuto di un’esistenza.
Sotto il getto dell’acqua caldissima, la pelle arrossata e tesa, Nina aspettava. Aspettava che si sciogliesse la tensione alla bocca dello stomaco per quell’incontro atteso, ma non sperato, con un uomo che conosceva appena e che proprio per questo aveva scelto. Perché dandogli il suo corpo potesse negargli l’anima che del resto a lui neanche interessava.
Si vestì con cura, calze autoreggenti nere, vestito leggero, aderente, tacchi a spillo.Il profumo nei punti giusti era come una nuvola di aromi intorno al suo corpo snello.
Lui l’aspettava davanti al portone, seduto al volante della sua macchina dall’aspetto costoso.
Gli si sedette affianco sorridendo. Anche lui sorrise. La luce nel suo sguardo la rassicurò: gli piaceva. Mise in moto. Dove l’avrebbe portata? E incontro a quale destino. Era questo il brivido.
Non sapere. Tutto poteva accadere.
Lui guidava in silenzio, incapace di trovare le parole per rompere il silenzio fra loro.

L’uomo realizzò in quel momento che stava incontrando una sconosciuta; una persona con una sua storia, con un suo passato, con le sue angosce e le sue tristezze.
Si sono parlati per mesi, si sono confidati segreti inconfessabili, hanno goduto delle parole ed hanno raggiunti orgasmi cerebrali, solo al pensiero che tutto quello potesse diventare vero, che quel momento si trasformasse in vita reale. Sentiva le gambe tremare, il cuor battere come la prima volta, tra i banchi di scuola, quando si era dichiarato al suo primo amore... Ma avvertiva anche una forte eccitazione e fece fatica a reprimerla. Al primo sguardo aveva capito che lei fisicamente non aveva deluso le premesse.
Era graziosa, quasi bella nel suo vestito sexy che lui sperava, avesse acquistato appositamente per quell’appuntamento.
Decise all’improvviso, che l’avrebbe portata alla sua casa al mare. Quella dove non andava mai almeno di inverno, e dove d’estate ci parcheggiava sua moglie con i bambini, rimanendo in città a godersi la rinnovata libertà.
La guardò: uscire dalla quotidianità, dal grigiore, dalla muffa del formalismo... finalmente avrebbe incontrato un'anima forse, specchio della sua. Finalmente avrebbe potuto specchiarsi nei suoi occhi e dal riflesso leggerne la sincerità. Si erano promessi che non ci sarebbero stati inutili temporeggiamenti ipocriti. Se tutto fosse andato bene, se si fossero sentiti bene già dal primo momento, non avrebbero posto nessuna condizione.. a nulla..... Sarebbe stato formale e standard attendere... non volevano la normalità ma qualcosa di speciale, di divino… Non riusciva ad immaginare i pensieri di lei. Se ne stava immobile, con un leggero sorriso sulle labbra, come se pensasse ad altro, come se fosse lontana…
Ancora lui non sapeva che negli anni, di quei momenti, sarebbero rimaste schegge di ricordi, come pennellate di colore su una tela dipinta da altri, che lui avrebbe raccontato a se stesso come una favola lontana, nei lunghi giorni della sua solitudine:

“Siamo andati alla mai casa al mare, c'era un bellissimo il sole autunnale,,, eravamo sulla terrazza e tu mi hai chiesto di andare al bagno e sei tornata completamente nuda........
Le gambe affusolate e lucenti, le spalle nude, le forme del corpo trasparivano tutte dall'asciugamano, le curve del sedere, i seni ed i capezzoli turgidi che ne appuntivano le forme erano una valanga di piacere che all'improvviso mi piombava addosso ... io sono rimasto estasiato da quella visione ed il profumo che si espandeva nell'aria rendeva quella scena magica ed erotica.. . non capivo quella tua fretta improvvisa. Avrei voluto io stesso far scivolare via dalle tue spalle il vestito leggero. Srotolare piano le calze dalle tue gambe lucenti, invece tu scombinavi il gioco, irriverente e irrispettosa, sciupando la scena della mia seduzione.
I miei occhi stavano bevendo avidamente tue forme. Senza esitare ti porsi il bicchiere che avevo preparato per te e ti feci sedere al sole.. poi con dolcezza ho aperto quell'asciugamano come si apre un'ostrica sapendo che contiene una perla preziosa...
Ora sei completamente nuda, il tuo corpo è stupendo, brilla sotto i raggi del sole ed è profumato come un fiore nella piena maturità.... mentre sorseggi il suo drink, io passo dietro di te e con le mani inizio a massaggiargli il collo e le spalle, un massaggio dolce e sensuale...
Le mani quasi sfiorano la pelle e man mano scendono sul petto percorrendone il solco dei seni... con le dita giro intorno i capezzoli e ne saggio la turgidità, poi i fianchi e la schiena ...
Le mie mani sono un rivolo d'acqua e piacere che ti scorre lungo i solchi del corpo....quando sentirò che il piacere ti sta invadendo, quando la pelle diventerà calda, le mie labbra sostituiranno le mani ...... Mi delizio dei tuoi profumi.... Ora mi inginocchio davanti a te ed inizio ad accarezzarti le gambe. Le mie mani non son più sole, ci sono le labbra che le seguono in ogni loro movimento..................”

Nina ha chiuso gli occhi. Essere qui, ora, è come tornare indietro nel tempo. Nei giochi proibiti della sua giovinezza. Lo stesso scivolare lieve nei gorghi del piacere. Volutamente ha escluso i sentimenti come inutili interferenze. Quest’uomo che le sta davanti ha il volto confuso delle immagini sognate. Sente che lui è preso ormai nel suo gioco, mentre lei ha l’anima distante da quel corpo che ora sta godendo. Un anima lontana che dall’alto guarda una donna, lei, che si offre ad un uomo senza amore e senza il desiderio dell’amore.
Questi sono i patti, bisogna rispettarli e rispettarli al meglio.Che lui non resti deluso, che il suo desiderio lo avviluppi come una ragnatela privandolo di volontà e pensiero.

“Le mie mani ti percorrono le gambe e salgono sempre più su .. tu allarghi le cosce per invitarmi a salire sino al tuo sesso. Lo vedo, è bello ed invitante, come un quadro di Goya ecco tracciato un perfetto triangolo dell'amore, ma io indugio ancora sulle cosce, mi piace toccarle accarezzarle, ora sono un fuoco e mi tolgo tutti gli abiti, voglio mettere a nudo il mio corpo di fronte a tanto splendore... tu mi guardi con occhi infuocati io allora affondo la mia testa tra le gambe ancora spalancate, le afferro e le alzo al cielo, inizio a baciarti ma so di essere all'inizio. Non voglio un fuoco violento ma un incendio che man mano diventa inarrestabile... sento il profumo e l'odore del tuo sesso che mi eccita in un modo indescrivibile, so che tra poco potrò dissetarmi del tuo nettare, devo solo aiutarti per farlo sgorgare da quel calice divino.”

Come ama quest’uomo! Nina sente pian piano cedere ogni difesa. Il suo corpo è solo un unico grumo di piacere ma l’anima resta lontana e persa negli inutili gorghi del suo nulla. Perché è questo che Nina cerca di dimenticare, in questi incontri occasionali: il nulla che l’inghiotte. Il senso feroce dello sperdimento di se stessa nell’inutilità del vivere.
E per quanto vada indietro nei ricordi, questo vuoto l’accompagna, da quando bambina si perdeva in pianti imprevisti e incomprensibili che irrompevano senza ragione apparente, nel mezzo dei suoi giochi a spezzare una risata. Crescendo si era illusa che qualcosa sarebbe venuto a riempire quello spazio nero che le inghiottiva l’anima, ma nulla mai era accaduto.
Nulla a salvarla dall’angoscia tremenda che la vita fosse tutto questo e solo questo, una serie inutile di giorni in un vano viaggio verso il nulla.
Ma queste mani, queste labbra ora trascinano via i pensieri e nella carne si spegne la sua angoscia e nulla basta in questo piacere che sale, che si infiltra in ogni angolo della sua pelle.

“Salgo sempre più su sino al tuo sesso che ormai è una fonte in piena, ti bevo e ti dico che sei divina che il tuo nettare è dolcissimo, l'odore del sesso si mescola al tuo profumo.Il mio sesso è turgido, la mia mente è inebriata di sensazioni, la mia bocca è impregnata del tuo sapore…
Cristo sei divina a darti così senza frenarti, docile fra le mie mani e nella mia bocca.
Ma i tuoi pensieri, dove sono i tuoi pensieri?”

All’improvviso in lui sorse la paura che lei lo guardasse da lontano, presente e assente nello stesso tempo. Gli occhi opachi di godimento si posavano su di lui immoti come lo sguardo di un idolo. Ma era solo un’impressione, sciocco che era. Come può una donna che goda a quel modo, distaccarsi con l’anima?

“Non riesco a staccarmi dal tuo sesso, mi piace il sapore e mi eccita l'odore, voglio che ogni goccia sia preda della mia lingua vorace, che ti scava, ti lecca e penetra in continuazione.
Ti dico che vorrei entrare dentro di te, ma vorrei farlo dolcemente e come a te piace di più. Non voglio penetrarti ma voglio che tu assorba il mio sesso dentro di te, fondendolo con il tuo corpo, vorrei godere della luce del tuo viso estasiato, mentre lo accarezzo stringendo tra le mani le tue guance in un gesto così assurdamente tenero.
I nostri sguardi si incrociano, ci capiamo al volo, ora vuoi essere posseduta…”

Nina si aggrappa al corpo dell’uomo. All’improvviso è stanca di aspettare, anche il piacere ha un sapore estenuante di un’ attesa troppo lunga.
L’urgenza del desiderio di lui non ha bisogno di inutili tenerezze.
Ah! Se lui sapesse… Se lui sapesse di essere per lei soltanto un corpo, un giocattolo di carne, una vana illusione! Ma lui preso nel suo gioco, non pone domande, non chiede risposte.
Lui sopra di lei con la sua forza, con la sua carne tesa.
“ Prendimi, prendimi…” Nina grida e pensa “scopami, scopami fino a morire…”

“Dentro di te il mio sesso è diventato ancora più turgido, sento ogni nervatura del tuo sesso, sento il tuo calore... ora tu sei distesa sulla schiena ed io sopra di te, con le mani afferro le tue caviglie e alzo le tue gambe al cielo, ondeggio come il mare, i miei colpi sono come la risacca dell'alta marea e il tuo ansimare somiglia alla musa dell'onda che s'infrange allo scoglio. Poi le tue gambe circondano la mia schiena e le mie mani ti afferrano, ci guardiamo negli occhi e con lo sguardo ci parliamo, non abbiamo parole da urlare ma solo sussulti di piacere... ci baciamo avidamente. Le nostre lingue di uniscono come i nostri sessi. Non voglio ancora l'orgasmo ed allora esco da te, desidero ancora berti e lo faccio avidamente, non c'è una piega del tuo corpo che no ho percorso con le mani, non c'è un solco che la mia lingua non ha esplorato, tu adesso mi vuoi ancora, mi sento parte del tuo corpo... sento che sto per raggiungere il mio primo orgasmo e ti chiedo di farlo insieme, non voglio godere da solo voglio dividere con te quel momento, quell'apice di piacere voglio che sia un nostro momento e non una mia conquista.. .”

Nina spegne i pensieri, è solo pelle e sensazione. Era questo che voleva, solo questo che cerca ogni volta nel tempo e nello spazio, negli uomini a cui si concede e dei quali finisce per confondere i volti e le voci scordandone i nomi. Anche questo che si affanna sopra di lei è come l’immagine sfocata, il fotogramma di un film visto troppe volte.
I gesti sempre quelli, i movimenti del suo corpo, le espressioni del suo viso si sovrappongono al ricordo di altri gesti, altri movimenti altri sospiri. Eppure il piacere prende il sopravvento e Nina scivola in un gorgo di dolcezza assoluta e grida….grida….

“ Le tue grida di piacere mi eccitano all'infinito... mi piace sentirti, non sono ancora sazio, ti voglio ancora, ti sussurro all'orecchio che mi piaci, che hai un corpo favoloso. Ora adagiato sul tuo corpo nudo mi lascio trasportare dalla tua tenerezza, che, dopo il desiderio, può espandersi. Le mie mani ti accarezzano quasi volessero avvolgerti in un lenzuolo di dolcezza... la tua pelle profumata attira le mie labbra che scivolano su di essa inondandola di baci, mi sento tuo e ti sento mia ora.,,


Nina guarda l’uomo che dorme. Lui sembra così fragile e vulnerabile così abbandonato. Le braccia stese sul guanciale, i capelli scomposti. Il pomeriggio è scivolato nella notte, silenziosamente. Lei stessa si sente addosso uno strano torpore, una stanchezza soddisfatta e amara.
Si alza dal letto cercando di non fare rumore. Si veste piano. Ha voglia di vedere il mare. Chiude la porta alle spalle e si avvia verso la strada che corre alta a strapiombo sul mare. Si affaccia al parapetto.
Sotto gli scogli. e più in la, la spiaggia deserta.
Le onde vi si infrangono inesorabili, alzando bianchi spruzzi di schiuma che sembrano macchiare il manto della notte.
Oltre, lo specchio del mare, fondendosi col buio della notte, le da l’impressione di un liquido nulla, dove sarebbe così facile sparire, come un destino annunciato o forse sperato…

L’uomo si svegliò all’improvviso a notte inoltrata. Stese la mano nel letto. Lei non c’era.
Dove poteva essere? Forse in cucina? Si assopì di nuovo per risvegliarsi poi, dopo un tempo imprecisato. Guardò l’orologio sul comodino. Il quadrante luminoso segnava le tre.
Pensò sollevato alla scusa che aveva trovato con sua moglie, il solito viaggio di affari. Non c’era nessuna fretta. Ma Nina dov’era? Si alzò dal letto e cominciò a cercarla per tutta la casa.
Invano. Non era rimasta alcuna traccia di lei, né i vestiti, né la borsa, né alcun banale oggetto personale, nulla. Neanche l’aroma dolce amaro del suo profumo.
Sembrava quasi non fosse mai esistita, se non nelle sue fantasie.
All’improvviso lo colse, come un artiglio nel cuore, il senso vero dell’assenza di lei, che non sarebbe mai più tornata, come un vuoto assoluto….

 

ULTIMI FUOCHI ALL'OMBRA DELLA SERA

il ventre profondo dell'america