I RACCONTI di
Mariagrazia Di Stasi

COLLANT


Nella stanza sei solo.
Assolutamente assorto in una tua fantasia, incurante del mondo e del tempo che trascorreva lento, appena scandito dal ticchettio della pioggia, fuori dei vetri della finestra.
Nel caminetto, il fuoco crepitava e scorze d’arancia bruciate, spandevano nell’aria un denso profumo.
Sono rimasta silenziosa sulla soglia a guardarti.
Non ti sei accorto della mia presenza, non sospettavi nemmeno che sarei venuta.
Immagino che non avresti gradito o forse avresti gradito troppo per desiderarlo…
Te ne stavi in piedi di fronte ad un enorme specchio dalla cornice dorata e guardavi la tua immagine riflessa: il tuo corpo nudo coperto soltanto da un sottilissimo lucidissimo, setoso paio di collant color fumo.
La stanza era buia, appena illuminata dal fuoco intenso del caminetto e dall’abatjour sul comodino.
Solo il tuo corpo, saldo come una statua davanti allo specchio, brillava come di luce propria.
Io sola, conosco questo tuo segreto, questa tua insana passione per un indumento così sfacciatamente femminile, tu che sei un uomo nel vero senso del termine e hai gusti e desideri di uomo.
Ora immobile davanti a quello specchio che ti riflette sfacciato, fai scorrere lentamente le mani lungo le tue gambe snelle, quasi fossero quelle di una donna…e le accarezzi piano con gesti misurati e lenti, facendo scorrere i polpastrelli sulla superficie setosa, risalendo fino all’inguine dove il nailon trattiene a stento la tua evidente eccitazione. Le tue mani sono nervose e forti, eppure leggere come ali di farfalla…mani che sanno accarezzare, ma all’occorrenza prendere con violenza…
Ti guardo e sento il sangue scorrermi dentro come fuoco, sento il mio viso che si arrossa e brucia.
Brucia del desiderio che mi afferra, del tuo corpo slanciato, delle tue braccia forti, della tua bocca socchiusa come i tuoi occhi persi in un piacere solitario e segreto.
Mi avvicino in punta di piedi alle tue spalle.
Sulla tua pelle minuscole gocce di sudore scivolano come su un sentiero sconnesso, per depositarsi come piccole gemme perlacee sull’elastico dell’indumento che indossi.
Sono in piedi dietro di te. Nascosta allo sguardo implacabile dello specchio, dal tuo stesso corpo.
Il calore che emana da te e l’odore aspro del tuo sudore mi prendono come una morsa.
Sento i miei seni che si inturgidiscono sotto la stoffa sottile che li copre.
Devo toccarti.
Devo, altrimenti impazzisco. Le tue mani con le quali ti accarezzi le voglio sulla mia pelle. Sui miei seni, fra le mie cosce…
Ma esse sono sul tuo stesso ventre a sfregare implacabili il tessuto teso sul tuo sesso. Il tuo respiro è denso, smanioso e rapido e asseconda il tuo piacere solitario che mi esclude.
Non resisto. Con le dita ti sfioro la nuca e scivolo lungo la tua schiena madida. Ti blocchi all’improvviso sussultando.
Fai per girarti, mentre io ti abbraccio da dietro incrociando le braccia sul tuo petto.
Aderisco a te con tutto il corpo, mentre tu giri il viso per vedermi.
I tuoi occhi…il tuo sguardo manifesta più di mille parole: sorpresa, gioia, irritazione, imbarazzo, mi sembra di vedere i tuoi pensieri rincorrersi sulle montagne russe delle tue emozioni, contrastanti, dolorose eppure ebbre.
Fai per scostare le mie mani dal tuo corpo, ma lo fai senza convinzione.
Non dici una parola, mentre io con le labbra bevo le gocce del tuo sudore sulla tua schiena nuda.
Le mie mani sui tuoi fianchi…le dita allentano l’elastico dei collant e si insinuano sotto, facendo scivolare giù il nailon a scoprire i tuoi glutei nervosi. Le mani stringono la carne che si offre, e tu emetti un impercettibile sospiro.
Lo specchio rimanda l’immagine di noi così avvinghiati.
Ti voglio, ora, subito. Ti voglio e basta.
Tu sei fragile nella sorpresa che provi a vedermi qui con te in questa circostanza inattesa e imprevedibile e non trovi la forza di respingermi.
Ti giri verso di me, lo sguardo denso di desiderio e la tenerezza dolorosa di chi sa che sta compiendo un gesto fatale. Mi baci piano le labbra e il viso e le tue labbra sanno di sale.
Mentre il gusto della tua bocca mi perde in attimi sospesi su un tempo dilatato, le mie mani fanno scorrere giù i collant a liberare il tuo sesso impaziente. Con le labbra scivolo sul tuo petto, sui capezzoli tesi e duri, lungo la linea del tuo ventre, lungo l’attaccatura delle cosce, saggiandone il calore odoroso.
Non voglio darti il piacere che cerchi non ancora almeno, non prima di essermi presa io il mio piacere.
Mi lascio scivolare sul tappeto che copre il pavimento davanti ai tuoi piedi. Mi distendo, gli occhi fissi nei tuoi che mi guardano dall’alto.
Tu mi sovrasti altissimo e invincibile nella prestanza sfacciata del tuo corpo che il desiderio ha reso aggressivo.
I collant sono oramai arrotolati intorno alle tue caviglie e te ne liberi con facilità. Ti inginocchi accanto a me e poi ti stendi al mio fianco e mi baci di nuovo, ma con passione adesso, insinuando la lingua nella mia bocca, mordendomi piano le labbra, mentre con la mano tiri su il mio vestito, facendo risalire la stoffa sottile lungo le gambe tese.
Risali lungo le cosce e ti fermi stupito quando non trovi quel che ti aspettavi di trovare.
Non indosso mutandine. Sono completamente nuda sotto il vestito e ho il sesso bagnato degli umori dell’eccitazione che la vista del tuo corpo mi suscita.
Il vestito sottile mi aderisce come una seconda pelle e attraverso di esso, le sensazioni che il tuo tocco mi provoca, arrivano come esaltate.
Ti metti in ginocchio davanti a me e con un gesto brusco allarghi le mie gambe. Ti guardo.
I muscoli guizzano sotto la pelle lucida, la tua espressione è assorta, quasi dura.
Abbassi il viso fra le mie cosce aperte e sento il calore umido delle tue labbra e poi la lingua, sottile stiletto di carne che si fa strada implacabile nella mia vulva aperta, si nutre dei miei umori, come di un frutto maturo che le mani freneticamente hanno dischiuso.
Mi sento scivolare come in un gorgo che a cerchi concentrici sempre più grandi mi trascina là dove non voglio andare…non subito…non ancora.
“ Non così!” ti grido, afferrando i tuoi capelli e costringendoti ad allontanare il viso dal mio sesso torturato.
Ti stendi lentamente sopra di me risalendo il mio corpo come l’alta marea, afferri le mie gambe e senza esitazione le appoggi sulle tue spalle.
Sono così completamente vulnerabile sotto il tuo corpo implacabile, mentre le tue mani inchiodano le mie braccia sul pavimento, tenendole per il polsi.
Mentre mi baci le labbra mordendole piano, sento il tuo sesso entrare nel mio con un colpo violento che mi strappa un gemito.
Ti muovi in me, con lunghi colpi poderosi e lenti che mi torturano. Imprimi il tuo tempo sul mio corpo vinto e non sembri aver fretta, mentre il tempo si ferma in una spirale che incontra se stessa nel centro del mio ventre dove il piacere è una lama di fuoco che mi uccide lentamente e con metodo.
Implacabile continui mentre io scivolo sempre più in una dolcezza densa e invincibile che mi esplode dentro come mille scintille e grido…grido…
Dormi. Disteso accanto a me, sembri così fragile, eppure così sazio e sereno.
Mi alzo piano senza fare rumore. Non voglio svegliarti. Indosso il mio vestito e senza guardarti esco dalla tua stanza.
Fuori ha smesso di piovere. L’aria sa di erba marcita. Ho ancora nella bocca il tuo sapore e sulla pelle l’odore che il tuo corpo vi ha lasciato.
Ho ancora nell’anima l’immagine di te, magnifica statua di carne davanti ad uno specchio dalla cornice dorata…

 

ULTIMI FUOCHI ALL'OMBRA DELLA SERA

il ventre profondo dell'america